Dall’impero del Sol Levante a quello del Grande Dragone

Viaggio fai da te attraverso il Giappone, fatto di tante realtà che non riescono mai a svelarsi completamente, e la Cina, un mondo che spazia dalle metropoli moderne alle praterie epiche passando per deserti, vette sacre, grotte straordinarie e rovine imperiali
Partenza il: 11/04/2017
Ritorno il: 01/05/2017
Viaggiatori: 6
Spesa: 3000 €

Quest’anno abbiamo scelto una meta estrema, un tour tra Giappone e Cina, un giro veramente impegnativo! Tam tam tra tutti i nostri compagni di viaggio, stavolta saremo in sei e la prima cosa da fare è come al solito prenotare il volo: andata Roma-Tokyo, ritorno Pechino-Roma. Emirates ed il suo Airbus 380 ci accompagnano come al solito! Mesi di preparazione, di studio accurato e alla fine, grazie all’aiuto di tutti riusciamo a imbastire un canovaccio sul quale stendere la vera e propria mappa del nostro ambizioso viaggio. Quante aspettative: la preparazione nozionistica, le speranze nell’attesa di avventure nuove, il desiderio di assaporare emozioni e culture diverse, tutto infonde nell’animo un piacevole stato di allerta. Si vive per qualcosa che sarà di sicuro interessante e unico, come unici sono stati tutti i viaggi che abbiamo fatto finora. Arriva finalmente la data della partenza e la nostra avventura ha inizio.

11 Aprile 2017: SI PARTE!

Sorvoliamo il Golfo Persico, l’Iran, il Pakistan, l’India, la Birmania e la Cina. La maggior parte dei passeggeri sonnecchia avvolta nelle coperte. Alcuni guardano un film in una lingua incomprensibile, altri leggono con la propria luce pagine di ideogrammi indecifrabili. Altri ancora come me cercano di ingannare il tempo: mi alzo per fare due passi nel corridoio scansando teste ciondolanti e piedi maleodoranti di varie nazionalità, ma presto devo tornare al mio posto. Guardo l’orologio e la gioia è la sensazione che provo mentre l’aereo sta scendendo su Tokyo in un limpido pomeriggio di Aprile. Finalmente! Sfiniti da tante ore di volo, incastrati nelle poltrone della classe economica, ci scopriamo all’improvviso circondati da persone che parlano una lingua che non conosciamo, mentre scendiamo sull’ignoto. Conosco questa sensazione, questo vuoto nello stomaco ed un brivido piacevole mi attraversa, un brivido misto ad un senso di euforia e adrenalina: siamo arrivati, stavolta in Giappone, un luogo quasi mistico, ammantato da un’aura di mistero e di impenetrabilità. Appena atterrati al Narita Airport tutto comincia ad avere il magico odore dell’efficienza; espletiamo le formalità doganali e ci mettiamo in cerca del Keisei bus che ci porterà, speriamo nei pressi del nostro hotel, l’Apa Hotel & Resort Makuhari, ma il resto della strada dobbiamo farla a piedi con le valigie al seguito. Traballiamo un po’ per la stanchezza ma alla fine arriviamo alla meta. La nostra sembra la stanza dei sette nani e dobbiamo organizzarci per far passare le valigie che devono rimanere per forza chiuse se vogliamo riuscire a muoverci! Però ci sono il kimono, le pantofole e il mitico wc ipertecnologico con i vari tasti che corrispondono a funzioni ancora misteriose. Ne rimango affascinata! Una doccia veloce, una pizza e di corsa a nanna, siamo svegli da non sappiamo più quante ore! Domani abbiamo appuntamento con la nostra free-guide alle 9,30. Buona notte, davanti a noi l’Oceano Pacifico!

TOKYO

Puntuale come un orologio svizzero la Sig.ra Reiko Shimba arriva e ci conduce alla stazione centrale di Tokyo. Le luci, le scritte in giapponese, la folla di impiegati che si aggira per le strade ci stordiscono un po’; vaghiamo per dieci minuti senza proferire parola e pensando… Ma dove caspita siamo finiti? Ai semafori centinaia di pedoni attendono il verde per sciamare verso l’altro lato della strada. Le automobili in circolazione sono relativamente scarse! Shimba, in un italiano perfetto, ci racconta un po’ della vita dei Giapponesi a Tokyo e delle differenze con l’Italia che lei ha visitato qualche anno fa. Ci guarda stupita quando le assicuriamo che se in Italia dimentichi qualsiasi oggetto su un treno sei quasi certo che non lo ritroverai mai più. Ci sgrana gli occhioni assicurandoci che a Tokyo c’è qualche caso di furto, ma è un’eventualità molto rara. Intanto arriviamo a Shibuya, quartiere commerciale e usuale meta di giovani, sede di numerosi grandi magazzini e negozi alla moda. All’uscita della metropolitana c’è la statua di Hachiko, il cane che ha aspettato alla stazione per sette anni, tutte le sere, il suo padrone ormai deceduto. La sua fedeltà, in un paese dove questa qualità è assai apprezzata, ha colpito l’immaginario popolare a tal punto da essere celebrato ancora in vita. Poco oltre si trova il famoso incrocio di Shibuya: il rosso dei semafori scatta contemporaneamente per tutte le auto ed all’istante una fiumana di persone si riversa sulla strada per guadagnare il marciapiede opposto. Seguendo il flusso della gente, utilizzando la linea circolare Yamanote compresa nel Japan Rail Pass, raggiungiamo per un picnic il parco di Ueno con i suoi viali di ciliegi, la principale meta dell’hanami di Tokyo. Ci guardiamo intorno, tantissime persone sono sedute per terra su teli di plastica a bere e a consumare pietanze: famiglie, gruppi di amici, colleghi d’ufficio in giacca e cravatta che si sono precipitati fin qui direttamente dal lavoro mentre un filo di vento scuote le chiome dei ciliegi provocando una debole e indimenticabile pioggia di petali. Che meraviglia! Anche noi approfittiamo di un tavolo libero e della piacevole atmosfera che ci circonda per sgranocchiare qualcosa! Shimba ci accompagna poi nel quartiere di Asakusa per visitare il tempio Sensoji: incombe un’imponente lanterna rossa , forse uno dei simboli più noti della città recante gli ideogrammi in dimensioni cubitali. Dall’altro lato si apre la Nakamise-dori, la strada che conduce al tempio: un percorso di circa 300 metri costellato di bancarelle di tutti i tipi con dolciumi, souvenir, abiti, maschere, valigie, piatti, un bazar nato spontaneamente in tempi antichi per soddisfare le esigenze dei pellegrini. Grazie Shimba per averci dato il benvenuto in Giappone; sei stata il nostro primo assaggio dell’infinita gentilezza di questo Paese, della sua efficienza e della sua attenzione maniacale nei confronti del prossimo. È tardi, siamo stanchissimi, l’i-phone di Giulio ci ricorda che oggi abbiamo percorso 17 km a piedi. È ora di andare a dormire!



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