Giamaica bella ma…

Alla scoperta dell'isola
 
Partenza il: 08/04/2011
Ritorno il: 15/04/2011
Viaggiatori: 3
Spesa: 4000 €

Come ogni anno io e il mio compagno ci ritroviamo davanti al mappamondo felici di poter programmare una nuova vacanza. Dopo varie considerazioni, la meta prediletta questa volta è la Giamaica.

Siamo in 3, con noi c ‘è anche nostro figlio di 3 anni. I vari documentari su Kingston all’inizio ci scoraggiano un po’. Le sparatorie a cielo aperto sono così frequenti da far considerare questa città, la capitale con il più alto tasso di criminalità al mondo. Il compromesso è di partire comunque evitando la visita di Kingston.

Partenza venerdì 8 aprile 2011 da Bologna. Acquistiamo i biglietti su Opodo al costo totale per 3 persone di 2.192,48 €. Viaggiamo con la British Airways. Dopo un viaggio lunghissimo (Bologna-Londra e Londra-Kingston) in aeroporto ci aspetta Pitty. E’ il tassista che Rosanna, la proprietaria della guest house che ci ospiterà in questa vacanza, ci ha prenotato. Ci rimettiamo dunque in viaggio per altre tre ore attraversando le Blue Mountain, destinazione: Drapers, vicino a Port Antonio. Arriviamo a destinazione verso le 21.30, sfiniti e affamati. Un paio di capanne che si trovano sulla strada sono le uniche risorse alimentari della zona ma a quell’ora sono già chiuse. Abbiamo volutamente scelto questa zona, piuttosto che Negril, per vivere la Giamaica nella sua più grande autenticità e quindi senza troppi problemi andiamo a dormire a digiuno. Dormire… mai sentito parlare delle nine nights? Noi le abbiamo scoperte non appena arrivati visto che ce ne era in corso una proprio di fianco a casa nostra. Si tratta di una veglia funebre che dura nove notti. Niente preghiere e silenzio, solo musica assordante per tutta la notte. Una vera e propria festa. E’ così che i giamaicani salutano i loro defunti, dedicandogli ciò che amano di più: la musica. La amano talmente tanto, che ciò che ascoltano deve essere sentito da chiunque. Per capirci, quasi tutti posseggono un potente sound system. Le casse che hanno in casa sono piazzate sulle finestre rivolte verso l’esterno e le tengono sparate tutto il giorno e tutta la notte! Alle 5 di mattina, appena sfumato il volume della musica della nostra prima nine nights, il sole è sorto illuminando a giorno la nostra stanza. Ci siamo allora alzati iniziando ad esplorare i dintorni. Siamo a “Search me heart”, una graziosa guest house immersa nel verde di un giardino davvero rigoglioso. Attorno non c’è tanto da esplorare: da una parte una stradina dissestata che porta ad un promontorio che si affaccia sul mare, dall’altra la strada principale con qualche baracca. “Search me heart” è gestito da Rosanna, una signora italiana, e il suo compagno Culture, un ragazzone giamaicano dall’aria burbera ma che davanti a nostro figlio diventava tenerissimo! Proprio lui ogni mattina ci preparerà un’abbondante colazione con pane tostato marmellata di papaya (ottima), caffè delle blue mountain (fantastico), succo di arancia e frutta fresca appena colta dagli alberi del loro bellissimo giardino.

Dopo qualche consiglio e indirizzo dato da Rosanna e Culture (sempre molto disponibili a darci assistenza) c’incamminiamo verso Frenchman’s cove. Dopo circa venti minuti di passeggiata (andiamo piano avendo con noi il piccolo) arriviamo in un vero paradiso. Ancor oggi sul desktop del PC ho la foto di questo posto meraviglioso contornato da liane, acqua verde smeraldo e un’altalena abbandonata ad un ramo di un’enorme palma. La spiaggia, nonostante sia privata e a pagamento, non ha un gran chè di attrezzature, ma a noi quel che c’è basta. Pranziamo nell’unico ristorante presente. Niente menù. Al volo ci viene chiesto “Chicken or Fish?”. Scopriremo solo in seguito che in Giamaica il cibo più diffuso è il pollo e che il pesce non è nè buono, nè facile da trovare. Così, per tutta la vacanza, mangeremo pollo… il famoso jerk! Si tratta di pollo molto speziato e piccante. Potrai chiedergli in tutte le lingue di portartene una porzione “no spice” per il bambino, loro, irremovibili, ti porteranno ugualmente il jerk. L’unica soluzione che hai è di toglierci la crosta speziata e mangiare il dentro.

Tornando alla descrizione di Frenchman’s cove devo dire che vale davvero la pena farci visita. Dopo aver pagato il biglietto si entra in una specie di riserva naturale attraversata da un fiume limpido confluente nel mare, punto in cui si forma uno spettacolo di colori unico. La baia non è molto ampia, è chiusa da due costoni di promontorio e il mare è spesso mosso ma è estremamente affascinante poter fare il bagno nel tratto di fiume che si immette nel mare, sotto folte liane.

Il giorno seguente ci dirigiamo a San San Beach. Da Search me heart ci potremmo andare anche a piedi ma oggi preferiamo prendere un taxi. Basta alzare una mano mentre si cammina per la strada e chiunque, tassisti ufficiali e no, si fermano per darti un passaggio. Sono tutti affidabili bisogna però trattare bene sul prezzo. Quasi tutti cercano di confondere le idee al turista offrendo inizialmente prezzi in dollari giamaicani per poi concludere che intendevano il tutto in valuta americana (1 USD à 85 JMD). Chiarite dunque sempre bene il prezzo prima di imbattervi in qualsiasi trattativa. I giamaicani sono generalmente affabili, soprattutto se sotto l’effetto delle loro “fumate”, ma se li prendete in un momento sbagliato diventano molto aggressivi. Anche San San Beach è una spiaggia a pagamento e personalmente non ci ha lasciato un gran ricordo. E’ però un buon punto di partenza per poter visitare la Blue Lagoon e Monkey Island.

Saliamo su una piccola barchetta e costeggiamo la riva rocciosa di San San, fitta di ville affacciate sul mare a disposizione di chiunque voglia affittarle per le vacanze. Sono tutte bellissime. Dopo qualche minuto di barca arriviamo alla Blue Lagoon. Acqua verde smeraldo, profondissima, assorta in una pace insolita. Approdiamo in un piccolissimo porticciolo di legno. Abbiamo un po’ tempo libero per tuffarci nelle irresistibili acque. La profondità ci scoraggia un po’ ma alla fine ci facciamo un bellissimo bagno. Risaliti in barca rifacciamo il percorso a ritroso e la nostra guida ci lascia su un isolotto minuscolo, Monkey Island per l’appunto, piazzato di fronte alla zona delle ville, pieno zeppo di vegetazione ad eccezione di una lingua di dieci metri quadrati circa di spiaggia. I primi che arrivano si aggiudicano l’esclusiva dell’isola… più di una coppia di persone non tiene e per un’oretta i fortunati siamo stati noi! L’interno dell’isolotto è inesplorabile tanto è fitta la vegetazione, la spiaggia è talmente stretta che non si riesce a stendere neppure un pareo a terra ma lo scenario è d’incanto. Tu e il mare. Dopo circa un’ora il nostro “fidato” amico giamaicano ci è venuto a riprendere e ci ha riaccompagnati a San San. Qui, nonostante si tratti di una spiaggia a pagamento, non c’è nulla fuorchè un bar fuori servizio. Fortunatamente il tipo che ci ha organizzato l’escursione si è impegnato ad andarci a prendere del pollo in un paese non troppo lontano da lì… naturalmente affogato nel chili!

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