Dove le Ande incontrano l’Amazzonia

Bolivia – Dove le Ande incontrano l’Amazzonia Testo e foto di Bruno Visca Il viaggio è un atto creativo, che non solo consuma e alletta l’anima, ma nutre l’immaginazione ed è responsabile di ogni nuovo stupore, che esso memorizza per poi proseguire… E i paesaggi migliori, apparentemente densi o informi, riservano molte sorprese se...
 
Partenza il: 02/08/2004
Ritorno il: 28/08/2004
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 2000 €

Bolivia – Dove le Ande incontrano l’Amazzonia Testo e foto di Bruno Visca Il viaggio è un atto creativo, che non solo consuma e alletta l’anima, ma nutre l’immaginazione ed è responsabile di ogni nuovo stupore, che esso memorizza per poi proseguire… E i paesaggi migliori, apparentemente densi o informi, riservano molte sorprese se sono studiati con pazienza, nel genere di disagio che si può assaporare in seguito.

Paul Theroux, Alla fine della terra Tutto questo offre la Bolivia, il paese più povero del Sud America; paesaggi bellissimi dai colori stupendi, altopiani desertici a quote superiori ai 4000 metri, circondati da montagne innevate che hanno un’altezza di oltre 6000 metri, lagune con tonalità che spaziano dal rosa al verde ed all’azzurro con numerosissimi fenicotteri rosa e altri volatili che vivono sulle loro sponde. Il tutto in un ambiente dove la presenza umana è quasi totalmente assente. Certamente il godere di tanta bellezza non è esente da disagi, dovuti alla mancanza di servizi, a temperature che di notte possono scendere anche a 20º sotto zero, a levatacce per ammirare i colori dell’alba che, al sorgere del sole, regalano sfumature di colori paragonabili a quelli che un artista riesce a riprodurre sulle tele. Ma la Bolivia non è soltanto natura: al di fuori delle sue città, sulle propaggini delle montagne e degli altopiani, vive il meraviglioso popolo andino, un popolo che sa vivere con poco ma che è molto fiero delle sue origini e delle sue tradizioni. Nella prima metà del 1500 i conquistadores spagnoli, con la croce in una mano e la spada nell’altra, hanno sottomesso gli antichi abitanti, gli Inca, imponendo le loro leggi, le loro usanze e la loro religione. Il popolo andino ha dovuto sottostare alle imposizioni degli spagnoli ma non ha dimenticato le sue tradizioni e la sua religione che sono ancora vive ai giorni nostri; questa popolazione non trova alcun contrasto tra la fede cristiana imposta e la devozione verso le antiche divinità: il sole o Dio Inti, la luna e, prima fra tutti, la madre terra, la Pachamama. Ancora oggi si usa chiedere perdono alla Pachamama prima di svolgere un’azione che possa, in qualche modo, recarle disturbo o che venga ritenuta per qualche motivo offensiva, come entrare in un antico sito Inca. Per farsi perdonare le si offre quello che si ritiene sia per lei più gradito: la coca, l’alcool o il sangue di animali, in particolare dei lama. Nei mercati delle città e dei villaggi si possono trovare in vendita sulle bancarelle dei feti di lama mummificati: vengono donati alla Pachamama, dopo averli avvolti in un drappo di seta assieme ad altri doni, seppellendoli poi sotto le fondamenta prima di costruire una nuova abitazione. Nelle chiese si trovano, come da noi, molti quadri ed affreschi che rappresentano figure sacre, ma sono anche sempre presenti le immagini del sole e della luna, a testimonianza dell’antica fede.

Sebbene tutto l’altopiano sia caratterizzato da paesaggi bellissimi, è la parte sud-occidentale, la zona dell’altopiano più remota del paese, quella che regala i più bei panorami, visioni mozzafiato con sfumature che variano continuamente di colore. È questa una regione attraversata da poche piste, quasi priva di alberi, scarsamente popolata e soggetta a variazioni climatiche improvvise, ma che può rivelarsi simile al paradiso per quei viaggiatori che sono alla ricerca di luoghi inconsueti e affascinanti.

Diario di viaggio Dopo un lungo volo dall’Italia, con scali a Chicago e Miami, atterriamo al mattino del 3 di agosto 2004, alle 6 locali (ore 12 in Italia), all’aeroporto di La Paz. I 4100 metri di quota dell’aeroporto si fanno sentire, tutto il gruppo accusa leggeri giramenti di testa e nausea. Dall’altopiano su cui si trova l’aeroporto possiamo ammirare il panorama della città. La Paz, che risulta essere la capitale più alta del mondo, è arroccata sul fondo e sui pendii di un canyon di 5 Km di larghezza e sovrastata dai due massicci dell’Illimani e dell’Huayana Potosì; essa trasmette un’immagine indimenticabile a chi l’ammira dall’alto. Raggiunto l’albergo che si trova nella parte bassa della città, a circa 3600 metri, la situazione migliora leggermente e permane solamente un leggero, ma fastidioso, mal di testa che ci accompagnerà durante il nostro primo giorno in Bolivia. Se aggiungiamo la stanchezza accumulata in 30 ore di viaggio e la notte trascorsa insonne in volo, si capisce perché passiamo l’intera mattinata dormendo. Solo alla sera, seduti al ristorante davanti ad una grossa bistecca accompagnata da patatine, ci sentiamo meglio. La spesa? Meno di 3 euro a testa!! Incredibile se paragonata ai nostri prezzi.

La prima meta del nostro viaggio è il Lago Titicaca, ai confini con il Perù. Raggiunta con un pulmino la cittadina di Copacabana, con un trekking di 5 ore che percorre la sponda del lago in un continuo saliscendi tra alberi di eucalipto, si arriva a Yampupata da dove, con un’imbarcazione, raggiungiamo l’Isla del Sol. Durante il cammino, in un tratto del percorso che si snoda su una bella pavimentazione in pietra, si incontra la riproduzione della Grotta di Lourdes che merita una visita. Questo luogo è meta di pellegrinaggi religiosi effettuati dagli abitanti del posto.

Raggiunta l’isola la nostra resistenza fisica, già messa a dura prova dalle 5 ore di cammino a quasi 4000 metri di quota, subisce un altro duro colpo dovendo affrontare la “Scalinata dell’Inca” che, dai 3840 metri del lago, porta ai circa 4000 del villaggio di Yumani. Una sosta a circa metà scalinata per dissetarci alla “Fontana dell’Inca”, un freschissimo getto d’acqua che sgorga dalla montagna e si immette in tre canali di pietra, poi, incuranti della fatica, di nuovo in cammino verso il villaggio, situato sulla cima dell’isola, che raggiungiamo quando il sole è già tramontato, guidati dalla poca luce delle lampade frontali. La “Trucia” (trota) del Lago Titicaca consumata a cena riteniamo sia la “giusta ricompensa” per questa lunga e faticosa giornata.

Secondo giorno di trekking. Oggi attraversiamo tutta l’Isla del Sol giungendo fino all’estremità nord. Fortunatamente la tappa risulta meno impegnativa della precedente. Sull’isola non ci sono veicoli e ci si sposta solamente a piedi o in barca; questo motivo legato ai fantastici panorami che si ammirano dall’alto dell’isola, rendono la passeggiata particolarmente piacevole e per niente faticosa. Sull’alto del promontorio settentrionale dell’isola si trova il sito Inca di Chincana, il più spettacolare complesso di rovine dell’isola. Dopo la visita al sito, ed in particolare alla sua struttura più importante, il Palacio del Inca, affrontiamo la discesa verso il lago dove, con una barca, ritorniamo a Copacabana. La giornata è molto bella, il cielo è di un azzurro intenso senza l’ombra di una nuvola ed il sole si riflette sulle scure acque del lago. Non sembra di essere a quasi 4000 metri ma in riva al mare, in una calda giornata di primavera. Solo toccando le fredde acque del lago scompare all’istante la tentazione di fare un tuffo.



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