Da L’Avana al carnevale di Santiago de Cuba

Alla scoperta delle bellezze naturali e artistiche di questa grande isola caraibica, col desiderio di capire qualcosa di questa società in cambiamento
 
Partenza il: 02/07/2016
Ritorno il: 29/07/2016
Viaggiatori: 3
Spesa: 3000 €

INTRODUZIONE

Cuba, “la chiave del golfo”: così la definivano i colonizzatori spagnoli per la sua posizione strategica, nel cuore dei Caraibi. Un’isola grande, la più grande dei Caraibi, terra di pirati e avventurieri, con un ricco patrimonio di cultura, musica, natura. Con le sue verdi pianure, le montagne, le spiagge bianche, le piantagioni di canna da zucchero, frutta, tabacco, i suoi oltre mille isolotti, Cuba da sempre affascina chi l’ha visitata: Cristoforo Colombo nel 1492 la definì la “terra più bella che occhio umano abbia mai visto”; Hemingway la scelse come “buen ritiro”, Stevenson, prima di lui, la scelse per ambientarvi la sua “L’isola del tesoro”, Graham Green vi ambientò il suo celebre “Il nostro agente all’Havana”. Come restare indifferenti alla sua natura, ma anche alla sua storia, dalla colonizzazione spagnola alla rivoluzione dei Castro e Che Guevara? Oggi Cuba è davanti ad una svolta, con la fine dell’embargo, nel 2015, e la ripresa delle transazioni commerciali con il resto del mondo. Il nostro viaggio sarà un lungo viaggio alla scoperta delle bellezze naturali e artistiche di questa grande isola caraibica, col desiderio di capire qualcosa di questa società in cambiamento.

IL NOSTRO TOUR: La Havana – Vinales – Cajo Jutias – Varadero – Cajo Blanco – Playa Larga – Santa Clara – Cienfuegos- Trinidad – Valle de Los Ingenios- Playa Ancon – Cayo Guillermo – Camaguey – Santiago de Cuba.

Prima di partire ho letto molti diari ed esperienze dei viaggiatori sui forum. La Lonely Planet si è rivelata preziosa per ideare itinerari e avere notizie storiche, meno per la parte relativa alle case e ai prezzi, non sempre aggiornati alla velocità con cui le cose stanno cambiando sull’isola. Nella scelta delle case ho preferito affidarmi ai consigli dei viaggiatori e alle recensioni su tripadvisor. Cuba si è rivelata anche in questo diversa dalla maggior parte dei viaggi finora da noi fatti: negli hotel soggiornano in genere i tour organizzati e gli uomini d’affari, mentre il turista “fai da te” sceglie le abitazioni dei cubani, chimate “casas particulares”. A Cuba ne sono nate moltissime, sono adatte a tutti, specialmente per chi viaggia in famiglia, e rappresentano la maniera più diretta per entrare in contatto con il paese, la sua realtà, la sua cultura; ve ne sono di tantissimi tipi, da quelle più spartane ed economiche, a quelle più chic, ricavate in autentiche case coloniali d’epoca. Molte possono essere contattate direttamente, tramite internet e prenotabili con largo anticipo. In genere basta dare conferma della prenotazione con qualche giorno di anticipo (noi facevamo chiamare i proprietari delle case) e pagare poi in contanti (alcune case accettano gli euro). Nelle case vengono servite colazioni, da pagare oltre al prezzo della stanza: si mangia frutta tropicale (banane, papaya, ananas, guava, mango), pane fresco o tostato, uova fritte o strapazzate, succo di frutta, marmellata tropicale (terribile), caffè/tè, latte, talvolta prosciutto e formaggio. Una colazione costa 4/5 CUC a persona. Spesso rappresentava la sola occasione di trovare frutta fresca nella giornata, io la integravo con marmellatine e Nutella e biscotti portati da casa, dato che detesto le uova al mattino e ancor di più le marmellate di mango/papaya. Nelle case vi è spesso la possibilità di cenare con 8/10 CUC; abbiamo mangiato così così, solo un paio di volte veramente bene, per il resto mangiato molto meglio nei paladares, i ristoranti privati (e speso uguale). Nei cayos, le isole, non vi sono invece case particular, ma solo hotel e villaggi a 4/5stelle.

A Cuba lo stato esercita ancora moltissimo controllo. Interessantissimo un articolo di qualche anno fa (http://www.travelbaila.it/vivere-e-viaggiare-a-cuba-oggi-119/), ma ancora attuale e utile per capire un po’ come si vive a Cuba: “A Cuba, tranne poche eccezioni, non esiste l’impresa privata. Tutte le attività sono statali, gestite e controllate dallo Stato. Vai in gelateria? La gelateria è dello Stato. Vai al cinema? E’ statale. E così gli alberghi, i ristoranti, le discoteche, le industrie, i campi coltivati, il giornalaio, il supermarket, l’ottico. Tutto. […] E di conseguenza tutti i lavoratori cubani sono dipendenti statali. Uniche eccezioni di imprese private (comunque controllatissime e con alte tasse): le “casas particulares” (le case affittate ai turisti), pochi “paladares” (ristoranti a gestione familiare), alcuni taxi, i venditori di cibo nelle bancarelle di strada, e pochissimi altri.” A Cuba il 10% circa della popolazione che ha che fare col turismo possiede dollari e vive con maggiori comodità. Il rimanente 90% vive con stipendi bassi: circa 300 pesos al mese per un contadino/operaio/commessa (pari a circa 10 euro), 360 gli insegnanti, di lì a salire fino ai più “ricchi”: circa 500 pesos per gli infermieri (15euro), 600 per medici/ingegneri/docenti universitari (18 euro), 1300 un giudice (40euro). L’istruzione (anche quella universitaria) e l’assistenza medica sono completamente gratuite e di buon livello. Lo stato passa ad ogni cubano la “libreta de abastecimiento”, una tessera con la quale si ha diritto all’acquisto di alcuni beni di prima necessità a prezzi particolarmente bassi, però in quantità limitata (ci hanno detto che le famiglie la esauriscono in 7/10gg): sale, zucchero, latte, riso, fagioli, sapone, dentifricio. Una fonte di introiti, non trascurabile: quasi in ogni famiglia ha un familiare che se ne è andato negli Usa o in Europa e invia ai familiari un aiuto economico. Ecco quindi che il turista rappresenta un’affascinante e irresistibile fonte di denaro, forse come in nessun’altra parte dei Caraibi. Esiste a Cuba addirittura una figura detta “il/la Jinitero/a” che offre insistentemente ai visitatori qualsiasi cosa in strada: servizi guida, tabacco, taxi, case dove dormire, tutto con lo spirito di guadagnare una commissione.

Diciamo che Cuba, più di ogni altro paese caraibico precedentemente visitato, si è rivelata complessa nella composizione della sua società e stile di vita. Mai, come in questo viaggio, si sono rivelati utili saggi e romanzi che mi hanno aiutata a “decifrarla” un po’ nel suo passato e nel suo presente. Consiglio quindi caldamente la lettura di:

  • “L’isola sotto il mare” di Isabel Allende. Romanzo ambientato tra Haiti, Repubblica Domenicana, Cuba e Louisiana tra 1770 e 1830, narra la vita degli schiavi nelle piantagioni di canna da zucchero attraverso gli occhi della schiava nera Zarité tra soprusi, violenze e gioie, fino alla conquista della libertà.
  • “Il nostro agente all’Avana” di Graham Greene. Un romanzo del 1958 che racconta gli anni della corruzione del regime di Batista; satira e divertimento di alta classe.
  • “Prima che sia notte” di Reinaldo Arenas. Un libro “forte” che racconta in forma autobiografica la vita di uno dei più grandi scrittori cubani e la condizione terribile degli omosessuali a Cuba, arrestati e sottoposti a trattamenti coatti di “guarigione”, vere e proprie forme di tortura fisica e psicologica (insieme a tossici, Testimoni di Geova, “disadattati sociali”) nei famigerati campi UMAP, chiusi nel 1968 in seguito a pressioni internazionali e campagne di denuncia.
  • “Fragola e cioccolato” di Senel Paz. Un breve romanzo ambientato alla fine degli anni Settanta, divenuto celebre film, che narra l’incontro tra David, giovane comunista, e Diego, intellettuale omosessuale che sceglierà la strada dell’esilio.
  • “Il romanzo della mia vita” di Leonardo Padura Fuentes. Un romanzo bellissimo e toccante che affronta il doloroso tema dell’esilio: Fernando è un professore universitario cubano espulso dall’isola in seguito a una delazione. Dopo 18 anni d’esilio in Spagna, decide di tornare un mese all’Avana sulle tracce di un antico manoscritto perduto, l’autobiografia del poeta romantico cubano José María Heredia (1803-39), costretto a sua volta a un esilio involontario negli Stati Uniti e in Messico. Il ritorno a casa riaprirà antiche ferite e inasprirà mai sepolti rancori.
  • “Trilogia sporca dell’Avana” di Pedro Juan Gutierrez. Per stomaci forti, una raccolta di storie con tanta violenza, sesso e rum ambientate nei difficilissimi anni Novanta, quando il regime impose alla popolazione un pesantissimo quinquennio di restrizioni e sacrifici che portarono molti cubani alla fame, al suicidio e alla fuga verso la Florida.
  • “Cuba libre” di Yoani Sanchez. La Cuba del 2000 vista con gli occhi realistici e disillusi della giornalista blogger in post che hanno infastidito il regime e colpito i lettori di tutto il mondo: la miseria, la fame, la burocrazia assurda, la censura che tutto controlla. Da non perdere.

Con queste prime rudimentali nozioni di vita cubana, partiamo.



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