Da San Francisco a Los Angeles, attraverso i grandi parchi dell’ovest

San Francisco - Las Vegas - Los Angeles, attraversando Sequoia, Bryce, Zion, Antelope Canyon, Death Valley, Grand Canyon, Monument Valley, Horseshoe Bend, Dead Horse Point, Joshua Tree, Valley of Fire, Capitol Reef, Arches, Route 66, ecc...
Scritto da: nick74
da san francisco a los angeles, attraverso i grandi parchi dell'ovest
Partenza il: 19/04/2019
Ritorno il: 04/05/2019
Viaggiatori: 2

turistipercaso

DA CONEGLIANO A SAN FRANCISCO
VENERDI 20/4/2019 

Sveglia alle 5 del mattino, con un po’ di difficoltà per aver dormito poco; alle 5:30 appuntamento con il mio collega Deri vicino al casello di Conegliano. Arrivati a Mestre alle 6, abbiamo preso la navetta del Marriott che ci ha portato all’aeroporto. Il nostro volo British Airways è decollato alle 7:50, e abbiamo fatto scalo ad Heathrow alle 9:00 (ora di Londra); ripartiti alle 14:20, siamo atterrati a San Francisco alle 17 (le 2 di notte in Italia); per fortuna durante il volo sono riuscito anche a dormire, a differenza del primo viaggio negli USA dove non avevo quasi chiuso occhio.

Abbiamo fatto un’ora di coda alla dogana, quindi alle 19 abbiamo preso il treno per il centro città.

Una volta giunti al nostro hotel, il Club Quarters, verso le 21 siamo andati a cena al pub “The Irish Time”; temperatura freddina, la cima dei grattacieli più alti era immersa nella foschia; in giro per il quartiere non c’era molta gente, noi abbiamo fatto una passeggiata nelle vicinanze per digerire la cena prima di rientrare in albergo verso le 23, decisamente stanchi per il viaggio e per il cambio di fuso orario.

SAN FRANCISCO, EMBARCADERO, CASTRO, TWIN PEAKS, PAINTED LADIES, LOMBARD STREET, GOLDEN GATE, ALCATRAZ
SABATO 20/4/2019

Dovendo sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione, la sveglia ha suonato alle 6:30 e siamo andati al vicino Embarcadero a fare colazione. Poi con la metropolitana siamo andati a visitare Castro, il quartiere “alternativo” di San Francisco considerato il cuore della comunità gay, dove ovunque appaiono i colori della bandiera arcobaleno, perfino sulle strisce pedonali. Da lì siamo saliti in autobus a Twin Peaks, una collina che domina la zona residenziale sottostante, alla quale si giunge attraverso strade molto ripide e tortuose; sulla sommità c’era un forte vento freddo che soffiava dal mare, e una nebbiolina che a tratti nascondeva completamente la città e la baia; abbiamo resistito un po’, quindi abbiamo preferito ridiscendere verso la città. Abbiamo visto le Painted Ladies nel quartiere Alamo Square, una serie di casette in stile vittoriano colorate di tinte pastello; di fronte ad esse, sul grande prato, c’erano moltissime persone intente a fotografarle, anche se più che dal vivo i caratteristici colori spiccano maggiormente nelle foto viste su internet… La successiva attrazione da visitare è stata Russian Hill, la parte più caratteristica di Lombard Street, una tortuosa strada nel centro città percorribile a senso unico in discesa ad una velocità massima di 8 km/h, e considerata “la strada più tortuosa al mondo”. Avremmo voluto prendere un cable car, ossia uno dei tram storici tipici di San Francisco, che sono trainati da un cavo d’acciaio sotterraneo al quale vengono agganciati come una funivia, ma non c’è stato il tempo sufficiente: dovevamo infatti andare a visitare il Golden Gate. Ci siamo arrivati in autobus, attraversandolo fino a giungere al lato opposto (troppo lungo da fare a piedi) come suggeritoci da un abitante di San Francisco che ha fatto quasi l’intero tratto assieme a noi e che si è prodigato in spiegazioni e dettagli su cosa visitare e su come spostarci. Dopo aver scattato un bel po’ di foto all’immenso ponte di colore rosso (anzi, “international orange”), al momento di ritornare verso il centro città abbiamo avuto un po’ di difficoltà a trovare la fermata dell’autobus (non c’erano cartelli, solo il numero della fermata scritto con la vernice sull’asfalto) e quindi abbiamo dovuto fare le corse per arrivare in tempo al molo 33, dove alle 18:00 partiva il nostro tour notturno per Alcatraz. Per la visita del famoso penitenziario abbiamo preso il traghetto Alcatraz Cruises che in circa 20 minuti ci ha sbarcati nell’isola; da lì abbiamo fatto la visita guidata (grazie anche all’audioguida in italiano) visitando le celle, l’armeria, il parlatorio, le docce, la mensa, e ascoltando gli aneddoti riguardanti i detenuti più famosi passati da lì (tra cui Al Capone) e i tanti tentativi di fuga. Rientrati stanchi morti al molo di San Francisco, siamo quindi andati al Pier 39 a berci una birra prima di rientrare in hotel.

KINGS CANYON & SEQUOIA NATIONAL PARK
DOMENICA 21/4/2019

Una Pasqua un po’ di diversa dal solito. Alle 7 abbiamo lasciato l’hotel e con la BART (la metropolitana di San Francisco) abbiamo raggiunto l’aeroporto; abbiamo ritirato l’auto a noleggio (un SUV) e ci siamo diretti verso Fresno, lasciando la baia di San Francisco attraverso il San Mateo Bridge (un ponte lungo 11 km), e salendo poi fino al Kings Canyon & Sequoia National Park, dove siamo arrivati verso le 15. All’ingresso del parco abbiamo acquistato l’Annual Pass, una tessera che permette di accedere a tutti i parchi nazionali. Abbiamo percorso la Generals Highway, una lunga strada piena di curve e saliscendi che attraversa il parco, in buona parte immersa nella nebbia. La temperatura è scesa a 5 gradi attorno ai 2.000 metri di altitudine, ed è comparsa la prima neve ai bordi della strada; una volta arrivati, abbiamo visto le gigantesce sequoie tra le quali spiccavano il Generale Grant (81.5 metri), il Fallen Monarch (una sequoia caduta circa 300 anni fa) e il Generale Sherman che è considerato per volume il più grande organismo vivente al mondo (tra i 2300 e i 2700 anni di età, alto 83.8 metri, un diametro alla base di 11 metri, un peso di 1.910 tonnellate e un volume di 1.487 metri cubi). Siamo usciti dal parco verso le 18:30 e abbiamo proseguito verso Bakersfield, distante un paio d’ore, e una volta arrivati ci siamo fermati a mangiare una pizza. Quindi abbiamo raggiunto il Days Inn By Wyndham, un classico motel di quelli che si vedono nei film americani, decisamente vecchio e malandato, con le stanze che puzzavano di fumo di sigaretta. Alle 22:30 eravamo già a dormire, stanchi per i 620 km percorsi nella giornata.

DEATH VALLEY NATIONAL PARK, ZABRISKIE POINT, FURNACE CREEK
LUNEDI 22/4/2019

Alle 4:45 ero già sveglio, non sono abituato ad andare a letto così presto… Ci siamo alzati alle 6:30, e abbiamo fatto colazione nel motel; gli americani sembrano apprezzare molto i Froot Loops (anellini di cereali colorati e zuccheratissimi al sapore di frutta, che mettono nel latte al posto dei corn flakes) ma noi abbiamo preferito le più classiche fette biscottate con la marmellata. Abbandonato in fretta il motel, verso le 8 siamo partiti con destinazione Valle della Morte; abbiamo fatto una pausa a Tehachapi fermandoci in una stazione di servizio in mezzo al nulla, come tutte dotata di frigoriferi con bibite ghiacciate di tutti i tipi, birra (solitamente in lattine da 24 once liquide, pari a 0.71 litri), root beer (bevanda analcolica fatta con le radici di sassofrasso, molto popolare negli USA), snack e sandwiches, dolci, e le immancabili confezioni di carne secca. Siamo passati per Mojave e Bradys, fino a giungere all’entrata della Death Valley che è ben evidenziata da un grande segnale stradale, uno dei punti più fotografati della zona; prima di Panamint Springs ci siamo fermati al Father Crowley Vista Point, una piazzola di sosta sull’altopiano da cui si può ammirare una veduta della valle, e dove c’è un cippo in memoria di Padre Crowley, un prete che a inizio Novecento aveva una immensa parrocchia che si estendeva per centinaia di miglia tra la Death Valley e il Monte Whitney.

Guarda la gallery
classic,view,of,historic,traditional,cable,cars,riding,on,famous



    Commenti

    Lascia un commento

    Las Vegas: leggi gli altri diari di viaggio

    Video Itinerari