Icelandia 2014: la terra del ghiaccio e del fuoco

Tour on the road dell'Islanda da Reykjavik e Reykjavik
 
Partenza il: 01/05/2014
Ritorno il: 09/05/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

5 maggio 2014: “Tra bricchi innevati e renne verso Myvatn”

Partiamo presto, ma la prima vera tappa sempre sulla 1, dopo un inquietante tunnel che sembra scavato a mano nella roccia, stretto, lungo e buio con tanto di gigantesco portone tondo tipo ingresso degli inferi, l’attraversamento di un passo montano d’altri tempi su strada sterrata, con cumuli di neve di 4-5 metri per lato in cui era scavata, come al giro d’Italia del ’49 di cui conservava le pendenze, ma anche la compagnia di tantissime renne tipiche della zona e alcune foche sulla riva, la facciamo ad Egilstadir, una cittadina insignificante, che per la sua posizione è un interessante crocevia, ed in particolare un ottimo punto di partenza per raggiungere il luogo deputato al nostro pranzo, Seydisfjördur.

Imbocchiamo la 93 e scaliamo un altro monte; questa volta è asfaltato, e l’assenza di nebbia e strizza, ci fa godere di un ambiente unico, così com’è immerso nella neve, che sterminata ci fa sentire oltre la barriera di Game of Thrones.

Da Seydisfjördur parte il traghetto per l’Europa, il paese ha un’atmosfera particolare, probabilmente negli anni passati ha avuto una vita differente, tuttavia non vale la meravigliosa strada che percorriamo per arrivarci. Questa parte dell’Islanda, i fiordi orientali pur bellissima, è, a nostro parere, quella meno interessante confrontata col resto di un’isola in cui ogni centimetro fa strabuzzare gli occhi. Arrivati ad Egilstadir riprendiamo la 1 in direzione del lago Myvatn. Attraversiamo degli altopiani meravigliosi, tutti neri di lava e bianchi di neve. Non possiamo non fermarci ad ammirare questa meraviglia polare. Il sole brucia sulla pelle, il termometro segna -1°, e lo sferzare di un forte vento polare, rende la sensazione unica. Ad incrementare la stranezza, ci pensa, dopo pochissimi km, un repentino cambio del paesaggio, il nero e il bianco lasciano il posto all’ocra e il giallo del paesaggio lunare di Hverir. Scendiamo dalla macchina e un odore di zolfo al limite del sopportabile ci investe, il fumo che inonda tutto l’ambiente si sposa con le cento pozze di acqua sulfurea ribollente. È bellissimo.

Scolliniamo, ed ecco ancora un altro tipo di vista, l’ennesima: un lago in lontananza, fumo di sorgenti termali qua e la e tutta lava nera e verdastro intorno. Arriviamo a Reykjahlìd, nell’omonimo hotel ci attende una bella stanza vista lago, e una ragazza, solitamente gentile, ma insolitamente carina, che ci indica la strada per i bagni termali di Myvatn e ci fornisce degli asciugamani per andarci. I Myvatn Natural Bath sono molto belli, i secondi per importanza e dimensione dopo la Blue Lagoon, vicino alla capitale, dove noi per opportunità più che per scelta non andremo. Acqua sulfurea azzurra a 35°- 40° in mezzo ai vulcani con vista sugli altopiani innevati…imperdibile. La sera ceniamo in un ristorante vicino all’hotel, l’unico.

6 maggio 2014: “Il grande nord”

Una stupenda colazione ci dà il buongiorno, la nostra inconfondibile auto ci fa fare amicizia con due ragazzi inglesi con cui ci siamo incrociati il giorno prima in mezzo al nulla e che, grazie a lei ci riconoscono. Le tappe plausibili sono poche ed è facile incontrare la stessa gente più volte. A pochi passi dall’albergo visitiamo le pozze di Grotagna e le falde di Storagja, perdibili. Imperdibile è invece, poco lontano l’ascesa a piedi al vulcano Hverfell. Un’esperienza unica, bellissimo da sotto da sopra da dentro da fuori, costa una sudatina, ma che sarà mai.

Poco lontano arriviamo al campo di lava di Dimmuborgir. Ci sono diverse possibilità di percorsi per muoversi all’interno del parco, ognuno corredato da lunghezza e tempo di percorrenza, uno dei due più brevi è sicuramente sufficiente per apprezzare un luogo, in ogni caso suggestivo. Accenniamo una passeggiata in un boschetto sul lago, ma desistiamo quasi subito per fermarci a sud del Mivatn tra Skutustadir e Arnarvatn dove si gode un panorama straordinario con piccole collinette che sembrano vulcani e la parte del lago ghiacciato. qui benzina e Souvenir. Riprendiamo la 1 verso ovest e dopo qualche decina di km ci fermiamo alle spettacolari cascate Godafoss, eccezionali. Passiamo per Akureyri, la capitale del nord senza fermarci, e imbocchiamo la 82 verso nord entrando nell’affascinante penisola di Tröllaskagi.

La nostra meta è Siglufjördur il posto più a nord che raggiungeremo; arrivati al paesino tramite un lunghissimo tunnel che da una decina di anni lo collega al lato est della penisola, ce ne innamoriamo subito, è desolato e unico, un tempo era la capitale della pesca all’aringa e migliaia di addetti vi lavoravano tutto l’anno, ora si sta riprendendo dalla lunga crisi che l’ha colpito, è magnifico così com’è silenzioso adagiato in un’insenatura tra alte montagne innevate, qui il panorama è ancora diverso e, come il tempo, cambia sempre. Ci mettiamo un po’ a trovare l’albergo (Sigluness) ma in compenso appena lo troviamo è chiuso, chiamiamo il proprietario che gentilissimo arriva subito e ci offre pure una birretta, oltre a illustrarci in una grande cartina d’epoca la strada da fare il giorno successivo, ci accompagna alla stanza e i congeda. Il posto è carino sembra uscito da un film di Kaurismaki, tutto è volutamente vintage. La struttura è al completo c’è un gruppo di americani, che vengono a sciare da queste parti. Un piccolo relax ci separa da un giretto nel paese deserto che ci ricorderemo. Ceniamo in un pub e, in piena luce, verso le 23 ci ritiriamo in quanto domani ci aspetta una tappa molto tosta.

7 maggio 2014: “Occidente islandese”

Ci svegliamo molto presto, in macchina ci aspetta la colazione… oggi abbiamo tanta strada da fare e tante cose da vedere, a cominciare dalla Corniche con vista sul polo nord che percorriamo alle 7 del mattino desolata e vertiginosa a strapiombo sul mar Glaciale Artico, non prima di aver infilato un tunnel, il più inquietante possibile che ci apre la strada sulla costa. Una piccola sosta a vedere e fotografare gli isolotti del fiordo Skagafjördur è immancabile, non foss’altro per il nome. Una breve pausa alla chiesetta di Hofsòs, sempre sulla 76, quindi dalla 75 imbocchiamo la stradina interna 744 per attraversare la penisola di Skagi fino a raggiungere Blonduòs con la 74 per pausa benzina e colazione.



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