Granada tra storia, natura e cultura

Il fascino del connubio tra cultura occidentale e tradizioni arabe
Scritto da: andreacolombo
granada tra storia, natura e cultura
Partenza il: 09/08/2012
Ritorno il: 14/08/2012
Viaggiatori: 1
Spesa: 500 €

Alla scoperta del capoluogo dell’omonima provincia dell’Andalusia. Un intenso tour di quattro giorni per conoscere meglio le meraviglie di questa importante città spagnola. Buena lectura!

“Granada: città del sole e dei fior”, cantava Claudio Villa commemorando la magnifica città andalusa. Nulla di più vero: sole e fiori, ma anche altro. Una città viva ed accogliente da scoprire passeggiando, lasciandosi affascinare dal connubio tra cultura europea ed influsso arabo. Sebbene il mese di agosto sia particolarmente caldo (con picchi di 48°C segnalati dal termometro di Plaza Nueva), visitare la città in questo periodo è meraviglioso: turisti e residenti (in numero non eccessivo) si integrano perfettamente e la città semi-deserta ben si offre ai suoi ammiratori.

Il viaggio, pianificato con l’ausilio di guide ed informazioni ottenute dal web (www.turgranada.es) e dall’Ente del turismo Spagnolo (www.spain.info) inizia giovedì 9 agosto: Milano Malpensa destinazione Barcellona e da lì decollo verso l’aeroporto Federico Garcia Lorca di Granada, ben collegato al centro della città con una navetta il cui percorso prevede diverse fermate, una delle quali davanti alla Cattedrale, a pochi metri dall’hotel che ho riservato. Il bagaglio è limitato all’indispensabile, ho deciso di viaggiare solo: emozioni, colori, suoni e ricordi saranno il vero “overweight” che condurrò con me al rientro dopo quattro giorni dedicati all’esplorazione della città andalusa. La mappa che mi accompagnerà è un quadro astratto, a causa delle mie annotazioni di mercati, monumenti, musei, locali, fermate di bus e bar/ristoranti, alcuni dei quali con cucina gluten-free. Nonostante conviva perfettamente con la celiachia (intolleranza al glutine), di rado viaggio con provviste di alimenti preconfezionati; preferisco nutrirmi con alimenti naturalmente privi di glutine (carne, pesce, verdura, frutta, uova, etc) e curiosare nei negozi e nei ristoranti tipici assaggiando portate a me consentite. Le intolleranze, sebbene vincolanti, non devono rappresentare una schiavitù, pertanto l’abile viaggiatore deve sviscerare una grande capacità di adattamento: il panorama di una città millenaria, i colori dei ventagli, le fontane ben curate e la musica dei gitani sono il vero cibo, per l’animo e la mente.

Inauguro il mio tour venerdì mattina: osservando le massaie granadine rimaste in città mentre affollano il mercato coperto di S. Agostino (dietro la Cattedrale), mi defilo tra le bancarelle dopo aver recuperato dell’acqua e della frutta da consumare durante l’incessante percorso che mi aspetta. Meta prescelta: il Sacromonte, da cui è possibile vedere uno splendido panorama di Granada. I bus sono frequenti, ma preferisco camminare: marciando all’ombra e con qualche sosta, in circa quaranta minuti dal centro città si giunge all’Abbazia del Sacromonte (XVII secolo), dove sono ubicate le catacombe in cui si narra il martirio di San Cecilio, patrono della città. La visita all’Abbazia (euro 3,00) è guidata ed avviene in gruppi di almeno tre persone; pertanto se viaggiate soli dovrete sperare di imbattervi in altrettanti visitatori onde evitare che dopo una faticosa camminata si rischi di rientrare alla base senza aver visitato uno dei monumenti più caratteristici di Granada. Il percorso verso il Sacromonte è particolare, sarete attratti da piatti utilizzati come ornamento disposti sulle pareti delle abitazioni e grotte adibite ad abitazione da parte dei gitani, ben integrati con la popolazione granadina. E’ questo il quartiere in cui nacque la zambra, danza caratteristica che alcuni ritengono versione primordiale del flamenco, altri una variante e nelle tipiche cuevas, la sera è possibile assistere a spettacoli variopinti e travolgenti.

Terminata la visita dell’Abbazia ripercorro il camino del Sacromonte, raggiungendo l’Archivio di Stato (Casa del Chapiz), un luogo poco conosciuto dai turisti, cui è possibile accedere gratuitamente e visitare il cortile interno, piccolo ma ben curato giardino, ove il silenzio è interrotto solo dal rumore del getto d’acqua di una graziosa fontana. Mi dirigo verso l’Albaicin, il quartiere arabo, che, attraversato all’andata pareva deserto: è tarda mattinata e un brulichio di persone, strade piccole, vicoli ciechi e piazze poliedriche rendono difficile orientarsi. Perdersi è un piacere: modeste botteghe, balconi ben curati, marciapiedi inesistenti, un sali e scendi di viottoli e cancelli in stile moresco che delimitano le proprietà. Contrariamente ad alcune voci che lo ritengono un quartiere insicuro è in realtà un piccolo borgo situato sulla collina di fronte all’Alhambra, in cui è possibile camminare tranquillamente anche nei meandri più insoliti; è indubbio che nelle ore notturne, vista la scarsa illuminazione e il dedalo di vie, sia poco consigliato addentrarsi. Alle ore 14:00, dopo un rapido sguardo all’Iglesia del Salvador raggiungo il mirador di San Nicolas, da cui si vedono la Sierra Nevada e l’Alhambra, imponente roccaforte araba la cui visita per chi giunge a Granada è tappa obbligatoria: un panorama meraviglioso, decisamente più suggestivo di quello offerto dal mirador di St Cristobal. In Plaza Larga (cui si accede attraverso l’Arco de las Pesas) il mercatino è in pieno fermento, poche ma affollate bancarelle; trattandosi prevalentemente di generi alimentari non ritengo opportuno fermarmi e proseguo per Plaza San Miguel Bajo, verso il Monastero di Santa Isabella e il Palazzo Dar-Al-Horra: non nascondo la difficoltà nel riconoscere quest’ultimo, ubicato al termine di un vicolo cieco (sfortunatamente l’accesso al palazzo è consentito solo dal martedì al giovedì, contrariamente a quanto riportato sulla maggior parte delle guide turistiche). Procedo inerpicandomi nei meandri dell’Albaicin: la temperatura raggiunge i 43°C, è ora di una sosta poichè, complici il caldo e l’aver camminato a lungo, temo di aver perso l’orientamento. Una granita è di aiuto e l’Alhambra e la Cattedrale sono il riferimento per recuperare la bussola: giunto alla Puerta de Elvira (ingresso principale al quartiere arabo), mi concedo una pausa per pranzo. Osservo, fotografo e rifletto: viaggiare da soli è un eterno porsi domande, indagare, scrutare e scorgere dettagli che altrimenti passerebbero inosservati. Sebbene la camminata mi abbia affaticato decido di proseguire a piedi: la città non è grandissima e passeggiare è il modo migliore per carpire i segreti del luogo.

Alle ore 16:45 riprendo il cammino lungo la Gran Via de Colon, da cui raggiungo la Cattedrale (ingresso € 4,00) e la Cappella Reale, (ingresso euro 4,00) in cui sono seppelliti Ferdinando di Spagna e la Regina Isabella. Se non fosse per il cancello in ferro battuto, le arance che pendono dagli alberi ed il cartello che indica i monumenti, avrei rischiato di non vederli, considerata la perfetta integrazione con il contesto architettonico. Un fervido consiglio per risparmiare tempo e denaro per l’accesso a musei, monumenti e parchi: munitevi del “bono turistico”, un pass acquistabile (anche via internet) da ritirare in seguito presso gli sportelli bancari, uffici del turismo o biglietteria del Parco delle Scienze: per 3 o 5 giorni consente l’ingresso alle principali attrazioni ed è valido anche per alcune tratte sui bus cittadini (http://bonoturistico.cajagranada.es). Intorno alla Cattedrale è tutto un fiorire di piazze, grandi e piccole (plaza Romanilla, plaza Plasiegas, plaza Bibrambla, plaza St. Agustin) con locali, negozi e vicoli che intersecandosi conducono all’Alcaizeria, un vero e proprio bazar nel cuore della città: artigianato, seta, spezie, incenso e ceramica. Una fitta rete di pertugi in cui districarsi per sfuggire alla canicola e cercare insoliti souvenir, inebriando la vista di colori lucenti e profumi orientali: le vie d’uscita da questo labirinto conducono a vie di passeggio, su cui affacciano bar di tapas e gelaterie. E proprio in una di queste mi fermo per assaggiare un gelato, incuriosito dalla scritta “gelato halal, vegano, sin gluten”, mentre nella vivace Plaza Bib-Rambla mi soffermo ad osservare una giostra ecologica per bambini, ove il movimento è garantito dal pedalare di un atletico giovane che con la sua bicicletta aziona il meccanismo rotatorio. Fortunatamente la zona della Cattedrale pullula di locali e ristoranti tipici, per cui non è necessario percorrere molta strada per cenare e da Plaza Isabel Catòlica, dopo le fotografie di rito alla fontana che nelle ore notturne offre il suo splendore, ripercorro la Gran Via per rientrare in hotel e concedere riposo alle gambe, provate per una lunga giornata ma allenate per il giorno successivo: destinazione Alhambra.

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