Giretti alternativi nella penisola del Sinai

Sharm, Marsa Alam, Piramidi e Luxor… questi gli ingredienti principali di chi sceglie l’Egitto per la propria vacanza, generalmente… ma vorrei consigliare qualcosa a chi, per volontà o per necessità, si rechi a Sharm el-Sheikh una settimana e voglia fare un paio di escursioni alternative. Avendo lavorato là per parecchi mesi, ho avuto...
 
Viaggiatori: da solo

Sharm, Marsa Alam, Piramidi e Luxor… questi gli ingredienti principali di chi sceglie l’Egitto per la propria vacanza, generalmente… ma vorrei consigliare qualcosa a chi, per volontà o per necessità, si rechi a Sharm el-Sheikh una settimana e voglia fare un paio di escursioni alternative. Avendo lavorato là per parecchi mesi, ho avuto modo di effettuare tutte le escursioni e vorrei proprio qui descrivere quelle che mi sono piaciute di più ma che allo stesso tempo sono un po’ meno quotate: la scalata del monte Sinai e il Canyon colorato.

Per quanto riguarda il Sinai, certamente non è consigliabile a chi non ama camminare e a chi non è leggermente allenato, anche se io l’ho affrontato senza nessuno di questi requisiti! Ad ogni modo, la brama di salire per ripercorrere il cammino di Mosè e ammirare dall’alto un’incantevole alba afro-asiatica era così tanta che ho scacciato la fatica dalla mia mente e dal mio corpo e sono brillantemente arrivata in cima! Di solito si parte verso le 22-23 da Sharm, per raggiungere, dopo 2 ore e mezza, le pendici del Sinai a un’altezza di 1600 mt. Da lì inizia il sentiero di strada sterrata, ripido naturalmente (dato che si deve poi arrivare a 2200 mt) e affiancato da un numero interminabile di cammelli, con i quali è possibile salire per un costo di circa 10 euro; lati sconvenienti di questo mezzo di trasporto: la schiena che duole un po’, il fatto che non si può arrivare proprio fino alla vetta del monte, il rischio immaginario (ripeto, IMMAGINARIO!) di cadere giù dal dirupo perché camminano proprio sull’orlo del sentiero e l’odore… tipico dei cammelli! Sentito, ovviamente, anche da chi cammina con le proprie gambe! Comunque, lungo il percorso si trovano quasi una decina di ristori, piccoli bar in cui è possibile fermarsi, bere qualcosa per poi riprendere il cammino calcolando però di stare su prima dell’alba. Una percorrenza media consiste in 2 ore e mezza di strada sterrata e ulteriori 40 minuti di scalini di roccia, ultima fatica, da fare con calma e determinazione, per trovarsi poi appunto nel luogo più alto della catena, a sovrastare tutti gli altri monti, prendere un posticino e aspettare, magari con una colazione al sacco, i fantastici colori dell’alba. Foto, riprese, e via dicendo (che non riescono mai però a riprendere a tutto tondo la meraviglia del momento!) e al limite una visita veloce alla chiesetta cristiana lì sopra, dopodiché si ricomincia con la discesa, che si può effettuare o facendo la stessa strada dell’andata, o scegliendo la soluzione dei 3000 scalini, un po’ più faticosa per le ginocchia ma paesaggisticamente persino migliore dell’altra. Esperienza mistica e spirituale per scoprire l’altro lato della penisola, oltre al mare, cioè… la montagna (e se dico montagna dico freddo! Dipende dai periodi dell’anno ma considerate in media uno sbalzo di circa 30 gradi rispetto a Sharm: armarsi di felpe, sciarpe e pantaloni lunghi in qualsiasi mese).

L’altra escursione veramente interessante è il Canyon colorato, una gola scavata tra le montagne da quello che un tempo era il fiume Watir ma che oggi porta solo qualche segno non troppo apparente dell’acqua. Per arrivare al Canyon, nella zona Nord Est del Sinai, si utilizza di solito la jeep, con la quale si affrontano un paio d’ore di strada asfaltata, da Sharm fino a Nuweiba, e un tempo che può variare dalla mezz’ora all’ora di jeep safari, vale a dire nel deserto tra le dune, facendo percorsi più o meno avventurosi a discrezione dell’autista! A questo punto si inizia la camminata, un primo tratto di discesa, e una quarantina di minuti tra le alte pareti del canyon, in cui si ammirano ininterrottamente colorazioni delle rocce dovute ai vari minerali presenti. Chi usa l’immaginazione potrà anche vedere tartarughe, ranocchi, profili di umani scolpiti naturalmente nelle rocce e gli occhi del diavolo o altre immagini dovute alle colorazioni minerali. Il percorso è abbordabile, sempre per chi abbia un minimo di amore per questo tipo di attività, ma si trovano anche 2-3 punti leggermente più difficoltosi: si tratta del buco della rinascita, (una roccia, in verità, incastrata tra 2 pareti, che crea un buco piuttosto ristretto e in cui bisogna passare – anche i pancioni ce la fanno comunque!) e di una sorta di ponte dal quale bisogna saltare; comunque si sta sempre in compagnia, quindi ci si può dare una mano! L’ultimo tratto è rappresentato da una salita di un quarto d’ora, tramite la quale si arriva a un “rifugio” da cui si vede una parte del canyon e la spianata. Quello che sorprende è in alcuni posti l’intensità dei colori, in altri la naturalezza con cui ti si presentano, al punto che la macchina fotografica (utilizzare una “modalità paesaggio” o qualcosa del genere!) non smetterebbe mai di scattare! Comunque non è un percorso da fare in fretta, quindi c’è tempo di ammirare ciò che si vuole e di cercare, magari, anche qualche piccolo animaletto del deserto… In genere la gita del Canyon viene abbinata con il pranzo in spiaggia a Nuweiba – città poco turistica e quindi tranquilla, in cui vale la pena fare un giro, e Dahab – città hippy nota per lo shopping; al monte Sinai invece non è possibile non fare una visita, per quanto veloce dato che sarà mattina presto, dopo una nottata di camminata, al monastero di Santa Caterina, che si trova proprio sulla via del ritorno. Consiglio: per chi ha ancora un po’ di energie, si può salire sulla montagnetta di fronte al monastero cosicché si può vederlo e fotografarlo dall’alto, dato che è scoperto. E con questo concludo… sperando di aver dato consigli utili e idee originali (ovvio che sono comunque escursioni vendute da tutti i tour operator e agenzie turistiche, quindi, mi si potrebbe ribattere, non ho scoperto l’acqua calda, ma il mio intento era quello invogliarvi a farle!) vi saluto, maassalama!



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