Il Myanmar attraverso i cinque sensi

Viaggio fai da te alla scoperta del Myanmar
 
Partenza il: 02/01/2018
Ritorno il: 14/01/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

MERCOLEDÌ 03.01.2018

È una fredda mattina di gennaio e le strade della nostra città sono ancora deserte e buie; carichiamo le valigie in auto, e partiamo alla volta di Milano Malpensa accompagnati da una buona dose di agitazione, emozione e grandi aspettative; questa volta la destinazione delle nostre vacanze sarà il Myanmar.

Atterriamo a Bangkok e poi dopo un volo di circa due ore arriviamo a Mandalay nel primo pomeriggio. La città ci accoglie con una leggera pioggerellina, strascico di un forte temporale decisamente fuori stagione. Dopo un breve riposo decidiamo di uscire alla volta di Mandalay centro; il primo approccio con la città ci consiglia però di rientrare in albergo. Siamo stanchi, le strade sono malridotte, sporche, tombini disassati, la luce è fioca. Ceniamo e poi dopo un caffè in camera andiamo subito a dormire

GIOVEDÌ 04.01.2018

Dormiamo profondamente fino alle due di notte, poi, causa fuso orario ci svegliamo; riusciremo ad addormentarci solo alle cinque di mattina.

All’uscita dell’albergo ci aspetta il nostro autista che oggi ci porterà alla scoperta dei dintorni di Mandalay; peccato non parli inglese e quindi ci è impossibile comunicare con lui salvo pochissime parole.

Prima tappa nel quartiere degli orafi dove ci viene data dimostrazione del lavoro duro e paziente che devono svolgere queste persone per ottenere quelle sottilissime foglie d’oro che andranno a rivestire le statue raffiguranti il Buddha. Da piccoli frammenti di oro, si passa alle lavorazioni successive che consistono nel picchiare per circa tre ore le lamine fino a farle diventare impalpabili. E lo stesso procedimento viene riservato ai fogli su cui verranno poste queste lamine. In questo caso si tratta di bambù lasciato ad essiccate per oltre tre anni e poi lavorato con procedimento simile per ottenere dei fogli sottilissimi. Vediamo alcune donne sedute che preparano queste foglie d’oro che poi saranno vendute ai fedeli nei vari luoghi sacri.

Proseguiamo alla volta del Mahamuni Paya dove si trova una statua di Buddha seduto alta 4 metri; nel corso degli anni le numerose foglie d’oro applicate dai fedeli hanno reso la superficie spessa oltre 15 cm., eccetto il volto che risulta dorato e splendente.

Solo gli uomini si possono avvicinare alla statua per poterla ricoprire, mentre le donne sono in preghiera proprio di fronte alla statua.

In questo complesso e così nei prossimi, l’accesso è possibile solo senza scarpe e senza calze e noi a questo non siamo pronti. I primi passi sono timidi, abbiamo il timore di sporcarci, di trovarci sassolini sotto i piedi, ma poi dopo alcune pozze di acqua e fango non ci facciamo più caso e la nostra giornata proseguirà in un continuo metti e togli scarpe e calze; per le prossime uscite prevederemo sicuramente ciabatte molto più comode.

Un giovane monaco si ferma a parlare con noi forse più incuriosito lui di noi che contrario. Il suo sorriso trasmette molta calma e pace.

Risaliamo in auto e percorriamo una strada su cui si affacciano numerosi laboratori artigianali di marmisti. Qui abili mani scolpiscono statue di Buddha. Le condizioni di lavoro sono precarie; oltre alle poche attrezzature elettriche, gli operai non hanno scarpe e mascherine per proteggersi dalle polveri che annebbiamo i laboratori. Ma peggio ancora per noi è vedere ragazzi in tenera età già alle prese con questo faticoso lavoro.

Raggiungiamo il ponte U-ben costruito in legno di teak e lungo circa 1200 metri che attraversa le acque del lago Taungtha-man. Siamo nel periodo della stagione secca e le acque sono poco profonde ma piene di vita quotidiana. Infatti vediamo numerose barche di pescatori e donne che lavano i panni in queste acque non proprio cristalline. Passeggiamo sul ponte già affollato di bancarelle, di persone che mangiano, di turisti. Tra poco ritroveremo tutti i turisti al Maha Ganayon Kyaung, un enorme monastero che ospita monaci sin dalla tenera età. Qui, intorno alle 10 si assiste a uno spettacolo unico nel suo genere. I monaci escono in strada per raggiungere la mensa dove gli verrà servito il pasto. Dapprima in fila di due vediamo passare monaci in erba, avranno 6 o 7anni e le loro vesti sono bianche; l’aria è seria e composta ma appena il capo Monaco si volta ecco che queste creature ritornano ad essere bimbi con la voglia di scherzare e di giocare. È poi la volta dei monaci più grandi nelle loro vesti arancioni; il colpo d’occhio sulla via è molto bello e suggestivo. Ci chiediamo se sia il caso o no di assistere a tale evento quotidiano; cerchiamo in tutti i modi di non oltraggiare la loro privacy,di fotografare il meno possibile e con particolare riservatezza. Purtroppo molta gente si avvicina a loro pur di scattare primi piani ed immortalare attimi della loro vita religiosa. Siamo comunque contenti di aver potuto assistere a tale evento.

Un lungo percorso ci porta adesso a Mingun, un piccolo villaggio situato sulle sponde del fiume.

Dopo aver superato numerose bancarelle ed esserci tolti scarpe e calze risalivano i ripidi scalini della Mingun Paga, la costruzione che avrebbe dovuto essere la più grande pagoda al mondo. La costruzione è stata abbandonata nel 1819 ma possiamo ben immagine come sarebbe divenuta una volta terminata. È enorme nei suoi 140 metri di altezza e 70 di larghezza, ed impressionanti sono anche le profonde fenditure causate dai vari terremoti che hanno danneggiato in modo irreversibile quest’ opera incompiuta.

Qui si trova anche la Mingun Bell, una campana alta 4 metri che fino a poco tempo fa era la più grande al mondo.

Ultima tappa a Mingun è riservata alla Hsinbyume Paga, una pagoda disposta su sette terrazze in marmo bianco dal colore bianco accecante.

Ripercorriamo la strada verso Mandalay e raggiungiamo Sagaing, una zona le cui colline che diradano verso il fiume sono sormontate da stupa che regalano scorci impagabili.

Visitiamo il Pan Ha SHIN paya e lo Umin Thonzeh un tempio buddista che si raggiunge dopo circa 10 minuti di camminata su ripidi scalini.

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