Havana, Trinitad e Val di Vinales fai da te

3 novembre Oggi, giorno della nostra tanto attesa partenza per L'Avana, ci svegliamo sotto il cielo di Madrid battuta da una pioggia torrenziale. Cosa fare con un tempo simile, se non recarsi all'aeroporto almeno un'ora prima del previsto? Ogni altro piano della giornata, molto più allettante, è spazzato via da un tempo talmente infame che ci...
 
Partenza il: 03/11/2006
Ritorno il: 13/11/2006
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

3 novembre Oggi, giorno della nostra tanto attesa partenza per L’Avana, ci svegliamo sotto il cielo di Madrid battuta da una pioggia torrenziale. Cosa fare con un tempo simile, se non recarsi all’aeroporto almeno un’ora prima del previsto? Ogni altro piano della giornata, molto più allettante, è spazzato via da un tempo talmente infame che ci fa solo desiderare di essere al più presto sotto il cielo caraibico. Anche per quello, sospetto, il volo è sembrato interminabile.

Orario di decollo previsto da Barajas: 15.05. Alle 12 siamo già al banco del check in della Air Europa, affollato che sembra ferragosto. Lo avevamo già capito da soli, prima di averne la conferma, che l’aereo partirà senza nemmeno un posto libero.

A fatica arriva il nostro turno: biglietti in regola, passaporti pure, ma a sorpresa senza il Visto turistico non si parte. All’hostess peraltro gentilissima spieghiamo che il consolato cubano In Italia mi aveva assicurato che potevamo farlo all’aeroporto di Josè Martì una volta arrivati, stessa risposta avevo avuto dall’Avana. L’hostess è inflessibile: le disposizioni di Air Europa parlano chiaro, niente visto niente volo. Poco male, il tempo non ci manca e tutti i tour operator dell’aeroporto vendono il visto allo stesso prezzo del consolato, 15 euro a persona. Rimaniamo però con il dubbio di sapere se da Milano invece un’altra compagnia ci avrebbe fatto salire lo stesso Rifacciamo al coda al check in e alla fine, nonostante il largo anticipo, abbiamo giusto 10 minuti per un panino veloce prima dell’imbarco per un volo che parte spaccando il secondo.

Le ore di viaggio previste sono nove e la vicina di posto simpatica con cui chiacchierare lo rende piacevole ma non più corto. Air Europa si distingue per il cibo molto buono ma per il servizio molto cattivo: cuffiette a pagamento, personale di volo assente. Dove sono stati imboscati per le nove ore di volo per noi è rimasto un mistero, le chiamate dei passeggeri rimanevano disattese nella metà buona dei casi! Arriviamo all’aeroporto alle 18 del pomeriggio, almeno secondo l’ora locale.

Il nostro più grande desiderio è posare il bagaglio nella nostra stanza ma ci scontriamo con la burocrazia pedante dell’ufficio immigrazione cubano. Almeno cinque minuti buoni per passeggero per controllare non si sa bene cosa, alla fine ci mettiamo più di un’ora prima di poter anche solo pensare di raggiungere i nostri bagagli. Per un attimo quando vediamo dei camici bianchi temiamo ci tocchi anche la visita medica ma siamo arrivati a Cuba o a Ellis Island?? Per fortuna dopo averci chiesto da che paese veniamo ci lasciano passare senza neppure sentirci il polso.

Superati i medici, recuperiamo finalmente i nostri bagagli dal mucchietto dove erano stati gettati. Dopo un veloce prelievo di pesos convertibili alla cassa automatica (la coda pure al cambio non possiamo reggerla oggi!) siamo in un taxi a tempo di record (almeno quello), diretti in Via Consulado in Centro Habana dove ci aspetta la nostra prima casa particolar. Quando il tassista ci deposita davanti alla porta della casa sono passate le otto, Via Consulado è in tripudio di suoni che ci investono appena apriamo le portiere.

I bambini giocano per strada e gli adulti chiacchierano sulle porte e dai balconi delle loro case, mentre l’aria è piena della musica che esceda tutti gli edifici. La porta di Miriam, come quella di molte altre nella via, è spalancata, scopriremo ben presto che qui è un’abitudine.

Entriamo chiamandola per nome, visto che non troviamo campanello, e lei ci si fa incontro. Ci mostra subito la nostra camera, davvero superiore a ogni aspettativa: talmente grande da poter ospitare quattro persone, ha anche il frigo e l’aria condizionata, oltre al bagno privato. Lasciamo i bagagli in mezzo alla stanza, siamo troppo stanchi anche solo per guardarli, preferiamo dedicare le ultime forze a un giro a piedi dell’isolato mentre Miriam segna i nostri passaporti sul suo registro, pratica che nessuna casa particolar scorda di fare. La nostra Via è al confine tra il Centro Habana e Habana Veja, e al confine staziona un poliziotto. Un po’ ci sorprende, ma poi ci abitueremo anche a questo.

Camminiamo tra le case, notando come per loro sia davvero un’abitudine lasciare che la vita di strada sia parte della vita che si svolge all’interno delle loro case. Mi rimane impressa un’immagine: una casa fatiscente all’esterno, le pareti all’interno dipinte di un blu vivace. Dalla porta e dalle finestre spalancate, si vedono le tre generazioni che la abitano, sedute su delle sedie a dondolo nella grande stanza, davanti alla tv accesa chiacchierano e ridono. Rimpiangiamo di non avere la macchina fotografica ma forse una simile foto sarebbe davvero una grossa invasione della loro privacy.

4 Novembre Ci svegliamo all’alba, l’orologio puntato sull’ora locale segna appena le sei. Venendo da un altro fuso orario è dura pretendere di più da noi stessi. Molto prima delle otto siamo già in strada e percorriamo il Prado, ufficialmente Paeso Josè Martì, nei colori un po’ rarefatti di una giornata non soleggiata, che tinge gli edifici di un colore splendido.

Vedere il Prado come primo assaggio di Cuba ha qualcosa di magico, soprattutto se si ha la fortuna di vederlo quasi deserto ha qualcosa di surreale.

Mentre lo percorriamo lenti, sbirciando in ogni vicolo che ci sembra interessante, risaliamo fin verso l’Habana Veja sbucando nella piazza del Capitolio. La somiglianza con quello di Washington è evidente per chiunque abbia visto quello americano anche solo in foto, eppure colpisce il suo stridore quasi tra le auto anni 50, i bici e i cocotaxi e le case degradate che si affacciano sulla sua piazza. Mentre scendiamo a piedi verso le Quattro piazze intorno alle quali si stringe il nucleo architettonico dell’Habana Veja veniamo invitati a diversi generi di contrattazione: acquisto di sigari, di ron (il rum), cubani che si offrono da guida turistica, basta un gentile rifiuto e quindi la sensazione di essere assediati a cui ci avevano preparato non l’avvertiamo più di tanto, forse proprio perché manca l’insistenza.



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