In Congo tra i gorilla

Kisoro è un villaggio ugandese a ridosso del caldo confine tra Rwanda e Congo. La pista per raggiungerlo viene chiamata "la via della bellezza". Un suggestivo cammino sopra i duemila metri di altitudine tra impenetrabili foreste, verdi e rigogliose dalle quali spiccano i leggendari vulcani del Virunga. E' un sogno che coltivavo da tempo: il parco...
 
Partenza il: 01/08/2001
Ritorno il: 28/08/2001
Viaggiatori: fino a 6

Kisoro è un villaggio ugandese a ridosso del caldo confine tra Rwanda e Congo. La pista per raggiungerlo viene chiamata “la via della bellezza”. Un suggestivo cammino sopra i duemila metri di altitudine tra impenetrabili foreste, verdi e rigogliose dalle quali spiccano i leggendari vulcani del Virunga. E’ un sogno che coltivavo da tempo: il parco dei vulcani, il Virunga, Diane Fossey, i gorilla di montagna… Ora era tutto lì a portata di mano, bastava allungare lo sguardo ed era già Congo. Nel ’95 ad Asmara incontrai il povero Claudio Tomatis, uno dei più grandi “africanisti” autore di un libro guida sul Turkana e le sue tribù, che stava tornando dall’allora Zaire. Mi raccontò di pigmei che come folletti si muovevano rapidamente nel fitto della foreste e i rari raggi di luce che filtravano tra i rami regalavano scene fatate, magiche, indimenticabili; Silver Back, il vero re della foresta, appariva imponente e maestoso in questo quadro africano.

Ora siamo quì all’ombra del cono più alto del Virunga, a due passi dal sogno. Sono le nove di una sera d’agosto umidissima. Abbiamo lasciato una delle nostre tre jeep a Kabale per l’ennesima riparazione. I nostri mezzi cominciano a pagare due settimane di piste ugandesi, sopratutto i giorni nella Karamoja con lo sconfinamento in Sudan, nella Kedipo valley. Piantiamo la tenda e accendiamo il fuoco nel campsite in attesa che arrivi il resto del gruppo. All’ufficio del Mhainga park mi informo sulla situazione : solo due gruppi di sei persone al giorno accompagnate dai rangers possono visitare i gorilla e la lista d’attesa è chilometrica. Dovremmo rimanere lì alcune settimane, impensabile per noi che tra due giorni dovremo essere a Bukoba dove ci attende il traghetto di linea per attraversare il Lago Vittoria e raggiungere il Serengeti da nord. A questo punto l’unico modo per vedere i gorilla è l’ingresso in Congo. Siamo fortemente motivati nel raggiungere il nostro obbiettivo e sopratutto siamo a conoscenza che la zona è calda, le difficoltà notevoli e che da molto tempo nessun turista entra in questa zona. Nella foresta vicino al Kivu sopravvivono ancora tre famiglie di gorilla e le regole per accedere in questa area non sono così ferree come i permessi in Uganda. Non ci va di aver mangiato tutta questa polvere per rinunciare al motivo che ci ha spinto fin quassù : i gorilla.

Comincio a girare per la polverosa Kisoro alla ricerca di un contatto. Al Virunga hotel, approdo degli African explorers, chiedo notizie sul Congo a Thomas un giovane congolese ben intrallazzato con doganieri e rangers dell’ex Zaire. “Non c’è possibilità per domani perchè devo far passare un camion che si appoggia alla Nile Explorer di Londra” mi dice scuotendo il capo. ” Però pagando un bel pò di dollari per persona c’è qualche possibilità”. Gli inglesi della Nile Safari sono gli unici che da quando non c’è più “le Zaire de Mobutu” entrano non senza rischi nel Congo di Kabila. Con Thomas inizia una lunga trattativa fatta di promesse, accordi sotto banco, contatti con doganieri e rangers e dollari per poter entrare in quella terra senza pace e senza legge. A mezzanotte le altre due 4×4 transitano davanti al campsite senza fermarsi. Sveglio George, il nostro autista che si era addormentato sul sedile del Toyota e dopo venti minuti di rincorsa le raggiunge. Alle due di notte un faticoso accordo con Thomas viene raggiunto : alle 6.30 passeremo il confine ugandese, attenderemo che venga aperta la dogana congolese e lì tratteremo sul posto.

Con chi? Non si sa, il Congo attuale è come sfidare l’ignoto, un paese dove tutto è possibile, basta pagare. A notte inoltrata illustro il programma al gruppo che intorno al fuoco ha appena terminato la cena e finito l’ultima bottiglia di grappa portata dall’Italia. Ben sapendo i problemi che dovremo incontrare tutti accettano con entusiasmo l’avventura nell’avventura. Ci chiudiamo nelle nostre tende mentre su Kisoro scende una nebbia fittissima. Alle sei mentre la moka italiana prepara tra le braci l’ennesimo caffè, noi scuotiamo il telo delle nostre tende cercando di togliere l’umidità. Puntuali partiamo con le jeep in direzione Virunga, i cui verdissimi coni emergono maestosamente in lontananza dopo pochi chilometri di pista. Alle sette un infreddolito poliziotto ugandese ci blocca alla frontiera. Siamo i primi, la dogana è chiusa e non c’è ancora nessuno. Solo un ragazzo sta portando al pascolo la sua mucca legata ad una corda nella nebbia. Parla in francese, viene dal Congo e dice che la sua mucca produce dell’ottimo latte. Ogni sera varca il confine e passa la notte in Uganda al sicuro, mi dice, dai ribelli che arrivano dal vicino Rwanda per razziare spietatamente. E’ da anni che, in Zaire prima e in Congo adesso, l’ordine è diventato caos e violenza. I giornali ugandesi ieri davano i ribelli anti-Kabila a 40 km. Da Kinshasa.

Ma tocchiamo con mano direttamente il dramma di questa gente, anzi ne veniamo drammaticamente coinvolti, quando col passare delle ore migliaia di persone provenienti da tutte le direzioni si ammassano alla sbarra del confine. Sono donne congolesi che ogni notte trovano giaciglio nei posti più impensabili. Hanno con sè le loro poche cose, scappano prima del tramonto dalla crudeltà di una guerriglia che scatena nella notte ruberie e violenza. Passiamo il confine con un nodo in gola stretti in questo fiume di gente che torna per una giornata nel proprio campo, alla propria capanna, a quelle semplici attività che diano loro una parvenza di vita normale. Ma tutti indistintamente aldilà della paura e del pericolo trovano il sorriso per regalarci il loro “jambo!”. Sono una, dieci, cento le voci dei bambini che ci salutano al nostro passaggio. Siamo entrati in Congo. C’è ancora un vecchio cartello arruginito con su scritto in francese “Benvenuti in Zaire”. Mentre i rifugiati rientrano velocemente ai loro villaggi, due giovani con gli occhiali a specchio, orologi, catene e bracciali d’oro aprono l’ufficio e chiamano Thomas. Lo seguo dopo aver raccolto tutti i passaporti con i dollari per il visto. Nella stanza questo strano funzionario registra i nostri nomi su un foglio di carta, intasca i dollari e mi riconsegna i passaporti a muso duro indirizzandomi verso una signora alta, autoritaria e severa. Rimango un attimo turbato quando noto una lunga cicatrice sul volto di questa donna che con fare deciso rovescia il contenuto del mio zaino su di un vecchio tavolo. Decide che devo versare venti dollari per la telecamera e altrettanto rapidamente li intasca. Con Thomas proseguo e mi fermo nel capanno “sanitario” dove presento i certificati della febbre gialla ad un elegante e massiccio doganiere anche lui dotato di vistoso orologio d’oro. Attraversiamo cento metri polverosi tra biciclette di legno e gente di corsa fino alla capanna dei rangers. Un via vai continuo rende la piccola stanza un incrociarsi di persone con mitra penzolanti chiaramente tutte interessate ai nostri dollari. All’improvviso scompaiono tutti quando entrano due soldati in mimetica, scarponcini da parà e basco di traverso. Il più alto mi invita con Thomas al tavolo. Arrivano anche i rangers riconoscibili dalla divisa gialla che poi scoprirò fondamentale per l’incontro coi gorilla in foresta. Parte una vivace trattativa multilingue tra Thomas, i rangers e i militari. Masticano francese, urlano in swahili, si rivolgono a me in inglese. Thomas capisce che se non si allungano i dollari non si sblocca la situazione e addio gorilla. Uno dei due militari mi spiega che il confine è appena stato riaperto e con enormi difficoltà si sta riorganizzando la visita alle ultime famiglie di gorilla ancora presenti nella zona del Kivu. Mentre mi parla getto lo sguardo su di un quaderno sgualcito aperto sulla scrivania. C’è scritto a matita ” Nile Safari London 16 pax ok “. Poco dopo mi chiede a che compagnia apparteniamo. C’è un attimo di silenzio, incrocio gli occhi con Thomas e faccio gioco sull’incomprensione. “Chi avete informato del vostro arrivo ? ” ” La Nile Safari di Londra ” gli rispondo invitandolo a verificare sul pseudo-registro. ” In quanti siete? ” Continua prendendo in mano il quaderno. ” Sedici persone ” . Gli dico con sicurezza. In quell’ufficio dove regna il caos più totale porto così anche la mia dose di confusione mentre affardellato entra in quel momento il capogruppo della compagnia inglese…… ” o.K. Siete i benvenuti ” ( Forse si stava riferendo ai nostri dollari che vedeva nelle mani di Thomas ). Ringrazio e volo fuori dalla capanna con i permessi . Con il ranger saliamo velocemente sull’unico mezzo a motore che incontreremo nel nostro passaggio in Congo. Zambia é l’africanissimo nome dell’autista che si incunea abilmente nel mare di folla che sta tornando ai villaggi. Un nuvolone di polvere e siamo fuori dalla zona di confine. Ci rincorrono centinaia di bambini gridando “jambo”.



    Commenti

    Lascia un commento

    Leggi i Diari di viaggio su Natura
    Diari di viaggio
    sette giorni alle isole faroe (o fær Øer)

    Sette giorni alle Isole Faroe (o Fær Øer)

    CONSIGLI UTILICome abbiamo letto in diversi blog, consigliamo l’opzione “tunnel illimitati” se presente tra gli extra della...

    Diari di viaggio
    un safari in tanzania che non scorderemo mai

    Un safari in Tanzania che non scorderemo mai

    della Tanzania del Nord cucinati come una volta, davvero deliziosi!Poi la nostra guida ci ha accompagnato all’aeroporto, per tornare...

    Diari di viaggio
    viaggio family in islanda, la terra delle cascate

    Viaggio family in Islanda, la terra delle cascate

    L’idea di andare in Islanda in gruppo (siamo 4 adulti e 4 bambini con età variabile tra i 6 e i 9 anni) è maturata dopo il viaggio a...

    Diari di viaggio
    un weekend lungo in abruzzo alla ricerca di orsi e daini

    Un weekend lungo in Abruzzo alla ricerca di orsi e daini

    Giovedì 3 ottobre partenza alle 17.30 da Bologna per arrivare alle 21 a Mofusco vicino a Penne. Mangiamo e dormiamo all'albergo Opera....

    Diari di viaggio
    a zonzo nella piccola ma bellissima città di aosta

    A zonzo nella piccola ma bellissima città di Aosta

    Piccola e raccolta come la regione di cui è capoluogo, Aosta è stata una scoperta per me che da sempre sognavo di mettere piede in Valle...

    Diari di viaggio
    norvegia low cost, non solo fiordi

    Norvegia Low Cost, non solo fiordi

    organizzatissimi ed è come fare una mini crociera low cost sui fiordi. I prezzi sono abbordabilissimi. Per la tratta più lunga abbiamo...

    Diari di viaggio
    vernazza il balcone delle cinque terre

    Vernazza il balcone delle Cinque Terre

    Vernazza è uno di quei borghi che non dimentichi più,che immagini di vedere tutte le volte che scorri un libro d'immagini sul Parco...

    Diari di viaggio
    weekend nel golfo dei poeti

    Weekend nel Golfo dei Poeti

    Lerici È uno dei borghi marinari più famosi della Liguria e del nord dell’Italia in generale, che vanta tra gli altri, la frazione...

    Diari di viaggio
    ma quanto è bello andare in giro per... il parco del mincio con un sidecar special che ti toglie i problemi

    Ma quanto è bello andare in giro per… il Parco del Mincio con un Sidecar “special” che ti toglie i problemi

    Basta lockdown. Basta Coronavirus. Non ne vogliamo più sentir parlare. Adesso prendiamo le moto e partiamo per un weekend in un posto...

    Diari di viaggio
    parco nazionale di białowieża

    Parco Nazionale di Białowieża

    1/5/2019 Non è la prima volta che mi reco a Białowieża e di sicuro non è l'ultima. Ma è la prima in cui porto i miei figli.Giungiamo...