Impressioni sul Giappone, viaggiando con infant

Il nostro primo viaggio a tre, con la nostra cucciola di quattro mesi e mezzo, nella terra del Sol Levante
 
Partenza il: 06/08/2014
Ritorno il: 21/08/2014
Viaggiatori: 3
Spesa: 3000 €

Perché ci chiedevamo? Beh noi crediamo che non sia tanto la lingua o il modo di guidare, è proprio un modo di pensare completamente diverso e ricco di dicotomie. A partire dal cibo. Per noi europei ad esempio, soprattutto del sud Europa, il cibo è convivio, io ti invito a cena prima di tutto per stare con te, insieme a te e poi si mangia. Per i Giapponesi il cibo ci è sembrato più una necessità, mangio perché devo ma non condivido. Per cui quando vai nelle taverne non vedi famiglie (da noi al ristorante si va con il compagno, la famiglia gli amici ecc) ma vedi singoli individui lungo un balcone con la faccia al muro che soli mangiano, vedi che nessuno mangia un gelato per strada che non sia giapponese, per il gusto di dire assaporo ciò che vedo con il cibo. In strada non si mangia. Eppure è pieno di market che vendono cibo.

In Giappone si fa la fila per entrare nella metro o sui treni in maniera composta, c’è silenzio, i cellulari sono tutti in modalità silenziosa ma ..si siedono nelle poltrone dedicate agli anziani o infant o donne in gravidanza e col cavolo che ti cedono il posto. Poi esci fuori e vieni sommersa di carezze e coccole per la tua bimba..ma in treno o sulla metro ciò che ti spetta di diritto non ti viene dato. Forse questo rigore che da fuori pare etereo scricchiola un po’.

Il silenzio regna sovrano ovunque, anche a Shinjuku, la stazione più frequentata al mondo dove pare transitino oltre 3,5 mln di persone ogni giorno, si proprio così 3,5 mln di persone. Eppure c’è silenzio..un silenzio surreale, forse necessario perché se fosse frequentata da 3,5 milioni di italiani arriveresti a sera ubriaco o pazzo tra improbabili suonerie urla e grida e risate. Qui tutto tace..eppure noi siamo convinti che sotto questo silenzio ci sia un turbinio di emozioni che prima o poi vengono fuori anche se non abbiamo capito dove. Una volta in un ristorante ci è addirittura capitato di essere sbattuti fuori. E voi penserete coma chissà che cafonate avranno combinato. Beh nulla nostra figlia aveva le coliche e solitamente in circa un quarto d’ora la riusciamo a calmare, tempo 5 minuti e si è presentato il gestore del locale facendoci cenno di andare in quanto disturbavamo i commensali. All’inizio confesso di esserci rimasta un po’ male, poi quando al terzo ristorante serale la proprietaria si è dimostrata imbarazzata dicendo che non accettavano bambini (era un altro ristorante) ..non riuscivo a crederci..poi ci ho fatto caso ed ho notato che non ci sono bambini nei ristoranti. Davvero, soprattutto piccoli. Abituati da noi che pur di attirare bimbi ci si inventa pure il gelato di peppa pig mi sono sentita quantomeno confusa!! Poi ho capito che i bimbi sono imprevedibili nel senso che sono emozioni senza freni, dal riso al pianto, e un bimbo piccolo non avendo parola per comunicare piange per dire che ha fame, che deve essere cambiato o che ha male…ma ciò va oltre gli schemi, il prevedibile e quindi i bimbi al ristorante non ci sono, almeno dove siamo stati noi, e soprattutto neonati. Eppure li sommergono di attenzioni e coccole per strada, ma non li baciano. Non ho visto una mamma giapponese baciare il proprio piccolo, tutti nel marsupio attaccati al seno se infant, sorrisi carezze ma non baci. Un’altra cosa che ho notato è che in Giappone è difficile sapere se una persona è triste o felice, arrabbiata o confuso, per cultura il volto non trapela emozioni, solo nei bambini. Cioè non fraintendeteci i giapponesi sono stati e sono super gentili, ci hanno elargito mille sorrisi ma dico in metro ad esempio sembra di stare la museo delle cere..è pazzesco. In tanti altri paesi soprattutto guardando i giovani vedi rabbia gioia felicità stupore…nei volti dei giapponesi è più difficile. Vedi le teenager che si incontrano si salutano ma non si scambiano gesti fisici d’affetto, sono felici ma non hanno quella gestualità o mimica facciale a cui siamo abituati. Allora ti viene da pensare che questi giapponesi siano proprio inquadrati e dici che tristi e poi invece passeggi per harajuku e scopri che le ragazzine anche se non si danno la mano si muovono in team, c’è il team delle sportive delle angeliche, delle dark, delle lolita…c’è un filo che le unisce ma soprattutto c’è la libertà di essere ciò che vuoi e si ti va di vestirti da saylor moon e non è halloween o carnevale chi se ne frega. Allora sono più libere loro o noi che se non hai lo zaino di un certo colore o marca o non lo porti fino alle caviglie sei giudicato nerd o secchione o poveretto? Non lo so..il dubbio a noi è venuto. Certo c’è un conformismo ed una etichetta molto rigida cui è difficile sfuggire ma a volte parafrasando Montesquieu nelle regole siamo più liberi, liberi di salire in metro senza romperti una costola, liberi di passeggiare senza che un vicino ti sfondi un timpano, liberi di vivere nella pulizia, e di credere in ciò che vuoi. Eh si perché un’altra cosa che abbiamo adorato dei giapponesi è stato anche il loro modo di vivere la religione, con quel sincretismo che manca a tanti paesi cristiani ed islamici e che permette loro non solo di vivere in maniera veramente laica ma anche con una visione del mondo più libera. Per cui mi piace il rito cristiano per il matrimonio perché c’è il vestito bianco ma va bene, lo faccio con quel rito, il funerale mi piace buddhista e sia..in fondo tutte le religioni hanno punti di tangenza. Ognuno è davvero libero di credere in ciò che vuole, senza pressioni sociali di sorta come da noi (penso che almeno una ventina di persona mi abbiano chiesto per quale motivo non battezziamo nostra figlia, per non parlare dei riti funerari o via discorrendo), o politiche come in alcuni paesi islamici. La religione è davvero vissuta come un qualcosa di estremamente eclettico e personale che nulla ha a che fare con le istituzioni. Beh..wow! Qui si che siamo avanti, altro che taxi che si aprono da soli o sim card locali fatte ad hoc per turisti. Nonostante il capitalismo imperante che ha distrutto vite umane nella logica del mai abbastanza, lo spirito di questo popolo è rimasto “oltre” e noi ne siamo rimasti ammaliati.



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