Garden Route e Kruger: viaggio nel sud dell’Africa

Da Città del Capo a Port Elizabeth, lungo la costa del Sudafrica, passando per il grande parco
Scritto da: aa-2
garden route e kruger: viaggio nel sud dell’africa
Partenza il: 31/01/2006
Ritorno il: 12/02/2006
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Dopo tanto girovagare per il mondo, decidiamo di viaggiare in Africa. Ci attira la Garden Route, la strada che costeggia l’estremità del Continente Nero, da Città del Capo a Port Elizabeth. Il percorso è lungo e il mezzo più efficace per farlo è l’automobile. Ma c’è il problema del ritorno, dato che sono 750 chilometri e non c’è il tempo per tornare. Ma il “fly and drive” ci invoglia a trovare una soluzione, optiamo per lasciare l’auto all’aeroporto di Port Elizabeth pagando una penale. Questo ci permetterà di tornare a Johannesburg in volo per poi avere il tempo per un safari “vero” nel Kruger.

Andare nel capo dell’altro emisfero significa programmare il viaggio in inverno per andare incontro alla bella stagione. In quei luoghi la bella stagione (l’inverno, e non come comunemente si dice la loro estate) è molto calda con temperature che possono arrivare ai 40 gradi. All’interno il caldo è ancora più percepibile perché non mitigato dalla ventilazione degli Oceani (al plurale perché il Sudafrica ad ovest è toccato da quello Atlantico, mentre a sud e a ovest da quello Indiano). Un viaggio che non si può fare in estate perché le temperature se non bassissime, non superano i 20 gradi. Discorso diverso se si va al nord, molto più vicini alla zona tropicale, per intenderci il Tropico del Capricorno è il confine nord con Botswana e Mozambico e taglia la testa del Kruger. In questo caso, andare d’estate significa avere temperature più miti con massime che non superano i 28° anche se le minime possono scendere di notte vicine allo zero.

Prenotiamo via Rete tutti gli Hotel, programmando le varie tappe per andare al sicuro. Troviamo nello Gomo Gomo Game Reserve la migliore offerta per fare tre giorni di Safari nel Kruger. Poi prenotiamo le auto, a Città del Capo per la Garden Route e a Johannesburg per la tre giorni di Safari al Kruger.

MERCOLEDÌ 31 GENNAIO 2006

Troviamo un volo British con scalo a Londra (700 euro) che viaggia tutta la notte per arrivare a Jo’sburg la mattina seguente. Partenza alle 19.35 per l’Inghilterra e quindi l’imbarco per Johannesburg. Ma pochi giorni prima della partenza ci cambiano itinerario. La British è in sciopero e ci fa volare Air France facendo scalo a Parigi Orly per poi partire per il Sud Africa.

GIOVEDÌ 1 FEBBRAIO: 1° GIORNO

Arrivati alle 12.10 nella metropoli sudafricana prendiamo un volo Kulula (80 euro) per raggiungere Cape Town, per quindi prendere dal noleggio African Car Hire l’auto (una Golf vecchio modello a 115 euro a persona). Sbrogliate le formabilità di check out e il ritiro dell’auto, ci mettiamo in marcia verso il nostro Hotel che si trova in centro. La prima difficoltà è la giuda destra, che ci mette subito in apprensione specialmente nelle svolte. Ci ricordavamo il vecchio trucchetto di immettersi nella corsia dell’orologio, cioè quella che viene indicata dal braccio sinistro, dove appunto si tiene l’orologio. Raggiungiamo il Protea Breakwater Lodge (43 euro a notte), adiacente all’Università e proprio sopra al Waterfornt. Questo ci permetterà di raggiungere in serata il Porto a piedi, uno dei luoghi più attrezzati della città, con diversi locali, per rilassarsi e ristorarsi. Dopo alcuni malintesi sulla nostra prenotazione ci assegnano un appartamentino, doppia stanza, salottino e cucinino dove resteremo tre notti. Cerchiamo di recuperare qualche ora di sonno, poi una doccia e scendiamo al Porto. Con grande stupore noto che tutto è cambiato in dieci anni, quando lo visitai per lavoro la prima volta ed era in ricostruzione. Il Sudafrica aveva fatto un cambiamento enorme, da allinearsi agli standard occidentali. Ci mettiamo alla ricerca di un ristorante per cenare, ci fermiamo a st Elmo’s (6 euro).

Una passeggiata digestiva, la ricerca di qualche depliant per fare qualche escursione e di corsa a nanna.

VENERDÌ 2 FEBBRAIO 2006: 2° GIORNO

Dopo un’abbondante colazione ci mettiamo in cammino verso sud. Costeggiamo il lungomare con il punto panoramico, per poi riprendere la parte degli scogli fino ad arrivare alla leggendaria Camps Bay, la spiaggia bianca dei sogni, nelle mille facce di Città del Capo. A Dominare il tutto la Table Mountain che spezza il promontorio i centinaia di baie tanto da farla sembrare Rio de Janeiro. Riprendiamo ancora verso sud all’interno della costa fino a scorgere un’altra baia quella di Hout Bay Harbour dove ci fermiamo all’Haot Bar per fare colazione dato che sono le 8.45. Ci fermiamo perché sappiamo che ci attende la prima grande sorpresa del regno animale. Un traghetto (4 euro) ci porta in pochi minuti a Duiker Island, uno scoglio abitato da una colonia di foche. Immortaliamo i pinnipedi in tutte le posizioni, la barca si avvicina a loro sempre di più attenda ai mammiferi che sono in acqua. Il loro sguardo è dall’incredulo all’incuriosito, mentre l’odore degli escrementi scaldati dal sole è sempre più intenso. Si torna a terra, ma nel tragitto si gode lo spettacolo della Baia, che ha come sfondo le alte montagne sedimentarie della Foresta Tokai. Costeggiamo la foresta, dall’altra parte della baia dove possiamo scorgere dall’alto l’Isola delle Foche. Ma prima bisogna fare il biglietto d’ingresso (12 centesimi), si entra dentro alla Penisola del Capo per poi accedere nel Parco Chapmans Plaza (1.25 euro). A questo punto la penisola si restringe e si può scorgere l’atro lato dell’Oceano. La strada attraversa l’abitato di Simon’s Town noto per la spiaggia di Boulders (3 euro). Parcheggiamo la vettura per ammirare la seconda sorpresa animale: i Pinguini del Capo. Una colonia ha nidificato sulla spiaggia, si possono quasi toccare (si fa per dire, perché prima di tutto un animale selvatico non si deve abituare alla presenza dell’uomo, secondo perché danno delle dolorose beccate a chi ci prova. Con grande stupore notiamo che le loro dimensioni sono piccolissime, i Pinguini del capo sono di circa 70 centimetri di altezza e il loro peso non supera i 3 chili. Sulla sabbia si possono scorgere i nidi dove covano le uova. All’interno della struttura un piccolo museo con la storia e le abitudini dell’uccello. Ci rimettiamo in marcia verso Capo Buona Speranza, un babuino ci taglia la strada, altri sono sul ciglio. Entriamo nel Parco (6 euro) fino a raggiunge l’estremità del Capo. Una scalinata ci porta in alto sopra la scogliera. Si può ammirare a 360 gradi quello che si pensava fosse lo spartiacque dei due oceani: da una parte l’Atlantico, dall’altra l’Indiano. Un totem riporta la direzione delle località più importanti nel Mondo con la relativa distanza: Rio de Janeiro 6.055, Polo Sud 6.248, Pechino 12.933, Amsterdam 9.685, Londra 9.623, Sydney 11.642, Gerusalemme 7.468, Nuova Delhi 9.296. Siamo veramente fuori dal Mondo. Ci fermiamo al Ristorante Two Oceans (10 euro) per pranzare. Ci rimettiamo sulla via di ritorno ma decidiamo di aggirare la Montagna della Tavola in senso opposto costeggiando le baie paradiso dei surfisti. Attraversiamo la laguna che prende il nome dai Pellicani che vi stazionano per poi dirigerci verso Stellenbosch. Questa è la zona delle Cantine storiche dove da secoli si fa il vino di cui il Sudafrica è famoso. Ci immettiamo nella Wine Route e ci fermiamo per una prima degustazione al KWV Wine Emporium e poi andiamo a visitare una della Cantine più antiche la Remhoogte. Ma l’ora si è fatta tarda e decidiamo di tornare prima che cali il sole in Città.



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