fuerteventura y lanzarote

Un saluto a tutti i turisti per caso ed un ringraziamento particolare alla sorte, a mio avviso, mai guidata dal caso, che mi ha condotto su queste due splendide isole dell’Atlantico nelle quali ho potuto sperimentare nuove ed entusiasmanti avventure. Ennesimo viaggio solitario intriso di difficoltà e colpi di scena, tutto all’insegna del...
 
Partenza il: 04/09/2009
Ritorno il: 11/09/2009
Viaggiatori: da solo
Spesa: 1000 €

Un saluto a tutti i turisti per caso ed un ringraziamento particolare alla sorte, a mio avviso, mai guidata dal caso, che mi ha condotto su queste due splendide isole dell’Atlantico nelle quali ho potuto sperimentare nuove ed entusiasmanti avventure. Ennesimo viaggio solitario intriso di difficoltà e colpi di scena, tutto all’insegna del mare, del vento e della natura…Ma vediamo com’è andata.

venerdì 4 settembre (Puerto del Rosario – Puerto del Rosario) Arrivo all’aeroporto di Fuerteventura poco dopo le 12, recupero bagagli e noleggio auto presso l’efficientissimo sportello CICAR: mi attende una poco pratica Opel Astra metallizzata che mi accompagnerà su tutte le strade (o presunte tali) del mio viaggio. Il tempo di familiarizzare e sono già in marcia, direzione sud. Supero velocemente i primi insediamenti turistici: solo una breve sosta a Castillo dove una rapida visita alla spiaggia di Caleta de Fuste mi convince che il posto non fa per me. Riparto e dopo pochi chilometri il paesaggio si fa incontaminato. Lascio la superstrada in corrispondenza delle saline del Carmen (Las Salinas) e dopo un paio di casette bianche imbocco uno sterrato che mi conduce nel nulla più assoluto: chilometri di curve in uno scenario vulcanico, polveroso e lunare (il cosiddetto “malpais”) ed ogni tanto qualche scorcio di mare che si abbatte violento su spiagge ciottolose. Arrivo in mezz’ora alla rada di Pozo Negro battutissima dal vento. Raggiungo il piccolo borgo marinaro e mi getto sulla vicina spiaggia di ciottoli e sabbia nera dove faccio conoscenza con il freddo e movimentato mare dell’isola. Riparto dopo un po’ raggiungendo nuovamente la superstrada (stavolta utilizzando l’asfalto). Dopo aver sperimentato un paio di sterrate, mi rendo conto che non è il caso di distruggere l’auto all’inizio del mio viaggio, così mi dirigo verso Gran Tarajal (che non visito) e, superando il grazioso borgo di Las Playitas, raggiungo il caratteristico faro della Entellada: qui vento fortissimo ed un panorama surreale, arido e roccioso. Di nuovo in viaggio, pochi chilometri e raggiungo la tranquilla e graziosa baia di Giniginimar dove mi concedo un bel bagno sulla quasi deserta spiaggia di ciottoli neri, sostando fin quando il sole mi riscalda. Riparto che è ora di trovare un posto per la notte, ignaro dell’ardua impresa che mi attende: dopo aver vagato lungo la costa decido di ritornare sui miei passi e solo a Puerto del Rosario (circa 80 chilometri a ritroso) trovo una sistemazione conveniente, nell’unico hotel cittadino (omonimo) sul bel lungomare. Affamato esco alla ricerca di un posto dove cenare, fermandomi (dopo lungo vagare) alla “Terraza del Muelle”: qui faccio conoscenza con il “mojo” (salsa speziata tipica), con i formaggi tipici (ottimo quello di capra) e con le “patas arrugadas” (piccole patate cotte con la buccia). Piuttosto stanco vado a nanna un po’ contrariato per il mio dispendioso girovagare.

sabato 5 settembre (Puerto del Rosario – Morro Jable) Primo risveglio canarino, con molta calma faccio una ricca colazione ed a sole già alto mi metto nuovamente in viaggio, in direzione sud. In tre quarti d’ora raggiungo Tarajalejo (già esplorata la sera precedente) dove mi concedo un rigenerante bagno mattutino sulla bella e lunga spiaggia di sabbia scura e ciottoli, praticamente deserta. Riparto appena asciutto, supero La Lajita ed il suo puzzolente giardino zoologico ed in pochi minuti raggiungo Costa Calma, l’enorme agglomerato di resort e residence che presidia lo splendido promontorio del Jable: l’istmo montuoso che collega Fuerteventura alla penisola di Jandìa, interamente ricoperto di sabbia bianca. Mi districo tra i sontuosi “ecomostri” e raggiungo l’enorme ed incontaminata spiaggia di Sotavento (all’altezza di Playa Barca). Cammino per quasi un’ora contro un vento fortissimo concendendomi un bel bagno nelle acque di un mare turchese. Riparto, con la sabbia ormai da per tutto, che l’alta marea ha ridotto la spiaggia ad una sottile duna e raggiungo la terra ferma guadando la laguna, che prima non c’era, in uno scenario davvero suggestivo. Riprendo la superstrada e, dopo una breve sosta alle splendide spiagge del Risco del Paso (laddove la duna di Sotavento si ricongiunge alla terra ferma) e del Mal Nombre, raggiungo Butihondo dove visito le spiagge dell’Esquinzo e di Piedras Caidas: qui mi fermo per l’ultimo bagno della giornata sdraiato su uno dei caratteristici pendii di sabbia dorata tipici di questo tratto di costa. Riparto alla volta di Morro Jable che è tardo pomeriggio, intenzionato a trovar lì un alloggio per la notte. Costeggio la grande e bella spiaggia del Matorral lasciandomi alla destra l’ennesima fila di resort e case vacanze e raggiungo Morro in pochi minuti: il paese mi piace e mi entrerà nel cuore. Dopo aver esplorato per un po’ le sue stradine trovo una gradevole ed economica sistemazione presso l’“Altavista Apartaments” del signor Rodriguez dove deposito i miei bagagli. Ho ancora qualche ora di luce così penso di raggiungere il faro di Jandìa, l’estremità ovest dell’isola di Fuerteventura: superato il porto di Morro Jable imbocco lo sterrato di circa 12 chilometri che mi porterà a destinazione. Quasi un’ora di curve, pietre e polvere in uno scenario selvaggio e lunare, completamente disabitato, tra il mare e le montagne più alte dell’isola. Raggiungo il faro ed il caratteristico borgo marinaro di El Puertito (unica traccia di civiltà nel nulla più assoluto) che è quasi il tramonto. Appena il tempo per una breve deviazione verso punta Pesebre (attraverso uno stradello inspiegabilmente asfaltato) da dove si apre una splendida veduta sulle coste settentrionali della penisola di Jandìa, a strapiombo sul mare. Di ritorno, una breve sosta alla spiaggia de Ojos, incantevolmente illuminata dal tramonto, e poi a Morro che è già buio. Rapida doccia e giù verso l’allegro e frequentatissimo lungomare dove ceno da “Saavedra”: pesce spada, “tortilla de patas” (frittata di patate) e l’immancabile insalatona mista con formaggi locali; un buon bicchiere di vino e per concludere un imbarazzante budino al “gofio” (tipica farina di mais tostato) che smaltisco solo dopo una lunga e piacevole passeggiata.



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