Finalmente Sudafrica! 2

Il nostro Sudafrica on the road tra città, natura e animali
 
Partenza il: 07/06/2014
Ritorno il: 19/06/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Nella nostra mostrina di turisti per caso mancava il continente più affascinante, quello che racchiude in sé tutti gli estremi e le contraddizioni ma anche dove la bellezza tocca vette irraggiungibili altrove; il nostro mirino era da tempo puntato sull’estremo lembo dell’Africa e quindi non abbiamo fatto altro che assecondare il nostro desiderio e organizzare il nostro primo viaggio in Sud Africa.

Ecco alcune linee guida che prima di partire avevano destato in noi qualche dubbio e preoccupazione:

– Non abbiamo avuto nessun problema di sicurezza personale, del resto è stato sufficiente adottare semplici regole di buon senso comuni a tutti i posti del mondo, come evitare i quartieri delle città più pericolosi e non girare la sera da soli. In più a Cape Town le zone più frequentate dai turisti sono costantemente sorvegliate da guardie e se si esce in macchina basta lasciare una piccola mancia al posteggiatore.

– Girare in macchina è sicuro, le strade sono in ottime condizioni e, tranne rare eccezioni, gratuite. In autostrada, dove il limite di velocità è 120 km/h, bisogna prestare attenzione alle persone che camminano e attraversano e ignorare i tanti che, in prossimità dei centri abitati, chiedono l’autostop. La benzina è molto più economica che in Italia (costo 13/14 Rand al litro).

– Non essendo stato possibile cambiare i soldi in Italia lo abbiamo fatto non appena atterrati a Cape Town. Grazie anche al cambio favorevole (1 euro = 14 Rand ) il costo della vita è molto conveniente soprattutto per quanto riguarda i ristoranti; al conto della cena è uso comune aggiungere il 10 % di mancia. Abbiamo cambiato 400 euro e con l’aiuto della carta di credito sono stati più che sufficienti.

– Ogni albergo in cui siamo stati aveva la connessione wi-fi gratuita (alcuni direttamente in camera altri solo in reception) quindi non abbiamo avuto nessun problema a chiamare a casa via Skype. Inoltre, nonostante avessimo comprato un adattatore di corrente all’aeroporto (per il Sudafrica è diverso da quello inglese, americano e australiano) si è rivelato quasi inutile in quanto in quasi tutte le camere c’era l’attacco per la presa europeo.

– Non abbiamo fatto la profilassi antimalaria per il Kruger, sia perché siamo andati nella stagione secca (avremo visto una zanzara) sia perché ci è stata sconsigliata da molti e per soli due giorni di permanenza non sarebbe stato necessario.

8 giugno

British Airways, dopo 11 ore di volo via Londra Heathrow, ci deposita a Cape Town in una mattina serena ma dalla temperatura frizzante (qui è inverno…), peccato che non faccia altrettanto con i nostri bagagli che sono ancora in Europa e arriveranno, si spera, solo il giorno dopo. Fortunatamente viaggiamo sempre con il necessario nel bagaglio a mano, quindi più stanchi che delusi ci dirigiamo verso Europcar per il ritiro della nostra macchina, una Polo grigia con navigatore e cambio automatico. Essendo domenica il traffico verso il centro città è inesistente e possiamo tranquillamente riprendere confidenza con la guida all’inglese senza troppi patemi, dando una triste occhiata alla desolante distesa di township lungo l’autostrada con il suo disordinato carico di vita brulicante e disperata. Dopo esserci insinuati nello skyline di Cape Town raggiungiamo il Waterfront, la parte della città più moderna e sicura dove passeremo tre notti al V&A Waterfront Hotel con vista mozzafiato su Table Mountain, almeno così è pubblicizzata visto che al momento la cima è avvinghiata da una spessa coltre di nuvole grigie.

Muoviamo i nostri primi passi nella nazione arcobaleno proprio al Waterfront, connubio architettonico moderno in cui si contendono la vista, e i soldi, dei turisti ristoranti di ogni tipo, botteghe artigianali con merce prodotta da donne delle township, boutique internazionali e negozi dozzinali di souvenir. La sensazione di sicurezza è massima, la presenza di polizia è discreta ma massiccia.

Dietro al nostro albergo c’è il Nelson Mandela Gateway da dove parte il ferry per Robben Island, senza troppa speranza chiediamo se hanno ancora posto per oggi e con nostra sorpresa veniamo prenotati, per 250 rand a testa, per il tour delle 13. Nel frattempo il tempo si è fatto nuvoloso e si è anche alzato un forte vento ma il mare sembra calmo e ci diciamo che nulla potrà rovinare questa gita carica di aspettative. Mai profezia fu più sbagliata…

Con improvvido ottimismo ci sistemiamo all’aperto sulla sbuffante bagnarola che non appena usciti dal porto affronterà marosi impetuosi e vento impietoso per una navigazione interminabile di un’ora in cui dovremo rimanere attaccati con le unghie alla panchina combattendo con gli schizzi di acqua gelida che ci sferzano la faccia. Arriviamo bagnati fradici, infreddoliti nel corpo e nello spirito saliamo con pochissima convinzione su un pullman che compie un giro tra le strade di questa pietrosa isola spazzata dal vento su cui è stato prigioniero per 26 anni Nelson Mandela. Ci fermiamo senza scendere ( troppi turisti in passato hanno preso “souvenir non autorizzati”) davanti alla cava dei lavori forzati, al cimitero e alla chiesa accompagnati da qualche pinguino che spunta sornione dagli arbusti. Il momento più significativo è la visita della prigione e della cella in cui è stato imprigionato Nelson Mandela, ci fa da cicerone un ex recluso il cui spirito gioviale non è stato scalfito dagli anni passati in questo luogo liberticida.

Per il viaggio di ritorno prendiamo posto all’interno e questa volta è il nostro stomaco a soffrire, quella che doveva essere una delle escursioni più attese si è trasformata in un incubo anche se la visita in sé è interessante e merita di essere compiuta, il nostro consiglio è di cercare, se possibile, un momento in cui le condizioni meteomarine siano più favorevoli rispetto a oggi. Se non altro la pioggia aspetta a cadere, almeno fino a quando non prendiamo possesso della nostra bellissima camera mansarda all’ultimo piano con vista Table Mountain e skyline, anzi il suo ticchettio sulle finestrelle ci fa addirittura piacere. Il tempo inclemente ci spinge a cenare al ristorante Oyo annesso all’albergo, la scelta è azzeccata perché mangiamo bene spendendo non troppo.



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