Dalmazia, Montenegro e Bosnia

Un tour itinerante tra le meravigliose coste dalmate, un Montenegro ancora poco conosciuto, ma con grandi potenzialità, e una Bosnia che vuole cancellare i ricordi della guerra civile
 
Partenza il: 25/04/2014
Ritorno il: 04/05/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Di solito in primavera cerco di fare un viaggio che sia una sorta di trampolino di lancio verso l’estate, e quindi un mix di cultura, sapori, profumi e, se possibile, anche mare. D’altronde io in una mia precedente vita devo essere stato un pesce.

Quest’anno, scorrendo la cartina d’Europa, mi si pone l’attenzione sul Montenegro, o perlomeno quella parte dei Balcani, per me fino ad ora inesplorata. Ne parlo con qualcuno che mi dice che è una meta interessante, ma bisogna andarci presto, prima che il turismo di massa la possa snaturare. Le mete insolite mi attirano sempre, e così, con la mia compagna di viaggio, si inizia a preparare il programma, cercando di conciliare un bel viaggio con finanze un po’ ristrette.

Ne viene fuori un programmino piuttosto interessante, e quindi non ci resta che provarlo sul campo.

Facciamo alcune premesse di ordine pratico.

Il viaggio è stato effettuato da 2 persone in automobile (C4 diesel) ed è durato 10 giorni, percorrendo in tutto circa 3.000 chilometri. Il costo del viaggio è stato di Eur 770 a testa, così distribuiti: Eur 180 di viaggio (carburante + autostrada + parcheggi), Eur 300 per i pasti, Eur 190 per i pernottamenti, Eur 43 per l’assicurazione sanitaria (per Bosnia e Montenegro), e il resto in altre piccole spese.

Come documento è sufficiente la carta di identità valida per l’estero.

Per guidare è sufficiente la patente italiana. Non dimenticate la carta verde, in quanto alla frontiera viene controllata. Le autostrade in Croazia si pagano ai caselli, come in Italia. In Slovenia occorrerebbe la vignetta, ma per il tratto che dobbiamo attraversare per andare in Croazia non occorre.

Per l’assistenza sanitaria in Croazia è sufficiente il tesserino sanitario, per il Montenegro e la Bosnia occorre farsi fare un’estensione specifica dall’ASL, però pare che in alcuni casi non riconoscano gli accordi bilaterali, pertanto è consigliabile stipulare un’assicurazione prima di partire. Io ho pagato Eur 43 a testa per i giorni strettamente necessari, ma credo si possa trovare anche di importo inferiore.

Per le monete in Croazia vige la Kuna: conviene cambiare gli euro non subito oltre la frontiera dove il cambio è ovviamente meno conveniente. In Montenegro la moneta è l’Euro, e in Bosnia il marco bosniaco, ma potete risparmiarvi di cambiare, in quanto l’Euro è ben accetto ovunque, così come le kune.

Ma veniamo al viaggio vero e proprio.

Venerdì 25 Aprile (km. 706 – 8 ore e mezza)

Partiamo da Ravenna verso le 5,00 con direzione Sibenik/Trogir/Spalato, giusti giusti per arrivare a Sibenik all’ora di pranzo. Cerchiamo il Buffet Nostalgija che avevamo da qualche parte sentito decantare, ma stava già chiudendo… peccato.

Ci inoltriamo allora per le viuzze del paese, fino ad arrivare ad una piazzetta, e lì decidiamo che era ora di fermarsi a mangiare.

Facciamo subito la conoscenza con le porzioni abbondanti della cucina croata.

Niente di eccezionale, però almeno riusciamo a sfamarci.

Dopo pranzo vediamo la scenografica Piazza principale, dove si trovano il Palazzo Vescovile, la Loggia, il Municipio e soprattutto la Cattedrale di San Giacomo (patrimonio dell’Unesco), e le viuzze del centro. Ci imbattiamo anche in un matrimonio, dove vediamo giovani invitate magrissime girare su improbabili tacchi altissimi, assolutamente non abituate a indossare, con conseguente instabile camminata.

Proseguiamo la nostra giornata andando fino a Primosten, un borgo medievale che sorge su una penisola, dominato dalla chiesa di San Giorgio.

Proseguiamo infine per Trogir, dove arriviamo verso le 18,30, al termine di un abbondante acquazzone che ha semiallagato la cittadina. Qui raggiungiamo subito il nostro appartamento per la notte: House Klaudija. Qui facciamo conoscenza con la cordialità degli abitanti di questa parte dei Balcani.

Ci sistemiamo velocemente per andare a fare un giro sul lungomare, dove si trovano i ristorante per turisti che prospettano su alcune barche ancorate. Ci godiamo la suggestione del tramonto, ma per la cena ci spostiamo verso le viuzze del centro, e ci fermiamo da “Tragos”.

Avevamo letto qualche commento positivo e ci aveva attirato, ma non c’è assolutamente nessuno, anzi, i proprietari stanno facendo qualche lavoretto di ristrutturazione.

Quasi increduli di vedere ospiti, forse per il periodo e per la pioggia che deve aver scoraggiato i turisti, ci portano la “pastisada dalmata”, un arrosto di vitello con patate, due bicchieroni di vino della casa, e chiudiamo con la palacinka, giusto per entrare al meglio nella cucina locale. Giudizio senza dubbio positivo.

Sabato 26 Aprile (km. 260 – 3 ore e mezza)

Ci svegliamo di buon mattino, e dopo aver caricato i nostri bagagli ci dirigiamo subito a piedi verso il centro per andare a vedere la Porta settentrionale, poi scendiamo in Trg Ivana Pavla II, la piazza principale, dove prospettano anche la Cattedrale di San Lorenzo, il Municipio, il Palazzo Cipiko e la chiesa di San Giovanni Battista. Volevamo vedere anche il mercatino, ma inizia nuovamente a piovere, e così andiamo a far colazione in un supermercato.

Ritorniamo poi sui nostri passi, e partiamo immediatamente alla volta di Spalato, che raggiungiamo in una mezz’oretta (33 km.). Spalato è una città piuttosto grande (circa 175.000 abitanti), per cui incontriamo traffico, e qualche difficoltà nel parcheggio, ma con pazienza aspettiamo che si liberi un posto nel parcheggio che si trova adiacente all’ingresso del Palazzo di Diocleziano. La visita della città è incentrata sul Palazzo di Diocleziano, che richiede però abbastanza tempo. Una particolarità è la statua di Gregorio di Nona, in quanto pare che strofinare l’alluce porti fortuna.

La visita del “palazzo” ci prende tutta la mattina, e così, prima di ripartire decidiamo di fermarci a pranzare. In una piazzetta seminascosta troviamo un grazioso ristorantino con pochi coperti, che ci colpisce, in quanto si vede la cucina da fuori, ed è sempre una cosa positiva. Il posto si chiama “konoba Korta”. Ci portano un’entrèe di crema di ceci, e poi prendiamo seppie con fave e pasta e rana pescatrice avvolta nella pancetta su un letto di riso e verdure. Ci lasciamo anche tentare dalla birra rossa di San Servolo. Tutto molto squisito, e rimarrà uno dei tanti bei ricordi culinari del viaggio.



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