Dalla caotica quanto meravigliosa Bangkok alla tranquilla Koh Kood, passando per il maestoso Angkor Wat

Viaggio fai da te utilizzando mezzi pubblici partendo dalla eclettica Bangkok, soggiornando in Cambogia per visitare la zona di Angkor Wat e tappa nelle isole thailandesi di Ko Chang e Kok Kood per un relax finale al mare
 
Partenza il: 01/01/2017
Ritorno il: 15/01/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Wat Arun ( ingresso 50 bath), è un tempio piccolo, ma con bellissime decorazioni, sulla sponda opposta a quella della fermata de Palazzo Reale. Purtroppo, la ristrutturazione in corso ci impedisce di salire ai piani alti, da dove pare esserci una bellissima vista sulla città. Nonostante abbiamo fatto il pieno di templi e Buddah vari in Birmania, meno di un anno fa, non possiamo non rimanere nuovamente affascinati dai riti di preghiera e dalle composizioni di fiori offerte.

Occorre ricordare che nei templi è richiesto un abbigliamento adeguato che non prevede nè pantaloni corti né canottiere. In certi posti affittano indumenti per coprirsi, ma se porterete con voi un pareo il problema è risolto. Riattraversato il fiume ci mettiamo alla ricerca del Mercato degli Amuleti, non troppo distante dal Palazzo Reale. È un mercato originale, pieno di bancarelle con monete di vario tipo, esaminate con la lente di ingrandimento da interessanti personaggi e amuleti di cui capiamo poco il significato. Un posto dove si respira aria di altri tempi che consigliamo se siete interessati ai mercati insoliti. Girare parte della città a piedi, da l’occasione di osservare quanto la religiosità e le tradizioni abbiano una forte influenza sulla vita di queste persone. Nel mese di ottobre è morto il Re e nell’intera città è ancora visibile il lutto, sia nei numerosi altari sparsi ovunque e addobbati con fasci neri, sia nelle centinaia di donne che si recano a Palazzo Reale in abiti scuri, in segno di rispetto per una figura il cui ruolo va, evidentemente, ben oltre quello politico. Muniti di mappa ci mettiamo alla ricerca di un altro luogo particolare, il mercato dei fiori ( Pak Khlong Talat in Jakkrapert Road). Il mercato è aperto anche di sera, dove pare dia la sua immagine migliore. Ma anche di giorno, si rimarrebbe ore a guardare le donne che, con un’infinità pazienza infilano fiori come fossero perline per costruire le collane e i drappi che vengono portati come offerte nei templi. Ci si perde tra i mille colori e si rimane stupiti da forme mai viste, il tutto in una caoticità più che sopportabile, per lo meno a nostro parere.

Bangkok è una città da amare o da odiare, ma sicuramente da accettare nella sua confusione di motorini che sfrecciano in ogni angolo, di tuk tuk che trasportano turisti poco o troppo convinti, di locali che la sera si animano di improbabili show a sfondo sessuale e di uomini che, trovano in questo mondo di trasgressioni, i loro momenti di felicità.

Per noi, che amiamo le cose inutili e a bassissimo costo, Bangkok è soprattutto Chinatown che raggiungiamo utilizzando nuovamente gli spostamenti sul fiume (fermata RATCHAWONG). Se la giri di giorno Chinatown è perdersi tra i negozi delle vie strettissime e curiosare tra le cineserie vendute in enormi pacchi o in piccoli pezzi, ma a costi davvero irrisori. Insomma ti viene da pensare che qui ci verresti con un container da riempire per poi rivendere il tutto ripagandoti tranquillamente dei soldi del viaggio. Se questo genere di cose non vi interessa, veniteci invece di sera, infilatevi in un ristorante con anatre laccate in ogni dove o (non fate troppo gli schizzinosi) dopo aver scelto il tavolino più lontano dai tubi di scappamento, ordinate i frutti di mare o i crostacei che si muovono ancora sulle bancarelle. Ci concediamo anche un massaggio di un’ora che ci rimette in forma. In Thailandia ci sono centri di massaggi ovunque, tanto che ti chiedi quanto siano pieni di massaggiatori improvvisati, ma devo dire che noi, tutte le volte che ci siamo fermati, siamo stati molto soddisfatti. Inoltre i prezzi sono bassissimi e questa sera con poco più di dieci euro, paghiamo i nostri due strepitosi massaggi. Concludiamo la serata tornando nei pressi del nostro albergo, dove si svolge uno dei più famosi mercati serali del falso, Patpong. Dopo infinite contrattazioni il nostro bottino equivale a due falsissimi orologi Rado, un meraviglioso, quanto poco autentico, portafoglio di Prada e una maglietta. Non siamo per nulla amanti delle firme, ma i falsi acquistati nello scorso viaggio hanno avuto una riuscita meravigliosa, quindi, visto che alla fine i prezzi sono inferiori a quelli di marche italiane sconosciute, vale la pena concedersi una serata di folle shopping. Noi amiamo i mercati più dei centri commerciali, ma per chi fosse interessato nelle vicinanze esiste anche un Silom Centre dove si possono fare acquisti di grandi marche.

MERCOLEDÌ 4 GENNAIO: BANGKOK -SIAM REAP

Per oggi è previsto il trasferimento in Cambogia che è possibile fare via terra, organizzandolo sul luogo con le molte agenzie locali oppure, come da noi scelto, con un volo Air Asia ( 122 € a testa). I voli partono non dall’Aeroporto principale, ma dal Don Muang che abbiamo raggiunto con i mezzi pubblici ( BTS sino a MO CHIT e all’uscita 3 autobus A1 o A2, che in circa 30 min arriva a destinazione). Pur essendo usciti molto presto dall’albergo ( verso le sei), la nostra via delle bancarelle è trafficatissima di affaccendati thailandesi che comprano cibo, quindi non rimane che mischiarsi tra loro e ripetere la nostra colazione a base di ravioli al vapore. È opportuno essere all’aeroporto, molto affollato, due ore prima del volo. In un’ora siamo in Cambogia, muniti del visto fatto on line sul sito www.evisa.gov.kh (40 $ a testa). Il visto si può fare anche direttamente in aeroporto, spendendo qualche dollaro in meno, ma si rischia di perdere tempo in coda. I taxi per il centro hanno tariffa fissa (7 $).

A Siam Reap si può tranquillamente evitare di prelevare moneta locale, perché da ogni parte, mercati compresi, è possibile pagare in dollari. Purtroppo abbiamo uno spiacevole inconveniente. Leggendo recensioni positive avevamo prenotato l’84Hotel, (per altro già pagato con Pay Pal), ma al nostro arrivo ci dicono di aver fatto confusione con le prenotazioni e di non avere una stanza disponibile per noi. Ci restituiscono i soldi e ci prenotano un albergo, a loro dire, di uguale livello facendoci accompagnare lì da un tuk tuk. Nonostante la stanza dell’Angkor Island Home non ci convinceva del tutto, veniamo presi da pigrizia o più che altro, scoraggiati dal caldo micidiale, accettiamo di fermarci tre notti. Scelta non azzeccata poiché la stanza si rivelerà poco confortevole e con la spiacevole presenza di insettini morti sul pavimento. Anche il personale non è stato molto utile nel darci le informazioni richieste. La tariffa di questo posto, che non ci sentiamo proprio di consigliare, è 15 $ a notte ma la cittadina offre moltissime sistemazioni e con pochi dollari in più, si può sicuramente trovare di meglio. Leggendo le recensioni dell’albergo da noi inizialmente scelto, scopriamo che non siamo gli unici ad aver subito questo tipo di inconveniente, il che ci fa pensare che non sia proprio uno di quegli errori che possono capitare. Trascorriamo il resto della giornata gironzolando per il paese, che non offre proprio nulla di interessante, prendendo informazioni per organizzare le due giornate successive. Siam Reap è usata da tutti i turisti come base per la visita dei templi, ma altro non è che un accozzaglia di locali di bassa qualità collocati in pub Street e nelle stradine secondarie, dove il massimo della felicità sembra essere, poter bere alcolici a poco prezzo. Ceniamo in un posto carino, abbastanza vicino al nostro albergo, ma un pò fuori mano rispetto al centro. Il ristorante Love U, zona università; è un posto frequentato da locali, fuori dai circuiti della musica assordante, gestito da studenti molto gentili che serve cibo buono ed economico. Siam Reap è leggermente più caro di Bangkok, ma con una cifra tra i 10 e i 20 $ si riesce tranquillamente a cenare in due. Naturalmente parliamo di posti che tutto sono, tranne ristoranti di lusso che non rientrano proprio nei nostri standard di viaggio.



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