Egitto: Sharm el Sheikh e Sinai del Sud

Un caldo Natale ammirando la barriera corallina del Mar Rosso, il deserto roccioso del Sinai e le affascinanti rovine dell’antico Egitto
 
Partenza il: 21/12/2014
Ritorno il: 28/12/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Sono le 4 di mattina e fuori il termometro segna 0 gradi quando noi entriamo all’aeroporto di Bologna.. e verso la fine della mattina atterriamo a Sharm el Sheik: temperatura di circa 23 gradi e cielo azzurro senza nuvole! Questo è la prima volta che passiamo un inverno al caldo, l’occasione ci è stata data grazie al mio compleanno, che da diversi anni non festeggiavamo in quanto molto vicino al Natale. Durante la nostra settimana di permanenza abbiamo scelto il villaggio Tamra Bbeach della catena Eden Viaggi a Nabq; a posteriori, sconsiglierei l’alloggio a Nabq per il forte vento che soffia durante i mesi di dicembre, gennaio e febbraio e infatti è stato possibile fare il bagno solo gli ultimi due giorni, mentre durante il resto della settimana era sempre issata la bandiera rossa. Per il resto il villaggio è abbastanza grande, al ristorante abbiamo sempre mangiato bene e abbastanza vario, ci sono 4 piscine, di cui una riscaldata (circa 24 gradi), il personale è sempre molto cortese, soprattutto i camerieri.

La spiaggetta privata ha solo 3 – 4 file di ombrelloni, con sabbia grossa e in alcuni tratti roccia, e nell’acqua hanno creato artificialmente una piccola “piscina” libera dalle rocce dove si può balneare anche senza gli scarpini. La spiaggia è provvista anche del pontile con accesso diretto al di là della barriera. Il primo pomeriggio, contattiamo subito Angela dell’agenzia “Luna Rossa” a Naama Bay per programmare le escursioni della settimana. L’agenzia ti preleva tramite i suoi addetti direttamente al villaggio e lei è molto disponibile nella pianificazione delle uscite oltre ad averci accompagnato per i vari negozi a comprare kefia, occhiali da sole (necessari per la motorata nel deserto), felpe e sim egiziana senza farci fregare. Infatti qui in Egitto, la parola d’ordine è: CONTRATTARE. Al prezzo di partenza del venditore occorre partire a contrattare almeno dalla metà. Tramite le agenzie esterne al villaggio, si risparmia anche fino al 40 % sul prezzo delle escursioni e, per quello che mi riguarda, si ha anche un contatto più vero con il popolo egiziano in quanto le guide parlanti italiano perfettamente, non esitano a raccontare del proprio paese, della propria famiglia, della propria religione. Inoltre Angela ci ha fornito anche il numero di Sahid, un tassista che conosce l’ italiano abbastanza bene, che si è rivelato affidabile, sempre puntuale e con prezzi più che onesti. L’ultima sera ci ha anche portato alla moschea di Old Sharm, spiegandoci tutte le regole che i fedeli devono rispettare per potervi entrare e scattandoci diverse foto.

Di seguito cerco di dare qualche consiglio in merito alle escursioni che abbiamo effettuato e quali siano state le nostre impressioni.

Prima, occorre fare una piccola premessa in merito alla crisi politica e civile che l’Egitto sta affrontando in questo periodo: a causa di questo motivo, ma anche di altri, alcune escursioni decidiamo a piè pari di evitarle.

Il Cairo, ad esempio, come Petra, decidiamo di scartarle subito sia per eventuali insurrezioni popolari che potrebbero scatenarsi, sia perché a nostro parere sono due luoghi che meritano di essere visitati più a lungo e in modo approfondito.

Il Monastero di Santa Caterina, Gerusalemme e il Monte Sinai simboli importantissimi del Cristianesimo in Egitto, decidiamo di evitarli sempre per motivazioni di sicurezza.

Detto questo, passo a raccontare quello che invece abbiamo deciso di fare.

1) MOTORATA NEL DESERTO

La motorata, che si può fare all’alba o al tramonto per assistere alle meravigliose sfumature che colorano il cielo del deserto roccioso del Sinai, consiste in una guida di circa 2 ore con quad o buggies attraverso il deserto con diverse soste per poter fare bellissime fotografie, sorseggiare un tè beduino e godersi la tranquillità del deserto.

E’ assolutamente necessario avere con sé kefia o una sciarpina da annodare a mo’ di turbante e occhiali (da pochi euro..) per potersi riparare gli occhi e in generale il viso dalla sabbia che si alza mentre si è in movimento.

Consiglio anche di portarsi una felpa o una giacca perché quando tramonta il sole fa abbastanza freschino, considerando soprattutto che i mezzi di trasporto utilizzati sono tutti aperti.

La motorata, in fin dei conti, non mi ha soddisfatta appieno, in quanto mi ha colpita in modo molto negativo la sporcizia e l’incuria che ho trovato nel deserto.

Parlando con Hisham, la nostra guida in altre escursioni, ho capito che nel deserto il problema è grosso: i beduini che vivono qui nelle tende, ovviamente producono rifiuti e immondizia, che il comune non si preoccupa di raccogliere.. quindi si formano queste “discariche a cielo aperto” che vengono mostrate senza cura agli occhi del turista.. ma ripensando anche ad alcune situazioni italiane, molto recenti per’altro, non mi sento poi tanto nella posizione di poter giudicare, e lo rassicuro dicendo che anche da noi succedono le stesse identiche cose purtroppo.

2) CANYON COLORATO E PARCO MARINO DI ABU GALUM (BLU HOLE)

Premessa: questa è l’escursione in jeep che ha il tragitto più lungo e che attraversa completamente il deserto.

La polizia locale, data la tratta impegnativa (in senso di sicurezza per il turista) che occorre affrontare, obbliga tutti i pullmini turistici a raccogliersi al raggiungimento di un posto di blocco, creando un ammasso di un’ottantina di pullmini, e ad attendere l’arrivo di una volante della polizia per scortare tutti fino all’arrivo, che può essere il canyon, Abu Galum o il monastero di Santa Caterina. Il problema è che la polizia ha a disposizione una sola volante, e quindi occorre aspettare che questa abbia portato a destinazione un primo gruppo a Santa Caterina, attendere che torni indietro e che si attrezzi per scortare noi attraverso il deserto per il canyon. Tutto questo ha provocato due ore di attesa nel deserto e l’ira delle guide turistiche che cercano sempre di organizzare delle proteste nei confronti della polizia e del governo per risolvere la situazione. Fortunatamente, durante la sosta abbiamo conosciuto i 3 ragazzi egiziani che viaggiavano insieme a noi sulla jeep e che ci hanno tranquillizzato spiegandoci che in Egitto queste cose succedono spesso. Finalmente, sbloccata la situazione, raggiungiamo il canyon colorato.



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