In Piccardia, volando a Charleroi

Un angolo di Francia poco conosciuto, ma perfetto per un weekend low-cost.
 
Partenza il: 25/06/2010
Ritorno il: 28/06/2010
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

Cogliamo al volo un’offertona Ryanair da Torino a Charleroi, in Belgio.. Ma il Belgio l’abbiamo già visitato l’autunno scorso, e allora decidiamo di scendere in Francia a visitare la Piccardia e il Pas de Calais, le due regioni più a nord. Concordiamo un tour ad anello che da Charleroi tocca Amiens, la costa a sud di Calais (Cote d’Opale) e poi Arras, Douai e Mons. Rinunciamo a Lille e Tornai, per questione di tempo.. E anche per tenercele buone per la prossima offerta-wknd! Per dormire, essendo in tre decidiamo di sfruttare i motel Etap (della catena Accor): sono molto diffusi, spartani ma puliti e con bagno in camera, dotati di tre posti letto (un matrimoniale e un singolo a castello), e soprattutto costano il medesimo (modico) prezzo per una, due o tre persone. Perfetti! Ne prenotiamo uno in aeroporto per la domenica sera, visto che il volo parte alle 7:30 di lunedì, e poi ne cerchiamo uno per Amiens, la prima notte, e uno a Boulogne sur mer, la seconda notte. Ahimè ricerca infruttuosa: a Boulogne è già completo, ad Amiens non c’è (è alcuni km più a ovest, scomodo per il ns giro). Ripieghiamo rispettivamente su un motel della catena Premiere Classe, molto simile come caratteristiche, e su un hotel due stelle in centro ad Amiens. VENERDI 25/06 – AMIENS Atterriamo alle 11, e poco dopo siamo già a bordo dell’auto, noleggiata su economycarrentals.con, broker già utilizzato in passato… purtroppo non ci accorgiamo subito che è senza aria condizionata (cosa che malediremo per i successivi 3 giorni), ma per il resto è piccolina ma funzionale per le nostre esigenze. Imbocchiamo l’autostrada e in circa un’ora e mezza siamo ad Amiens. Parcheggiamo in un silo nei pressi del beffroi, la torre civica…almeno l’auto sarà all’ombra, ci sono almeno 30 gradi! Ci dirigiamo subito verso la cattedrale, patrimonio UNESCO, che troneggia sopra la città. La piazza che la ospita è una delusione, completamente moderna …molto incongrua, vista la meraviglia gotica che abbiamo davanti. La cattedrale è una delle perle del gotico flamboyant in Francia, e davvero vale la fama che ha. La visitiamo anche dentro, e ci ripromettiamo di tornare la sera dopo le 22.30, quando la facciata si anima di una proiezione di suoni e luci (tutte le sere in estate e nel periodo natalizio, ma si può controllare sul bel sito web della città http://www.amiens-tourisme.com , dove ci sono anche molti opuscoli e cartine). Usciti dalla cattedrale ci dirigiamo verso la zona degli Hortillonages, un’area verde dove anticamente veniva cavata la torba, e che oggi ospita splendidi orti-.giardini attraversati da una fitta rete di canali, visitabili in barca grazie all’associazione Amici per la Salvaguardia degli Hortillonages. Prendiamo il biglietto e ci dicono che il ns turno sarà tra un’oretta. Attraversiamo allora il canale e ci sdraiamo all’ombra su un prato, da dove ci riprendiamo dal gran caldo osservando pigramente le barche che si susseguono e le anatre che passano.. Molto zen! Quando viene il nostro turno, eccoci a bordo: le barche hanno tradizionalmente una sagoma particolare, con poppa e prua sollevate, che agevolava lo sbarco sulle rive dei canali. Ora hanno un silenziosissimo motore elettrico. Il giro dura circa 45 minuti, ed è davvero bello: i canali sono affascinanti, c’è molta fauna acquatica, fa fresco e gli orti-giardini sono dei piccoli paradisi. Le foto si moltiplicano! Ritornati a terra, passiamo sul lungofiume, ricco di localini, dando un’occhiata veloce al quartiere di Saint Leu. Ma il caldo ci opprime, e decidiamo di passare prima in hotel per una bella doccia, e di tornare qui per cena. Così facciamo: riprendiamo l’auto, troviamo facilmente l’hotel, tra il centro storico e l’avveniristica stazione ferroviaria, parcheggiamo in strada per pochi cent (…l’hotel vorrebbe 5 euro!) e prendiamo possesso della nostra camera tripla. Incredibile: si entra dal bagno!! Ebbene si: la porta d’ingresso si apre sul bagno, da cui un’altra porta dà nella camera. Questa la racconteremo a tutti. La camera in ogni caso è discreta (e soprattutto fresca), ed è silenziosa perché dà verso il cortile interno, dove c’è un po’ di verde. Il famoso bagno invece è davvero malandato. Vabbè, ci dormiamo una sola notte. Doccia, micro-riposino e poi torniamo sul lungofiume a scegliere un posto dove mangiare.. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Decidiamo per un locale specializzato in carne di maiale, e ceniamo, molto bene, per circa 80 euro in tre. Dopo cena gironzoliamo un po’ per le vie e i canali del quartiere di Saint Leu, molto grazioso e ben tenuto; per le 22.30 siamo davanti alla cattedrale, ma il cielo è ancora chiarissimo (siamo molto a ovest) e difatti lo spettacolo inizia alle 23. Viene raccontata (solo in francese ahimè) con un sottofondo musicale la storia della cattedrale e illustrati i particolari architettonici dei tre portali, illuminandoli in modo da mostrare come erano in origine, cioè totalmente colorati.. Come dice B., uno spettacolo!! Nel frattempo si è alzato un vento freddo che subito ci godiamo rapiti, ma che poi ci farà scappare via prima della fine dello spettacolo per evitare il congelamento.. Domani sera ci portiamo una maglia! SABATO 26 GIUGNO – LA COTE D’OPALE Lasciamo Amiens dopo una rapida colazione nei pressi della stazione. Usciamo dall’autostrada a Rue, dove andiamo a visitare la cappella (gotica flamboyant, ovviamente) costruita in questo piccolo paesino per accogliere i pellegrini che venivano a venerare un crocifisso miracoloso, che ancora c’è. Il paese è affollato perché c’è mercato. L. Ne approfitta per comprarsi un paio di pantaloni corti perché non sopporta più il caldo. La cappella è piccola ma è straordinaria, i decori ricchissimi di riccioli, ricami e arzigogoli che catturano l’occhio. La forma della cappella è strana, sembra di essere solo nel vestibolo, e in realtà la chiesa è tutta lì, non c’è altro. Il paese ha anche un beffroi molto bello. Lasciamo Rue e scendiamo verso la baia della Somme, un amplissimo estuario che è anche parco naturale. A Le Crotoy vediamo una barca da pesca che sta scaricando cassette e cassette di sogliole, le più grandi che abbiamo mai visto (le sogliole di Dover in effetti sono famose). Però non c’è un alito di vento, e allora risaliamo verso nord, in direzione di Fort Mahon, lungo le stradine che tagliano a zigzag la zona costiera, tra bei boschi, cavalli al pascolo e graziose casette di vacanza. La costa però essendo parco naturale non si raggiunge mai fino a Quend Plage. Qua parcheggiamo e scendiamo in spiaggia per un’oretta, insieme ad una baguette farcitissima e un congruo tonnellaggio di frites appena fatte. La spiaggia è affollata di bagnanti, pucciamo anche noi i piedi in acqua, non è fredda. La marea si sta ritirando velocemente, in un’ora se ne vanno quasi cento metri! Verso le tre risaliamo in auto e riprendiamo l’autostrada direzione Calais. Passiamo accanto a Boulogne, dove dormiremo stasera, ma noi proseguiamo fino all’altezza di Cap Blanc Nez, uno dei due promontori che delimitano la zona delle falesie, subito prima di Calais. Saliamo al promontorio, dove c’è un comodo parcheggio e un percorso panoramico che gira intorno al monumento ai caduti della Marina durante la seconda guerra mondiale. Il panorama verso sud è incomparabile, si vede la costa fino a Cap Gris Nez, l’altro promontorio; davanti a noi c’è l’Inghilterra, con le scogliere di Dover, ma il gran caldo ha sollevato una foschia fittissima, che impedisce di vedere alcunché. Restiamo un’oretta seduti al sole a goderci il panorama , la vista della spiaggia alla nostra sinistra, il vento, il volo dei gabbiani e l’andirivieni dei traghetti da Calais, che è alla nostra destra. Davvero un posto magico. Poi riprendiamo l’auto per andare all’altro promontorio; qui ritroviamo molti dei turisti che erano con noi a Blanc Nez… sono perlopiù inglesi, tant’è che lungo la strada molte indicazioni anglofone ricordano di tenere la destra. Il promontorio è decisamente meno bello, più basso e di pietra grigia meno attraente, però da qui si intravede la falesia bianca di Blanc Nez, che standoci sopra non si vedeva. Cotti dal sole e dal vento, ritorniamo verso Boulogne, perché urge una doccia…e un kilo di crema idratante! Il ns motel Premiere Classe è nella zona commerciale tra il centro di Boulogne e l’autostrada; molto facile arrivarci, ma la camera, spartana e pulita, si rivela molto più piccola di quelle degli Etap: a malapena si riesce a girare intorno al letto! Per una notte ci va bene, ma ci ricorderemo di preferire gli Etap. Dopo doccia, riposino e pieno di benzina (domani è domenica e spesso in Francia è difficile usare i self service, non avendo carte bancomat francesi), scendiamo a Boulogne per dare uno sguardo alla città e cercare un posto per cenare. Boulogne non è nulla di che, la zona portuale, immensa, sembra un po’ abbandonata negli ultimi anni e non c’è un lungomare vero e proprio. La città alta ha un giro di mura, ma non abbiamo voglia di camminare ancora, fa ancora molto caldo. In una bella piazzetta della città bassa vediamo alcuni locali con i tavoli all’aperto, e ci fermiamo per una ottima mangiata di cozze. Con le ultime luci ripercorriamo il lungomare e torniamo alla ns camera-mignon, dove crolliamo subito addormentati. DOMENICA 27 GIUGNO – IL PAS DE CALAIS Senza fare colazione, lasciamo Boulogne e ci dirigiamo verso St. Omer, ad una quarantina di km nell’interno. Qua c’è una grande cattedrale (gotica, ovvio) che dicono sia la più bella della regione Pas de Calais. Ci fermiamo in un parcheggio, che di domenica è gratuito, nei pressi della cattedrale, e corriamo a visitarla perché sta iniziando la messa. Riusciamo a girare un po’ all’interno, è davvero molto grande, con uno splendido organo, ma esternamente non può reggere il confronto con Amiens. Mangiamo un croissant in piazza, dove c’è un grande mercato delle pulci, e poi riprendiamo la strada verso Arras. Ci fermiamo però prima a Vimy, a visitare uno dei siti della prima guerra mondiale, dove un grande memoriale canadese ricorda le vittime di quella tremenda guerra di trincea, che fece ben 1,2 milioni di morti. La cresta di Vimy fu luogo nel 1917 di un aspro scontro tra i tedeschi e gli inglesi (che in realtà erano perlopiù canadesi del Commonwealth) per la conquista della vetta, alta poche centinaia di metri. Nel medesimo luogo sono ben conservate le trincee delle due fazioni, che correvano a meno di venti metri l’una dall’altra, e soprattutto i criteri delle esplosioni.. Oggi l’erba e gli alberi hanno ricolonizzato il terreno, ma gli avallamenti sono stati lasciati dov’erano.. Crateri grandi e piccoli punteggiano il bosco di Vimy, ed è impressionante pensare che gran parte dell’Europa sia stata ridotta così, per ben due volte nel giro di quarant’anni. Visitiamo il memoriale canadese, proprio sulla cima della collina; da qui si vede la pianura, punteggiata degli immensi cumuli del materiale di scarto delle miniere di carbone. La più alta, sulla sinistra, è talmente grande da essere più alta del punto più alto delle Fiandre, che è una collina di 180 m.! Visitiamo le trincee, dove ragazzi liceali canadesi fanno le guide per i gruppi di studenti in visita (ci sono diversi pullman inglesi). Visitiamo uno dei cimiteri militari, fiorito e curato; le tombe bianche tutte uguali spessissimo sono senza nome, riportano solo la dicitura “Un soldato della Grande Guerra”. Un luogo davvero impressionante, Vimy. Lasciando il sito in direzione di Arras, vediamo un altro cimitero, questa volta tedesco, ancora più grande; visto il caldo non ci fermiamo, ma per avremmo fatto volentieri una tappa anche lì. Raggiungiamo Arras. E’ una cittadina assolutamente fiamminga, come architettura: due grandi piazze quasi gemelle sono contornate di case con alti frontoni, c’è un bellissimo municipio goticheggiante (in realtà ricostruito dopo la guerra, Arras era sulla linea del fronte ed è stata quasi completamente rasa al suolo) e una chiesa che ospita una deposizione di Rubens. Passeggiamo alla ricerca di una gelateria dove mangiare qualcosa di fresco, sono le due passate e non abbiamo ancora pranzato, ma il caldo oggi è pazzesco. Alla fine, la gelateria è una sola, e aspettiamo seduti al bar accanto che si liberi un tavolo. Il gelato perlomeno è buono. Nel frattempo aprono il municipio, ed entriamo. C’è l’ufficio turistico, con una mostra fotografica sui siti UNESCO di Francia, e nell’atrio i due giganti della città. In tutto il Pas de Calais infatti a carnevale vengono portati in giro dei personaggi giganti di cartapesta; ogni città ha i propri, e si creano anche telenovele familiari per cui i giganti si sposano e procreano altri giganti(ni).. Davvero buffi! Lasciamo Arras, e andiamo a Douai, a pochi km. Qui troviamo il centro chiuso per una fiera (a noi sembra un mercato e basta); raggiungiamo a piedi il beffroi, che è l’unico motivo per visitare Douai, ma è davvero bellissimo. Fa parte del complesso del municipio, molto grande e riccamente decorato. Probabilmente si potrebbe salire sulla torre, ma fa troppo caldo: ci accasciamo sotto le piante di una piazzetta a bere qualcosa di fresco, e vorremmo tanto copiare i bambini che si sono tuffati nella fontana.. Lasciamo anche Douai e ritorniamo verso il confine belga; il sole si sta finalmente smorzando un po’, abbiamo intenzione di cenare a Mons, e poi di andare in aeroporto dove dormiremo, causa levataccia per il volo di lunedì. Mons ci piace molto: ha una bella piazza che ospita molte case tipiche, un grande municipio cinquecentesco, un beffroi (che in realtà è ottocentesco) una fontana a scomparsa con cui giocano cani e bambini e un mare di tavolini pieni di gente rilassata a bersi una birra. E’ una città universitaria, e stasera ci sono pure le partite del mondiale, quindi la piazza è molto animata. Mangiamo (maluccio) in un ristorante finto-italiano, e poi concludiamo la vacanza con una crepe al cioccolato, finalmente all’ombra. In mezz’ora siamo in aeroporto, dove prendiamo possesso della ns camera Etap (…spaziosissima, più del solito!) e ci godiamo una doccia rigenerante, poi a nanna perché l’indomani la sveglia sarà alle sei. E alle 9 puntualissimi siamo a Torino, dopo questi tre giorni molto piacevoli che ci hanno fatto scoprire un angolo di Francia poco conosciuto, ma perfetto per un bel week-end low-cost! Mo, Lu e Bì.



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