Gioie e dolori del mio cammino di Santiago

Giorno dopo giorno, il racconto di un viaggio molto terreno e molto spirituale
 
Partenza il: 07/08/2015
Ritorno il: 09/09/2015
Viaggiatori: 2

ci parlano.

6 Settembre – Pedrouzo o Arca o Pino

In Galizia spesso i paesi hanno due nomi e anche gli ingredienti dei prodotti sono scritti in due lingue molto simili. Il medioevo non è mai finito, né qui né in Italia! Siamo a un passo da Santiago e quasi non ci credo. Come a volte non si crede che una malattia o un periodo faticoso possa finire. Domani è l’ultimo giorno che camminiamo. Le gambe sono felici e anche la mente è felice perché ce l’abbiamo fatta e si inorgoglisce quando parla con qualcuno che ha iniziato da poco. Ci rispettano i pellegrini degli ultimi 100 Km e l’ego si vanta un po’ ma poi si ridimensiona, in fondo non siamo ancora arrivati e ancora sul cammino si incontrano lapidi di chi qui ha terminato, a un passo dalla meta. Oggi ho telefonato a mia madre e mi ha chiesto di intercedere per una grazia da chiedere al santo: stare bene ed essere autosufficiente fino all’ultimo giorno. Un congedo veloce senza sofferenza. Parlerò con S. Giacomo domani, anche per lei. Ho fatto un sogno inquietante e simbolico stanotte, nel poco tempo dedicato al sonno nel dormitorio affollato e senza coperte della giunta della Galizia. I sogni in questo cammino hanno scavato nell’inconscio, smontando anche quello oltre a quel po’ che restava della corazza di personalità, nudi senza confini ci presentiamo domani a Santiago e forse questo è il vero cammino dalla nascita alla morte e metaforicamente da S: Jean Pied de Port a Santiago de Compostela.

7 Settembre – Santiago!

Partiti alle 5,30 per arrivare in tempo per la messa di mezzogiorno, grande commozione all’ingresso nella zona cattedrale accolti dal suono di una cornamusa, un salto nel tempo. Poi felicità e gioia e di nuovo commozione nel canto Kirie Eleison e per la comunione, poi visita alla tomba dell’apostolo Giacomo e preghiere per mia madre, per me e per tutte le persone che sono nel mio cuore ora e per un’umanità migliore. Saluti e abbracci a tutti i compagni di viaggio incontrati e persi durante il cammino. Sono tutti qui, siamo tutti qui, in questo angolo del mondo che è diventato una calamita che irradia il suo campo gravitazionale fino all’America e alla Nuova Zelanda, alla Cina e al Giappone e che ha attratto miracolosamente anche noi infinitamente stanchi e infinitamente felici.

9 Settembre

Tornando in treno verso casa ripenso alla metafora del cammino, ritorna in mente la vita e improvvisamente guarisco quel senso di colpa verso mio figlio per quegli anni in cui sono stata male, quegli anni in cui la gioia si era spenta e la vita si era fermata e sento una grande tenerezza e compassione verso me stessa ragazza con un bellissimo bambino dono di Dio da crescere e da educare. Come in questo cammino a Burgos mi sono fermata e per due giorni il dolore al piede mi ha impedito di continuare a camminare e poi ho ripreso soffrendo e massaggiando la gamba tutte le sere, togliendo il fardello dalle spalle e amando serenamente la compagnia del mio uomo e di ogni albero o paesaggio o animale o pellegrino fino a che il dolore è passato e ho potuto riprendere lo zaino e arrivare felice a Santiago e poi a Finisterre; così anche nella vita a volte bisogna fermarsi perché il dolore non ci permette di andare avanti e se anche questo danneggia o rattrista l’entusiasmo del figlio che cresce, fa parte della vita. Da grande capirà e perdonerà. Una madre pur avendo il dovere di nutrire e istruire alla vita i figli è un essere umano che cammina su questa terra dalla nascita alla morte e questa è la sua scuola, la sua opportunità di crescere e acquisire saggezza e consapevolezza. Nessuna comprensione arriva senza l’esperienza, le cadute, le riprese, le gioie e i dolori, le corse e le fermate, le solitudini e le compagnie e ogni aspetto circolare della vita che comprende sempre tutto e il contrario di tutto. Sto tornando velocemente all’inizio del mio cammino percorrendo in un giorno quello che ho fatto a piedi in un mese, scorrono fiumi, montagne e paesi, poi alle fermate persone che salgono e scendono, si salutano, cercano il vagone giusto, si preoccupano. Dicono che quando si muore si rivede velocemente tutta la vita a ritroso e ogni anno, ogni periodo viene compreso e osservato dalla coscienza finalmente libera e infinitamente compassionevole.

Ringrazio ogni presenza visibile e invisibile che ha accompagnato il mio cammino.

Kaveesha Graziella Lambertini

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