Il delirio d’ islanda continua

IL DELIRIO D’ISLANDA CONTINUA Fiordi occidentali e Snaefellsness (Prima parte)Altri suoni, altre sfumature di colori hanno intaccato i labirinti della nostra memoria, da poco tornati dalla seconda “full immersion” in questo incredibile pianeta. Sarà...
 
Partenza il: 21/07/2008
Ritorno il: 01/08/2008
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

IL DELIRIO D’ISLANDA CONTINUA Fiordi occidentali e Snaefellsness (Prima parte)

Altri suoni, altre sfumature di colori hanno intaccato i labirinti della nostra memoria, da poco tornati dalla seconda “full immersion” in questo incredibile pianeta. Sarà comunque riduttivo, ma ad ogni modo ci proverò ancora, come scrissi l’anno scorso: ora, in una seconda, nuova puntata che, se Dio vorrà, non sarà l’ultima. Scorrono a nastri i ricordi, aiutati da immagini immortalate nei filmati e nelle foto, e rivivo una vita parallela, quella dei nostri viaggi, miei e di Thomas. 21 luglio 2008, lunedì : Nizza- Londra Dopo sessanta chilometri (distanza da Sanremo a Nizza), azzecchiamo il parcheggio dell’aeroporto senza sprecare molto tempo, per fortuna. Abbiamo optato anche stavolta per il volo British Airways, aiutati validamente dall’efficiente cugino Paolo che da sempre prenota i nostri viaggi tramite la sua agenzia. Al “check in” veniamo ispezionati a dovere io e il mio bustino, inseparabile compagno, che viene perquisito per il secondo anno. Anche stavolta passo indenne i controlli insieme alla flemma ormai proverbiale del compagno della mia vita. Due ore scarse e siamo a Heatrow, domani proseguiremo per Keflavik (tre ore), il tutto per 650 euro a testa, stop over necessario per il cronico mio combattimento con la colonna vertebrale…ma chi ha letto il nostro viaggio dell’anno scorso già lo sa. L’hotel Park Inn è a un chilometro circa da Heatrow, ce lo siamo permessi avendo optato, stavolta, per le fattorie. Mi riposo un po’ mentre Thomas filma la camera, davvero bella, e indugia in una doccia lunga, mentre io ho fatto in tempo a dormire un po’. Più tardi usciamo dal frigo bar i panini che abbiamo comprato all’aeroporto. Ci addormentiamo beati, pensando con gioia che non dovremo svegliarci all’alba, perché l’orario del secondo volo non sarà di mattina presto ma addirittura alle 13.00. 22 luglio 2008, martedì: Londra-Keflavik- Reykjavik =Km 37 circa (strada 41+410). Oggi si vola con Icelandair, per fortuna l’aereo non è pieno e posso stendere un po’ le gambe di lato. Il veicolo decolla su una Londra dal cielo quasi sereno come ieri (miracolo!), quindi immergiamo lo sguardo sulla campagna inglese e poi sul blu dell’oceano che alfine regna incontrastato per molto tempo. Altro avvenimento gradevole è simpatizzare con una hostess che ci dà molte informazioni preziose sull’Islanda e con la quale ci scambieremo i rispettivi indirizzi di posta elettronica appena prima dell’atterraggio. La incontriamo ancora mentre cerchiamo, una volta sbarcati, il carrello per i bagagli. Agita la mano per salutarci, tutta contenta. All’ufficio – cambio ricevo la conferma che 1 euro corrispondono a 124,95 corone islandesi, mentre l’anno scorso erano solo 98. I prezzi quindi saranno un po’ meno esorbitanti, seppur sempre cari. Fatti rifornimenti di viveri al market 1011 dell’aeroporto (panini, acqua e skyr, lo “yogurt islandese”, azzardando persino un po’ di frutta e verdura, più o meno il nostro menù fisso nei giorni che verranno) Thomas si dirige al banco del noleggio- auto. Abbiamo deciso, come l’anno scorso, di fare la super casco (93 euro), poiché abbiamo scelto un’auto di categoria B e sappiamo che dovremo fare alcuni sterrati. E, mentre usciti dall’aeroporto, cerchiamo il parcheggio C, veniamo investiti dall’aria frizzantina che ci dà la stessa euforia dell’anno scorso. Il tempo stavolta è migliore e fa meno freddo, il sole gioca con le nuvole deciso a non spuntarla. Tredici gradi, conferma la nostra nuova auto, un’onda-jazz grigia metallizzata, dove entriamo col morale alle stelle. Persino Thomas non smette di sorridere, lui che deve caricare le valigie, e la frase “possibile che debba far sempre tutto io! ” non viene ritornellata…tanto lo sa che posso portare solo cinque chili, bella gatta da pelare si è preso con me! Riprende l’incanto della terra nera, vulcanica, brulla e primitiva che ci scorre addosso, come se non fosse passato il tempo, ritorna in ogni poro dell’anima, come un sogno interrotto e ora ripreso. Purtroppo dobbiamo iniziare a concentrarci, dopo poco, perché la fattoria scelta, con bagno in camera, non si trova nel centro di Reykjavik ma in periferia. Dopo alcuni giri a vuoto, comunque, riesco a venire a capo della matassa di ingorghi di strade, anche perché tale costruzione si trova proprio adagiata su un laghetto, l’unico, almeno da questo lato della periferia. Ben altro problema, intuisco, sentendomi per un attimo una novella Cassandra profetessa di sciagure, si presenterà al ritorno, quando dovremmo raggiungere la stessa fattoria dal lato opposto della città, dopo aver attraversato il centro. E tuttavia scaccio subito dalla mente questo stàffile improvviso per dedicarmi alla madreperlacea bellezza del paesaggio, ormai colmo di nubi, bello nonostante le costruzioni un po’ anonime e ancora in fase di ultimazione in questa parte della città. Infine ci siamo: mentre la temperatura è scesa a otto gradi ed è aumentato il vento, attraversiamo trionfalmente l’ingresso della fattoria, dopo aver salutato alcuni cavalli che pascolano tranquillamente nei pressi. Thomas arranca con le valigie mentre io affronto il mio inglese molto imperfetto porgendo il mio vaucher a un signore molto alto, distinto e cortesissimo, che ci indica una camera che si rivela deliziosa per ogni particolare, dalle tendine alle finestre agli allegri colori del copriletto, dalla funzionalità e alla pulizia che caratterizzerà comunque ogni fattoria che d’ora in poi incontreremo. ++++ E qui voglio aprire una parentesi che spero sia utile a chi leggerà. Per la cronaca, la III categoria di tale tipo di pernottamento, come noteremo in seguito, comprende sempre un bagno con wc, lavabo e doccia appesa alla parete (cioè senza tubo regolabile ma incastrato al muro e comunque con miscelatore), un piccolo armadio in camera con due poltroncine e due comodini, senza tv né phon. Le uniche due nostre fattorie di IV categoria, avranno invece una camera un po’ più vasta, e nel bagno la doccia sarà fornita di tubo non incassato al muro ma regolabile, inoltre phon e tv ci saranno sempre. In soli due posti (sperduti e con pochissimi posti letto) non abbiamo trovato la stanza col bagno, pur avendo prenotato i primi di marzo. La II categoria consisterà in una camera piuttosto piccola con il solo lavabo, nessun armadio ma una o due mensole al massimo e due-tre appendiabiti. La I categoria sarà ancora più spartana: la camera, davvero piccola, non avrà lavabo, chiaramente neppure l’armadio. Nella I e nella II categoria, comunque, noteremo un bagno al piano pulitissimo (wc, phon, doccia) come del resto le camere. Ci sentiamo quindi di consigliare vivamente a tutti la “formula fattorie”( l’unico “inconveniente” della nostra I categoria, di cui vi illustreremo in seguito, sarà non trovare sempre libero il bagno : a mezzanotte e dieci occupato così come alle 6.15…ma le stanze sono saranno solo sei, scopriremo, compresa la nostra, e tutte occupate, quindi piuttosto logico!) Chiusa parentesi!!! ++++ Tornando alla nostra prima fattoria, l’unica in cui si è sentito l’ormai familiare odore sulfureo dell’acqua, ci siamo strigliati ben bene e infine gettati sulle nostre provviste. Ora usciamo un poco (io goretex chiuso sotto il maglione islandese comprato a Seydisfjordur l’anno scorso, Thomas, al solito, con una felpa e il goretex slacciato), giusto per immergerci nell’atmosfera della sera sempre chiara, immortalando il laghetto, un’oca niente affatto impaurita da noi che fa la sua passeggiatina, alcuni raggi di sole che catturano i nostri volti. L’odore leggero eppur tenace dell’erba sarà un altro ricordo indelebile, da ritrovare nei momenti acuti di nostalgia, come un oggetto che si ritrova in tasca, dimentichi di avercelo messo. Più tardi, solito cerimoniale di sempre: Thomas rapito nel sonno, io che controllo che le batterie della telecamera e della macchina fotografica si stiano caricando,”Tanto sennò chi lo fa ?”, io che mi alzo dal letto e guardo dalla finestra, catturata dall’azzurro sempre chiaro di una notte che rimane crepuscolo. 23 luglio, mercoledì : Reykjavik-Borgarnes per strada 410+ n.1 Ring Road+ strada 533(sterrato per Km 6) = Km 73. – pomeriggio : Borgarnes-Reykholt-Hraunfossar- Borgarnes = km 134 circa, strada asfaltata dopo i primi 6 km dalla fattoria( strada 533)+n. 54+Ring Road+n.50+n. 518+ritorno: strada 54+n.533 (sterrato km.6). Stavolta la matassa dei grovigli di strade è più complessa. Un’ora e mezza impieghiamo per uscire da Reykjavik. Per tre volte di seguito, infatti , imbocchiamo la strada per l’aeroporto, da dove siamo arrivati ieri. Infine, dopo un’intuizione di Thomas che vuole dirigersi verso un quartiere di periferia sul mare, tiriamo un sospiro di sollievo e gli ultimi sobborghi scompaiono a paco a poco ai nostri occhi. Iniziano le praterie ritrovate, il vento che fa oscillare i fiori “di cotone”, come li abbiamo battezzati noi, le balle di fieno incappucciate. E iniziano a vedersi gli animali: pecore, cavalli, capre. Nei pressi di Akranes imbocchiamo il “ Tunnel delle balene” che ci fa risparmiare la percorrenza del lungo fiordo omonimo. Arriviamo infine a Borgarnes dove facciamo provviste(supermercato Bonus) e il sole, aiutato dal vento che qui soffia parecchio forte, riesce a illuminarci con alcuni suoi raggi. Il mare inizia ad avere riflessi bluastri, poi ci inoltriamo, ripresa la guida, verso la penisola di Snaefellsnes per un breve tratto, giusto per voltare al secondo sterrato che ci conduce alla fattoria prescelta (II categoria), purtroppo senza bagno in camera ma solo col lavabo. E’ un posto molto grazioso, ex casa di pescatori inglese, anche se un tantino inquietante dall’esterno. Ci accoglie una bella ragazza che sta lustrando il pavimento, Thomas quindi carica i bagagli che improvvisamente diventano fuscelli per lui…E bravo! La nostra camera è pulita e carina, un po’piccola ma decorosa, con ovviamente solo due mensole, senza armadio, i letti separati da un comodino. Il bagno è al piano, fornito di ogni necessità. Le stanze sono sei, tre col bagno e tre senza (tra cui la nostra), ma la cosa non ci disturberà perché sospettiamo ( e vati saremo) che le altre due stanze senza bagno siano vuote! Il pomeriggio ho organizzato un’escursione a Reykholt, patria di SNORRI, eccellentissimo scrittore delle saghe. Reprimo un piccolo istinto di violenza quando la cassiera del museo ci informa che l’ora di chiusura sarà tra quaranta minuti (coiè alle ore 18.00) e che quindi il tempo sarà troppo poco per leggere in inglese le informazioni sull’antico islandese, autentico, del milleduecento, appeso ai muri sotto forma di pergamena. Thomas si limita ad annuire convinto, io invece esco stizzita perché mi sarei accontentata di dare solo un’occhiaia alla lingua originale, e mi sarei emozionata anche senza capirci nulla, visto che non posso stare in piedi molto per sperare vanamente di decifrare molte parole d’inglese. Quindi, delusa, esco e perlustro l’esterno della chiesa, dove all’interno rimane il museo. Poi mi accorgo di una scuola chiusa e una pozza non molto grande dove si dice che Snorri facesse il bagno. Mi chino per toccare l’acqua e decido che ventinove gradi saranno di sicuro. In breve mi accorgo di una corta e stretta costruzione che doveva appartenere alla cantina di Snorri. Qui, leggo sulla guida Lonely Planet, costui fu ucciso a colpi d’ascia da un suo rivale politico, col beneplacito del re di Norvegia…Non posso fare a meno di rabbrividire..Dio santo, la vita a quel tempo non valeva un solo centesimo!!! Thomas intanto mi raggiunge, filmiamo la statua di Snorri che troneggia a poca distanza e ce ne torniamo in auto. La seconda tappa saranno le cascate di Hraufossar, dopo aver cercato invano un bar per motivi urgenti e di acqua. (ho scordato la mia indispensabile bottiglietta in fattoria). Thomas, detto anche “Terminator”, invece non ha bisogno di nulla. Per un po’ cerco di spegnere gli ardenti tormenti della sete, quando infine ci rendiamo conto di cosa rappresentano le cascate di Hraufossar. Sviluppatesi sopprattutto in lunghezza, sono un capolavoro di grazia e poesia: cascate e cascatelle a manciate formano laghetti, ovunque il muschio delizia il tutto col suo soave profumo. Ma ecco un altro miracolo: la giornata è ora aperta e quindi il sole intreccia barbagli su ogni centimetro d’acqua. Attraversiamo il ponte della cascata di BARNFOSS prima di accorgercene. Qui due bambini, leggiamo poi su un cartello in pietra, un giorno lo attraversarono ed annegarono, perché la grossa pietra su cui misero i piedi sventuratamente cadde nel fiume. A parte l’eco di questa tremenda disgrazia, rimane un bellissimo caleidoscopio di sfumature e colori in fondo alla rètina e iniziamo a dirigerci sulla strada del ritorno. I vari incroci e la stanchezza ci fanno perdere per almeno due volte la strada. Io nel frattempo ho ripreso le forze, perché un bar esisteva davvero ed era proprio vicino al museo di Snorri, quindi mi sto scolando quasi un litro d’acqua e sono finalmente andata in bagno. Thomas invece ha perlustrato una seducente islandese (la proprietaria del tanto agognato bar) e scopre che ha una tutina leggerissima nera, sorretta da spalline. Come farà a vestirsi così a dodici gradi? Questione d’abitudine unita a un pizzico di civetteria? E’ un tantino volgare o sarà anche che sono un po’ invidiosa di costei? Comunque, abbiamo approfittato del posto di ristoro per comprare i viveri e finalmente torniamo alla fattoria, dove ci gettiamo su panini e deliziosi cioccolatini a forma di uovo. Uno per uno, schizziamo appena dopo sotto la doccia che per fortuna è libera. Notte tranquilla, interrotta appena da un mio, unico, provvidenziale risveglio di soprassalto,accorgendomi di un raggio di sole che sta filtrando dalla tenda scura. Afferro come un automa la telecamera e filmo il sole che sta spuntando dietro la collina. Intorno parlano il silenzio e il lievissimo scroscio di un piccolo fiume.



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