Il paradiso in terra

Località: Nuova Zelanda Organizzazione: nostra Quando: 13 ottobre - 10 novembre 2002 Nome: Il Paradiso in terra La guida consigliata per questo viaggio e' la Mondadori. ...E' bello sapere che esiste (e visitare) la Nuova Zelanda: scoprirai che il Paradiso in terra non e' un sogno. E se un giorno deciderai di viverci, in questo Paradiso, ti...
Scritto da: federico-franchini
Partenza il: 13/10/2002
Ritorno il: 09/11/2002
Viaggiatori: in coppia

Località: Nuova Zelanda Organizzazione: nostra Quando: 13 ottobre – 10 novembre 2002 Nome: Il Paradiso in terra La guida consigliata per questo viaggio e’ la Mondadori.

…E’ bello sapere che esiste (e visitare) la Nuova Zelanda: scoprirai che il Paradiso in terra non e’ un sogno. E se un giorno deciderai di viverci, in questo Paradiso, ti bastera’ prendere un aereo. Saranno solo 30 ore di volo. Mettiti in coda. Dietro a me. (Federico, Kaikoura, ottobre 2002) Maggiori info, foto e mappe a questo link: www.Federicofranchini.It/NZ2002/ 16 ottobre, Waitomo Caves. Arrivi dopo quasi 2 giorni (15 ottobre) di viaggio aereo (stavolta abbiamo volato con la Thai) e pensi “vediamo bene di girarla per bene e di non tralasciare nulla perché col cavolo che lo rifaccio un tour-de-force cosi’!” Poi ti accoglie una giornata splendida, una grande cortesia e la stanchezza non la senti più cosi’ tanto. E’ il primo pomeriggio e dopo aver recuperato l’auto noleggiata via Internet alla Kiwicar, una Subaru 4×4 SW, partiamo verso Sud-ovest, e la Nuova Zelanda scopre subito le proprie carte: colline verdeggianti puntinate di bianco, o bianconero: pecore e mucche al pascolo. Percorriamo poche decine di km, la stanchezza e’ molta, e non me la sento di proseguire: tramite la nostra (iniziale) “bibbia” dei B&B troviamo questo Herons Ridge a Te Kauwhata, gestito da David, un quarantenne inglese che sette anni fa si e’ trasferito ed ha comprato una tenuta ed ora ci alleva cavalli, labrador e un gatto. Oltre che alcune camere, in Bed and Breakfast immerse in una natura rigogliosa. Memori dei magnifici posti che trovammo in Sudafrica, puntiamo anche qui ai B&B, formula che dovrebbe permettere una vacanza più stimolante. Gli alberghi sono freddi e impersonali, e spesso i consigli sono “interessati”. Purtroppo dovremo ricrederci, ma ne parleremo più avanti. Ceniamo in un mitico pub (qui i pub si chiamano “The Taverna”) con bistecca e verdure. Rimarrà uno dei migliori pasti. Il fuso orario e’ di 11 ore (dal 1 novembre 12) e siamo cosi’ stanche che -quasi- ci addormentiamo sul piatto. Quindi andiamo a letto presto, anche perché qui non sembra affatto esserci vita dopo una certa ora…

Al mattino (16 ottobre) facciamo colazione con David, che ci regala un ferro di cavallo come portafortuna e partiamo decidendo di prendercela con calma, puntando l’obbiettivo della Kodak DC 4800 a destra e a manca. Contrariamente a ieri, oggi piove, piove e piove. Facciamo un giro panoramico attorno al lago Waikare, poi seguendo la 1 bis arriviamo a Ngaruawahia, una graziosa cittadina dove confluiscono i fiumi Waikato e Waipa e residenza ufficiale della regina Maori. Quindi Hamilton e Raglan, nota per splendide cascate, le Bridal Veil Falls, che andiamo a vedere sotto la pioggia, attraversando un suggestivo bosco di felci. Infine proseguiamo per la nostra meta: le Waitomo Caves (caverne). Troviamo un delizioso e militaresco B&B, a soli 100m dall’ ingresso. 17 ottobre, Wanganui. Ieri sera avevamo poche possibilità. O la pizza o un’ altra Taverna. Alle Waitomo Caves, infatti, non c’e’ altro. Ovviamente abbiamo scelta la Taverna, una vera esperienza di vita kiwi. All’ingresso gli stivaloni di gomma davano subito l’idea del genere, tavolacci di legno sparsi, alti per chi beveva solamente, bassi per chi voleva mangiare… O viceversa. Ambiente fumoso (una rarità) e fiumi di birra, che qui e’ molto leggera, e immancabile biliardo affollato. Ottima la bistecca, servita sopra un letto di patatine fritte. Sveglia alle 7:30 perché Peter, il nostro host, ci ha intruppati tutti per la colazione alle 8:00 e poi via, perché alle 9:00 aprono le Glow worm caves ed alle 10:00 (a pochi km di distanza) le Aranui caves. E poiché i tour sono ogni ora si rischia di perdere tempo. Nelle Glow worm alla fine si fa un giretto in barca nel lago sotterraneo, dove nel buio più completo appaiono tanti puntini luminosi: come un cielo stellato. Sarebbe suggestivo e romantico se non fosse che quei puntini luminosi sono larve carnivore che emettono la luce quando sono a caccia di insetti. A parte questo le Glow worm non sono granché, mentre la vera attrattiva sono le Aranui (che molti saltano per non spendere altri NZ$25): stalattiti e stalagmiti enormi. Qui incontriamo anche i primi matti, ovvero ragazzi con un ciambellone che faranno rafting nel fiume Blackwater. Muta da sub (l’acqua e’ gelida…) e ciambellone si buttano a capofitto nella corrente. Ma chi glielo fa fare? Oramai e’ tarda mattinata quando partiamo in direzione sud. Sono le 5 quando decidiamo di fermarci a Wanganui, c’e’ molta luce, perché siamo nel corrispondente nostro aprile, e c’e’ luce anche oltre le 7. Anche in Nuova Zelanda le strade sono tutte un “su-giù-destra-sinistra”. Queste rispettano (evidentemente) i percorsi dei pionieri, infatti per attraversare colline o montagne (la Nuova Zelanda e’ TUTTA colline e montagne!), si fanno una serie infinita di curve e controcurve in salita, ed altrettante in discesa. Tutti rigorosamente a non più di 100 km/h (autostrada o montagna che sia), pene severissime per i trasgressori, comunque molto rari. Fa anche abbastanza freddo, per le nostre aspettative, mentre l’aria e’ secca e pulitissima. 18 ottobre, Wellington. Lasciamo Wanganui e il motel (catena Flag) dove abbiamo soggiornato dopo aver provato uno dei pochi ascensori al mondo costruiti dentro una collina e -in cima- ammirato un bel panorama. Sulla strada per Wellington sfioriamo alcuni luoghi dove sono state girate delle scene della trilogia del “Signore degli Anelli” (comprendendone perfettamente il perché), e nel primo pomeriggio arriviamo a Wellington, la capitale della Nuova Zelanda. Stamattina abbiamo prenotato il traghetto, che faremo senza auto, dato che senza costi (traghettare con l’ auto ci sarebbe costato 70 euro!) la Kiwi car ci farà trovare un’ auto (sempre una Subaru 4×4) a Picton, sull’isola del Sud. Decidiamo di soggiornare in uno splendido B&B (dopo aver speso parecchio tempo per trovarne uno), un po’ caro ma veramente bello. Concludiamo la serata al Queen wharf, cuore pulsante della gioventù neozelandese, con una cena allo Shed 5, a base di cozze verdi (enormi e eccezionali), annaffiato da profumatissimo Sauvignon blanc. 19 ottobre, Kaikoura. Dopo l’eccezionale colazione che Janelle e David ci portano, ci affrettiamo per la traghettata. E’ tutto cosi’ semplice (e tranquillo, la nave e’ grande grande…) che quasi non ci rendiamo conto: in 4 ore siamo già nell’altra isola, con un’ altra macchina e già siamo in viaggio per l’estremo sud…160 km mozzafiato fra i vigneti del Malborough e la costa del Pacifico. Anche qui le strade sembrano solo asfaltate rispetto alle piste dei pionieri di 300 anni fa. Arriviamo cosi’ a Kaikoura, località dove i Capodogli (una delle poche varietà di balene che non abbiamo ancora visto) vengono a svernare e a riprodursi. Il più simpatico gatto della Nuova Zelanda e’ qui, nel nostro B&B, anzi… Nel nostro letto. Questo e’ anche il paradiso delle aragoste, -diamine!- potevamo perderci una tale leccornia? Ecco dunque un ottimo ristorante, il Finz, con splendida vista sul tramonto. 20 ottobre, Christchurch. Giornata intensa… Cominciamo dal principio… Abbiamo infatti prenotato (a Kaikoura) la minicrociera di Whale Watching (safari fotografico) per meta’ mattina, cosi’ ne approfittiamo per fare un giro in auto della baia: il cervello non ammette da una parte pecore e mucche a pascolare su una distesa verdissima (e appena dietro montagne innevate) e dall’altra (divisi solo dalla strada) scogli, mare e foche… Ma l’isola del Sud presenta questi contrasti. Quando arriviamo al porto per la crociera capiamo che sarà dura. La barca non e’ grandissima (lo definirei un grosso motoscafo), e l’equipaggio (Maori) ha l’aria di averlo capito, che non siamo dei navigatori. La barca fila veloce, e nonostante la giornata di sole ed il mare (apparentemente) calmo, di balene neanche l’ombra. Al terzo tentativo, e a 12 km dalla costa, finalmente le avvistiamo! Prima una, poi una seconda…Una terza, ed eccone un’altra… Le Sperm Whale (capodogli) sono quelle con il muso rettangolare, la “classica” balena che si rappresenta nell’ immaginario, con il muso rettangolare. Le soste per gli avvistamenti, tuttavia hanno lasciato il segno, e più di un crocerista ha il volto grigio (ed un sacchetto in mano). Io stesso (che mi vanto di non soffrire il mal di mare, illudendomene) sento i sintomi inequivocabili. Per fortuna siamo quasi arrivati… Un bel pranzo mi rimette in sesto, e dopo un paio di orette (e paesaggi incredibili) siamo a Christchurch. Città (?) splendida, e deserta, ma forse perché e’ domenica: piccola, pero’. Trovato il B&B appena fuori del centro, in una splendida villa vittoriana ristrutturata, la percorriamo in lungo ed in largo a piedi: la piazza animata di giovani e la cattedrale, il giardino botanico, e il fiume Avon, che passa in pieno centro. Tornando verso il B&B ci fermiamo a cenare in un giapponese, sushi e zuppa calda. Eh, e’ vero: la Nuova Zelanda e’ “friendly” e “easy”. Amichevole e facile. 21 ottobre, Oamaru. Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia: pensavamo che 10 gg. Bastassero per tutta l’ isola del sud, ed invece sembrano pochi. Quindi dobbiamo muoverci: Moses ci ha consigliato di fermarci al Lake Tekapo, ma -in verità- a noi i laghi ci mettono un po’ tristezza, questo, poi, colore a parte (verde smeraldo, creatosi con lo scioglimento dei ghiacci) e’ quasi disabitato (a parte la chiesetta da cui si riprende il panorama e la statua di una cane pastore), e dopo un rapido consulto decidiamo di proseguire. Cosi’ in sequenza vediamo Lake Pukaki e arriviamo ai piedi del Mount Cook, che con 3753m e’ il monte più alto della Nuova Zelanda. Purtroppo e’ nuvolo e piove, e non e’ possibile fare neanche un sentiero (che ci dicono splendidi). La cima la possiamo immaginarla, e comprare una cartolina per sapere come e’ fatto. Proseguiamo fino ad Oamaru, dove troviamo uno splendido B&B. Oamaru ha (ben) tre “attrazioni”: due colonie di pinguini e edifici storici risalenti ad inizio secolo, e l’effetto che questi edifici storici danno e’ strano: sembra il set di un cinema abbandonato. I pinguini dagli occhi gialli dovrebbero arrivare qualche ora prima del tramonto in una zona protetta (ed uno solitario si presenta puntualmente), mentre i pinguini blu (gli stessi dell’ Australia) subito dopo il tramonto. Nel frattempo, ceniamo: il locale, Star & Garter e’ in un edificio storico, la gestora e’ vestita come una pioniera ed anche il cibo sembra provenire da quei tempi: fa schifo, infatti. 22 ottobre, Te Anau. Decidiamo (dolorosamente) di tagliare l’estremo sud, e di dirigerci, dopo aver visitato Dunedin, a Te Anau, porta d’accesso al Milford Sound, uno dei fiordi che caratterizzano la costa Ovest dell’ isola Sud. Sulla strada ammiriamo le Moeraki balls, sassi sferici createsi naturalmente ca. 60 milioni di anni fa. Poi, una volta a Dunedin, splendida cittadina caratterizzata da un centro ad ottagono, chiese austere ed una splendida stazione ferroviaria in stile neofiammingo rinascimentale, prendiamo la strada che circumnaviga la penisola Otago: in punta nidificano gli Albatross reali ed in una baia nascosta ci sono altri pinguini, sempre blu. Sebbene la guida parli di 90 minuti per il giro completo, ben presto la strada ubriacante ci impone un taglio: del resto, anche il Larnach Castle (al centro della penisola, su di una collina da cui si gode una vista meravigliosa) merita una visita. Oggi, alla stazione di Dunedin abbiamo incontrato i primi italiani. Dopo una settimana…



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