Etiopia, crocevia dei popoli

Viaggio nel nord archeologico e nel sud delle etnie
 
Partenza il: 25/10/2019
Ritorno il: 10/11/2019
Viaggiatori: 7
Spesa: 2000 €

26/10

Arriviamo in orario da Milano ad Addis Abeba. Nell’aeroporto della capitale, capire quale sia il gate della coincidenza per Bahir Dar è un’impresa, dato che non ci sono né video né indicazioni; abbiamo chiesto a tre persone, che ci hanno dato tre indicazioni diverse, una ci ha addirittura fatto fare i controlli di zaino e corporali prima di dirci che eravamo nel posto sbagliato. Una volta indirizzati verso il gate corretto, ci hanno fatto passare “saltando” ulteriori controlli, pur di non far ritardare il volo. Purtroppo alcune valigie non arrivano a destino, ma ci mettiamo d’accordo con il personale di terra che ci vengano consegnate direttamente in hotel, dato che le avrebbero caricate sul volo del pomeriggio. Ad Arba Minch non c’è un ufficio cambi, quindi ci fermiamo alla macchinetta cambio valuta, infiliamo euro e cambiamo in birr, finché non ci vengono “mangiati” 100€. Un addetto dell’aeroporto ci aiuta a chiamare la banca, il tecnico però di sabato non lavora. Ci indicano la banca di riferimento e dopo aver trovato Tafari, l’autista del nostro pulmino, prima ci fermiamo a cambiare i soldi in banca, chiedendo a un responsabile di mettersi in contatto con la filiale centrale per risolvere il problema della macchinetta. Ci dicono che dobbiamo andare di persona alla banca centrale; una volta arrivati chiediamo di Salomon, che pensavamo essere il tecnico, ma è invece il direttore. Chiaramente non ci ridanno i soldi, ma ci spiegano come fare la denuncia. Usciti dalla banca, possiamo finalmente iniziare il nostro viaggio. Andiamo verso il lago Tana, il più grande del paese con i suoi 3500 mq e dalle cui acque nasce il Nilo Azzurro. Tafari ci consegna al barcaiolo (noleggio barca 2300 birr) che si occuperà di farci arrivare in 40 minuti di navigazione sulla penisola di Zege. Rallentiamo in mezzo al lago, perché un pescatore sta dando del pesce a dei pellicani: è chiaramente uno spettacolino per noi turisti, che però ci permette di vedere da vicino i pellicani e le loro grandi sacche sotto il becco. Non possiamo esimerci da lasciare una piccola mancia (30 birr). Sulla penisola, si trovano diversi monasteri costruiti originariamente tra il XIII e XIV sec, ma molti hanno subito una recente ricostruzione. Le donne sono ammesse in quasi tutti. Ho scelto i due monasteri, che mi sembravano più significativi, anche perché avevo letto che erano fra di loro piuttosto ripetitivi. Arrivati sulla riva della penisola, siamo obbligati a prendere la guida (440 birr), ma capiremo ben presto che in Etiopia sei obbligato ad avere la guida quasi ovunque, a volte anche per garantire la tua sicurezza. Dalle parole della guida, iniziamo a scoprire che ci sono “soggetti” che sono una costante nella rappresentazione pittorica, ad esempio i sette santi, Abuna Aregawi, fondatore di Debre Damo, Belai il cannibale, che venne protetto da Maria per un unico atto di pietà verso un lebbroso, nonostante avesse divorato anche i membri della propria famiglia, Maria stessa è straordinariamente venerata, San Giorgio, santo patrono d’Etiopia, San Raffaele e la balena arenata sulla spiaggia, etc.

Dato che faremo dentro e fuori dalle chiese, dove si può entrare solo scalzi, i più schizzinosi di noi, tenevamo un paio di calzini a portata di mano. In alcune chiese è richiesto il capo coperto alle donne, quindi abbiamo portato un foulard, da tirar fuori all’occorrenza.

Visitiamo Ura Kidane Meret (150 birr per persona), il più grande e famoso monastero della zona e Bete Maryam (150 birr per persona), dedicato a Maria, il più antico, con magnifici dipinti. Appena usciti da Bete Maryam, vediamo un serpente nero che cerca di entrare in chiesa, lo segnaliamo alla guida, che subito aiutato dal prete lo uccide: la guida ci spiega subito che, essendo un simbolo del male, era di cattivissimo auspicio che entrasse in chiesa. Speriamo tutti che non porti sfortuna al nostro viaggio, perché la guida era veramente preoccupata. All’esterno ci vengono mostrati degli strumenti musicali, che rivedremo anche altrove, tamburi, le cui decorazioni rappresentano la divisione tra il regno dei cieli nella parte alta, e la terra, nella parte bassa; dei bracciali di metallo che spostati da destra a sinistra e viceversa fanno un rumore ipnotico e infine una specie di gong fatto con una grossa pietra piatta. Per arrivare ai monasteri si percorre un sentiero in mezzo al verde, dove gli abitanti locali hanno allestito le proprie bancarelle, qui e a Lalibela troveremo i souvenir più carini e a buon mercato. Se cercate la famosa mirra, qui è l’unico posto deve l’abbiamo trovata. Ci fermiamo in un baretto in riva al lago e ci beviamo il nostro primo caffè etiope (bunna, 100 birr per caffè e Coca Cola). Il rito prevede che si metta dell’erba sul pavimento, per portare la natura in casa, si faccia tostare il caffè su di un incensiere con della resina, che si faccia annusare agli ospiti, che ovviamente devono mostrare segno di apprezzamento, dopo di che si macina e si fa bollire, per poi ricavarne quel liquido scuro che tanto piace a noi italiani e che loro curiosamente offrono accompagnato da popcorn. La pianta del caffè ha la sua origine proprio in Etiopia, si pensa che i predecessori del popolo attuale degli Oromo, fossero i primi a scoprire e riconoscere l’effetto energizzante dei suoi grani, che macinavano, facendone una pasta che aumentava le forze dei propri guerrieri. Facciamo ritorno al pulmino (mancia al barcaiolo 100 birr), pensando di fare in tempo ad andare alle cascate del Nilo azzurro, ma ci vogliono 4 ore per andare, tornare e visitare. Abbiamo perso troppo tempo in aeroporto e gli autisti qui non guidano con il buio, dato che le strade sono piene di bestiame (mucche, capre, asini, etc.) e non sono illuminate.

Ci facciamo quindi portare al mercato di Bahir Dar, ma non ci attardiamo, sentendoci “puntati” da alcuni ragazzotti che non sembrano avere buone intenzioni: magari erano solo curiosi, ma preferiamo non rischiare. Siamo comunque stanchi per il lungo viaggio e quindi nonostante la delusione per le cascate, raggiungiamo l’Abay International Hotel (St.George Ave, Bahirdar 6th Floor, Bahar Dar, 72,90 USD/2385 birr, stanze ampie, letti grandi, pulito, buona colazione). Ogni giorno il nostro autista verificherà lui stesso che le nostre prenotazioni fatte su Booking.com siano giuste, onde evitare sorprese. Cena da Olive, non lontanissimo dall’hotel, che troviamo consigliato su TripAdvisor. Mangiamo tutti pesce alla griglia o fritto ed è molto buono (1445 birr).



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