Gamarjobat Georgia

Avventure caucasiche
 
Partenza il: 18/06/2011
Ritorno il: 29/06/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

La strada per BATUMI attraversa la cittadina di Sarpi, anonima località balneare, e passa accanto alla fortezza di Gonio; fino all’areoporto di Batumi è in buone condizioni, poi il manto stradale peggiora e si riempie di grosse buche tra cui i veicoli fanno lo slalom. La periferia di Batumi è desolatissima, piena di palazzoni sovietici e case decadenti, e il centro non ci fa un’impressione migliore. Il nostro albergo sta in una traversa di fronte alla cattedrale. All’arrivo il manager (detto anche Administrator) ci fa un sacco di storie, finge di non capire che avevamo una prenotazione nonostante gli avessimo mostrato il nome dell’agenzia e tenta di farci pagare in anticipo la camera che avevamo già pagato. Noi non cediamo di un millimetro, e usciamo per procurarci una scheda sim georgiana. La scheda italiana non funziona più, si riattiverà solo in Armenia- e in ogni caso non conviene usarla perchè le schede georgiane e armene sono convenientissime anche per chiamare all’estero. Ci fermiamo a chiedere a dei ragazzi di uno studio dentistico- (aperto di domenica alle 20.00!) e loro sono così gentili che, pur non parlando inglese, telefonano ad un loro amico per farci da interprete, e scopriamo dove cercare la scheda. La scheda si compra in un tabacchi, curiosamente senza passaporto, (in Armenia l’abbiamo comprata nel negozio della compagnia telefonica, ed il passaporto l’hanno richiesto) e si ricarica nei negozi alimentari. Tuttavia telefonare e ricevere telefonate non è così banale. Infatti per chiamare i cellulari georgiani bisogna fare il 5 prima del numero; per farsi chiamare dall’Italia o farsi spedire messaggi bisogna digitare +995 (prefisso internazionale, non 00995!) 5 ed il numero. Invece per chiamare l’Italia dalla Georgia bisogna digitare +39 ed il numero (non 0039). (dall’Armenia invece, per spendere poco, si deve digitare 77 prima di +39). Queste cose ci vengono spiegate da Yuri, un simpatico cameriere del ristorante dove abbiamo cenato la sera, che è anche uno dei pochi parlanti inglese che abbiamo incontrato in tutto il nostro viaggio. Yuri ci dice anche che siamo i primi italiani a mangiare nel suo locale e in nostro onore mette un cd di musica italiana, la tipica musica che, per un qualche mistero che mi sfugge, all’estero ha ottenuto grande successo e si ascolta ancora, mentre l’italiano medio si vergogna ad essere identificato con quelle canzoni. Mi riferisco a “lasciatemi cantare con la chitarra in mano”, a canzoni stravecchie dei Ricchi e Poveri e robaccia simile. Toto Cotugno è un evergreen che mi capitò di ascoltare con un certo sgomento anche alla stazione dei bus di Sofia, e non in nostro onore (il che rese la cosa ancora più inquietante). Abbiamo lasciato a Yuri, appassionato di rock, una lista di canzoni italiane più decenti- e aggiornate diciamo. Yuri ci consiglia di assaggiare una sostanziosa zuppa georgiana, tempestata ahimè di coriandolo e dragoncello. Il coriandolo è una spezia estremamente diffusa nel Caucaso, che viene utilizzata pressochè in ogni piatto. Un po’ come in Portogallo. E’ anche l’unica spezia che non mi piace.. fortuna che l’uso che ne fanno è costante ma parco. Il conto finale sarà 31 lari, e si attesterà su questa cifra (tra i 5 ed i 7 euro a persona) per ogni pasto nel paese, Tbilisi esclusa (è un po’ più cara, ma sempre molto economica per i nostri standard). Nel frattempo, grazie alle dritte di Yuri, siamo riusciti a contattare Sofia (che ci ha risposto nonostante fosse domenica sera!) che parla con Administrator e risolve il misunderstanding. Al nostro ritorno Administrator è molto rasserenato. Ci ha anche dato una camera deluxe, perchè quella che ci aveva assegnato in origine aveva (orrore orrore) il bagno alla turca, cosa di fronte alla quale tutte le mie capacità di adattamento in viaggio hanno un potente blocco. La nuova camera è veramente bella: enorme, letto a baldacchino, bel bagno, e persino un salottino. (costo 200 lari per 2 gg).

La mattina successiva avrebbe dovuto essere il giorno di riposo in spiaggia, ma Sofia ci aveva avvertito che sarebbe stato brutto tempo. La mattina un brutto temporale ci costringe in albergo fino a tardi, e quando usciamo siamo imbacuccati negli impermeabili come in una tuta spaziale. Decidiamo di vagabondare a caso, e dalla cattedrale giriamo a sinistra. Questa parte di città ci fa una pessima impressione. Le strade sono completamente sventrate e, a causa del temporale, completamente allagate. Persone e macchine sono costrette a fare lunghi giri tortuosi per evitare le pozze, tombini aperti e marciapiedi dissestati, oppure procedere a guado. E in queste condizioni non è un’unica strada ma un’intero quartiere. Approdiamo finalmente al parco 6 Maggio, oasi di manutenzione rispetto al quartiere circostante. Ci piacerebbe fare una rilassante passeggiata, ma proprio in quel momento si scatena un nuovo acquazzone, e troviamo rifugio solo in una sorta di casetta di legno dove alcuni vecchietti giocani a scacchi e backgammon. Alla fine del viale del parco si incrocia via Rustaveli, che in ogni città è in genere il corso cittadino. Qui si apre una città diversa, tutta sistemata. Ci sono due uffici turistici efficienti e ricchi di cartine. Mentre chiediamo informazioni arriva una televisione locale che intervista le dipendenti dell’ufficio, loro ci pregano di rimanere e parlano di noi. Il giorno successivo avremo i nostri 15 minuti di celebrità in qualche televisione georgiana. Il resto di via Rustaveli è costeggiata di alberghi 4 stelle e palazzi ristrutturati, fino ad arrivare sul lungomare. Per raggiungerlo si attraversa una via con fontane d’acque, colonne e statuette di musicisti. La spiaggia è di ciottoli, non attrezzata. Tornando in centro troviamo la piazza centrale, con alcune ambasciate e la statua di Medea al centro: siamo infatti nella mitica Colchide, quella del mito di Giasone e del vello d’oro. Si è fatto tardi, ed abbiamo fame. Ci fermiamo in una panetteria che sforna buone focacce, ma purtroppo non ha acqua nè birra: qui ci tocca bere una bibita gassata dolcissima all’ananas, che è subito salita nel podio delle cose più schifose mai mangiate- anche se il primo posto è ancora detenuto dalle patatine fritte all’aceto e dal black pudding fritto, entrambi assaggiati in Inghilterra. Devo dire che questa bevanda gassata è praticamente l’unica cosa che non mi è piaciuta, ed è anche uno dei pochissimi cibi industriali che abbiamo mangiato. La maggior parte dei cibi e delle bevande in Georgia sono prodotti locali, la carne è ottima perchè il bestiame è allevato tutto allo stato brado, e anche il vino e la chacha (grappa) , le marmellate della colazione..sono tutte preparate in casa. Nel pomeriggio è tornato il sole, e decidiamo di prendere la marshutska per tornare a Gonio.

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cena georgiana

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Vardzia

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Monastero di Gelati

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Davit Gareja

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Tbilisi terme sulfuree

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strada militare georgiana

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Monte Kazbegi

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Davit Gareja- a sinistra Azerbajan a destra la Georgia



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