Gibuti, le porte del Mar Rosso

Viaggio quasi fai da te a Gibuti dopo essere stati in Dancalia, Etiopia
 
Partenza il: 06/01/2012
Ritorno il: 11/01/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Torniamo nella piana del lago tra i camini lavici, per vedere l’alba che è un altro momento spettacolare. La zona è costellata da sorgenti di acqua calda. Quando la situazione idrogeologica era diversa, i camini eruttavano vapore sotto pressione sbuffando come vaporiere e creando uno scenario da bolgia infernale. I camini si sono formati proprio a causa della proiezione e conseguente ricaduta di terriccio e materiali solidi eruttati dalla sommità dei coni. Oggi il forte abbassamento della falda non consente più che si formi una pressione sufficiente per l’eruzione di vapori dalla sommità dei camini. Sono rimaste solo alcune fumarole, probabilmente destinate anch’esse ad esaurirsi col tempo. Torniamo a Gibuti attraversando i villaggi di Kouta Bouya e Dikhil e il deserto del Gran Bara (un nome un programma….) solo che l’autista, probabilmente inebetito dal qat, pensa che sta facendo la Parigi-Dakar e lo attraversa di volata a 100-120 all’ora sulla sabbia, senza mai fermarsi. La cosa mi fa parecchio arrabbiare, perché c’erano almeno 3-4 punti dove valeva la pena di sostare e scattare delle belle foto, con i monti Goda sullo sfondo, così al termine della volata nella sabbia lo obbligo a rifare una parte del percorso a ritroso e a una velocità compatibile con la visione del paesaggio. Intanto l’autista e la guida litigano scaricandosi la colpa uno sull’altro.

Kouta Bouya e Dikhil

Kouta Bouya e Dikhil sono due villaggi abitati in prevalenza da gente di etnia Afar (l’altra popolazione importante di Gibuti sono gli Issa). Difficile scattare foto a questa gente, estremamente fiera, orgogliosa e riservata. A causa di un maldestro tentativo di foto senza preavviso, una donna Afar mi ha tirato addosso una latta vuota di verdura, schivata per un pelo. In questi casi l’offerta di denaro per scattare la foto può essere addirittura controproducente, se la donna si offende e si irrita come è successo a me, i villaggi mostrano uno spaccato della vita della gente comune e delle due economie che ci sono a Gibuti: quella della capitale con i supermercati e gli scaffali pieni, tarata sui consumi dei dipendenti delle basi militari, e quella dei villaggi, abitati da gente che vive nelle “burre” di legno e pelle di cammello, pascolando greggi di capre e raccogliendo quel poco di sorgo e di mais che si riesce a strappare al deserto.

Tappa 4: Plage Arta e la baia di Ghoubbet – Gibuti

Partenza al mattino dal porto di Gibuti verso la baia di Ghoubbet. Obiettivo: vedere gli squali balena. E magari farci una nuotata in compagnia. Il porto di Gibuti, purtroppo, è off limits per le foto a causa della presenza di installazioni militari. Più volte minacciano di sequestrarmi la macchina fotografica. Così non riesco a riprendere i colorati sambuchi dei pescatori, ma solo qualche immagine del mercato del pesce. Il viaggio in barca da Gibuti verso la baia è lunghissimo e faticoso. Mare mosso, onde alte, sballottamenti continui, e per giunta poco sole (al nostro arrivo avevamo addirittura trovato la pioggia). Condizioni pessime per l’osservazione degli squali balena. Dopo lunghe ricerche, riusciremo ad avvistarne 4 o 5 nella zona di Plage Arta. Il mio compagno di viaggio Maurizio, “sparando” click a casaccio con una macchina fotografica subacquea, riesce a scattare qualche foto.

Lo snorkeling con gli squali balena non è possibile, a causa delle onde alte e del vento. Attracchiamo a Plage Arta superando un fondale di coralli stratiformi. Sulla spiaggia, tra decine di granchietti e simpatici paguri (divertentissimi, somigliano alle conchiglie che camminano che si vedono nell’ultimo film della serie “Pirati dei caraibi”), trovo persino una grande conchiglia bivalve perfettamente in vita. Che è viva, me ne accorgo perché se tocco i lembi, si richiude a scatto e a momenti mi schiaccia le dita. Il conducente della barca dice che il mollusco della conchiglia è ottimo impanato o fritto. Io però con grande soddisfazione restituisco la conchiglia al mare.

Gli squali balena

Lo Squalo Balena, il cui nome scientifico è Rhincodon typus, è il più grande degli squali e detiene anche il record del pesce più grande attualmente esistente negli oceani. E’ caratterizzato da un corpo massiccio e da un’enorme bocca posta frontalmente, una pinna dorsale leggermente falciforme e una gigantesca pinna caudale con lobo superiore maggiormente sviluppato. La sua colorazione è chiara ventralmente, mentre nella parte dorsale il colore è blu-verdastro, ma caratterizzato da un’omogenea livrea a macchie bianche che ne caratterizza la specie. Le sue dimensioni sono davvero ragguardevoli: infatti raggiunge i 15-18 metri, anche se mediamente si avvistano esemplari sui 5-8 metri e più raramente tra gli 8 e i 12 metri, mentre il suo peso può raggiungere le 20 tonnellate. Vista la dimensione, si tratta di animali particolarmente longevi: infatti si pensa possano divenire maturi sessualmente intorno ai 30 anni e raggiungere i 100 anni di età massima..

Malgrado le dimensioni impressionanti, questo animale è inoffensivo per l’uomo. Si nutre di plancton e di piccoli pesci (pesce azzurro principalmente), gamberetti e calamari. Spesso si rivela curioso e quasi amichevole, lasciandosi avvicinare e toccare da subacquei e apneisti. A Gibuti, e soprattutto nella baia di Ghoubbet, lo squalo balena è stanziale da ottobre a dicembre-gennaio. In questo periodo avvistarlo è facilissimo: il docile gigante si lascia facilmente accompagnare da turisti e nuotatori occasionali, dei quali pare non curarsi assolutamente.

Le Marché Central

Di rientro da Plage Arta, facciamo una visita al Mercato (le “Marchè Central”) di Gibuti Ville con giro della città alla ricerca di souvenir. Il Marché Central ricorda molto i mercati dell’Etiopia: una gran casino di bancarelle, bistrots, negozietti di ogni tipo e genere. Ovviamente c’è la zona dove si vende il qat, che a Gibuti è un’istituzione nazionale. Ne compro un mazzetto, ma dopo avere assaggiato qualche verde fogliolina che mi sembra praticamente insapore, lo cedo volentieri alla guida Fabio che gradisce moltissimo.

Al Marché Central è quasi impossibile esimersi dal comprare qualcosa. Ne uscirò con un barattolo di pezzetti di incenso con relativo turibolo, due magliette, una stuoia e delle banconote usate di paesi africani rari (Mauritania, Uganda, Somalia). Il mio compagno di viaggio compra un coltello yemenita, di quelli ricurvi a U. In effetti, il mercato offre molti articoli provenienti dall’altra sponda del golfo di Aden, dallo Yemen e dall’Oman.

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Tramonto Lago Abbe

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Mercato di Dikhil - reparto macelleria

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Lago Assal

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Banco delle spezie al marché central

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Lo squalo balena, un docile gigante

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Decorazione mani con henné

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Il sarto ..Galeazzi (?!) al Marché Central



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