Etiopia: la rotta storica e la festa del Timkat

Addis Abeba, le chiese e i monasteri del lago Tana, i castelli medievali di Gondar, le chiese monolitiche di Lalibela, le tombe e le stele di Axum. La festa del Timkat
 
Partenza il: 16/01/2016
Ritorno il: 25/01/2016
Viaggiatori: 9
Spesa: 3000 €

La mattina seguente sveglia alle 3 e 15 per trovare posto al castello di Zobel, attorno ai bagni di Fasiladas per la cerimonia. Nonostante la levataccia, l’impalcatura in legno è già piena di gente. Riusciamo a sistemarci nel corridoio inferiore con le gambe penzoloni. Sono le 4 del mattino, buio pesto, ci sono solo pochi lumini sopra la piscina e tutto attorno delle candele accese. Fa freddo. Dal castello proviene una nenia che durerà fino alle 8, quando inizia la cerimonia del Timkat. Fuori dalle mura del perimetro del castello e dei bagni migliaia di persone si sono radunate per la festa senza, ovviamente, riuscire ad entrare per assistere direttamente, ma partecipando con molto trasporto alla cerimonia di benedizione dell’acqua. Sugli alberi sono saliti a decine, in posizione anche alquanto pericolosa, per fare da speaker alla massa di fedeli. La luce del mattino consente di spaziare tutto attorno e ci si rende conto, con emozione, di trovarsi tra migliaia di persone in festa nel bel mezzo di un evento molto coinvolgente. Poi arrivano i cerimonieri per il clou con l’incenso, la predica del patriarca e la benedizione che dà il via al momento tanto atteso del battesimo collettivo: centinaia di giovani, anche qualche ragazza, si tuffano nella piscina e con improvvisati recipienti scagliano secchiate d’acqua benedetta sulla folla acclamante e festante e anche noi ci prendiamo la nostra razione. Un quadro scenografico spettacolare: gente che continua a tuffarsi, tutti che tirano acqua gli uni agli altri, clima di grande festa, preti agghindati con paramenti sgargianti e preziosi ombrelli multicolori che pregano, discepoli che cantano, gente travolta dall’euforia. Scendiamo dalle gradinate traballanti in legno protetti dalla polizia, passando sotto un arco umano per essere risucchiati in mezzo a migliaia di persone accorse per il Timkat. Percorriamo circa 200 metri letteralmente sollevati da terra, sospinti dalla marea di pellegrini, finché usciamo dalle mura e nell’ampio spazio riusciamo a tornare con i piedi per terra ed uscire dall’apnea. Ci guardiamo attorno stupiti, circondati da gente felice desiderosa di coinvolgere anche i farangi nella loro festa.

Rientriamo in hotel per la colazione, un break di riposo e poi via alla scoperta, con una graziosa guida in costume, di Gondar, i suoi castelli e palazzi risalenti al 1600 ben conservati, la chiesa di Debre Berhan Selassie (Monte della Luce della Trinità), con suggestivi murali di arte ortodossa etiope riproducenti episodi biblici e lo spettacolare soffitto dal quale ci osservano centinaia di cherubini. Ritorniamo al bagno del re Fasilidas dove ci sono ancora temerari che fanno il bagno e raggiungiamo il palazzo che l’imperatore Bacaffa (soprannominato “The Merciless”) fece costruire per sua moglie, l’imperatrice Mentewab, i cui resti sono conservati nella vicina chiesa di Kuskuam Maryam.

Lungo il percorso breve sosta anche all’insediamento di monaci novizi, che vivono in precarie capanne su un pendio scosceso e raggiungiamo poi il Falasha Village, dove un tempo viveva una florida comunità di falasha (gli ebrei etiopi), famosi per l’arte ceramica, molti dei quali furono trasferiti in Israele con un ponte aereo tra il 1985 e il 1991.

LALIBELA

Al mattino presto raggiungiamo l’aeroporto, soliti serrati controlli di sicurezza e aereo in ritardo di 2 ore. Finalmente si parte e, con un breve volo di soli 30 minuti, raggiungiamo Lalibela (in fuoristrada ci sarebbero volute 7 ore), a 2600 m/slm, soprannominata la Petra d’Africa. Pranzo al Lal Hotel e pomeriggio di visite alla prima parte delle chiese monolitiche scolpite nella roccia, risalenti al XII e XIII secolo, patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

All’imbrunire, fuori programma, raggiungiamo in collina il Ben Abeba, un locale avveniristico dal quale si gode un magnifico panorama a 360° e ci vene offerta dalla guida una squisita spremuta di avocado e papaia aspettando il tramonto che conclude la prima giornata a Lalibela.

Al mattino seguente riprendiamo la visita delle chiese rupestri, fra le quali quella più conosciuta di San Giorgio, formata da un unico blocco alto una quindicina di metri, nella parte superiore affiorante dalla montagna a forma di croce greca. Ci addentriamo per cunicoli e impervi passaggi che collegano le varie chiese scavate nel tufo rosso, che contengono dipinti, affreschi, antiche croci e qualche monaco sonnacchioso. Nel pomeriggio raggiungiamo, prima in pulmino e poi con una breve passeggiata, il monastero di Nakutoleab, del XVI° secolo, costruito dentro una roccia, molto ben conservato, con preziosi manoscritti, affreschi e croci copte ed un monaco molto disponibile a farci conoscere i tesori custoditi nel piccolo museo, e ad impartirci la benedizione. Lungo la strada visitiamo un’abitazione dalla quale fuoriescono festanti numerosi bambini: una grande stanza per il giorno ed una camera dove dormono in 9, i genitori e 7 figli. Sosta in paese per la cerimonia del caffè con una graziosa ragazza che nell’attesa ci sommerge di pop corn appena sfornati. Cena self service al Lal Hotel con le camere in tukul spaziosi, con doccia funzionante.

AXUM

All’alba trasferimento al minuscolo aeroporto e puntuale volo che in 40 minuti ci porta ad Axum, cittadina del reame axumita dal glorioso ed antico passato. Visitiamo il museo, le rovine del castello di re Kaleb, il Parco delle Stele, con gli obelischi risalenti al 300-500 d.C. e con la stele restituita dall’Italia all’Etiopia. Nel parco ci imbattiamo anche in un matrimonio dando un tocco farangi alla cerimonia. Colorato e molto scenografico il mercato della paglia, con manufatti di ogni colore e le donne sedute in cerchio attorno ad un gigantesco sicomoro. Una sosta anche al mercato tradizionale del sabato e quello degli animali, con gustose scenette di vita quotidiana. Ci soffermiamo poi nella colorata chiesa di Mariam of Tsion, molto luminosa e con giganteschi affreschi con vivaci colori che narrano episodi dei vangeli, e alla tomba di re Bazen. Rientrando in albergo, in 4 ci soffermiamo per intrufolarci tra le donne in preghiera nel cortile di una chiesa attorno alla quale stanno confluendo in numerosi gruppi. Incontriamo una donna, di nome Ethiopia, che era stata in Italia e parla molto bene la nostra lingua e ci intratteniamo mentre improvvisamente (come di consueto ci ricorda lei) sparisce la luce. Al buio ci ringrazia “per avere avuto il coraggio di visitare il suo paese” e ci chiede come mai gli italiani hanno paura di visitare l’Etiopia e l’Africa. Terrorismo e malattie da una parte, mancanza di strutture e disagi, per i meno viaggiatori, dall’altra… ma noi ci siamo. Qualcuno, come me, anche per la seconda volta. Baci e abbracci al buio e cena al Yeha Hotel, dove si mangia veramente bene, mentre le camere, con l’acqua razionata e la luce precaria, lasciano un po’ a desiderare.



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