Giappone, a zonzo per Honshu, tra futuro e tesori del passato

Un assaggio di un futuro fantascientifico a Tokyo, per poi passeggiare in un medioevo orientale da favola. Un viaggio meraviglioso che...
 
Partenza il: 05/08/2009
Ritorno il: 20/08/2009
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Giappone, a zonzo per Honshu, tra futuro e tesori del passato.

Durata Viaggio: 15 Giorni

Prezzo: 1500 Euro circa a persona

Il viaggio che mi appresto a raccontare si è svolto nel 2009, ma come è successo con altri diari, riesco a pubblicarlo solo ora. Il diario narra del viaggio organizzato da me e Lula nell’isola di Honshu, in Giappone.

Mettere il principio all’inizio

Erano i primi giorni dell’estate 2009. Si trattava di una giornata come tante nel mio ufficio. Lavori lunghi mesi mi avevano portato ad avere pinnacoli traballanti di faldoni sulla scrivania e la poca luce che filtrava dalla finestra sul centro storico genovese, creava strani giochi di ombre e riflessi sul mio monitor. A tratti guardando il mio riflesso circondato dai faldoni ai lati del monitor mi sembrava di scorgere un animale preistorico nella sua tana…un animale preistorico molto annoiato! Il mio ufficio, un ambiente che stava perdendo i colori per trasformarsi in una immagine in sbiaditi toni di grigio, e poi quel ronzio ipnotico del ventilatore ed il brusio dei colleghi a tratti intervallato da sbuffi ed imprecazioni per il caldo che veniva dalla finestra aperta… Ciò nonostante, mio spirito era altrove: pensavo ancora alla Cambogia ed alle emozioni che mi aveva regalato, un tepore che mi pulsava nell’anima. Chissà, magari quest’anno avrei organizzato un viaggio in Birmania, anche se le ferie sembravano essere lontanissime.

Poi, in un attimo c’è stata una mano che ha svoltato la pagina di quel giorno, riportando vita e colori.

Improvvisamente il mio telefono ha iniziato a squillare come un pazzo e sul display è apparso il nome “Lula”. Così, scappando con uno stile e destrezza che ricordava molto Gatto Silvestro, ho guadagnato l’uscita dell’ufficio ed ho risposto.

Dall’altra parte c’era Lula che con voce eccitata mi diceva di aver trovato un’offerta incredibile della JAL (Japan Air Lines) per voli diretti Milano-Tokyo che offrivano nel prezzo anche una settimana di viaggi illimitati col treno (Japan Rail Pass). Era un’occasione imperdibile e le ho detto di prenotare subito ed io mi sarei inventato una scusa per prendere quei quindici giorni di ferie.

Grazie alle guide Lonely Planet, Rough Guide, il bellissimo libro “Autostop con Buddha” e con l’aiuto sia di internet che di una nostra amica Giapponese, siamo riusciti a pianificare un viaggio nel Giappone centrale. Ed ecco che inizia il nostro diario di viaggio! Buona lettura!

Partenza Milano-Tokyo Asakusa dove le “U” fanno la differenza

Siamo partiti da Milano Malpensa che era il 5 Agosto 2009. Per la precisione, erano le 21.45 e ci avrebbero aspettato una decina di ore di volo. Il nostro aereo ha sorvolato la Russia nella notte e la Siberia orientale quando era già illuminata dal sole: quell’area mostrava lussureggianti foreste e fiumi impetuosi; una terra lontana dove, stranamente, non si vedeva traccia dell’uomo, o quasi. Io e Lula ci siamo fermati a scrutare il panorama da un finestrino e siamo rimasi incantati da quella terra selvaggia. Che voglia di avventura che avevamo! L’adrenalina iniziava a scorrerci nelle vene ricordandoci che eravamo all’inizio di un viaggio, a poche ore da una nazione, o meglio, da un mondo che aspettava di essere esplorato.

Siamo atterrati a Tokyo Narita alle ore 16.35 e dopo la veloce procedura per il visto di ingresso, siamo stati ammessi nella terra del Sol Levante.

Mentre preparavamo il viaggio avevamo pensato se fosse stato meglio prendere un Taxi o un treno per il centro, ma dato che i treni Giapponesi godono di una fama di precisione leggendaria, abbiamo optato per questa opzione. Mi sono diretto ad un banco di una delle tante linee ferroviarie ed ho chiesto un biglietto per Tokyo-Asakusa, pronunciata com’è scritto. La ragazza ha sgranato gli occhi allungati e sorridente ci ha dato due minuscoli biglietti, dopo di che, dicendo qualcosa in giapponese, ha indicato una direzione che noi prontamente abbiamo seguito. Attraverso una moltitudine di persone, abbiamo trovato l’accesso ad una linea ferroviaria. Mi sono avvicinato ad una ragazza in uniforme e le ho chiesto se era il treno per Asakusa e lei sorridendo mi ha risposto “Yes” inchinandosi leggermente in avanti. Così io e Lula siamo saliti sul treno ed abbiamo lasciato l’aeroporto. Subito si è scatenato un temporale e mentre guardavamo il paesaggio di case basse, strade bagnate e campi che ondeggiavano nel vento, siamo stati richiamati alla realtà dal controllore che ci ha fatto capire che eravamo sul treno sbagliato; ma lui non capiva mezza parola di inglese ad eccezione del vocabolo “Train” ed io non sapevo una parola di Giapponese ad eccezione del vocabolo “Sushi”. Dopo mille e mille tentativi di comunicare ed una multa per integrare il biglietto, disperato, ci ha indicato sulla cartina la stazione di Ueno, a Tokyo e qui siamo scesi. Bene, c’eravamo già persi. Eravamo da qualche parte attorno a Tokyo, ma le sante Lonely e Rough sono venute in nostro aiuto e combinando le cartine siamo riusciti a capire che con la linea Ginza della metro saremmo potuti arrivare ad Asakusa. Qui abbiamo avuto problemi ad acquistare i biglietti perché quando abbiamo chiesto di “Asakusa” nessuno capiva. Ma eravamo davvero a Tokyo? Grazie ancora alle guide che avevano i nomi dei quartieri scritti in caratteri locali siamo riusciti a districarci da soli alle macchinette automatiche. E’ stato ridicolo essere con Lula a confrontare le combinazioni di segni per capire quale fosse il biglietto giusto: cose del tipo “Si, ho trovato il simbolo fatto a casetta” e lei “No, questo non ha la gambetta nel punto giusto” e così via.

L’avventura ci è costata un sacco di tempo ed alla fine siamo usciti dalla stazione della Metro di Asakusa che era buio e pioveva. Era difficile capire in che strada eravamo ed ogni volta che chiedevo le indicazioni ad un passante o mi confermava la direzione in cui io ero rivolto o scuoteva la testa e se ne andava.

Poi, grazie ancora alle guide che avevano descritto una statua in cima ad un palazzo, che dovrebbe rappresentare una fiamma, ma purtroppo è più simile ad una deiezione dorata, siamo riusciti a fare il punto, scoprire la strada e quindi trovare l’albergo: il bellissimo Hotel Chisun Inn Asakusa. Qui ad attenderci c’era un fax inviato dalla nostra amica Megumi che informava lo staff del nostro arrivo e ci forniva tutta una serie di contatti per chiamarla in caso di emergenza.

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