Il grande Nord, la mia passione!

Sono innamorata della Scandinavia e in particolar modo delle terre che si trovano all’estremo nord, luoghi in cui gli spazi sono sconfinati e le giornate in estate non finiscono mai, con il sole che brilla alto in cielo, la maestosa natura che assume colori magnifici e un silenzio incredibile. Il sole di mezzanotte che si vede a nord del...
 
Partenza il: 27/06/2008
Ritorno il: 19/07/2008
Viaggiatori: in coppia

Sono innamorata della Scandinavia e in particolar modo delle terre che si trovano all’estremo nord, luoghi in cui gli spazi sono sconfinati e le giornate in estate non finiscono mai, con il sole che brilla alto in cielo, la maestosa natura che assume colori magnifici e un silenzio incredibile. Il sole di mezzanotte che si vede a nord del circolo polare artico nel periodo estivo è visibile per i normali viaggiatori praticamente solo in Scandinavia, dal momento che le altre regioni interessate dal fenomeno si trovano in Russia, Canada, Alaska e Groenlandia, in territori difficili da raggiungere. Ma anche le giornate di pioggia con il mare ululante che diventa color metallo e il vento che sferza il viso hanno il loro fascino. Negli ultimi 18 anni ho fatto oltre una dozzina di viaggi visitando in lungo e in largo la Scandinavia: i primi due in treno quando ancora studente girovagavo per l’Europa con l’Interrail, uno breve in inverno con modalità fly&drive e mini-crociera con l’Hurtigruten, tutti gli altri in macchina partendo dalla mia casa in Ticino, cantone italofono della Svizzera. Condivido la passione per il nord con mio padre, con il quale ho effettuato la gran parte degli ultimi viaggi. Fedele compagna la tenda grazie alla quale si gode di libertà assoluta: senza i vincoli delle prenotazioni per il pernottamento è possibile modificare l’itinerario strada facendo fermandosi dove e come si vuole, e con il passare degli anni abbiamo cominciato ad apprezzare i servizi che offrono i numerosi e ottimi campeggi della Scandinavia. È curioso notare come in Norvegia non esista una classificazione ufficiale degli alberghi basata sul sistema delle stelle (anche se nelle città comincia a prender piede), mentre la stessa esiste per i campeggi e per i bungalow. Il clima della Scandinavia è molto variabile, può fare caldo (attorno ai 20-25° C, con punte fino a 30° C nelle regioni del sud) ma anche piuttosto freddo (6-10° C) motivo per cui conviene portare di tutto un po’ nella valigia, compreso un maglione invernale, una giacca a vento impermeabile e scarpe robuste. Soprattutto sulla costa occorre tener conto di un clima piuttosto ventilato. Alcuni amici mi domandano perché continuo ad andare in Scandinavia dal momento che l’ho già visitata così tante volte; pongo allora a mia volta un quesito: vi siete mai resi conto di quanto è grande? Poi su una cartina la capovolgo idealmente: l’aera occupata comprende la Germania, la Svizzera, l’Italia, la Rep. Ceca, l’Austria, l’Ungheria, la Slovenia, la Croazia, la Bosnia e la Serbia. Non male, vero? In effetti chi si accinge a preparare un viaggio spesso è scoraggiato (altre volte anche incosciente!) davanti al numero di chilometri che lo aspettano: nella sola Norvegia la strada E6, la spina dorsale del paese, è lunga quasi 2’700 km. Per questo motivo consiglio a chi ha i giorni contati di prevedere l’andata o il ritorno via Finlandia e/o Svezia: la strada è più diretta e i limiti di velocità più elevati (fino a 110 km/h sulle autostrade e le strade all’estremo nord contro gli 80 -pochi i 90- che si trovano in Norvegia), anche se può risultare più monotona; ma soprattutto di fare una scelta tra la visita della Norvegia classica dei fiordi del sud ed eventualmente spingersi fino alle Lofoten oppure la visita della Norvegia del nord con le Lofoten, Capo Nord e la Lapponia finlandese, per evitare di passare la vacanza seduti in macchina e vedere la Scandinavia dal finestrino. Chi vuole visitare anche la Finlandia dei laghi dovrebbe avere un mese di vacanza a disposizione. Negli ultimi dieci anni la Norvegia ha investito molto nell’ammodernamento della rete viaria, con la costruzione di ponti, tunnel sottomarini e con l’allargamento delle principali vie di transito. Con l’inaugurazione nell’estate del 2000 del ponte sullo stretto di Öresund tra la Danimarca alla Svezia e grazie al tunnel sottomarino (1999) che collega l’isola di Magerøya alla terraferma è possibile arrivare fino a Capo Nord senza lasciare l’asfalto: resta questa una delle mete privilegiate di chi si reca in Scandinavia, in particolar modo per camperisti e motociclisti. Svezia e Finlandia non avendo grandi ostacoli naturali quali profondi fiordi e alte montagne hanno sempre avuto un’ottima rete viaria, anche se lontano dalle principali vie di collegamento è possibile trovare strade sterrate. Vi racconterò ora l’ultimo dei miei viaggi, quello dell’estate 2008. Al termine della narrazione potete trovare i costi sostenuti per la vacanza, le valutazioni dei campeggi e una piccola guida gastronomica. Le tappe del mio tour: Venerdì 27.6 – da Brissago a poco dopo la frontiera tedesca km 305 (3:15 ore di guida): Finalmente cominciano le vacanze! Dopo il lavoro carichiamo gli ultimi bagagli in macchina e partiamo in tarda serata con lo scopo di attraversare la Svizzera: i chilometri che ci separano da Copenaghen dove abbiamo prenotato il traghetto per domenica pomeriggio sono tanti, meglio avvantaggiarsi. Attraversato il tunnel del San Gottardo passiamo Lucerna e prima della frontiera a Basilea ci fermiamo per l’ultimo rifornimento di carburante a “basso” prezzo. Sosta notturna in un Autohof 40 km dopo la frontiera. Sabato 28.6.08, variabile 18-23° C, dalla frontiera D a Rødby km 908 (8:10 ore di guida) + traghetto 45 min: Ripartiamo alle 8.30, il tempo è bello e la temperatura di 15° ci fa finalmente respirare dopo le ultime settimane di caldo. La giornata di oggi è di puro trasferimento e scorre via veloce, tra piovaschi e occhiate di sole. In serata valutiamo se fermarci per la notte sull’isola di Fehmann, ma il timore di trovare code l’indomani all’imbarco del traghetto ci fa desistere. Verso le 20.30 arriviamo così a Puttgarden dove ci imbarchiamo sul traghetto per Rødbyhavn. Dal ponte della nave ammiriamo il sole ormai basso all’orizzonte e ci riempiamo le narici del profumo del mare del Nord: finalmente ci sentiamo davvero in vacanza. Ci dirigiamo verso Rødby e notiamo come il paese sembri abbandonato, in giro non si vede un’anima, caratteristica piuttosto comune nei piccoli villaggi del nord. Raggiungiamo il camping alle 21.45, montiamo la tenda e ci accorgiamo che qualche posto più in là stanno ascoltando musica e cantando: mentre laviamo i piatti in cucina chiacchieriamo con alcuni danesi e germanici, decisamente alticci, che ci spiegano che stanno festeggiando l’anniversario dei 20 anni dall’apertura del campeggio e ci invitano a bere una birra con loro. Decliniamo l’invito poiché siamo sfiniti e ci mettiamo a nanna: fortunatamente abbiamo il sonno pesante e appena messa la testa sul cuscino ci scordiamo della festa. Domenica 29.6.08, parzialmente soleggiato 20-23 °C, da Rødby a Copenaghen km 173 (2:45 ore di guida) + nave 16 ore (notte): Partenza dopo le 10.00, oggi dobbiamo raggiungere Copenaghen e la meta è vicina, per cui possiamo prendercela con comodo dopo i tanti chilometri macinati ieri. Ci fermiamo sull’isolotto di Farø, dove troviamo una bella area di sosta attrezzata di tutto punto. Facciamo una passeggiata di un’ora e mezza nella campagna circostante e dopo il pranzo riprendiamo il cammino. Arriviamo a Copenaghen e con qualche difficoltà (ad avere avuto il navigatore avremmo risparmiato una mezz’oretta di vagabondaggio …) raggiungiamo il molo da dove parte il traghetto che ci porterà a Oslo. Prendiamo possesso della nostra cabina e andiamo velocemente a poppa dove, indossato il costume, ci regaliamo un’ora abbondante di relax nelle vasche idromassaggio e nella piccola piscina, mentre la nave salpa puntuale alle 17.00. Dopo aver consumato un’abbondante cena a buffet, percorriamo svariate volte il camminamento sul ponte esterno per digerire e prepararci a un buon sonno ristoratore, cullati dalle lievi onde del mare. Lunedì 30.6.08, bello 18-22° C, in serata pioggia 7-10° C, da Oslo a Stugudal km 455 (6 ore di guida): Il mattino mi sveglio prestissimo e decido di godermi il paesaggio dalle vasche idromassaggio. Il sole è già alto in cielo, l’acqua ha una temperatura che sfiora i 40° (!) e mi sento un’aragosta immergendomi, tanto che per rinfrescarmi ogni tanto mi tuffo in piscina (28°). Sono sola, in giro si vedono unicamente alcuni inservienti addetti alle pulizie. Verso le 7.00 arriva un gruppetto di donne a farmi compagnia e quando sul ponte cominciano ad aggirarsi numerosi passeggeri, capisco che si è fatto tardi ed è ora di tornare in cabina a svegliare mio padre, abbiamo la colazione prima dello sbarco. Il paesaggio del lungo fiordo di Oslo è molto bello, con le tipiche casette colorate lungo le rive, barche a vela, motoscafi e gli immancabili gabbiani che accompagnano il lento moto della nostra grossa nave. Prima delle 9.30 siamo già scesi dal traghetto e dopo le brevi formalità doganali ci dirigiamo verso la E6 per cominciare il lungo cammino verso nord. La giornata è splendida, ma i primi chilometri vanno a rilento. Poco dopo l’aeroporto di Gardermoen finisce l’autostrada e ci sono parecchi lavori in corso: abbiamo già deciso che proseguiremo lungo la E3 da Elverum a Tynset, decisamente meno trafficata, per poi prendere la E30 fino a Røros. La strada costeggia il fiume Glomma ed è contornata da boschi di conifere, un paesaggio prettamente alpino in cui si respira un’aria purissima. Sosta in una delle aree da pic-nic per il pranzo e una breve passeggiata lungo il fiume. Nel tardo pomeriggio il cielo comincia a rannuvolarsi, in seguito piove e la temperatura precipita a 10°: è già ora di tirar fuori dalla valigia il pullover pesante. Lungo la strada vediamo un bel campeggio in riva al fiume, ma il violento acquazzone che si sta abbattendo su di noi ci invita a proseguire. A Røros piove con meno intensità e ci illudiamo di trovare più avanti tempo migliore. Dopo un breve tratto di E31, imbocchiamo la 705 e il paesaggio si fa decisamente montano, la vegetazione diventa più rada, alcune delle montagne dalle dolci forme arrotondate sono ancora parzialmente innevate. Siamo praticamente soli sulla strada, ogni tanto ci imbattiamo in piccoli greggi di pecore che ciondolano sul ciglio della strada. Quando la strada comincia a scendere arriviamo a Stugudal e troviamo un campeggio: sono già passate le 18.30 e siamo stanchi, decidiamo quindi di fermarci. Montiamo la tenda sotto una leggera pioggia e al momento della cena, amara sorpresa, il campeggio non dispone della solita sala da pranzo. Accidenti, ci toccherà mangiare in tenda e con la temperatura ormai scesa a 7°, ma tant’è, non c’è altra scelta. Dopo esserci rifocillati con una deliziosa minestra di pesce, facciamo un breve giro a piedi, ma il cattivo tempo e la stanchezza non ci danno modo di apprezzare il luogo. Quando rientriamo in campeggio, una famiglia svedese ha montato una minuscola tenda poco distante da noi; ci domandano dove sia la cucina e sconsolati rispondiamo che il campeggio ne è sprovvisto. Sono stupiti ma non si scoraggiano e consumano una breve cena riparati dal portellone posteriore della macchina: hai capito come si crescono i piccoli vichinghi?! Ci corichiamo poco dopo le dieci, molto presto rispetto alle nostre abitudini, tanto è vero che mia mamma è sorpresa di averci svegliati quando, scoccata la mezzanotte, chiama per fare gli auguri di buon compleanno a mio papà. Nota: A Røros merita una visita il centro storico protetto dall’Unesco, con le sue vecchie case in legno dalla caratteristica copertura in erba sul tetto che formavano l’antica cittadina mineraria. Poco distante si trovano enormi mucchi di materiale derivante dell’estrazione del rame sui quali è possibile salire. Ad una decina di chilometri si trovano le miniere di Olavsgruva, vecchie di 300 anni e attive fin verso la metà del secolo scorso: con il tour guidato è possibile scendere fino a 500 m sottoterra e comprendere come si svolgeva la dura vita dei minatori. Martedì 1.7.08, soleggiato 18° C, da Stugudal a Namsos km 268 (4:15 ore di guida): Al nostro risveglio il tempo è incerto, diversi nuvoloni gonfi di pioggia nascondono le montagne circostanti. Ci rimettiamo in marcia e dopo aver passato il ridente paese di Selbu adagiato sull’omonimo lago, verso mezzogiorno siamo a Stjørdal e finalmente un bel sole ci riscalda. Respiriamo nuovamente la caratteristica aria di mare e ci fermiamo per il pranzo in una delle numerose aeree di sosta che troviamo lungo E6, in mezzo a paesaggi decisamente agricoli: sono numerose le fattorie che si dedicano all’allevamento e nei campi si scorgono le immancabili balle di fieno impacchettate per benino; acquistiamo un cestino di fragole dolci e profumate da alcuni ragazzi che hanno improvvisato un banco vendita e le propongono ai viandanti. Di seguito raggiungiamo Steinkjer e al locale ente turistico recuperiamo numerosi prospetti delle regioni che andremo ad attraversare, tra i quali l’utilissimo libretto della RV17 con gli orari e i prezzi dei traghetti. Prima del paesino di Sjøåsen notiamo un’incantevole area per il tempo libero dove prendiamo un caffè e facciamo una passeggiata lungo il fiume. Riprendiamo la marcia e arriviamo a Nasmos poco dopo le 18.00: il campeggio di oggi è un Plus Camp, vogliamo andare sul sicuro dopo l’esperienza negativa di ieri. Immerso nel verde, si affaccia su un laghetto artificiale da cui l’acqua di mare entra ed esce con la marea. Facciamo il giro del lago e da un ponticello scorgiamo una lontra: ci sediamo sui sassi nel vano tentativo di fotografarla, ma la bestiola è decisamente troppo veloce per la mia macchina digitale che ha bisogno di tempo per mettere a fuoco l’obiettivo e così tutti gli scatti risultano inservibili. Dopo cena andiamo verso il centro di Namsos e passeggiamo pigramente lungo il molo. A un certo punto arriviamo in un quartiere che sembra un plastico tanto è pulito e curato: un signore ci sorprende quando esce dal suo giardino e bagna le aiuole del viottolo dove stiamo camminando, che supponiamo siano del comune: che differenza rispetto al menefreghismo per la cosa pubblica che riscontriamo nelle nostre città! Mercoledì 2.7.08, bello 19-23° C, da Namsos a Brønnøysund km 206 (3:15 ore di guida) + 1 traghetto 20 min: Il campeggio ospita un recinto con tre caprette: dovrebbe essere un’attrazione per i bambini, ma numerosi adulti -noi compresi!- si divertono a osservare i giochi di questi simpatici animali che si rincorrono e si scontrano sbattendo le corna le une contro le altre. Siamo indecisi se fermarci un altro giorno, ma la voglia di vedere un bel tramonto sul mare ci spinge a proseguire. Riprendiamo la RV17 e la strada subito si inerpica con scenari che si fanno nuovamente montani punteggiati da numerosi laghetti e profondi fiordi. Non mancano ponti e gallerie, infine scendiamo nuovamente verso il mare fino ad arrivare a Holm, dove aspettiamo il traghetto per Vennesund. Nell’attesa facciamo un breve giro e scorgiamo alcune mucche che approfittando della bassa marea stanno brucando le alghe sulla spiaggia. Arrivati a Brønnøysund passiamo il bellissimo ponte ad arco e ci dirigiamo verso il Torghatten, la famosa montagna con il buco. Il campeggio è posto ai piedi del monte alto circa 160 m, sono quasi le 18.00 ed è ancora relativamente vuoto. La serata è bella anche se un po’ ventosa, dopo la cena calziamo gli scarponi da montagna e ci avviamo lungo il sentiero che dal campeggio ci conduce fino ad una fattoria ai piedi del “buco”; dalla piana rispondiamo al saluto della gente che è salita fin lassù e proseguiamo finché il sole si nasconde dietro a una collina verso le 22.30. Ritorniamo sui nostri passi e ci viene l’idea di salire sulla montagna (non in mezzo dove c’è il foro, ma proprio sopra) ma a un certo punto risulta troppo pericoloso continuare poiché le pietre sono molto lisce e c’è il rischio di farsi male seriamente. Allora ci sediamo e godiamo della splendida vista, da una parte il mare costellato di isole e isolotti illuminati dal sole, dall’altra il paese di Brønnøysund e le montagne sullo sfondo ormai in ombra. Il sole tramonta definitivamente dietro l’isola di Vega verso le 23.30; dall’alto vediamo che il campeggio si è riempito, c’è ancora qualcuno che sta arrivando nonostante l’ora tarda. Prima di scendere notiamo in lontananza le luci di posizioni di una nave, potrebbe trattarsi dell’Hurtigruten che arriva a Brønnøysund alle 00.30 per ripartire mezzora più tardi e vista la nostra postazione privilegiata decidiamo di aspettare che si avvicini e verificare. Nell’attesa scorgiamo una coppia che incautamente si era spinta su alcuni isolotti che costeggiano il sentiero e che con l’innalzamento della marea è rimasta intrappolata; il marito si toglie le scarpe, arrotola i pantaloni fino al ginocchio, si carica galantemente la moglie sulle spalle e attraversa il breve tratto di mare che supponiamo non sia proprio caldo! Passata la mezzanotte abbiamo la conferma che la nave prima avvistata è proprio una della flotta dell’Hurtigruten, che annuncia il suo arrivo con due forti colpi di sirena, alla faccia di chi è già a dormire. Soddisfatti scendiamo e ritorniamo in campeggio, non prima di aver accarezzato alcuni docili cavalli che stanno brucando l’erba. Giovedì 3.7.08, bello 24° C, giornata di relax a Brønnøysund: Il campeggio dispone di una spiaggia che si affaccia su un tratto di mare parzialmente chiuso da una diga artificiale, oggi passiamo una giornata di relax in questo piccolo paradiso. Il luogo non è esclusivo appannaggio degli ospiti del camping e ben presto si riempie di famiglie della vicina Brønnøysund. I bambini si divertono con le canoe e fanno il bagno nello specchio d’acqua protetto dal mare aperto: stimiamo che la temperatura dell’acqua sia attorno ai 14° C e in un primo momento sentiamo la morsa del freddo stringere le caviglie. Dopo mezzogiorno però il caldo mi fa prendere il coraggio e piano piano entro in acqua e riesco a fare qualche bracciata; in effetti non è più freddo rispetto ai fiumi delle nostre valli, anche se mio padre mi da della matta. Nel tardo pomeriggio partiamo per una nuova passeggiata, ci spingiamo sugli isolotti e lungo le spiagge che circondano il Torghatten tenendo d’occhio la marea per evitare di dover fare un bagno fuori programma. La serata risulta più calda rispetto a quella di ieri, quando rientriamo il termometro indica 18° C. Venerdì 4.7.08, bello 21-23° C, da Brønnøysund a Offersøy km 36 (45 min di guida) + 1 traghetto 2 ore: Stamani la sveglia suona alle 7.00, vogliamo prendere il traghetto che da Horn via Vega ci porterà a Tjøtta e le operazioni di partenza dal campeggio con lo smontaggio della tenda e il carico dei bagagli, nonostante siano collaudate, richiedono sempre un po’ di tempo e non vogliamo rischiare di rimanere a terra. Alle 9.30 siamo imbarcati, ci rechiamo sul ponte a prendere il sole e a godere del magnifico paesaggio circostante. Il traghetto fa una sosta sull’isolotto di Ylvingen per caricare una vettura, poi giunge all’isola di Vega dove ci divertiamo a osservare le operazioni di sbarco. Ci accorgiamo che la colonna di macchine in attesa di imbarcarsi non parte e dopo qualche minuto ci raggiunge un marinaio chiedendoci cortesemente di scendere sul ponte auto per girare la nostra macchina, altrimenti arrivati a Tjøtta dovremmo uscire in retromarcia. Così facciamo, anche se a dir la verità non è che avremmo avuto difficoltà di sorta, ma suppongo che loro vogliano evitare problemi con gli automobilisti imbranati. Il viaggio prosegue e scorgiamo calette con sabbia bianchissima e un mare dalle sfumature verde azzurro da far invidia ai mari del sud. Alle 11.30 siamo a Tjøtta, dopo pochi chilometri valutiamo se fermarci al campeggio di Offersøy: il posto è incantevole, proprio in riva al mare, la decisione è unanime. Troviamo un angolo riparato su due lati da una bassa siepe e cominciamo a montare la tenda quando ci rendiamo conto che … Fa troppo caldo! Ci spostiamo così verso la riva dove è più ventilato, ma per mangiare dobbiamo spostare il tavolino all’ombra di alcuni grossi pini, sembra quasi incredibile ma non si resiste al sole. Nel pomeriggio relax e lunga passeggiata in riva al mare tra scogli e spiagge bianche, niente bagno poiché l’acqua è decisamente troppo fredda. Siamo ancora sotto il circolo polare e il sole ci regala uno splendido tramonto verso le 23.30, la temperatura è sempre gradevole con 18° C. Osserviamo curiosi i pescatori che dal piccolo molo attendono con calma che i pesci abbocchino all’amo. Alcuni partono con piccoli fuoribordo per andare a pescare lontano dalla riva, altri sono già tornati con il loro ricco bottino e seguiamo le operazioni di pulizia e filettatura del pesce. Sabato 5.7.08, bello 16° C, da Offersøy a Åmnes km 213 (3:10 ore di guida) + 3 traghetti (1 x 25 min, 1 x 60 min, 1 x 10 min): Il tempo è sempre bello e riprendiamo la marcia di buon mattino. Dopo alcuni chilometri vediamo sulla nostra destra la catena montuosa denominata Le Sette Sorelle, paradiso per gli appassionati di trekking, da cui si ha una splendida vista sui panorami circostanti con isole e isolette a iosa. Passiamo l’Helgelandsbrua, il ponte che collega Sandnessjøen alla terra ferma: dal 2005 il passaggio è gratuito, in Norvegia infatti una volta recuperati i soldi del credito di costruzione il pedaggio viene abolito. Quasi come da noi …. Arriviamo a Levang e prendiamo il traghetto che ci porta a Nesna in 25 minuti, percorriamo altri 90 km di strada in un susseguirsi di saliscendi che ci fanno scoprire scenari mozzafiato. Ci fermiamo per il pranzo in una nuova area di sosta un po’ troppo moderna per i nostri gusti con i tavoli in cemento armato e le panchine senza schienale, ma da cui si gode di un’ottima vista sul Sörfjorden. Per i più impavidi c’è pure una scala in ferro che permette di raggiungere il mare e tuffarsi per un bagnetto. Proseguiamo il nostro viaggio con frequenti pause per scattare foto o semplicemente imprimerci nella mente questi luoghi magnifici e arriviamo a Kilboghamn che il traghetto per Jektvik è appena partito: notiamo però che sono numerose le macchine rimaste sul molo, anche se fossimo arrivati in orario non saremmo riusciti ad imbarcarci. Approfittiamo della sosta “forzata” per far merenda, leggere e riguardare le belle foto scattate: il tempo scorre veloce ed è già il nostro turno per l’imbarco. Durante l’ora di navigazione passiamo il circolo polare, il punto è indicato con un enorme globo di metallo a beneficio dei turisti. Percorriamo una trentina di chilometri e ad Ågskardet siamo fra i fortunati che riescono a prendere il traghetto, gli ultimi dovranno aspettare un’altra ora che arrivi il prossimo. In dieci minuti siamo a Forøy e lasciamo la RV17 per dirigerci verso Åmnes; in lontananza vediamo le montagne con l’enorme ghiacciaio dello Svartisen, mentre nel fiordo veleggia un antico vascello. Il campeggio di Åmnes è gestito da una famiglia di contadini, parte della piana è utilizzata dai campeggiatori, il resto è coltivata. Il posto è idilliaco, ma siamo in bocca al mare e tira un forte vento per cui abbiamo qualche difficoltà nel montare la tenda. Verso le 22 ci vestiamo per benino (la temperatura oscilla tra 10 e 12°C e il vento soffia ancora impetuoso) e ci incamminiamo per la consueta passeggiata lungo gli scogli; stasera vogliamo trovare il posto ideale dove fotografare il primo sole di mezzanotte di questo viaggio, anche dopo tanti anni di Norvegia resta sempre uno spettacolo affascinante. Verso l’una rientriamo in campeggio, fortunatamente il vento è calato e riusciamo a dormire tranquillamente. Domenica 6.7.08, bello 17°C, relax ad Åmnes: Mi sveglio verso le 8.30 e uscendo dalla tenda, sorpresa, vedo la nave della flotta Hurtigruten che passa proprio davanti alla spiaggetta del campeggio. Dopo colazione noto alcuni pescatori che rientrano con un bel bottino di merluzzi neri: sono germanici e cominciamo a chiacchierare mentre loro puliscono il pesce e alla fine mi regalano un paio di filetti. Da buoni svizzeri contraccambiamo con una tavoletta di cioccolata. Decidiamo di trascorrere la giornata in questo luogo incantevole e visto che la batteria della macchina sembra un po’ scarica, chiediamo alla signora della reception se possono prestarci un caricatore: dopo una mezzora arriva il marito sul trattore (che noteremo utilizza per qualsiasi spostamento, anche di soli 50 m dalla casa ai diversi stabili per gli ospiti), ci consegna gentilmente l’ingombrante attrezzatura e mi diverto un sacco a vedere lui e mio padre indaffarati davanti al motore che parlano un misto di norvegese-tedesco-inglese: misteri della meccanica! La spiaggia bianca e il mare azzurro mi stuzzicano non poco, ma l’acqua è decisamente troppo fredda; quando poi si alza il vento capisco che se volevo fare i bagni di sole era meglio scegliere una meta più consona, mi rivesto e facciamo un’escursione per scoprire meglio l’isola. In serata nuovo splendido sole di mezzanotte, non una nuvola in cielo, non un alito di vento, un silenzio incredibile interrotto di tanto in tanto dal verso di un gabbiano, siamo proprio felici. Lunedì 7.7.08, bello 16-19°C, da Åmnes a Bodø km 213 (3:20 ore di guida): Stamani al risveglio vediamo entrambe le navi dell’Hurtigruten (quella che va a nord e quella che va a sud) che si incrociano davanti a noi: l’avrete capito, siamo come dei bambini, è un po’ come la passione per i treni, da vedere in stazione e da rincorrere lungo la strada. Siamo un po’ preoccupati per la macchina, nonostante la batteria sia rimasta sotto tensione per tutta la notte non risulta pienamente carica, incrociamo le dita sperando che non si tratti di un problema all’alternatore. Riprendiamo la marcia e poco dopo essere rientrati sulla RV17 scorgiamo una delle lingue del ghiacciaio Svartisen: negli anni si è ritirato parecchio e ora purtroppo non arriva più a gettarsi in mare. Da un piccolo molo partono i battelli che portano sull’altra sponda del fiordo e da dove è possibile raggiungere il ghiacciaio con una breve passeggiata. Proseguiamo il viaggio e attraversate due lunghe gallerie raggiungiamo Ørnes, dove ci fermiamo per fare un po’ di spesa. Sono quasi le 14.30 quando a Storvik troviamo una splendida area di sosta attrezzata con numerosi tavoli, giochi per bambini e un piccolo negozio. La baia è protetta dal vento dalle colline circostanti e dopo il pranzo ci avviamo verso la spiaggia; il mare non è per nulla freddo e tolte le scarpe ci incamminiamo con l’acqua alle ginocchia, divertendoci a rincorrere i numerosi pesciolini che corrono a nascondersi sotto la sabbia. Passano sorprendentemente quasi due ore prima del ritorno al posteggio, laviamo i piedi pieni di sabbia nei lavelli dei bagni e ci rimettiamo in viaggio. Verso le 18.30 ci fermiamo per un caffè e la merenda: è incredibile il cambiamento di paesaggio, ora siamo di fronte ad un laghetto di montagna circondato da vegetazione assai rada. Passiamo il ponte sullo stretto del Saltstraumen dove ogni sei ore il mare entra ed esce creando una delle correnti di marea più forti al mondo e formando grossi gorghi; non ci fermiamo poiché non è l’ora giusta e comunque abbiamo già potuto ammirare il fenomeno nei nostri precedenti viaggi. Giunti a Bodø proseguiamo verso la 834 in direzione Geitvågen, dove troviamo un campeggio immerso in una grande area per il tempo libero. Alla reception non c’è nessuno e cominciamo a girovagare per vedere dove sistemarci; arrivano anche una coppia di francesi e una di olandesi. Al centro dell’area si trova un tratto di mare protetto con alcune paratie, l’acqua raggiunge i 18° C, insomma una specie di lido per gli abitanti di Bodø. Stiamo per montare la tenda vicino agli olandesi quando arriva il responsabile e ci dice che forse c’è ancora un po’ di posto su uno dei pochi spiazzi in cima alla collinetta, da dove si può ammirare il sole di mezzanotte. La francesina e io capiamo che occorrerà “marcare” il territorio (sono pochissimi i campeggi norvegesi con le piazzole) e mandiamo gli uomini a recuperare le auto. Infatti quando arriviamo sul terrazzo il posto è già molto pieno, i francesi fortunatamente hanno una tendina minuscola e la montano al limite della scogliera, noi occupiamo invece l’ultimo spazio utile tra due camper, con un po’ di disappunto degli olandesi che rimangono a bocca asciutta. La serata è fantastica, non tira un soffio di vento, sono quasi le 22 quando ceniamo (ormai gli orari sono completamente sballati, succede quando il sole brilla 24 ore al giorno) e poi partiamo per una lunga passeggiata sugli scogli. Torniamo indietro verso le 2, c’è ancora diversa gente in piedi: chi chiacchiera attorno al fuoco, chi legge, chi pesca, quanto ci piace questa Norvegia!

Martedì 8.7.08, bello 18-20°C, da Bodø a Ulvsvåg km 216 (3:20 ore di guida): Al mattino non resisto alla tentazione di un tuffo in mare e faccio una nuotata ristoratrice di oltre mezzora prima di colazione. Ieri sera abbiamo deciso di andare alle isole Lofoten: ora si tratta di scegliere tra la traversata in traghetto da Bodø a Moskenes (e se poi non riusciamo a imbarcarci su quello delle 15 perché c’è troppa gente?) o raggiungere direttamente Svolvær con il traghetto da Skutvik o ancora percorrere il nuovo tratto di E10 da Lødingen, inaugurato proprio quest’anno. La curiosità per la nuova strada ha il sopravvento e così ci rimettiamo in viaggio. Sosta per il pranzo a Fauske nell’aera pic-nic che segnala il punto a metà della E6: 1336 km da Svinesund (sud) e altri 1336 km per raggiungere Kirkenes (nord). Incontriamo due centauri italiani diretti a Capo Nord e diamo loro alcune indicazioni e gli orari dei traghetti per raggiungere le Lofoten. La E6 si snoda tra montagne e fiordi, numerose sono le gallerie da attraversare. Ad un tratto ci accorgiamo che qualcosa non va con la macchina, ci fermiamo e alzato il cofano … aiuto … la batteria sta collassando! Era un po’ che sentivamo una puzza strana, ma davamo la colpa ai numerosi camion che arrancavano sulle salite … invece purtroppo siamo noi. Con cautela aggiungiamo un po’ d’acqua alla batteria in ebollizione, giusto per poter proseguire il viaggio fino al prossimo paese e decidere sul da farsi. Arriviamo a Ulvsvåg e la batteria sembra tenere, raggiungere Narvik sembra però un azzardo anche considerato che nelle due stazioni di benzina incontrate lungo la strada non avevano batterie della nostra misura. Consideriamo più prudente sistemarci in campeggio e chiamare il soccorso stradale, se c’è da aspettare almeno avremo tutte le comodità a portata di mano: mai decisione fu più azzeccata, quando siamo al telefono con il NAF (l’ACI norvegese) ci dicono che sono appena stati allertati per un soccorso a Narvik e, forse perché siamo accampati, ci danno appuntamento per l’indomani alle 8.00. Approfitto del tempo a disposizione per caricare una macchina da lavare, visto il bel tempo non dovrò neppure usare il tombler per far asciugare il bucato. Dopo cena lunga passeggiata in riva al mare; al nostro rientro notiamo alcune famiglie di gabbiani e altre specie di uccelli di cui non conosciamo il nome che hanno nidificato tra l’erba e i sassi a pochi metri dalla nostra tenda: comodamente seduti osserviamo i genitori portare il cibo ai piccoli che dopo un po’ prendono coraggio e si avviano verso la spiaggia, sotto l’occhio vigile di mamma e papà che a dire il vero controllano più noi che i piccoli; quando decidiamo di coricarci cerchiamo di muoverci il più lentamente possibile per evitare di spaventarli. Mercoledì 9.7.08, nuvoloso 11 °C, da Ulvsvåg a Skibotn km 318 (4:20 ore di guida) + 1 traghetto da 25 min: Puntuale alle 8 arriva il soccorritore del NAF, il quale però ci informa che non ha in magazzino una batteria della nostra misura, la deve far arrivare da Bodø e ci da appuntamento per il primo pomeriggio. Il tempo si sta rannuvolando, fortunatamente la nostra biancheria è già asciutta. Mentre mi accingo a ritirarla e ripiegarla faccio sbadatamente qualche passo in direzione della spiaggia: improvvisamente sento i versi di mamma e papà gabbiano che dal tetto della casa prendono a volare e planare minacciosamente vicino alla mia testa, per farmi capire che sto invadendo il loro territorio. Chi si ricordava più dei nidi posti a pochi metri da noi?!? Visto che dobbiamo aspettare, decido di masterizzare quei cd che risultano rovinati e saltano in continuazione, insomma non tutto il male vien per nuocere. Pranziamo con ottimi spaghetti ai gamberetti e finalmente arrivano per sostituire la batteria che ci costerà un occhio della testa, ma tant’è; ci portano in garage per un controllo all’alternatore ma sembra che sia tutto a posto. Nonostante siano le 15.30 decidiamo di partire: considerato il tempo incerto lasciamo perdere l’idea delle Lofoten e arrivati a Bognes ci mettiamo in fila per Skarberget (E6). Siamo tra le prime auto a entrare e ci piazzano su di un lato, lasciando le due file centrali per il carico di camion e camper: al momento dello sbarco siamo invece tra gli ultimi e per evitare di rimanere incolonnati decidiamo di fermarci per un caffé. Quando ripartiamo la strada è tutta nostra, arriviamo velocemente a Narvik e proseguiamo verso nord, il cielo è molto nuvoloso e ogni tanto piove. Dal momento che siamo partiti solo nel pomeriggio, decidiamo di continuare e per fermarci in tarda serata, ormai siamo decisamente a nord e nessuno si scandalizza se si arriva tardi. Verso le 20.30 ci fermiamo per mangiare una minestra sotto la minaccia di un acquazzone che fortunatamente non si concretizza. Alle 23 siamo a Skibotn e ci fermiamo al Plus Camp immerso nella pineta. Facciamo un giro del campeggio incuriositi dai mille stili diversi utilizzati dagli stanziali per abbellire (mica sempre …) le casette che fungono da veranda per le roulotte: alcune hanno delle misure incredibili, roulotte da 8-10 metri e veranda anche più grande, insomma delle vere e proprie case di vacanza! Pazzesco per noi che abbiamo la medesima sistemazione in Svizzera e che abbiamo dovuto sottostare a ferree regole nella costruzione della casetta, tassativamente non più lunga di 4,50 m e dall’aspetto esterno di una tenda. Giovedì 10.7.08, parzialmente soleggiato 10-12 °C, da Skibotn a Alta km 297 (4:20 ore di guida): Facciamo colazione in cucina, e che cucina! Numerose postazioni con placche e forno, forni a micro-onde, lavastoviglie e chi più ne ha più ne metta, tutti gli elettrodomestici sembrano nuovissimi. Smontiamo la tenda e ci rimettiamo in marcia verso nord, a Storslett ci fermiamo per fare la spesa; guardando le previsioni meteo sui giornali siamo indecisi se ritornare sui nostri passi o continuare. Per domani è previsto bel tempo nella zona di Senja e delle Lofoten, tempo più variabile invece a nord, per i giorni successivi tempo incerto in tutta la regione. Ci scoccia dover tornare indietro e inoltre una vacanza senza passare per il Finnmark non ci sembra un vero viaggio in Norvegia: è deciso, si prosegue verso nord. Quando ci fermiamo per pranzare sentiamo il belato di una pecora che si è avventurata sulla cresta di una roccia che sovrasta la nostra posizione, mentre il resto del gregge pascola placidamente vicino a noi. Povera bestiola, per oltre un’ora l’abbiamo sentita belare nel vano tentativo di raggiungere i suoi compagni, ma cocciutamente continuava a ripercorrere la medesima strada e bloccarsi sull’orlo del precipizio invece di ritornare sui suoi passi e ridiscendere dall’altro lato. Accompagnati da scorci di blu alternati a cielo grigio raggiungiamo Alta, ove pernottiamo al campeggio Solvang: qualche anno fa passando di qui l’avevamo trovato chiuso e pensavamo che il terreno fosse stato venduto per edificare case d’abitazione vista l’ottima posizione sul fiordo, invece il campeggio è nuovamente aperto. Vicino a noi si sistemano due equipaggi scandinavi, quando andiamo a nanna verso l’1.00 i loro bambini stanno ancora giocando a pallone: serate che non finiscono mai, è questo il bello dell’estate nella terra del sole di mezzanotte. Nota: Ad Alta merita una visita il museo archeologico dove si possono ammirare le antiche incisioni rupestri, tra le meglio conservate del Nord Europa e oggi protette dall’Unesco Venerdì 11.7.08, bello 16 °C, in serata parz. Nuvoloso 8-10° C, da Alta a Caponord, con deviazione A/R fino ad Havøysund km 397 (5:45 ore di guida): Da giorni ormai l’orario di partenza è quello delle 13.00, oltrepassiamo un brullo e deserto ma affascinante altopiano e dopo Skaidi ci fermiamo per il pranzo. Diamo un’occhiata alla cartina e visto il cielo blu decidiamo di rivedere Havøysund: la 889 diventerà presto strada nazionale turistica, magari troviamo qualche campeggio non segnalato sulle nostre guide (al nord si trovano ogni tanto dei campeggi più o meno improvvisati: qualcuno che per i mesi estivi mette a disposizione un po’ di terreno -che non manca mai- e con un bagno, una doccia e un cucinino espone il cartello camping). La strada è spettacolare e viaggiamo da soli, tanto che non abbiamo nessun problema a fermarci per scattare foto. Arriviamo ad Havøysund verso 17.30 e stupidamente prendiamo un caffè prima di andare a fare la spesa, con il risultato di trovare tutto chiuso: in effetti in un paesino tanto piccolo e fuori mano è utopico sperare nell’apertura prolungata dei negozi. Ci sorprende comunque vedere per strada molti bambini e ragazzi, il paese purché isolato è vivo, lo dimostrano anche la grande scuola e il campo sportivo. Saliamo verso il parco eolico, una stradina sterrata e piena di grossi sassi si inerpica sulla collina sopra il paese: la vista spazia a 360° gradi, vediamo nuvole alte verso l’entroterra e cielo sereno verso il mare aperto, siamo relativamente fiduciosi per la serata che passeremo sull’isola di Capo Nord, dal momento che qui non abbiamo trovato nessun campeggio. Ripartiamo verso le 19.30, ripercorriamo gli 80 km fino alla E69 decisamente velocemente (confidiamo nel fatto che a nessun poliziotto salti in mente di effettuare controlli radar da queste parti dal momento che all’andata avremo incontrato a dir tanto una decina di macchine) poi ci godiamo l’avvicinamento al Capo: nonostante le numerose visite, rimane una delle tratte più emozionanti. Riusciamo a raggiungere Honningsvåg poco prima delle 22 e a comperare così pane e latte per la colazione di domani. Il cielo è grigio, ma le nuvole sono alte e verso nord si scorge una fascia di luce sul mare: scattiamo alcune foto con spettacolari “chiaro-scuri” prima di arrivare al campeggio Kikeporten di Skarsvåg, dove ci sistemiamo e ci registreremo domani poiché la reception è chiusa. Il Capo Nord è purtroppo diventato un luogo per spennare i turisti: davanti alle vasche sul molo di Skarsvåg troviamo un cartello con la scritta “If you want to look at the fish and the crab please pay 10 kr” e la relativa cassettina dove versare l’obolo (sigh). Per accedere al promontorio a strapiombo sul mare occorre pagare l’entrata: il biglietto della validità di 2 giorni nel 2007 costava 195 NOK a testa compresa l’entrata all’omonimo centro. Fino a qualche anno fa se si arrivava dopo le 2 di notte (si fa per dire, d’estate qui la notte è solo una parola) quando il centro è chiuso, si poteva tranquillamente accedere al promontorio; ora invece occorre pagare sempre e comunque, in barba al famoso “Allemansretten” che garantisce il libero accesso a qualsiasi terreno non coltivato, indipendentemente che sia pubblico o privato. Dal momento che non si tratta della nostra prima volta a Capo Nord, non ci interessa raggiungere il globo per le foto di rito e dopo ceniamo ci dirigiamo verso il plateau semplicemente per camminare lungo le frastagliate coste del promontorio. Dall’alto scorgiamo il vecchio molo dove approdavano le navi con i primi turisti all’inizio del secolo scorso quando ancora non esisteva la strada; un sentiero ripido con un sacco di scalini ci permetterebbe di raggiungerlo, ma l’idea di dover poi risalire ci fa desistere. Continuiamo quindi la nostra passeggiata, il cielo è sempre più nuvoloso anche se ogni tanto qualche raggio di sole riesce a illuminare il mare. Con prudenza (non ci sono reti di sicurezza a impedire un volo di 300 metri) scattiamo alcune foto mozzafiato con vista perpendicolare sul mare sottostante, io che soffro di vertigini mi avvicino carponi e mio papà si sbellica dalle risate. Lui prova a lanciare alcuni sassi, ma tutti si infrangono sulla roccia e non raggiungono il mare, allora sono io a ridere. Sono ormai le 2 del mattino, è tempo di tornare indietro; incontriamo un ragazzo solitario che monta un igloo in mezzo al nulla, salutiamo le renne che placide brucano erba e licheni ma appena ti avvicini se la danno a gambe, non resistiamo alla tentazione di lasciare anche noi il segno del nostro passaggio scrivendo i nomi con i sassi sul bordo della strada e sono quasi le 4 quando finalmente ci corichiamo. Sabato 12.7.08, soleggiato 12-15 °C, sull’isola di Caponord 23 km, imbarco sull’Hurtigruten: Vista la “stranociada” -come si dice nel nostro dialetto- ci alziamo tardi. Vogliamo tentare l’imbarco sull’Hurtigruten fino a Kirkenes: la spesa è alta, 3575 NOK compresa la cabina, ma in fondo siamo in vacanza e una piccola follia ce la possiamo permettere. La nave MS Midnatsol inoltre è una delle più nuove della flotta, con tanto di idromassaggi sull’ultimo ponte. Ci presentiamo al porto poco prima delle 14 e troviamo posto per la macchina; ci dicono invece che non hanno nessuna cabina disponibile: attimi di smarrimento, non abbiamo più l’età per dormire sui divani del salone e soprattutto nessuna voglia dopo la notte precedente in cui già abbiamo dormito poco. Poi comprendiamo che devono pulire le cabine della gente che è sbarcata sull’isola, occorre attendere le 16 e ce ne assegneranno una. Risollevati sistemiamo i bagagli nel deposito dietro la hall e saliamo sul ponte panoramico dove attendiamo la partenza dal porto di Honningsvåg, leggermente in ritardo rispetto all’orario previsto delle 15.15: la nave attende gli ospiti che si sono attardati e li richiama con alcuni colpi di sirena. Verso le 17 indossiamo il costume e ci immergiamo nelle vasche idromassaggio, occorre solo un attimo di coraggio al momento di fare la doccia obbligatoria, in seguito è buffo stare al calduccio mentre gli altri passeggiano sul ponte infreddoliti. Visto che siamo in pochi “temerari” ne approfittiamo per restare a mollo oltre un’ora, mentre la nave arriva e riparte da Kjøllefjord, ammirando la costa selvaggia e la caratteristica formazione rocciosa denominata Finnkirka (chiesa Sami), antico luogo sacrificale e mistico. Oltrepassiamo il Kinnarodden, il punto più settentrionale dell’Europa sulla terraferma, ci rivestiamo e ritorniamo sul ponte mentre stiamo approdando a Mehamn, ammiriamo i colori incredibili che la natura e l’uomo ci regalano: un sole di tangente illumina le casette multicolori dei pescatori e le colline brulle e grigie diventano rosse, alle spalle un cielo nuvoloso sempre più nero crea un contrasto impressionante e meraviglioso. Riprendiamo la navigazione e quando siamo in vista del faro di Slettness ci accorgiamo come il vento sia cambiato e il mare decisamente più increspato: siamo ormai entrati nel mare di Barents, qui comunque ancora mitigato dalla corrente del Golfo, la temperatura scende a 10°C e il vento ci sferza il viso. Fortunatamente le nuvole non arrivano a coprire il sole che pur basso sull’orizzonte riesce a scaldarci. All’arrivo a Berlevåg dobbiamo attendere che la nave diretta a sud esca dal porto: l’entrata è troppo stretta per permettere il passaggio in sicurezza di due navi. Il paese infatti si affaccia direttamente sul mare di Barents senza alcuna protezione naturale e il porto è stato più volte distrutto nel corso degli anni, finché è stato costruito con dei tripodi di cemento (enormi blocchi a tre punte) che sapientemente incastrati resistono alla furia degli elementi che d’inverno flagellano queste coste. Incrociamo la MS Lofoten, uno dei due battelli tradizionali degli anni ’60 che effettuano ancora servizio per permettere ai nostalgici di assaporare il tempo che fu. A mezzanotte salutiamo il sole e andiamo a nanna, ci addormentiamo subito cullati dalle onde. Domenica 13.7.08, variabile 13-18 °C, da Kirkenes a Sodankylä (Finlandia) km 398 (5 ore di guida): Ci svegliamo a Vadsø e mi sembra che il paese abbia un “non so che” di triste: forse il cielo grigio, forse l’aria di frontiera o forse sono semplicemente io che dovendo salutare il nord ho un po’ di magone. Lasciamo la cabina e ci sistemiamo nel salone che stavolta di panoramico ha solo il nome, più ci avviciniamo a Kirkenes più la nebbia si fa fitta, tanto da costringere il capitano a continui colpi di sirena per avvisare del nostro arrivo le piccole imbarcazioni prive di radar. Arriviamo puntuali alle 10: trattandosi dell’ultimo porto prima del ritorno a sud sono numerosi i passeggeri che sbarcano per fine viaggio e la collaudata organizzazione norvegese fa trovare pronti gli autobus per il trasferimento all’aeroporto. Attendiamo pazientemente il nostro turno per sbarcare l’auto e prima di riprendere il viaggio dedichiamo una mezzoretta al riordino della vettura, ci attardiamo sul porto, scattiamo qualche foto alla nave e già sono passate le 11 e sentiamo decollare l’aereo che riporterà velocemente a sud i compagni di viaggio di una notte. Noi invece scenderemo pian pianino la penisola scandinava, percorrendo i 1’900 km che ci separano da Oslo nei prossimi cinque giorni. Riprendiamo il cammino e il sole fa capolino, ci fermiamo quindi per il pranzo dopo pochi chilometri ammirando il Neidenfjorden: in un attimo fa incredibilmente di nuovo caldo, ci togliamo pantaloni e pullover per indossare calzoncini e maglietta. A Neiden svoltiamo verso la Finlandia e spostiamo le lancette avanti di un’ora. La strada 971 si snoda tra foreste e laghetti e lambisce di tanto in tanto le coste del lago di Inari, il più grande della Lapponia, dove riposiamo per un’oretta abbondante. Arriviamo a Inari verso le 18.30 e visitiamo i classici negozi per turisti, dove acquisto qualche regalino da portare a casa molto più conveniente rispetto a quello che si trova in Norvegia e con il vantaggio di poter pagare in euro. Facciamo merenda in riva al lago, di fronte al porto (aeroporto?) dove partono gli idrovolanti. Alcune zanzare ci infastidiscono, fortunatamente nei centri abitati l’assalto non è così evidente come in mezzo alla natura selvaggia e disabitata. Riprendiamo la strada 4 (E75) in direzione sud e dobbiamo prestare attenzione alle renne che pascolano sul ciglio della strada e alle volte con un movimento inaspettato decidono di attraversare: viaggiando a 110 km/h ci costringono a brusche frenate per evitare l’impatto che avrebbe tristi conseguenze per noi e loro. Passiamo il ridente villaggio di Ivalo e nei pressi di Vuotso vorremmo sistemarci in campeggio ma un violento acquazzone ci invita a proseguire. Arriviamo a Sodankylä alle 21 e pernottiamo nel campeggio cittadino. La serata è serena e facciamo un giro a piedi in paese: quattro strade, scuola e chiesa, ristoranti chiusi da ore, giovanotti del luogo che ammazzano il tempo gironzolando in macchina facendo a gara a chi fa più rumore con marmitte elaborate e “gasate e stincate” continue, d’altra parte in una regione con densità di 2 abitanti per chilometro quadrato, che altro c’è da fare? Lunedì 14.7.08, soleggiato 17-20 °C, tardo pomeriggio nuvoloso 14-15 °C, da Sodankylä a Kalix (Svezia) km 305 (4 ore di guida): Riprendiamo a macinar chilometri, passiamo il Napapiiri (circolo polare artico in finlandese) e salutiamo Babbo Natale dal finestrino della macchina, effettuiamo un paio di fermate a Rovaniemi e Tornio in alcuni centri commerciali: da queste parti sono cominciati i saldi ed è possibile fare buoni affari acquistando indumenti sportivi e per il tempo libero. Siamo inoltre alla ricerca di un porta-targa per montare correttamente i fari abbaglianti supplementari sulla mia macchina, ma non troviamo nulla e si che qui praticamente tutte le macchine li hanno montati. Attraversiamo il ponte che separa le città di Tornio e Haparanda e che funge pure da frontiera tra Finlandia e Svezia, rimettiamo a posto l’orologio e riguadagniamo l’ora persa ieri. A Kalix pernottiamo nell’omonimo campeggio in riva al mare; passeggiamo in centro e ci sorridiamo guardando le vetrine delle agenzie immobiliari, i prezzi di diverse case sono più bassi di quelli di un’auto nuova, incredibile! Martedì 15.7.08, variabile 17-19° C, da Kalix a Overhörnäs km 450 (5:20 ore di guida): Ripartiamo verso mezzogiorno e sulla E4 ci adattiamo allo stile di guida svedese: in presenza delle corsie d’emergenza i veicoli più lenti sono invitati a spostarsi sulla destra lasciando strada a quelli più veloci, evitando in questo modo pericolosi sorpassi che potrebbero causare incidenti. Passiamo un’infinita di ameni paesi e cittadine che terminano in –eå, nell’ordine Råneå, Luleå, Piteå, Skellefteå, Bureå, Bygdeå, Umeå. Il tempo incerto ci induce a cercare un campeggio con cucina abitabile, ma siamo in zone balneari e sembra che nessuno ne sia dotato. Passiamo la cittadina dal nome impronunciabile di Örnsköldsvik con un bellissimo trampolino per il salto con gli sci in pieno centro e finalmente a Överhörnäs (sono le 20.30) troviamo un campeggio in riva al fiume con piccola cucina abitabile: un solo tavolino, ma considerati i nostri orari difficilmente lo troveremo occupato. Ceniamo e ci sistemiamo per la notte quando inizia a piovere. Mercoledì 16.7.08, soleggiato 16-19° C, da Överhörnäs a Särna km 452 (5:30 ore di guida): Ci svegliamo con il sole che brilla già alto in cielo e la tenda asciutta. Riprendiamo il viaggio verso le 11 e arrivati Sundsvall ci fermiamo in un mega centro commerciale in stile americano, di quelli che per spostarsi da un negozio all’altro prendi la macchina e cambi parcheggio. Fissiamo il limite di un’ora e mezza per il ritrovo alla macchina. Mi dirigo verso i negozi di sport che mi attirano con gli enormi cartelli con la scritta REA (saldi) ma mi limito all’acquisto di un paio di occhiali da sole e una giacca, mio padre opta invece per un negozio di accessori per auto e simili dove finalmente trova il porta-targa per i miei fari. Proprio al momento di tornare alla macchina si scatena un temporale con tanto di grandine e dobbiamo rifugiarci all’interno di un negozio per evitare una lavata colossale. Tempo dieci minuti e passa tutto, riprendiamo il cammino e lasciamo la E4 per dirigerci sulla E14 fino a che imbocchiamo la 86 per Ånge: da qui dobbiamo prestar maggior attenzione ai cartelli stradali poiché ci troviamo su strade secondarie ed è un attimo sbagliare. Ci si mette pure l’atlante stradale che segnala la 314 per la 315 (o viceversa, non ricordo) ma non perdiamo la bussola e riusciamo a incrociare la 45 che seguiremo fino a Sveg, per poi continuare su una stradina che attraverso un paesaggio lunare ci porterà a Särna, incantevole paesino nel cuore del Dalarnas. Il campeggio è posizionato in riva al fiume, molto grande e molto frequentato, buoni servizi e numerosi giochi per bambini. Giovedì 17.7.08, soleggiato 16-22 ° C da Särna a Oslo km 307 (4 ore di guida): La sveglia suona presto, i chilometri che ci separano da Oslo non sono più molti ma riteniamo saggio avere un buon margine di vantaggio e non pentirci per l’essere partiti tardi. Ci dirigiamo verso il confine norvegese e seguendo la 25 arriviamo rapidamente a Elverum, dove ci fermiamo per l’acquisto di alimentari da riportare a casa. Ripartiamo e prima di imboccare la E6 pranziamo in un’area di sosta dove acquistiamo per l’ultima volta le gustosissime fragole immancabilmente messe in vendita da alcuni ragazzini. Appena arrivati sulla E6 facciamo di nuovo i conti con il traffico, cosa a cui non eravamo più abituati. Il lungo serpentone di macchine procede a rilento, i numerosi lavori in corso non aiutano. Arriviamo all’aeroporto Gardemoen e con l’autostrada finalmente a due corsie di marcia in un soffio siamo a Oslo, ci dirigiamo verso il porto dove attendiamo di essere imbarcati sulla nave per Copenhagen. Quando salpiamo salutiamo la Norvegia con un arrivederci, siamo sicuri che faremo ritorno in questo magnifico paese che tanto amiamo. Venerdì 18.7.08 , nuvoloso con alcuni rovesci 16-19 ° C, da Copenagen a Rasthof Wetterau (40 km prima di Francoforte) km 943 (10 ore di guida): Risveglio sotto il cielo grigio della Danimarca, ma dal momento che ormai l’obiettivo è il ritorno a casa non siamo neppure così dispiaciuti, il tempo è ideale per viaggiare. Sbarchiamo alle 9.30, passiamo senza difficoltà i controlli doganali e ci dirigiamo verso l’autostrada. Decidiamo di percorrere il ponte Storebælt, pedaggio DKK 205, ci congediamo dalla Danimarca ed entriamo in Germania dove incontriamo qualche breve rallentamento prima di Amburgo e del tunnel sotto l’Elba. Un paio di incidenti e alcuni lavori in corso rallentano ogni tanto la marcia, ma nonostante tutto si procede piuttosto rapidamente: avevamo qualche timore poiché da oggi in numerosi Länder del nord cominciano le vacanze scolastiche. Sabato 19.7.08, soleggiato 21-26° C da Rasthof Wetterau a Brissago km 709 (8:50 ore di guida): Troviamo le temute colonne appena entrati in Svizzera, rallentamenti a Basilea ci inducono a lasciare l’autostrada che riprendiamo prima di Lucerna. Siamo stanchi, un po’ stufi e ci sentiamo quasi a casa, ma ancora occorre passare l’ostacolo del tunnel del San Gottardo, dove però nuove colonne ci invitato ad optare per il passo. Il primo tratto da Göschenen ad Andermatt è un estenuante, si procede a singhiozzo per i numerosi turisti che hanno avuto la stessa idea, ma lo spettacolo del massiccio del San Gottardo ripaga la fatica; sosta e ultimo pic-nic delle vacanze in cima al passo dove si trova l’ospizio. Alle 20 siamo finalmente a casa, stanchi ma incredibilmente felici per i bellissimi ricordi che ci porteremo per sempre nel cuore. Spese di viaggio: Carburante 625 litri fr. 1’535 (€ 948), percorsi 7’592 km (nota: estate 2008 prezzi della benzina alle stelle) Campeggi fr. 469 (€ 289) Spese diverse (alimentari, regali e cartoline) fr. 516 (€ 319) Ristoranti fr. 359 (€ 221) Traghetto Puttgarden-Rødbyhavn fr. 115 (€ 71) Nave Copenhagen-Oslo fr. 350 (€ 216) Traghetti interni Norvegia (RV17 e E6) fr. 177 (€ 109) Pedaggio tunnel sottomarino isola di Magerøya (Capo Nord) fr. 32 (€ 19) Nave Hurtigruten Honningsvåg-Kirkenes fr. 735 (€ 454) Nave Oslo-Copenaghen fr. 372 (€ 230) Pedaggio ponte Storebælt (Danimarca) fr. 46 (€ 29) Totale fr. 4’706 (€ 2’905)



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