Dalmazia, mare, sole… Mine

La Dalmazia è una terra importante. Direi strategica nello scacchiere internazionale. Lo è per almeno tre validi motivi: per aver dato i natali allo stilista Ottavio Missoni, al tennista Goran Ivanisevic e a mio nonno. Dalmata di Trogir. Anzi, di Traù, ci tengono a precisare alcuni. In una breve chiacchierata proprio con Ottavio Missoni, mi...
 
Partenza il: 12/08/2006
Ritorno il: 28/08/2006
Viaggiatori: in coppia

La Dalmazia è una terra importante. Direi strategica nello scacchiere internazionale. Lo è per almeno tre validi motivi: per aver dato i natali allo stilista Ottavio Missoni, al tennista Goran Ivanisevic e a mio nonno. Dalmata di Trogir. Anzi, di Traù, ci tengono a precisare alcuni. In una breve chiacchierata proprio con Ottavio Missoni, mi trovavo a quell’epoca nella sede della Regione Lombardia a Milano – altrimenti detta Pirellone -, ebbi la sventura di confidargli che mio nonno è di Trogir. Non lo avessi mai fatto. “Si dice Traù,” mi urlò Missoni, “suo nonno non gliel’ha mai detto?” Me l’aveva detto, eccome. Soltanto che al momento mi venne da dire Trogir. Mi presi, quindi, un cazziatone di proporzioni monumentali, facendo una figura di merda strepitosa davanti a tutta la giunta regionale. Questo perché molti dalmati, Missoni compreso, sono orgogliosi. Ci tengono alle loro origini e non vogliono che si facciano pasticci antistorici. Tanto da risultare permalosi.

Ho fatto questa indispensabile premessa per far comprendere perché, in questo reportage, non parlerò di Croazia, bensì di Dalmazia, e perché coniugherò la gran parte delle zone geografiche in italiano. Lo farò per due motivi piuttosto scontati: per non ricevere una querela da Missoni e per non perdere l’eredità di mio nonno (una straordinaria collezione di canne da pesca alla quale tengo moltissimo).

ODISSEA ANCONA-SPALATO, ANDATA E RITORNO Si dice che il tempo sia un’estensione dell’anima. Può essere. Di sicuro lo è per gli armatori della compagnia che fa servizio da Ancona a Spalato e che, con evidente deficit percettivo, hanno definito i loro vettori navi veloci. Nemmeno a dirlo, il viaggio che avrebbe dovuto durare quattro ore e 30 minuti, all’andata durò cinque ore nette, al ritorno sei abbondanti. Senza contare che al rientro, una volta approdati al porto di Ancona, cominciarono quelle che potrei definire doglie. Il travaglio della nave durò un buon 40 minuti, dopo di ché, a dilatazione completata, la chiglia ci sgravò finalmente sulla banchina. In preda ad allucinazioni, scambiai i doganieri per degli ostetrici ed alla consegna dei documenti dichiarai: “Sono un bel maschietto e peso 75 chili.” Questo per dire che le operazioni di sbarco mi sembrarono piuttosto macchinose.

Le due attraversate, inoltre, non furono disgiunte dalla presenza in stato di veglia di nostro figlio: Tommaso. Un piccolo angelo di un anno e 11 mesi (sette mesi per la compagnia di navi). Chi è genitore lo sa benissimo. A quell’età, i pargoli, sono curiosi ed infingardi. Tendono a scoprire il mondo e sono pieni di energia. Di contro, le navi sono piene di tranelli e pericoli, sottoforma di botole, scalini metallici, parapetti insufficienti e, soprattutto, tanto mare circostante. Orbene, per evitare di lasciare Tommaso in balia dei flutti a 50 miglia marine dalla costa, io e mia moglie Rosanna percorremmo all’incirca 100 chilometri terrestri cadauno, all’inseguimento del vivace angioletto. Alla fine delle due attraversate abbandonammo i consueti vezzeggiativi – patatino, topolino, pallino –, con i quali solevamo rivolgerci all’angelo, con i più calzanti: bastardo, canaglia, assassino.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Oggi conosco la morfologia di una nave a menadito, bullone per bullone. Ponte, coffa, sentina, paratia, non c’è un solo dettaglio del piroscafo che mi sfugga, tanto che potrei entrare nel settore navale come progettista e fare soldi a palate. E’ del tutto evidente che la prima nave che progetterò si chiamerà come mio figlio: Hannibal Lecter. PRIME IMPRESSIONI L’arrivo in Croaz… Ops, Dalmazia, ci spalanca subito una realtà abbastanza simile a quella italiana. L’entroterra sembra quello della Sardegna, il mare è paragonabile a quello migliore della Sicilia, i prezzi, fortunatamente per noi, sono quelli della Dalmazia. Il ché significa vantaggiosi, ma non tantissimo. In ogni caso, mischiando tutto nel classico calderone qualità-prezzo, beh… La Dalmazia straccia una caterva di località italiane. E non è il mio quarto dalmata che parla.

Il turista è immediatamente sorpreso da una piacevole presenza. Quella delle ausiliarie del traffico. Se in Italia si presentano solitamente in sensibile sovrappeso, incarognite come un lottatore di Sumo costretto in una Beauty Farm e in grado di sparare contravvenzioni con la frequenza di un Kalashnikov, in Dalmazia si pongono subito in maniera diametralmente opposta: minigonna da paura, biondo platino d’ordinanza, tacco alto, nessuna intenzione di fare multe. La cosa, a dire il vero, può generare nel turista sgradevoli equivoci, ma ci offre anche l’idea di come l’assessorato alla viabilità di Spalato sappia – per così dire – curare le pubbliche relazioni.

Insomma, appena approdati in Dalmazia ci si rende conto che la carne la fa da padrona. Delle ausiliarie abbiamo detto. Ma non v’ho ancora detto dei fantastici spiedi che si incontrano ai bordi delle strade con dei Mammut interi che roteano sulla brace, invitandoti ad entrare nei ristoranti. Percorro da pochi chilometri le strade della Dalmazia che in me s’è già scatenata una tempesta di endorfine, testosterone e succhi gastrici. Al punto da immaginarmi Alba Parietti vestita da ausiliaria appesa ai ganci del mio macellaio di fiducia con una mela in bocca e una carota nel… ORIENTAMENTO GEOPOLITICO In Dalmazia è pressoché impossibile sbagliare strada. Da una parte c’è il mare, dall’altra le montagne. Le opzioni sono quindi due: andiamo su, andiamo giù. Noi, dobbiamo andare su, direzione Primosten. Ciò nonostante, un’occhiata alla cartina la diamo lo stesso. Ed è in quel momento che ci rendiamo conto di chi ha vinto la tragica guerra civile che ha disintegrato la Jugoslavia dal ‘91 al ‘95, ma soprattutto di chi l’ha persa. La cartina ci mostra che la Dalmazia, con la Croazia, c’entra come i cavoli a merenda. Mia nonna stessa me l’ha confermato, al ritorno: “Tu sei stato in Dalmazia. Tuo nonno è dalmata, mica croato!” La Dalmazia è quella straordinaria striscia di terra, con oltre 1.000 isole, di cui soltanto un 10% abitate, che separa la Bosnia Erzegovina dal mare. Ebbene, alla vituperata Bosnia la comunità internazionale non ha lasciato nemmeno un molo sgangherato. La Bosnia lambisce il mare per tutta la lunghezza della Dalmazia, senza potersi bagnare i piedi, nemmeno dopo tre ore dal pranzo. Coffee Annan, oggi, resosi conto di questa clamorosa ingiustizia, ha garantito che le Nazioni Unite doteranno tutti i cittadini bosniaci di una piscinetta gonfiabile un metro per uno. “Nella peggiore delle ipotesi, – ha puntualizzato Coffee, – manderò un contingente. I caschi blu sono evocativi, quando marciano ricordano il mare.” AZZARDATA ANALISI SULLA GUERRA Il simbolo della Dalmazia è il cane maculato, il famoso Dalmata. Chi ne possiede uno sa che si tratta di un animale cocciuto, almeno quanto Missoni e mio nonno. Ecco, quando si dice azzeccare un simbolo. La livrea del cazzuto quadrupede, rappresenta nel migliore dei modi la situazione croata, così come, immagino, quella della Slovenia, della Bosnia Erzegovina, della Serbia Montenegro e della Macedonia. Spero di non averne dimenticata nessuna.



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