Dal lago che affascinò Agatha Christie a Bolzano città dei contrasti: una vacanza in Alto Adige

Scritto da: Andrea Misuri
dal lago che affascinò agatha christie a bolzano città dei contrasti: una vacanza in alto adige

Qui comincia l’avventura con gli amici del Cral del Comune di Firenze. Anche quest’anno l’appuntamento è a Firenze Nord, davanti al vecchio ingresso del mercato ortofrutticolo. Una settimana per sentieri e rifugi della Val di Fassa (e non solo) con i percorsi preparati da Cisana e Sergio, amici appassionati ed esperti. Arriviamo a Campitello nel primo pomeriggio. Alloggiamo a Stella Montis, un ottimo hotel in cima a un poggio nel cuore del paese. Con centro wellness, spa e piscina. E con una eccellente cucina. Sopra di noi il Ciapià, nome ladino del massiccio del Catinaccio. Dopo cena ci ritroviamo nella sala all’entrata. Parliamo del programma della settimana.

Diario di viaggio in Alto Adige

Primo giorno – Canazei

soracrepa

Prendiamo per Piaz Veie, attraversiamo il torrente Ruf de Duron e proseguiamo su Streda de Col. Lasciamo presto la strada asfaltata per Strada Forestale So Ronch e poi per un sentiero fino alla cascata di Soracrepa. Da qui in pochi minuti scendiamo a Canazei. Le case hanno terrazze e giardini colorati di fiori. Petunie, begonie e i nontiscordardime dai brillanti petali blu. Alcune facciate sono decorate con le storie di chi quelle case l’hanno vissute. Raccontano di scalate, imprese alpinistiche, matrimoni con tanto di data dell’evento. Omaggi pieni di affetto a genitori e nonni.

Il torrente Avisio attraversa Canazei e la Val di Fassa. Lo costeggiamo prendendo a destra Streda de Cercena fino a Campestrin. Camminiamo in un paesaggio da cartolina. Sullo sfondo le cime dolomitiche frastagliate e rocciose, la foresta di conifere che scende fino al sentiero, la vasta area erbosa rigorosamente attrezzata per la sosta e per il gioco dei bambini. Lungo il corso d’acqua crescono rigogliosi i fiori rosa violacei dei garofanini di bosco e grandi cespugli di salcerella gialla. Torniamo a Campitello sul lato destro del torrente. Al bordo del sentiero c’è un carretto di legno con un cartello che segnala il self-service di uova di galline felici. Le modalità d’uso sono scritte in un altro cartello. C’è il contenitore d’asporto, le uova che valgono 0,50 euro (e si ricorda di far bene i conti) e la cassetta dove inserire le monete. Buon ultimo, si chiede gentilmente di chiudere le porte.

E’ l’ora di una sosta. In località Fontanazzo a Mazzin la pasticceria Dolciaria Fassana si rivela una piacevole scoperta. Dietro il bancone, la curiosa e simpatica accoglienza di Maria, che sostiene di saper indovinare i nomi dei clienti. E a volte ci azzecca. Ambiente caldo e colorato. I dolci, tutti da provare. La nostra attenzione cade su quella che chiamano pinolata. Anche se i pinoli non ci sono. Farina, albume, mandorle amare, arachidi. Croccante. Come le ciliegie, se ne mangerebbe una dopo l’altra. Le gustiamo nello spazio all’aperto con un buon caffè. Campitello è vicino e da lì a poco rientriamo in hotel. Ci aspetta la piscina.

Secondo giorno – Il lungo viaggio del pino cembro

catinaccio

Il bus per Vigo di Fassa e la funivia per il Catinaccio. All’inizio incontriamo i Rifugi Ciampedie e Negritella. Il sentiero delle Foreste è segnato con il numero 540, un percorso naturalistico facile e adatto a famiglie con passeggini (ne incrociamo davvero tante). In gran parte pianeggiante, con la vista che spazia sul Catinaccio e su fitti boschi.

Questa è terra di leggende, di storie epiche legate alle Dolomiti, come quelle di re Laurino che hanno per protagonista proprio il Catinaccio. La saga ladina spiega il fenomeno dell’enrosadira, le vette che al tramonto si tingono di rosa. Sono storie diverse tutte tese a dare una spiegazione all’evento naturale. La più conosciuta di queste racconta che il re possedeva due armi magiche, una cintura che gli dava la forza di dodici uomini e una cappa che lo rendeva invisibile. Si innamorò di Similde, la bellissima figlia del re dell’Adige, e la rapì. Ma né cintura né cappa furono sufficienti a salvarlo dai cavalieri decisi a liberare la principessa. Ingiuriò il Catinaccio che aveva cessato la magica protezione gridando “Né di giorno né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti”. Non citò però l’alba e il tramonto ed è così che da allora le rocce del Catinaccio, in questi momenti, si colorano di una più straordinaria bellezza.

Sul nostro cammino incrociamo molti pannelli informativi, totem che ci raccontano della vita in questi boschi e della flora intorno. Come quello sul “Lungo viaggio del pino cembro”, una pianta originaria delle regioni siberiane, giunta sulle nostre Dolomiti migliaia di anni fa al tempo delle grandi glaciazioni. Il suo seme è diffuso dalla gazza nocciolaia che ne è ghiotta, se ne ciba e ne conserva le riserve nei nascondigli. I semi dispersi radicano nel terreno.

In un’ora e mezzo arriviamo ai 1949 metri del Rifugio Gardeccia, in una conca dominata dalle Torri del Vaiolet. Ci fermiamo, mentre una parte del gruppo prende il sentiero 546 e in poco meno di un’ora arriva ai 2243 metri del Rifugio Vaiolet. Intanto chi è al Gardeccia resta ad ammirare il panorama delle vette intorno, prima di smaltire quel poco di stanchezza della camminata con goulash, polenta e un bel boccale di birra.

Terzo giorno – Poirot e il lago di Carezza

lago di carezza

Il pullman che attraversa il passo Costalunga ci porta al lago di Carezza in un’ora. Un piccolo specchio d’acqua dell’alta Val d’Ega, incastonato ai piedi del massiccio del Latemar. Alimentato da sorgenti sotterranee, è il motivo per il quale la sua estensione cambia a seconda della stagione. Il lago è conosciuto per le straordinarie sfumature dei suoi colori ed è meta di un turismo di massa in continua crescita. La passeggiata è semplice e la facciamo in compagnia di tanti altri turisti con continue soste per foto e selfie, tutti coinvolti da tanta bellezza. Fotografiamo le panacee dalla caratteristica infiorescenza a ombrella, i cespugli di fiori rosacei di canapa acquatica, i cardi dei prati dal lungo stelo, sfondo comune le acque verdi smeraldo del lago dove si riflettono le propaggini dei fitti boschi di abeti rossi che lo circondano.

 Anche qui i colori del paesaggio hanno dato origine a leggende che si perdono nella notte dei tempi. Come quella dello stregone del Latemar innamorato della ninfa Ondina. Consigliato dalla strega del Masarè, per conquistare il cuore della ninfa fece apparire un arcobaleno. Alla fuga della ninfa spaventata, il mago scagliò in mille pezzi l’arcobaleno nello specchio d’acqua. I colori dell’iride da allora colorano il lago di Carezza. Storie fantastiche popolate di figure magiche o mostruose che aiutavano a esorcizzare la dura vita quotidiana. Di questo lago s’innamorò anche la più grande scrittrice di gialli, Agatha Christie. Qui e precisamente nel Labirinto del Latemar, un percorso che si snoda tra sentieri stretti e saliscendi rocciosi, ambientò il finale del romanzo “Poirot e i quattro” pubblicato nel 1927, con l’investigatore belga che affronta i suoi nemici nel loro quartier generale. Il Sentiero di Agatha Christie, il “labirinto roccioso” che tanto affascinò la scrittrice un secolo fa, inizia al lago di Carezza. Il sentiero 11 attraversa il bosco fino al lago di Mezzo, poi si sale per una foresta di abeti per il sentiero 20 che porta al labirinto. Comunque è un percorso sicuro e facilmente percorribile.

Riprendiamo il bus per il ritorno, ma scendiamo alla prima fermata. All’andata siamo rimasti colpiti dal fascino e dalla maestosità del Grand Hotel Carezza. Costruito sul finire dell’800, dotato per primo di corrente elettrica, fu frequentato dall’aristocrazia mitteleuropea a cominciare dall’Imperatrice d’Austria Sissi, che vi trascorse l’agosto del 1897. Durante il soggiorno effettuò escursioni giornaliere nei dintorni. Una di queste fu proprio lungo il percorso panoramico, la Passeggiata Elisabetta a lei dedicata, che parte sul retro dell’hotel e per il sentiero 6, passando per le malghe di Nova Levante, arriva al monumento che la ricorda. Al Grand Hotel Carezza ha soggiornato Winston Churchill e, ovviamente, la stessa Agatha Christie mentre preparava il suo romanzo.

Cerchiamo un posto dove comprare da mangiare. Lo troviamo sul retro dell’hotel con un minimarket fornito di tutto. Sulle panchine alla fermata del bus ci soffermiamo ad ammirare la facciata del Grand Hotel. Le ancora oggi eleganti linee architettoniche in dolomia e porfido, le file di balconi in legno scuro e di finestre con le persiane in legno celeste cenere che si susseguono regolari ci rimandano al bel tempo andato, quando la fama delle feste da ballo nel salone asburgico si era sparsa per l’Europa. La storia dell’hotel si è conclusa nel 2012. Oggi è un residence.

Quarto giorno – Un paio di scarpe per un sogno

scarpe

Bus per Penia e un altro per il lago di Fedaia. Un lago artificiale, risultato della creazione di una diga negli anni Cinquanta. Il percorso è un anello pianeggiante di 5 km lungo la vecchia strada asfaltata, i bordi tappezzati dell’azzurro pallido delle campanule e di piccoli fiori bianchi, quelli del cerfoglio selvatico. Sopra di noi Porta Vescovo è avvolta nella nebbia e l’ombra della Marmolada si riflette nelle acque grigio azzurre del lago.

Torniamo a Canazei. Giorno di mercato, sono tante le bancarelle lungo il torrente Avisio. Verso il centro cittadino, in piazza Marconi, è in corso la Dolomyths Run, una due giorni di corse in montagna. Oggi di 12 e 42 km, domani di 23 km per sentieri, ghiaioni e creste, con dislivelli che superano anche i 2000 m. La gran parte dei corridori è già arrivata al traguardo e lo spazio gastronomico con i pentoloni di penne al pomodoro si sta riempiendo. Girando per gli stand del villaggio sportivo mi imbatto in un contenitore di plexiglass pieno di scarpe da corsa usate e conosco Francisco, un giovane appassionato che ha creato un progetto per realizzare i sogni di chi vuole diventare un campione. Il progetto “In Your Shoes” è nato nel 2017 alla maratona di Roma, quando il filmmaker Francisco Grimaldi decise di raccogliere le scarpe di tanti atleti, ci scrisse sopra ciascuna il nome del donatore e le portò in Africa per donarle ai giovani corridori dell’altipiano keniano. Un paio di scarpe avrebbero potuto cambiare la vita di tanti ragazzi. Da allora il progetto si è esteso ad altri Paesi e ad altre discipline sportive, e Francisco sta organizzando nuove spedizioni per aiutare i giovani pugili cubani e i velocisti giamaicani. Mi fermo a parlare con lui. Simpatico, un filo di barba a incorniciare il sorriso, un sacco di idee a cui dare gambe, sta cercando sponsor per realizzarle. Qui un’azienda di scarpe da corsa gli sta dando una mano.

Quinto giorno – Bolzano “città dei contrasti”

bolzano

Giornata a Bolzano. Dalla stazione degli autobus siamo subito nella storica, elegante piazza Walther, punto di partenza obbligato alla scoperta del centro storico. Nei caffè all’aperto e sulle panchine lungo il muro di surfinie bianche, rosa e rosse al centro della piazza, residenti e turisti si godono il sole mattutino. All’estremità della piazza svettano le linee gotiche del Duomo. il tetto verde-oro e il campanile ornato di finestre ogivali ed archi rampanti. Lo raggiungiamo costeggiando una fila di maestosi alberi di paulonia, dall’ampia chioma ramificata e i fiori rosacei. L’interno del Duomo si caratterizza per l’incontro e il susseguirsi nel tempo di stili diversi che raccontano la storia della città stessa. Primo esempio architettonico di una chiesa a sala, la navata centrale alta quanto le navate laterali, all’interno si evidenzia il contrasto tra l’arte gotica d’impronta nordica del pulpito, l’arte rinascimentale degli affreschi della scuola di Giotto e quella barocca dell’altare maggiore.

Proseguiamo per piazza delle Erbe, dalla caratteristica forma allungata, dove si svolge il mercato di frutta e verdura della città, con la Fontana di Nettuno, da sempre chiamata “oste con la forchetta” per il tridente che arma la mano del dio del mare. Tutto intorno si affacciano case storiche di grande bellezza. Tra queste, casa Al Torchio con l’esterno decorato e alle finestre, in bella vista, installazioni metalliche stilizzate di animali i più vari.

Allunghiamo il percorso fino alla chiesa dei Francescani. All’interno, le alte pareti quasi totalmente bianche, alle quali fanno da contrasto, sopra il coro, le coloratissime vetrate moderne. Mi è piaciuto il chiostro. Costruito ai primi del Trecento, impreziosito da affreschi di scuola giottesca, del Seicento e Settecento. Un’oasi di verde con al centro un pino del Cile dai tipici rami disposti a spirale e un ibisco dai grandi fiori bianchi.

Ci fermiamo velocemente per una pizza a taglio al Kebz, negozio di kebab nell’affollata via Museo. In fondo alla strada è lunga la fila di turisti in attesa di entrare nel Museo archeologico, universalmente famoso da quando ospita Otzi, la mummia dell’età del rame di 5300 anni fa, che ci ripromettiamo di visitare con l’indispensabile prenotazione. Arriviamo fin oltre il ponte in ferro sul Talvera per tornare a prendere il bus passando per via dei Portici, la via mercantile del XII secolo voluta dal principe vescovo di Trento. Facciate decorate, arcate medioevali, antiche insegne in ferro battuto a raccontare della ricchezza di una borghesia rinascimentale dedita ai commerci. Oggi è la strada dello shopping. Sotto gli archi a tutto sesto, gli eleganti negozi della moda si susseguono fino a piazza del Municipio.

Bolzano è stata una bella scoperta. E ben le si addice di essere chiamata “città dei contrasti”, crocevia com’è della cultura mitteleuropea e di quella mediterranea, come abbiamo visto anche visitando il Duomo.

Sesto giorno – Le marmotte della Val Duron

marmotte

Per l’ultima camminata scegliamo la Val Duron. Abbiamo pensato al servizio taxi/navetta che raggiunge il Rifugio Micheluzzi. Siamo in tanti ad avere avuto la stessa idea. C’è da aspettare un bel po’ e una parte del gruppo sceglie di salire a piedi. Sono 4 km lungo Streda de Salin con un dislivello di oltre 400 m. Più di un’ora di salita impegnativa. Quando arrivo (con la navetta) nello spiazzo davanti al Rifugio, mi appare una vallata verdissima incastonata tra il gruppo del Catinaccio e il Sasso Piatto. La passeggiata pianeggiante si snoda lungo il Ruf de Duron che scorre rapido tra i prati. Qua e là, lungo le rive, i cardi e i fiori rossastri della romice. Il paesaggio è punteggiato di baite, case di legno e pietra, panchine. Un piccolo negozio vende miele, mele e oggetti di artigianato in legno.

Sul sentiero il nostro gruppo si allunga. Rallentiamo il passo e ci fermiamo a fotografare le mucche al pascolo. Quest’area è importante per la presenza di specie animali in via d’estinzione come la pernice bianca e il gallo cedrone. Ma la sorpresa è scoprire la quantità di marmotte della Val Duron. Ce ne accorgiamo per i fischi acuti dei quali all’inizio non capiamo l’origine. Riusciamo anche a fotografare più d’una marmotta, in posizione eretta, nell’erba. Anche per la vita e la riproduzione delle marmotte l’ambiente di questa valle è il posto ideale con i grandi prati che si estendono tutto intorno, dove la marmotta scava la sua tana articolata in tanti cunicoli e uscite.

Val Duron dà la sensazione di un luogo fuori dal tempo. Immagino che quando cala la notte, il buio e il silenzio devono essere pari a pochi altri posti. Intanto ci ritroviamo con tutto il gruppo ai tavoli all’aperto della Baita Lino Brach con goulash, canederli, polenta e birra. Poi il ritorno al Micheluzzi e alla navetta.

Come ogni volta rientriamo a casa arricchiti dagli stimoli che solo la Natura può trasmettere. Un benessere dato dall’immensità degli spazi, dalla bellezza del paesaggio, dalle infinite sfumature dei colori. In questa settimana abbiamo toccato con mano come la fauna è parte integrante dell’ecosistema. Non stupisce che qui siano nate leggende e fiabe. Dietro ogni albero, sotto ogni foglia sembra nascondersi una fata del bosco pronta ad accompagnare grandi e piccini in fantastiche passeggiate. Ci sentiamo protetti quanto guardati a vista dagli abitanti di queste magiche montagne.

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9 - il lago di carezza

8 - al lago di fedaia

7 - sesto giorno - la marmotta della val duron

6 - quinto giorno - bolzano

5 - quarto giorno - con francisco

4 - terzo giorno - il lago di carezza

3 - secondo giorno - il catinaccio

2 - primo giorno - alla cascata di soracrepa

1 - copertina - il lago di carezza



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