Diario Siriano

LA PARTENZA (2 novembre 2008) Il nostro è un viaggio organizzato, partiamo da Malpensa con un volo diretto per Amman e troviamo subito la coincidenza per Damasco, il servizio, veramente efficiente, è fornito dalla Royal Jordanian (le ali reali). Incontriamo subito la guida siriana: Bashar, l’autista e i nostri compagni di viaggio: tre...
 
Partenza il: 02/11/2008
Ritorno il: 09/11/2008
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 1000 €

LA PARTENZA (2 novembre 2008) Il nostro è un viaggio organizzato, partiamo da Malpensa con un volo diretto per Amman e troviamo subito la coincidenza per Damasco, il servizio, veramente efficiente, è fornito dalla Royal Jordanian (le ali reali). Incontriamo subito la guida siriana: Bashar, l’autista e i nostri compagni di viaggio: tre uomini: M., A. E il Sig. G.: sarò l’unica donna della “spedizione”.

Il nostro albergo è l’ EBLA CHAM. Percorriamo la strada che collega l’aereoporto alla città con una certa apprensione: ad agosto, proprio su questo percorso, 17 persone sono morte in seguito ad un attentato. L’hotel è monumentale, con camere ampie e letti ad una piazza e mezza, ma è dislocato in periferia e un servizio di navetta gratuito che lo collega al centro, nonostante le 5 cinque stelle non offre prestazioni di standard occidentale, ma è pulito e confortevole.

PRIMO GIORNO: MAALULA E LE TURISTE IRANIANE La prima impressione di Damasco è quella di una città non bella, dal traffico caotico, caratterizzata da un alternarsi di abitazioni degradate e di costruzioni incompiute con le strutture di cemento a vista . Lasciata la città, siamo già in pieno deserto sabbioso e roccioso, il giallo ed il blu sono i colori prevalenti. Arriviamo a Maalula, situata a 600 mt. Di altitudine. E’ una località di villeggiatura per i damasceni, ma pur trovandosi in una bella posizione, è anch’essa devastata dal cemento.

L’escursione si riscatta per la profonda emozione che proviamo assistendo alla recita del Padre Nostro in aramaico nella chiesa romanica dei SS. Sergio e Bacco. La guida ci spiega che è in corso un progetto per introduzione dell’insegnamento di questa lingua nelle scuole , fino ad ora essa è stata tramandata solo oralmente nell’ambito familiare. Durante la nostra permanenza a Maalula incrociamo più volte un gruppo di turisti iraniani, prevalentemente donne, ricoperte da lunghi mantelli neri. Sono tutti molto allegri, chiassosi e si fotografano a vicenda si comportano insomma come normali viaggiatori. Noi rimaniamo un pò stupiti: non immaginavamo gli iraniani come turisti, invece sono anche molto desiderosi di socializzare, ci rivolgono la parola e vogliono sapere da dove veniamo, vogliono scambiare esperienze ed impressioni.

Lasciata Maalula ci dirigiamo verso la valle dell’Oronte (in arabo “il disubbidiente” perché è l’unico fiume siriano che sfocia nel Mediterraneo). Qui il paesaggio cambia completamente diventando collinare e quasi per incanto, verdeggiante. Ci fermiamo su un’altura e in distanza vediamo il Krak dei Cavalieri: è incredibile! Immenso, possente e bianco, le torri massicce sono tondeggianti: sembra un maniero madioevale francese trasportato, come per incanto in Siria .

Iniziamo la nostra visita: il castello, restaurato dai francesi nel 1936, ostenta maestose rampe di accesso predisposte per l’ingresso di uomini a cavallo, osserviamo le cucine e il refettorio (vi mangiavano a turno 4.000 soldati), i magazzini (la fortezza poteva contenere derrate che ne garantivano l’autonomia per alcuni mesi) , la chiesa gotica, la mensa , gli alloggi degli ufficiali e quelli del comandante. Giungiamo infine sulla torre più alta dalla quale si domina l’intera vallata e nelle giornate serene si può vedere il mare.

Dopo il pranzo lasciamo il Krak alla volta di Homs, che è una città vivace e moderna, ci fermiamo solo per visitare la moschea di Al Walid. L’accesso al bel cortile in pietra a strisce bianche e nere, mi è consentito solo indossando un mantello lungo fino ai piedi con cappuccio (ciò si ripeterà tutte le volte che entrerò in una moschea). All’interno c’è un morto in attesa di sepoltura e su una parete un display elettronico indica le ore delle preghiera nel corso della giornata.

Ci soffermiamo davanti alla tomba del grande condottiero: Al Walid, la spada di Allah, che portò la Siria nella Umma (la comunità dei credenti) e poi usciamo, appena in tempo per vedere il corteo funebre composto di soli uomini (le donne non possono partecipare ai funerali,) che si allontana per i viali della città.

Sono le 17 e il sole sta tramontando, il trasferimento fino a Palmyra avverrà nel buio più fitto.

IL VIAGGIO IN SIRIA A NOVEMBRE COMPORTA QUESTO INCONVENIENTE : LE GIORNATE SONO MOLTO BREVI.

SECONDO GIORNO: PALMYRA E IL BUSINESS DEI LOCULI IN AFFITTO La strada che collega Homs a Palmyra è data dalle guide come “buona”, certo è sicuramente meglio della pista in terra battuta che pare ci fosse fino a qualche anno fa, è asfaltata, ma piena di buche, ci arriviamo dopo tre ore di sbalzi e scossoni da colpo di frusta. E’ buio pesto ma l’albergo, il PALMYRA CHAM, ci accoglie in un modo sontuoso con bei giardini ornati di palme, la piscina ormai disattivata, data la stagione, e una hall con il soffito bombato dipinto di azzurro che ricorda la navata di una cattedrale, alcuni specchi ne moltiplicano all’infinito l’effetto monumentale.

Meraviglia! dalla finestra della nostra camera, attraverso un palmeto, vediamo le rovine della via colonnata illuminate! Solo questo scorcio merita tutti gli scossoni patiti durante il viaggio! L’albergo- cattedrale è semivuoto: ci siamo solo noi (cinque persone) e un gruppo di romani molto rumorosi.

A cena con M. Ci dividiamo una bottiglia di vino rosso libanese della valle della Bekaa (12 euro la small bottle): il gusto è intenso e leggermente resinato.

Il giorno successivo alle 8, con un sole abbagliante ed una temperatura da montagna (per fortuna avevamo le giacche a vento) siamo in coda nella necropoli.

LE TOMBE PALMYRENE sono sicuramente uno spettacolo unico. All’epoca d’oro della città costituivano un buon investimento immobiliare , perché i proprietari ottenevano un cospicuo reddito dall’affitto mensile dei loculi.

Le più spettacolari sono quelle a torre: costruzioni quadrate che potevano raggiungere anche i quattro piani. Ne visitiamo una: la tomba di Giambico. Ammiriamo il soffitto affrescato e il bassorilevo con le immagini dei proprietari, ai lati osserviamo le celle, simili ai loculi dei nostri cimiteri, che originariamente erano chiuse da una lastra di marmo su cui era scolpito il ritratto, estremamente realistico, del defunto. Purtroppo molte di esse sono state distrutte dagli iconoclasti, ma al museo di Palmyra (imperdibile) è possibile ammirarne diverse: l’abbigliamento sontuoso delle signore e i gioielli da loro indossati, danno un’idea del benessere di cui la città, crocevia dei traffici lungo la via della seta, godeva.



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