Da Città del Messico al Chiapas a Playa del Carmen

Siamo Giacomo e Consuelo e per il nostro viaggio di nozze abbiamo scelto il Messico, unico modo per visitare questo splendido paese per noi che siamo a corto di soldi. Dal momento che non sopportiamo i villaggi turistici e i tour organizzati l’idea è stata quella di fare come sempre un viaggio fai da te, costruendo l’itinerario selezionando...
 
Partenza il: 07/06/2005
Ritorno il: 20/06/2005
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

Siamo Giacomo e Consuelo e per il nostro viaggio di nozze abbiamo scelto il Messico, unico modo per visitare questo splendido paese per noi che siamo a corto di soldi. Dal momento che non sopportiamo i villaggi turistici e i tour organizzati l’idea è stata quella di fare come sempre un viaggio fai da te, costruendo l’itinerario selezionando tra i tanti luoghi che avremmo voluto vedere e prenotando dall’Italia i voli e gli alberghi, mentre per gli spostamenti via terrà ci organizzeremo in loco. Abbiamo notato che, contrariamente a quanto si crede e, ovviamente, se si ha un’idea più o meno precisa dell’itinerario, spesso è più economico fare così piuttosto che cercare alberghi una volta arrivati destinazione, che oltretutto è molto più stressante.

Il piano prevede l’arrivo nel Districto Federal, per poi scendere verso gli stati del Chiapas e dello Yucatàn e chiudere in relax nel mare del Quintana Roo, a Playa del Carmen. Per l’organizzazione del viaggio ci siamo avvalsi delle guide Lonely Planet e Routard, di Internet e dei preziosi consigli trovati su questo sito ed è per questo che abbiamo deciso di pubblicare il nostro racconto di viaggio, sperando che possa essere utile a qualcuno che voglia cimentarsi in quella fantastica esperienza che è un viaggio in Messico! I timori prima di partire erano diversi: il nostro primo viaggio intercontinentale, le notizie che spesso si leggono sui possibili rischi che si incontrano in certi luoghi e il fatto che giugno fosse indicato come periodo non proprio ottimale a causa delle quotidiane forti precipitazioni. Beh, niente di tutto questo, il sole ci ha assistito per tutto il viaggio (tranne una sera, ma fortunatamente eravamo di ritorno da un’escursione) e adottando le stesse precauzioni e gli stessi comportamenti di qualsiasi città europea i rischi sono gli stessi.

GIORNO 1 partenza: da Cagliari a Città del Messico Comincia l’avventura, sveglia presto in quanto ci attende il taxi per l’aeroporto, il volo parte da Cagliari alle 6.30 e faremo scalo a Roma e a New York, dove poi ci pentiremo di non esserci fermati qualche giorno. I voli vanno abbastanza bene e sono abbastanza puntuali, ma la stanchezza è troppa e a malapena riesco a mantenere un minimo di lucidità per compilare i moduli doganali e la richiesta di visto turistico (Consuelo neppure si cimenta a causa del suo inglese inesistente). Fortunatamente le formalità all’immigrazione sono veloci e il ritiro dei bagagli pure, così siamo pronti ad affrontare il primo spauracchio di Città del Messico, il famigerato semaforo al controllo bagagli: premi un tasto e se viene fuori il verde passi senza problemi, mentre se è rosso ti aprono tutte le valigie e ovviamente dopo tutte quelle ore di viaggio, il jet lag e la stanchezza accumulata, speri proprio di non doverlo fare. La sorte ci è amica e viene fuori il verde! Essendo sposati conviene compilare un unico modulo doganale in modo da premere il pulsante una sola volta per entrambi. All’uscita dall’aeroporto, in stato comatoso cerchiamo l’autista prenotato per condurci in albergo, unica azzeccata concessione di comodità che ci siamo fatti vista la tarda ora di arrivo a Città del Messico e le nostre penose condizioni; cominciamo ad innervosirci perché non lo vediamo, ma fortunatamente ci trova lui e gentilissimo ci accompagna in albergo dove arriviamo finalmente alle 22:30 locali, le 5:30 italiane, siamo svegli da 25 ore, di cui 23 di viaggio!!! Stravolti ci mettiamo a letto, sofferenti oltre che per la stanchezza anche per l’effetto altitudine (Città del Messico è oltre i 2000 metri sopra il livello del mare) e per il jet lag. GIORNO 2: Città del Messico Al risveglio siamo ancora un po’ stralunati e con un forte mal di testa, ma dopo la doccia siamo miracolosamente in forma e pronti per la nostra unica giornata nel Districto Federal. La colazione ci regala una prima sorpresa, il cappuccino con la cannella, non male e dopo una veloce telefonata a casa per dire che siamo arrivati e stiamo bene, usciamo alla scoperta di questa megalopoli. Visto il poco tempo a nostra disposizione decidiamo di evitare le escursioni alle piramidi del sole e della luna e di girare per quanto possibile per la città con mezzi pubblici e a piedi, in modo di viverla e conoscerla meglio. Entriamo nel nostro primo market messicano, prendiamo un po’ d’acqua e una cartina (sarebbe meglio dire cartona) di Città del Messico e ci dirigiamo verso la metropolitana. Durante la giornata visitiamo Paseo de la Reforma, Plaça de la Revolucion, lo Zòcalo, la Cattedrale, i mercatini di Moneda e Rebublica de Guatemala e il Templo Mayor. Tutto molto bello, unica precauzione stare attenti alle tasche dello zaino, la calca favorisce l’azione dei ladri e a me le hanno aperte 3 volte, ma fortunatamente non avevo lasciato niente. Inoltre, abbiamo scoperto che, per orientarsi, non bisogna fare affidamento sui monumenti a Cristobal Colon (Cristoforo Colombo), ci sono diverse piazzole con lo stesso monumento e si finisce per confondersi. Dal momento che adoriamo la cucina messicana (come un po’ tutte quelle etniche) eravamo molto ansiosi di provare il primo pranzo e abbiamo optato per un ristorantino self service nei pressi dello Zòcalo, il Mexico Viejo, economico e molto buono. Unico cruccio, non aver potuto provare il cibo offerto dai numerosi chioschi, nonostante fossimo fortemente tentati, per ovvi problemi di igiene e salute, insomma meglio evitare la vendetta di Montezuma. La sera decidiamo di cenare in albergo con un panino dato che l’indomani la sveglia sarà alle 4:30.

GIORNO 3 eccoci in Chiapas: dal D.F. A San Cristobal de Las Casas Ci precipitiamo in aeroporto, destinazione Tuxtla Gutierrez, il programma prevede di prendere all’arrivo un bus per San Cristobal de Las Casas, lasciare i bagagli in albergo e organizzarci per andare al Canyon del Sumydero; però, arrivati all’aeroporto di Tuxtla, notiamo una coppia di ragazzi italiani che sta contrattando un passaggio per il Canyon e allora cambiamo i nostri piani e ci uniamo a loro, così dividiamo le spese. Contrattiamo con il tassista e per 225 pesos a testa (poco più di 17 euro, un affare) ci accompagnerà al Canyon, attenderà che ultimiamo l’escursione, ci accompagnerà per il pranzo a Chiapa de Corzo e poi a San Cristobal de Las Casas. L’escursione al Canyon del Sumydero a bordo di una lancia (90 pesos a testa, un’ora e mezzo circa) che percorre il Rio Grijalve è un’esperienza che va fatta assolutamente: una natura fantastica, paesaggi mozzafiato con la compagnia di avvoltoi, coccodrilli e altri animali. Il pranzo a Chiapa de Corzo è ottimo (ristorante Jardines de Chiapa, segnalato dalla Lonely) e il paese molto pittoresco. Nel tardo pomeriggio arriviamo a San Cristobal de Las Casas e, lasciati i bagagli nella nostra bella posada, ci immergiamo subito nella realtà di questa bella cittadina. Relativamente agli alberghi, posade e quant’altro, va detto che nel Chiapas c’è un concetto particolare di pulizia, per cui non c’è da aspettarsi gli standard qualitativi europei. Noi per fortuna non siamo schizzinosi e lo spirito di adattamento non ci manca. Una volta in giro, come prima cosa ci rechiamo al più vicino ufficio turistico per raccogliere informazioni e poi ci dedichiamo all’esplorazione della città, che è molto turistica e lo si nota; la piazza principale offre musica e uno stuolo di indios, per lo più ragazzine con le loro madri, che offrono ai turisti i loro prodotti artigianali: coperte, cinture, ecc.. Per la cena optiamo per un ristorante consigliato dalla Lonely, il Tuluc in Insurgentes 5, ottimo anche se un po’ europeizzato come gusti, sarà il nostro ristorante di riferimento per i giorni trascorsi a San Cristobal.



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