Eretici catari e Pirenei orientali

Due temi turistici: i siti e i castelli dei catari, eretici medievali, e i Pirenei del Midi, sia sopra che sotto terra. Un viaggio itinerante tra storia e natura
 
Partenza il: 04/05/2018
Ritorno il: 11/04/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Il nostro viaggio ha avuto due temi turistici: i siti e i castelli dei Catari, eretici medievali, e i Pirenei del Miti, sia sopra che sotto terra.

In effetti, sono due viaggi distinti, diversissimi tra loro: i siti dei Catari si possono visitare in tre giorni, i Pirenei del Midi in altri tre, e noi abbiamo aggiunto la visita della città di Tolosa, già che c’eravamo! Questo itinerario è a cavallo tra tre zone diverse su quasi tutto: natura, storia, suddivisione amministrativa, clima, eccetera: Ariège, Aude, Haute Garonne, Roussillon. Per finire: in passato queste zone erano parte importante dell’Occitania, dove ancora parlano la “Langue d’Oc”. Che dite, ci vuole fantasia?

Avendo deciso di partire per questo viaggio in Francia, avevo prenotato aereo, auto a noleggio e sistemazioni per le notti già nel mese di gennaio, poi però non me ne ero più occupata. Quindi, a tre giorni dalla partenza, riprese in mano tutte le carte, mi sono accorta che non avevo acquistato neanche una Guida, quindi non avevo idea di che cosa visitare. Credetemi, è la prima volta in vita mia che mi succede, di solito sono una programmatrice puntigliosa e maniacale. Si vede che sto migliorando. Sarà stato anche perché, questa volta, non avevamo amici con noi in viaggio, e per questo motivo mi sono sentita più libera e meno responsabile? Mah! Chi lo sa.

Da quel momento, ho preparato un programma di massima leggendo siti web, ma… con i vincoli dei luoghi di pernottamento già prenotati e di un chilometraggio massimo giornaliero, imposto dalla ditta da cui avevamo noleggiato l’auto. Curiosa cosa, non ci era mai successo nei precedenti noleggi, in altre città del mondo. Ma non è l’unica cosa curiosa che ci è successa, come leggerete in questo diario. Del resto, le stranezze e i problemi da superare rendono i viaggi più interessanti, no?

Ad ogni modo, questo viaggio ha segnato il nostro record stagionale: 1.090 chilometri, in maggio, in Francia, senza mai prendere una goccia d’acqua. Tutti i giorni pioveva sui posti che visitavamo, ma solo poco prima o poco dopo la nostra permanenza, o di notte. Fortuna sfacciata.

4 maggio: MILANO – TOULOUSE

Siamo partiti da Malpensa, in serata, con Easy jet. Il primo problema è stato raggiungere con il pullman l’aeroporto, perché due cretini si erano incidentati con le loro auto sul cavalcavia prima della tangenziale, creando una mostruosa coda. Siamo arrivati al drop bagagli esattamente mentre già stava chiudendo! Gentilmente, ci hanno accettato lo stesso la nostra valigia, che abbiamo visto andarsene lemme lemme sul tapis roulant. Credetemi, entrambi pensavamo che non ce l’avrebbe mai fatta a raggiungerci sull’aereo, a quella velocità! Non ero mai arrivata in ritardo in aeroporto in vita mia, non lo auguro a nessuno. Arrivati a Toulouse l’abbiamo aspettata, ed incredibilmente era già arrivata! Un po’ rincuorati, siamo andati a cercare il pullman navetta per la città, ma era ormai notte. Il costo del bus TISSEO è di ben 8 euro, per un tragitto che dura meno di dieci minuti. Ma non c’è alternativa. La macchinetta che ne vende i biglietti è distanziata, però l’abbiamo trovata. Ha un software strambo, parla poche lingue, e soprattutto anziché essere “touch screen” funziona con un .. “ruota il cilindro”. Nel senso che, per confermare ogni scelta, bisogna far ruotare, con la mano, un cilindro come quello delle macchinette mangiasoldi. Avete presente le ruote su cui scorrono i tre simboli delle ciliegie, che vi fanno fare punti? Beh, qui le usano per farvi scegliere il tipo di biglietto. Ed anche è strano il fatto che ci sia un tasto chiamato “validez” che però non convalida nulla! Per convalidare… bisogna usare il tasto “validez”, quello della tastiera dove si digita il pin del bancomat. Lo so, non sono stata chiara, ma è la macchinetta che lo è poco. Il pullman stava per partire, ed eravamo ormai al nostro quarto tentativo a vuoto! Ogni volta, il software faceva ripartire tutto dall’inizio, che stress! Alla fine ce l’abbiamo fatta e siamo saliti a bordo, obliterando il biglietto. (Per quelli che andranno in futuro a Toulouse: rilassatevi: al ritorno, abbiamo scoperto che si sarebbe potuto fare i biglietti anche a bordo! Va beh… facile dirlo, col senno di poi! ).

Siamo arrivati a Toulouse attraverso strade ormai deserte ed ho scoperto che avevo prenotato un hotel vicino alla sua fermata intermedia “Jean d’Arc”. Non ero stata stupida, o ero stata fortunata. Chissà. Percorsi pochi metri, ho avuto la mia prima occasione di gridare “mèrde!”, dato che l’ho pestata. Che donna fortunata! L’hotel Le capitole è un due stelle molto, molto di base. La camera da letto era di 3 metri x 3,5. Il bagno, compreso il piatto doccia, poco più di un altro metro quadro. Con moquette, ma una stanza silenziosa e pulita. Il prezzo basso e la posizione super centrale sono ineguagliabili, bisogna solo sopportare il letto piccolo e gli spazi ridotti.

5 maggio: TOULOUSE

Il punto da segnalare in questo hotel è la cortesia dei due receptionist, superiore alla media. Siamo andati in un bar, per la nostra colazione. Quasi tutti erano ancora chiusi: quello che abbiamo trovato non era un gran che, ma il suo croissant era buono. Lo sono dappertutto, in Francia, forse perché li fanno con burro vero. La visita della città ci è piaciuta parecchio: Tolouse è chiamata la “città rosa” per il colore rosato dei mattoni con i quali molti dei suoi edifici sono stati costruiti, e la luce le riconosce un fascino innegabile. Città pulita, tranquilla, ci è sembrato che goda attualmente di una buona economia. Fondata dai Romani, ha ancora le pianta delle strade con Cardo e Decumano, come gli accampamenti dei soldati romani. Tipo l’Expo di Milano, per intenderci, ma con molta meno gente. Queste vie centrali sono sede di tanti negozi, boutique, bar, caffè, brasserie, con una vita animata e festaiola. (Se fossi una studentessa, cercherei di fare un Erasmus a Tolosa). Nel XVI secolo aveva avuto ricchezza grazie al commercio del “pastél”, una pianta locale che conferiva il colore azzurro alle stoffe di tutta Europa, poi soppiantato dall’ “indigo”, altra pianta tintoria ma esotica. Superata questa crisi, i Tolosani si erano dedicati alla coltivazione e commercio del grano, con ottimi risultati. Neanche le due guerre mondiali hanno colpito molto la città, quindi esistono ancora tutti i suoi monumenti: da quelli romanici come la basilica di Saint Fermin o il convento dei Benedettini, a quelli gotici come la Collegiata o le Torri. Abbiamo allungato il passo e, con una buona performance sportiva e grazie al bel tempo, abbiamo passeggiato anche lungo le sponde della Garonna, attraversandola con i suoi vari ponti, ammirandone isole e dighe, il vecchio mulino. C’è solo l’imbarazzo della scelta, in questa città si sta bene. L’orto botanico ha dei giardinieri veramente in gamba, tutto era fiorito e i colori erano molto bene accostati. Oltre agli uccellini, alle anatre ed alle gallinelle d’acqua praticamente abituate a comunicare con tutti, medicando cibo, c’erano in giro anche polli e maestosi galli, che circolavano liberi tra le panchine ed i visitatori. Abbiamo pranzato in un ristorantino in città, uno non proprio economico, perché morivamo di fame e non siamo stati lì a scegliere troppo. Carino, buon menu della loro fattoria, formaggi e polli veramente ruspanti, lo si capiva dai tendini robusti. A sera, abbiamo cenato in una créperie, veramente ottima scelta. Certo, non saziano molto, purtroppo bisogna ordinarne più d’una.



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