Gibuti, le porte del Mar Rosso

Viaggio quasi fai da te a Gibuti dopo essere stati in Dancalia, Etiopia
 
Partenza il: 06/01/2012
Ritorno il: 11/01/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

7-11 gennaio 2012

La repubblica di Gibuti (o Djibouti in francese) è uno stato indipendente dal 1977. Prima costituiva la Somalia Francese. E’ un piccolo stato che si trova all’estremità meridionale del Mar Rosso, affacciato sul golfo di Aden presso lo stretto di Bab-el-Mandeb nel Corno d’Africa. Gibuti è grande più o meno come la Lombardia, ma ci vivono solo 700.000 abitanti, di cui 400.000 nella capitale Gibuti Ville. Il territorio ha poche risorse, è in prevalenza desertico e c’è poco petrolio, ma riveste un’importanza strategica fondamentale. Tutte le navi dirette verso il Canale di Suez o provenienti dal Canale di Suez devono passare da qui. La penisola araba è vicinissima: lo Yemen è a soli 20 km di braccio di mare dalla costa nord dello stato.

L’importanza strategica di Gibuti è confermata dalla presenza stabile di 3 basi militari: Usa, Francia e Giappone, più una caserma della Legione Straniera. Da queste basi partono ogni giorno decine di velivoli che sorvolano la costa fino all’estrema punta della Somalia, dove ci sono i porti da cui si presume che partano le navi dei pirati che ogni tanto assaltano le petroliere e le navi cargo. Più volte durante il mio soggiorno ho visto gli elicotteri Apache passarmi sopra la testa in assetto di guerra a non più di 100-150 mt, con i cannoni montati e presumibilmente armati.

Tappa 1: Gibuti – Lago Assal

Arriviamo a Gibuti in serata, con volo da Addis Abeba. Visto in aeroporto abbastanza complicato, ma alla fine usciamo dietro pagamento di 60 dollari. Qualche problema con la macchina che ci deve venire a prendere, ma alla fine arriva. L’impatto con la città di Gibuti è strano: a Gibuti non piove mai, massimo 2 o 3 volte all’anno ….e una di queste volte è precisamente quando arriviamo noi.

Comunque è una pioggerellina che non dà fastidio, anche perché fa molto caldo, e che gli abitanti di Gibuti accolgono con notevole gradimento.

Il mattino dopo partenza per il lago Assal, a circa 80 km da Gibuti lungo l’ottima strada asfaltata che collega Gibuti (o meglio Djibouti visto che qui parlano arabo o francese) con la cittadina di Tadjoura che sta sul lato opposto della baia su cui praticamente si affaccia tutta la nazione che è piuttosto piccola. Alla guida della nostra Toyota c’è un autista pazzo che guida a sinistra come se fossimo in Inghilterra (ma qui si guida a destra) e rumina qat in continuazione. Sulla strada vediamo il canyon Adaileh, che non è niente di speciale. I paesaggi comunque sono molto belli, specialmente mano a mano che ci si avvicina al lago Assal. Curiose le capre che salgono sulle piante per brucare le fronde più tenere.

Il lago Assal è il punto più basso dell’Africa, e uno dei tre più bassi di tutto il mondo: -150 mt. Il lago ha una altissima concentrazione salina, circa 350 gr di NaCl per litro, quasi una soluzione satura. Tanto per dare un’idea, la salinità dell’Oceano Indiano nella vicina baia di Ghoubbet è di circa 30 gr/lt.

I colori del lago sono stupendi: giallo, verde smeraldo, blu secondo la profondità dello strato acquoso e la densità del sale. Sullo sfondo le vette dei monti Goda, che arrivano a 1680 mt. La salinità del lago è talmente elevata, che non si riesce nemmeno a fare il bagno perché è impossibile affondare, praticamente si sta appoggiati sulla superficie acquosa. Sulle rive del lago ci sono diversi banchetti dove alcuni ragazzi vendono cristalli colorati di sale e di altri minerali. Alcuni sono molto belli, a poco prezzo ne compro alcuni di giallo-bruni come quelli della foto, e miracolosamente si riuscirà a portarli in Italia intatti.

Tappa 2: Lago Assal – Lago Abbe

Al pomeriggio ci mettiamo in viaggio verso il lago Abbe, un altro lago salato che si trova al confine tra Gibuti e Etiopia. Fino al villaggio di Dikhil la strada è asfaltata, poi ci si avvia lungo una pista che attraversa la parte gibutiana del deserto dell’Ogaden. La traversata del deserto dura 4 ore, lungo un percorso che mette a dura prova le sospensioni della Toyota e i nostri sederi sollecitati da mille sobbalzi con ricaduta. Il paesaggio lungo il percorso merita attenzione. Tocca diversi villaggi abitati dagli Afar ed è allietato dalla frequente visione delle leggiadre gazzelle del deserto, che miracolosamente riescono a vivere in questa pietraia assolata. Verso sera finalmente arriviamo al campo del lago Abbe, un gruppo di tukul molto simili a quelli già sperimentati in Etiopia. Anche qui siamo in una zona priva di corrente elettrica. Ammiriamo la piana attorno al lago Abbe, costellata da centinaia di camini di lava e calcare che creano un paesaggio surreale, che ha un non so che di fiabesco e di preistorico. Non per niente qui hanno girato alcune scene del film “Il pianeta delle scimmie”. Tra i camini che si ergono nella pianura si aggirano pastori e pastorelle afar con le loro greggi di capre e i branchi di zebù, e ci sono anche mandrie di asini in libertà. Il tramonto tra i camini della piana di Abbe è sensazionale. Il cielo si tinge di giallo poi di arancio, di rosa e di rosso. L’effetto del sole che tramonta tra le guglie di lava è spettacolare. Intanto, mentre di qui il sole si abbassa all’orizzonte, dall’altra parte sorge la luna. Torniamo al campo, dove i cuochi afar preparano una cenetta mica male, poi si va a dormire su brandine con zanzariera, appendice del tutto inutile dato che di zanzare proprio non se ne vedono.

Tappa 3: Lago Assal – Dikhil – Deserto del Gran Bara

Al mattino presto finalmente andiamo al lago Abbe. Dall’alba sulla riva si stanno radunando centinaia di fenicotteri rosa, che vengono qui a banchettare con i crostacei che proliferano nell’acqua salata del lago. Fino a una ventina d’anni fa il lago Abbe era un florido lago di acqua dolce, alimentato dalle acque che defluivano dal lago Awash in Etiopia. Ci vivevano ippopotami, coccodrilli, pellicani, tilapie e pesci gatto. Ma gli etiopi hanno chiuso il flusso dell’Awash con una diga per produrre energia elettrica. La mancanza dell’afflusso di acqua dolce si è rivelata disastrosa per il lago Abbe, il cui volume si è ridotto dell’80%, mentre nel contempo aumentava la salinità dell’acqua a causa della dissoluzione delle rocce calcaree del fondale e delle rive, non controbilanciata da alcun afflusso di acqua dolce. Con la progressiva trasformazione in lago salato, gli animali sono scomparsi, salvo appunto i fenicotteri golosi del krill che con la salinità trova un ideale ambiente di crescita.

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Tramonto Lago Abbe

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Mercato di Dikhil - reparto macelleria

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Lago Assal

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Banco delle spezie al marché central

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Lo squalo balena, un docile gigante

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Decorazione mani con henné

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Il sarto ..Galeazzi (?!) al Marché Central



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