I monti Pallidi

Tra vette, foreste e prati delle splendide Dolomiti
 
Partenza il: 18/07/2015
Ritorno il: 24/07/2015
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

I Monti Pallidi della Val Badia (18-24/07/2015)

Ci siamo tornati, per la terza volta in un anno. In Val Badia, un angolo tra i più belli della nostra bella Italia. Dopo tanti anni abbiamo riscoperto le montagne, quelle vere. Chissà perché dai tempi del campeggio con i figli ce n’eravamo un po’ dimenticati. Tenteremo di riprendere un po’ di tempo perso! Per fortuna quassù il tempo sembra correre più lentamente. Lo spettacolo di queste impervie vette che si levano, quasi irraggiungibili nel cielo azzurro, dai verdi prati e dalle scure abetaie lascia senza parole e commuove. Le rocce poi cambiano colore e aspetto durante l’arco della giornata e sono bellissime al mattino presto con l’aria tersa, magari dopo la pioggia notturna, o alla sera quando diventano rosa con il calare del sole (i Monti Pallidi!)

Questa volta non siamo soli ma in compagnia di una coppia di amici esperti di montagna e come noi non giovanissimi! Come nostra abitudine per soggiornare scegliamo una località defilata rispetto alle note mete della valle e optiamo per una pensione nei pressi del delizioso paesetto di Antermoia a pochi chilometri da S.Martino de Tor verso il passo delle Erbe. Ottima scelta.

Naturalmente il modo migliore per scoprire le bellezze di questo paradiso ( non per niente Patrimonio dell’Umanità…) è quello di camminare. E così facciamo.

Il giorno seguente all’arrivo decidiamo di fare l’escursione intorno al Putia che già avevamo in progetto l’anno passato. Il Putia è uno spettacolare “sasso” che si eleva per 2875 metri quasi solitario fra estesi prati, abetaie e ed uno scosceso canalone che lo separa dal Geisler. Il paesaggio è vario ed è bellissimo specialmente sul versante che guarda Longiarù .Si parte dal passo delle Erbe( 2000 mt) e si raggiunge la forcella del Putia a 2360 percorrendo con un po’ di affanno il ripido canalone. Da qui si può salire alla vetta ( il prossimo anno, forse…), ma noi scendiamo attraverso gli splendidi prati per poi risalire al passo Goma e quindi nuovamente alla partenza dopo un percorso di circa sei ore. Non male per noi vecchietti ! La difficoltà è considerata media e il dislivello totale è di circa 600 mt . In mezzo ai prati con alle spalle il Putia e davanti la foresta ci siamo fermati alla Utia Vaciara, semplice malga, dove ci siamo rifocillanti con una Rader (birra e limonata) ed un buonissimo strudel .Senza dubbio la più bella sosta del nostro soggiorno (e anche la più economica !) Tornati alla pensione, sosta alla annessa wellness, riposino, cena e a letto. Si dorme da… papi!

Oggi ci dedichiamo a un po’ di storia, sulle tracce della Grande Guerra, ricordando che un nonno di mia moglie è un Milite Ignoto del 1916. La zona del Lagazuoi/Falzarego fu una zona di confine e quindi di aspri combattimenti tra Italiani ed Austriaci. In auto da S. Cassiano seguendo la panoramica strada raggiungiamo il passo Valparola ed attraverso la solitaria e sassosa depressione di Tra i Sass raggiungiamo il passo del Falzarego. Nella zona si trova il più esteso ed articolato Museo della Grande Guerra delle Dolomiti. L’area comprende il Museo all’aperto del Lagazuoi con postazioni trincee , gallerie scavate nella roccia, ricoveri e magazzini , quello delle Cinque Torri con il comando dell’artiglieria italana, il Museo dei Tre Sassi ed il Sass de Stria… I sentieri, oltre che a percorrere una delle zone più panoramiche delle Dolomiti, attraversano postazioni e gallerie italiane ed austriache che permettono una ricostruzione della dura vita del fronte alle alte quote e la strategia della guerra di mina quassù combattuta. Noi ci fermiamo a visitare l’interessantissimo Museo di guerra dei Tre Sassi che si trova all’interno dell’omonimo forte austriaco che sbarrava il passo di Valparola e che con i suoi 10000 reperti testimonia le vicende militari e civili di quel triste tempo di guerra. Dal museo seguendo un sentiero in discesa si raggiunge il così detto villaggio Edelweiss e cioè la linea difensiva austriaca con baracche, trincee, postazioni, magazzini. E qui troverete tante stelle alpine… Terminata la visita torniamo in val Badia e da S.Leonardo (Badia) saliamo con la seggiovia sfiorando gli abeti, in un silenzio che non osiamo rompere, per raggiungere il santuario St.Croce (La Crucs) a ridosso delle imponenti pareti dell’omonimo Sas. Magnifico ! Visitiamo il piccolo santuario che conserva un’Invenzione della croce del 1570 e poi vinti da normali bisogni ci rifocilliamo con un panino e la solita birra. Scendiamo a piedi ed in circa due ore siamo a St.Leonardo. Durante il tragitto piove per qualche tempo, niente d’importante, ma così inauguriamo le mantelle impermeabili! Giornata finita: wellness, riposino, cena e a nanna dopo un buon bicchierino di grappa.

Rifugio Genova, anche questo era nelle mete segnate nell’agenda degli impegni. Ci si arriva seguendo molti sentieri ma noi decidiamo di partire dal parcheggio di Pares (Longiarù) dove lasciamo l’auto. Imbocchiamo il sentiero 5 che ci porta alla forca de Furcia, quindi con il 3 allo Juvac (2450 mt) sempre in salita! Soliti panorami bellissimi prima tra abetaie, poi tra prati e rocce. Fanno da sfondo il Putia, l’Odles-Puez e la verdeggiante valle di Longiarù. Ci fermiamo spesso per ammirare quello che la natura ci ha regalato. Dal Juvac la cosa si fa seria perché dobbiamo scendere seguendo un sentiero ripido, sassoso, roccioso, stretto e con “sprofodo” profondissimo a destra .Con molta cautela arriviamo finalmente al Genova con la moglie ferita al naso per caduta per fortuna in luogo non pericolosissimo. Al Genova medicazione e pranzo a base di frittata dolce con mirtilli ( dal nome improponibile, ma ottima), birra e latte per la moglie. Rinfrancati si scende per il sentiero 4 verso Longiarù e la valle dei Mulini. Lasciati i prati si entra nel bosco seguendo il sentiero scosceso e scivoloso per la pioggia della notte. Bisogna fare attenzione, ma fiori ed arbusti sono così rigogliosi e colorati che sembra di attraversare il Jurassick Park. Scendiamo a picco per poi entrare nella più dolce valle dei Mulini e quindi a Seres/Miscì e Pares. La valle dei Mulini, già nota, è caratteristica per i suoi mulini alimentati dall’acqua del ruscello, che scende veloce, attraverso condotti ricavati da tronchi d’albero. Un mulino è ancora funzionante e visitabile. Escursione terminata dopo 950 mt di dislivello totale ( però !) e finale di serata come al solito.

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