Dal lago d’Orta e Arona, fino a Volandia

Camminata al Santuario della Madonna del Sasso e visita all'isola di San Giulio al lago d'Orta, cena ad Arona, poi in picchiata a Volandia, il parco e museo del volo.
 
Partenza il: 17/09/2021
Ritorno il: 18/09/2021
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

Da tempo il LAGO D’ORTA, il più piccolo dei maggiori specchi lacustri del nord d’Italia, ci incuriosiva, e finalmente è capitata l’occasione di visitarlo.

GIORNO 1

E’ un venerdì in cui nel medio Piemonte prevedono una giornata tersa e non eccessivamente calda, mentre in Valtellina, dove viviamo, annunciano pioggia. In tarda mattinata perciò io, mio marito e nostro figlio di cinque anni, Leonardo, raggiungiamo il minuscolo borgo di Briallo, per lasciare l’auto nel parcheggio libero accanto alla chiesa di Sant’Antonio Abate e imboccare il Sentiero degli Scalpellini. Un breve tratto asfaltato conduce fuori dal paese, trasformandosi in pista sterrata nel punto in cui le case cedono il posto ai campi e subito dopo ai boschi. Nei pressi della cappelletta dedicata a Santa Barbara scorgiamo accovacciata sopra uno sperone di roccia granitica a picco sull’acqua il Santuario della Madonna del Sasso, oltre 200 metri di dislivello più in alto, a 640 metri di altitudine, e a circa 40 minuti di distanza. Addentrandoci tra gli alberi di castagno la pendenza aumenta pian piano, finché il tracciato si trasforma in sentiero e comincia a inerpicarsi sul fianco ripido della montagna. Nell’ultimo tratto poi un zigzagare di gradini protetti da un corrimano in legno permette di superare la differenza di quota maggiore. Alla fine il candore della chiesa in stile barocco si scorge tra i ricci ancora verdi delle castagne e le foglie oblunghe. Costruita tra il 1730 e il 1748, custodisce all’interno affreschi magnificamente restaurati e, protetti da una teca, i resti di San Donato Martire, Legionario ucciso nel 200 d.C.. Al Santuario è legata una tragica leggenda. Pare che un soldato tornato dalla guerra buttò giù dalla rupe la moglie dopo aver creduto alle dicerie di un suo tradimento. Sul luogo in principio venne messa una croce, quindi venne costruita una cappella, e a seguire la chiesa immolata al culto della Vergine Addolorata, successivamente chiamata Madonna del Sasso per via di un altro accadimento. A esse viene attribuito il salvataggio di 350 scalpellini dall’esplosione di diverse mine che provocò il distacco di un grosso masso, sul quale si ritrovò la statuetta di Maria, madre di Gesù. A testimonianza della presenza di un edificio precedente al ‘700 vi è la Pietra Sacra posta sul perimetro della balconata prativa, facente parte del primo Santuario del 1540. A ricordarlo è una targa affissa alla ringhiera superiore. Se la chiesa già di per sé è meritevole di una visita, l’altra attrattiva è il panorama ammirabile dal terrazzo naturale proteso sopra il lago d’Orta, che spazia dalle Alpi svizzere all’infinita pianura della bassa Lombardia. Il luogo è meta di pellegrini, curiosi, sportivi e all’arrivo sono presenti un chiosco, i wc, scivolo e altalena, vasta area picnic con tavoli, panchine e barbecue. Oltre che a piedi è raggiungibile in automobile, mtb e bicicletta da corsa, grazie a una strada asfaltata, stretta e piena di curve. In alternativa tutti i giorni nei mesi estivi e nei week end fuori stagione, è attivo un simpatico trenino con partenza dal paese sottostante di Pella. Proprio lì ci rechiamo una volta lasciata la Madonna del Sasso, sul lungolago di uno dei romantici borghi che caratterizzano il lago d’Orta. Breve eppure rilassante, con bar e gelaterie, brevi pontili in legno e canne d’acqua, panchine e alberi, ristorantino e giochi per bambini in prossimità dell’Imbarcadero. Da qui saliamo sul traghetto che in 10/15 minuti, a seconda delle fermate, approda sulla minuscola isola di San Giulio, gioiello del luogo. Appena sbarcati una frase accoglie i turisti: “l’isola del silenzio ti dà il benvenuto”. Sotto, la cartina indica appena una via, quella della meditazione e del silenzio per l’appunto. Sarebbe bello riuscire ad accogliere l’invito al raccoglimento, ma purtroppo con così tanti visitatori risulta difficile. Il motivo di un tale messaggio deriva dal fatto che le uniche a risiedere in modo stabile su questo sottile lembo di terra sono le monache del monastero di clausura femminile. L’abbazie benedettina Mater Ecclesiae in cui vivono, pregando, restaurando oggetti sacri e preparando il famoso pane di San Giulio, è il risultato della demolizione del castello medievale seguita dalla costruzione nella prima metà del 1800 di un seminario, poi divenuto convento. Mentre si passeggia lungo lo stretto selciato delimitato dai palazzi e dalle mure di recinzioni di ville private, è piacevole sbirciare il lago che compare di tanto in tanto all’estremità di brevi vicoli. Poi bisogna alzare lo sguardo per leggere i pensieri volti a meditare, come “ascolta l’acqua, il vento, i tuoi passi…”, “nel silenzio accetti e comprendi”, “il silenzio è la pace dell’io”. Tali parole ricordano all’uomo di possedere un’anima, non siamo solo macchine capaci di correre, spendere, sprecare, dovremmo rallentare e godere di quella tranquillità che nutre lo spirito. Solo così è possibile vivere sereni, allontanando lo stress e la rabbia. Al giorno d’oggi è arduo, perché la realtà in cui viviamo è scandita da ritmi malsani che a lungo andare danneggiano corpo e mente. Tuttavia è complicato sganciarsi, il mondo dovrebbe cambiare di pari passo con la nostra volontà, ma per accadere servirebbe un miracolo! Percorriamo il periplo dell’isolotto in un quarto d’ora, concludendo la visita varcando il portale, posto in cima a una scalinata, della Basilica romanica. Subito veniamo catturati dalla bellezza degli affreschi, dai decori, dall’organo posto sopra il pulpito per la lettura del Vangelo con le sculture in serpentino grigio verde di un bue, un angelo, un leone alato e un’aquila, ovvero i simboli dei quattro evangelisti. Sotto l’altare maggiore si apre una cripta dov’è riposta un’urna con i resti di San Giulio, giunto fin qui nel 390 d.C. volando sul proprio mantello, almeno così recita la leggendo. Prima di tornare sulla terra ferma merita curiosare nel negozietto di souvenir… una volta entrati è impossibile non comprare nulla! Noi ce la siamo cavata con una trottola in legno per Leonardo.

E’ giunto il momento di salutare il suggestivo lago d’Orta per ammirare le rive del vicino fratello più grande che, neanche a dirlo, si chiama lago Maggiore. Per arrivarci percorriamo quaranta minuti strade tortuose tra le colline boschive fra cui si celano piccoli centri abitati. Transitiamo accanto al colosso di San Carlo, in cima al Sacro Monte, ammirandolo solo da lontano per via della chiusura serale dei cancelli. Data l’altezza di ben 35 metri lo vediamo comunque benissimo. Per la sua stazza, che non passa di certo inosservata, è detto bonariamente san carlone. Costruito con lastre di rame e poggiato sopra dei blocchi di pietra, rappresenta uno dei due simboli di ARONA, graziosa cittadina in provincia di Novara adagiata sulla sponda piemontese del lago Maggiore che ci apprestiamo a raggiungere. Parcheggiamo nell’area di sosta a pagamento Parkplatz Nautica, all’ingresso del centro storico e ai piedi della Rocca, l’altro emblema della città, appollaiata sopra una rupe dalle pareti verticali alte oltre 100 metri. I resti di quella che era una fortezza militare costruita durante l’impero romano, poi passarono di mano in mano ai signori di Milano, ai Visconti, quindi, nel 1493, ai Borromeo, e proprio qui il 2 ottobre 1538 nacque San Carlo Borromeo. L’area, riqualificata dal Comune nel 2011, è divenuta un parco dove passeggiare e dal quale ammirare il panorama sul basso Verbano.

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vista dal Santuario della Madonna del Sasso sul lago d'Orta

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Isola di San Giulio nel lago d'Orta

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Santuario della Madonna del Sasso

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nell'elicottero CH 47 Chinook di Volandia

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nel padiglione spazio di Volandia



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