In India attraverso le terre dei Maharaja

India on the road per apprendere la cultura indi
 
Partenza il: 08/11/2013
Ritorno il: 30/11/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Questo viaggio sapevamo che sarebbe stato impegnativo non tanto dal punto di vista organizzativo, quanto piuttosto dal punto di vista emotivo.

La meta è l’India e come spesso accade, le aspettative non corrispondono alla realtà ed è stato proprio cosi in questo caso.

Ci aspettavamo, ad esempio, una condizione igienica molto precaria ma non è una corretta definizione, ci siamo resi conto che la struttura mentale occidentale, partendo dalle cose più elementari e semplici va continuamente in conflitto con la realtà che ti circonda. E allora per affrontare questo Paese abbandonate il pensiero occidentale e sforzatevi di comprendere quello orientale, altrimenti il vostro viaggio diventerà “un inferno dantesco”. Se invece riuscirete, a piccole dosi, a intendere almeno un po’ questo luogo, l’India sarà pronta a svelarsi e a catturarvi.

Come al solito l’organizzazione parte dai forum di viaggio dove costruiamo il nostro percorso in base alle esperienze anche di altri viaggiatori. Abbiamo a disposizione circa 25 gg., scartiamo subito l’idea di utilizzare i mezzi pubblici in quanto non sono il massimo dell’efficienza e si rischierebbe di dover saltare alcune mete; prendere un’auto a noleggio è impensabile quindi contattiamo diverse agenzie italo-indiane e indiane. Ci viene proposto sempre un itinerario pressoché identico e sinceramente dopo aver scartato subito chi ci ha sparato prezzi troppo alti erano rimaste 3 agenzie, quelle tra l’altro piu’ blasonate in internet. Dopo uno scambio di email non siamo convinti, i tour proposti sono troppo turistici e standard ed è cosi che continuiamo la nostra ricerca in internet e cominciamo a valutare la possibilità di trovare un autista freelance. Dopo un po’ di valutazioni generali, tra le quali, quella importantissima di non essere in continuazione trascinati dentro ai negozi per far shopping infatti, i vari autisti (molti anche quelli delle agenzie) spesso hanno la commissione e quindi ci sono diverse lamentele su questa fastidiosa pratica in uso in India, la nostra scelta è RAVI. La scelta dell’autista è fondamentale e decisiva per la buona riuscita del viaggio.

Per necessità del nostro lavoro dobbiamo collegarci a internet almeno una volta al giorno e quindi dobbiamo individuare un buon piano tariffario per la connessione dati da smartphone (la connessione wi-fi che troverete negli alberghi spesso è limitata solo alla reception e se è estesa alle camere si paga generalmente un supplemento di 200R c.a.)

La nostra scelta è ricaduta su AIRTEL che può essere comprata sia in rete sia direttamente in India con spese irrisorie ma la burocrazia è infinita. Noi abbiamo preso un piano da 2GB da consumarsi in 4 settimane per 399R (1 rupia 83,50 euro). Per comprare la scheda in India occorre copia del passaporto e del visto, in più chiedono la referenza dell’hotel con copia della fattura di pagamento. Abbiamo anche avuto un problema di configurazione che nessun negoziante è riuscito a capire poi abbiamo incontrato un ragazzo sveglio che per 50R ha risolto in pochi minuti; risultato dopo 72 ore navigavamo ovunque e velocemente. Esiste anche un’altra compagnia che gli indiani dicono essere buona Ideacellular.

Arriviamo all’aeroporto di Delhi cambiamo, una cifra modesta 500€, consci di avere un cambio sfavorevole 83R/1€ ma necessario per affrontare i primi giorni, ci mettiamo poi alla ricerca del desk di Airtel perché avevamo letto che fuori non avremmo avuto la possibilità di comprare la scheda, ma per cercarla usciamo dall’aeroporto e quando proviamo a rientrare scopriamo che non è più possibile, se non sei in possesso di un biglietto di partenza i militari “in stato antisommossa” ti mandano via sgarbatamente.

Un consiglio tenete in considerazione le tempistiche. Perderete molto tempo per i mille controlli a cui i militari vi sottoporranno, praticamente sono ossessionati e burocrati. Senza la scheda Airtel quindi cerchiamo l’autista incaricato da Ravi che ci porterà in albergo. Depositati i bagagli e rinfrescati partiamo alla scoperta di Delhi il primo impatto è subito forte. Clacson che suonano all’impazzata senza apparente motivazione, mucche e cani randagi ovunque, odori molto forti mettono a dura prova il nostro olfatto per fortuna però il clima è buono, come un nostro giugno inoltrato. Raggiungiamo la stazione della metro facendoci largo tra i vari “procacciatori d’affari” che in continuazione ci fermano per accompagnarci, per segnalarci il ristorante, per cambiarci i soldi ecc ecc.

Attraversiamo una zona che ci appare un pò degradata anche se le carrozze della metro sono di ultima generazione.

Alla biglietteria se usi l’educazione sarai travolto e anche quando conquisti la posizione cercheranno continuamente di prevaricarti con spintoni e gomitate (le anziane sono i peggiori elementi!) tanto che diventa difficile anche parlare con il bigliettaio al quale devi comunicare l’esatta stazione che vuoi raggiungere perché, il gettone che ti danno ti permette di entrare ai binari e praticamente andare dove vuoi, salvo che poi quando cerchi di uscire se la fermata non era quella per cui hai pagato non ti viene permesso se non paghi una penale. Conquistato il biglietto ci tuffiamo sul primo convoglio e partiamo per il Red Fort ci sentiamo un tantino osservati e guardandoci intorno notiamo che la carrozza è affollata da donne con sari di mille colori. E’ un ottimo set per scattare delle belle foto ma alcune di loro sono divertite -le più giovani- alcune disturbate -le più anziane- e ci rendiamo conto che io (Leonardo) sono l’unico uomo presente! Ebbene si la metro è divisa in carrozze di cui alcune dedicate, sole alle donne, altre ai soli uomini e alcune miste.

Arrivati a destinazione usciamo dalla stazione della metro e ci troviamo catapultati in mezzo alla degenerazione umana; la vecchia Delhi ci accoglie con il suo più vero volto.

Il confronto viene spontaneo con Hanoi che a questo punto ci sembra Svizzera!

Siamo nel caos più assoluto, tanto che non riusciamo neanche a orientarci e finiamo così per andare per due km dalla parte opposta rispetto al Red Fort grazie anche alla pronta disinformazione dei “procacciatori d’affari”. Red Fort ingresso 500R a poca distanza visitiamo anche la moschea di Jama Masjid dove paghiamo 100r per il “sari” che deve indossare Maura (mia moglie) e 300R per la telecamera. Jama Masjid è la moschea più grande dell’India.



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