Giordania del Nord: Madaba, Jerash e i castelli del deserto

Tour autogestito tra le più belle località del nord del paese
 

Jerash

Il giorno successivo lo dedichiamo alla visita del sito romano di Jerash, direi che con Petra e Wadi Rum uno dei must da non perdere se si viaggia in Giordania. Entriamo nel sito attraverso l’Arco di Adriano e trascorriamo circa 4 ore camminando tra le rovine, ammirando il Foro ovale con il suo colonnato che tanto ci ricorda quello del Bernini di Piazza san Pietro, i due bellissimi teatri, il ninfeo, il tempio di Artemide.

Dopo avere mangiato qualcosa, ci rechiamo ad Ajlun per visitare il castello, la cui caratteristica principale è la sua posizione, sorge infatti sul Monte Auf a circa 1250 metri di altitudine da dove si ammirano bellissimo panorami delle vallate circostanti. Dedicate almeno un paio di ore per questa visita più una mezz’oretta di strada per arrivarci.

Il giorno successivo partiamo alla volta di Um Qais (chiamato Gadara dai romani), il sito non è grande come Jerash e ad un primo impatto sembra deludere un po’, ma poi ci si trova davanti un colonnato in roccia basaltica nera e un bellissimo decumano in pietra chiara e soprattutto a panorami meravigliosi sulle vallate e montagne circostanti e in lontananza sul lago Tiberiade. Pranziamo nel ristorante del sito con una spettacolare vista panoramica di fronte. Per rientrare a Jerash, decidiamo di fare la strada che scende nella valle del Giordano, avevamo letto che avremmo potuto incontrare dei posti di blocco a causa della vicinanza con Israele e così è stato, i militari che ci hanno fermato tuttavia hanno solo controllato i documenti e ci hanno chiesto se parlassimo arabo.

Dopo un’altra serata di sfide a biliardo e una notte di sonno, partiamo alla volta di Betania oltre il Giordano. Devo dire che siamo stati in dubbio fino all’ultimo sul fatto di inserire o meno questa tappa. Si tratta sicuramente di un tour molto turistico, non è consentito andare da soli a vedere il sito del battesimo di Gesù, ma si viene accompagnati da una guida che poi conduce i turisti sulle rive del fiume Giordano dove volendo ci si può immergere nelle sue acque limacciose di colore marroncino. Alcuni pellegrini sulla sponda opposta, quella di Israele, si bagnano completamente nel fiume usando una tunica bianca che viene venduta nel negozietto di souvenir, noi ci accontentiamo di immergere i piedi. Alla fine, che si sia credenti o meno, si tratta di una visita toccante e siamo stati contenti di esserci andati. Considerate un paio di ore in complesso.

Ci rimettiamo in cammino verso il Mar Morto, dove trascorreremo una notte in un resort e, pur avendola pagata tantissimo per i nostri standard, ci siamo goduti ogni secondo di questa tappa. Il Dead Sea Spa hotel è molto confortevole e soprattutto ha una spiaggia privata raggiungibile a piedi dove sono offerti teli per asciugarsi dopo il bagno, doccia, lettini e grandi bidoni pieni di fanghi da spalmarsi sul corpo.

Avevamo letto tanto sulle sensazioni che si provano facendo il bagno nelle acque salatissime del Mar Morto, ma devo dire che finché non si prova non ci si rende conto di cosa significhi veramente. Il più completo galleggiamento, una sensazione di perdita di peso e di smarrimento per non riuscire a rimettere le gambe in verticale, insomma davvero un gran divertimento… Ci riposiamo delle lunghe visite dei giorni precedenti, ci spalmiamo di fango il corpo e poi ci immergiamo di nuovo nelle acque salate come “da procedura”. Il resort ha anche diverse piscine, un ristorante dove ceniamo molto bene (anche qui avevo letto diverse recensioni negative e non corrispondono alla nostra esperienza, sia per la cena che per la colazione) e soprattutto un pub dove troviamo ancora una volta una sala biliardo! E così anche questa serata finisce con l’ennesima sfida…

Una bella dormita e il mattino successivo, dopo un altro bagno e una sontuosa colazione, siamo di nuovo pronti per partire, purtroppo la fine della vacanza si sta avvicinando. Il nostro programma è di percorrere la strada che costeggia il Mar Morto, ma ci fermiamo per una sosta di un’oretta al bel museo del Panoramic Dead Sea complex che si trova in posizione panoramica sopra la zona dei resort. Nel museo è possibile leggere informazioni sulla storia geologica del Mar Morto, sull’ambiente naturale, fauna e flora e purtroppo anche sulle previsioni future che prevedono un progressivo disseccamento del bacino. Secondo alcuni studiosi se continuasse la situazione attuale, che vede uno scompenso tra la quantità di acqua immessa e quella evaporata, il bacino è destinato a scomparire nel futuro prossimo, con conseguenze sull’habitat naturale della zona sicuramente molto gravi. Percorrendo la strada che dirige verso sud si ammirano panorami spettacolari, la quantità di sale nell’acqua aumenta sempre di più e si possono vedere spiagge saline bianche che spiccano nel blu dell’acqua. La parte più meridionale, che un tempo era ancora sommersa, già ora è completamente seccata.

Giriamo sulla strada che conduce a Kerak lasciando il Mar Morto e arriviamo al castello, che si trova sulla cima di una altura a circa 900 m. La fortificazione ospitava e proteggeva le comunità di religione cristiana ancor prima delle campagne crociate in Terra Santa, l’ingresso avviene ancora oggi attraversando il ponte levatoio sul fossato che circonda il castello. Ci perdiamo nei cunicoli sotterranei freschi e umidi ammirando i grandi locali in pietra con soffitti a volta, considerate un’ora almeno per una visita completa.

Ripartiamo da Kerak percorrendo verso nord la famosa King’s Highway, la Strada dei Re per tornare a Madaba per l’ultima notte in Giordania. Questa strada anticamente era la via di commercio principale che collegava l’Africa con la Mesopotamia, poi fu usata anche come via di pellegrinaggio per i cristiani.

Nel primo tratto la strada attraversa alcuni villaggi ed è abbastanza trafficata, poi man mano il traffico sparisce e dopo circa 40 km si inizia ad intravvedere il Wadi Mujib, il gran canyon della Giordania. Ci fermiamo per una sosta in un negozietto-bar con vista panoramica sopra il canyon, ci beviamo il solito tè aromatizzato e ci riempiamo gli occhi dello spettacolo che abbiamo davanti. Lo sguardo spazia su infinite distese di roccia, la strada scende a tornanti verso il fondo del canyon e poi risale dall’altra parte, in fondo si vede la diga di Almujib con il suo lago artificiale quasi completamente secco. Procediamo verso nord, ogni tanto si vede un asinello solitario sul bordo strada o un gregge di pecore che brucano non si sa cosa visto che tutto intorno è secco e arido e riusciamo ad ammirare il sole tramontare in un cielo rosso fuoco prima di arrivare a Madaba.

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