Dal deserto al cielo: Uzbekistan e Kirghizistan

Tre settimane attraversando l'Uzbekistan da ovest a est (Khiva e il deserto del Karakalpakstan, Bukhara, Samarcanda e Tashkent) per poi volare sulle montagne del Kirghizistan, costeggiando il lago di Yssyk-Kul
Scritto da: giorgia-eva
dal deserto al cielo: uzbekistan e kirghizistan
Partenza il: 11/08/2019
Ritorno il: 30/08/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

IL VIAGGIO

– UZBEKISTAN

KHIVA

Atterriamo a Urgen con volo diretto da Malpensa alle 5.15 del mattino. Data l’impossibilità di cambiare i soldi a quell’ora, il mio consiglio, col senno del poi, è quella di prenotare il transfert direttamente con l’hotel: mezzi pubblici non ce ne sono, e i taxisti tendono un po’ ad approfittarsi sul cambio.

Hotel Islambek (35 euro a notte, prenotato su booking opzione cancellabile) struttura un po’ spartana, colazione ripetitiva, ma vanta una posizione fantastica all’interno delle mura e l’agenzia viaggi interna, gestita dal gentilissimo proprietario (che parla un ottimo inglese), è ottima e a prezzi imbattibili. Unico neo la scarsa conoscenza dell’inglese degli autisti, cosa che ha reso un po’ complesso comunicare e farsi capire. Però è andato, tutto sommato, tutto liscio.

Dopo aver dormito qualche ora iniziamo a visitare la città, che dire, è difficile trovare le parole per descrivere questo gioiello, io me ne sono perdutamente innamorata. Credo che Bellezza sia l’unica parola adeguata, Bellezza Assoluta, totalizzante, assordante. Infatti il mio consiglio, anche se per comodità degli aerei viene da metterla per prima, è lasciarla per ultima, perché poi le altre tappe non saranno mai all’altezza e si rischia di non apprezzarle appieno. Anche i souvenir di artigianato qui sono migliori e più economici.

Facciamo subito il biglietto per due giorni (tutto il centro storico di Khiva è un museo a cielo aperto, e per girarla, serve il biglietto che si compra appena fuori le mura). Prima proviamo l’ebbrezza di cambiare i soldi e ricevere le nostre prime mazzette (letteralmente) di banconote locali (Som): scordatevi il portafogli, si usa direttamente lo zaino!

Per due giorni girovagheremo per la città: ci perderemo nei vicoli, visiteremo moschee, madrase, mausolei, piccoli musei, ammireremo i minareti. Non ve li descriverò uno per uno, per quello basta la Lonely, quello che voglio lasciarvi è la mia impressione cumulativa: ogni angolo nasconde un tesoro, l’azzurro delle ceramiche, la magnificenza dei minareti, la terra con cui sono costruite le case: salite sulle mura per avere una visione dall’alto, il tuffo nel passato è assicurato, vi aspetterete di vedere comparire una carovana di cavalli e cammelli da un momento all’altro. Vi segnalo solo i must to see: Palazzo Tosh-Hovli, Minareto Kalta Minor, Mausoleo di Pahlavon Mahmud, Minareto Juma. Se avete solo un giorno a disposizione non perdeteli, ma se riuscite a fermarvi due giorni non disdegnate anche i piccoli siti minori, compresi nel biglietto cumulativo, non avranno l’effetto “wow” dei fratelli maggiori, ma sono comunque molto interessanti.

La gente è cordiale, non insistente anche nella vendita, i sorrisi sinceri, le donne sono bellissime, come solo il mix di etnie per centinaia di anni può creare. Vi consiglio inoltre di uscire dalle mura, noi abbiamo visitato anche il Palazzo di Nurullabay, niente di ché in realtà, ma la cosa più divertente è stato il parco poco dopo, un parco giochi in stile sovietico, con delle giostre e dei pupazzi di cemento improponibili, dove eravamo gli unici turisti, nessuno parlava inglese, ma abbiamo mangiato degli ottimi spiedini a un prezzo irrisorio, e soprattutto ci siamo calati nella vita reale della gente del posto. Da qui abbiamo sempre cercato i parchi giochi in ogni città, sono una realtà veramente imperdibile. Tutto l’Uzbekistan è molto sicuro, per cui perdetevi senza paure anche nei posti meno turistici.

Abbiamo inoltre avuto la fortuna di essere a Khiva durante il Festival del Melone. Il melone e le angurie in Uzbekistan sono un’ossessione, ne mangiano in quantità impressionante, sono ovunque, sono buonissimi e sono quasi un aggetto di culto. Per cui immaginatevi un festival a loro dedicato: ovunque torri di angurie e meloni, stand dei vari produttori, gente da ogni villaggio del circondario, vestiti coi costumi tradizionali, con balli tipici, musica a tutto volume e sorrisi con mille denti d’oro (caratteristica del popolo uzbeko, dopo i 40 anni i denti “diventano” d’oro, anche quelli davanti, regalando dei sorrisi senza eguali). È stato molto divertente confondersi nella folla, il festival non è per i turisti, è una specie di festa di paese, ma gli stranieri sono comunque sempre benvoluti.

Ristoranti in città: per pranzo ci siamo fermati nella via principale in un giardino, cibo buono, servizio gentile, prezzi bassi. La prima sera siamo stati al Khorezm Art Restaurant (fortunatamente, anche se non avevamo prenotato, ci hanno trovato l’ultimo tavolo), situato sulla terrazza di fronte alla Medressa di Allakuli Khan, mangiare al tramonto con quella vista, con il cielo che da rosa diventa azzurro e poi nero, con i palazzi che pian piano si illuminano, mi ha fatto sentire fortunata. Anche il cibo non era male, ma, con quella vista, diventa un fatto secondario. Siamo poi stati alla Terrasse Cafè, prenotazione obbligatoria se si vuole sperare di mangiare in terrazza, locale molto richiesto dai turisti per la vista mozzafiato sulla Khuna Ark. Cibo buono, tea veramente particolare. Per ultimo segnalo il Cafè Zerafshan, anche questo con il dehors all’ombra del Minareto di Islom Hoja, che dire, a tanta bellezza ci si abitua ed è poi difficile rinunciare a un’atmosfera da mille e una notte. Anche qui consigliata la prenotazione, a noi è andata bene e abbiamo condiviso l’ultimo tavolo con un’altra coppia, ma 5 minuti dopo e non ci sarebbe stato posto.

LE GITE NEI DINTORNI:

Organizzate entrambe dall’agenzia del nostro hotel ci sono costate complessivamente 850000 som (auto privata)

MOYNAQ DAYTRIP: LAGO DI ARAL. Tenevo moltissimo a questa escursione, e anche se è faticosa, ne vale la pena. Raggiungere il lago di Aral e constatare di persona quali disastri riesce a fare l’uomo quando per profitto non pensa all’ambiente, è quasi un dovere morale. Al di là delle imbarcazioni abbandonate, in quella che era la riva del lago e oggi è uno sconfinato deserto, che sono molto fotogeniche, è il poter approfondire e conoscere meglio la storia di questo disastro ecologico che rimane impresso (interessante a tal riguardo il museo in città). Ho dibattuto a lungo nei forum prima di partire se valesse la pena o meno di sobbarcarsi un viaggio di 10 ore per vedere solo sabbia (quel che rimane del lago è lontano centinaia di km), la mia risposta, col senno di poi, è decisamente si, ne vale assolutamente la pena. Inoltre è anche un modo per aiutare l’economia di Moynaq, piccolo villaggio di pescatori a cui è stata tolta l’attività principale e che ora cerca di sopravvivere con il turismo.



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