Da Buenos Aires alla fine del mondo attraversando il nulla

Da Buenos Aires fino a Ushuaia, attraversando la patagonia argentina e cilena in autobus
Scritto da: bartasan
da buenos aires alla fine del mondo attraversando il nulla
Partenza il: 14/12/2011
Ritorno il: 04/01/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

El Calafate

Il 20 dicembre, ripartiamo in autobus per El Calafate, percorrendo La Ruta 3 fino a Rio Gallegos e poi con un mezzo più piccolo proseguiamo per la città sul Lago Argentino ai piedi delle Ande, base per la visita ai parchi dei ghiacciai. El Calafate è una cittadina più piccola di Puetro Madryn ma estremamente ordinata rispetto alle altre, ricorda i nostri paesi appenninici. Qui mangiate assolutamente l’agnello, non ve ne pentirete, troverete delle ottime grigliate miste. Il giorno seguente abbiamo fatto un’escursione giornaliera in catamarano sul Lago Argentino, dove dall’acqua di un lago di un blu mai visto prima tra iceberg galleggianti e foreste sulla riva, sotto il controllo aereo dei condor, abbiamo osservato tre ghiacciai, Uppsala, Spigazzini e il più famoso Perito Moreno, dove il giorno dopo ci siamo recati con l’altra escursione. Al Perito Moreno si arriva anche via terra e attraverso delle passerelle si riesce a vederlo da ogni angolazione. Il silenzio di quei luoghi è incredibile come il bianco accecante della profondità del ghiacciaio, interrotto solo dal ghiaccio che si stacca e che cadendo in acqua provoca un forte rumore. Entrambe le escursioni durano l’intera giornata e si possono vedere paesaggi unici, noi siamo stati particolarmente fortunati con il tempo, poco freddo e cielo limpidissimo. Bevete il liquore fatto con il calafate, una bacca tipica simile al mirto, chi lo beve ritorna in Patagonia, così vuole la tradizione. In entrambe le occasioni portatevi qualcosa da mangiare, non sono previsti pranzi, noi non l’abbiamo fatto… Questi luoghi sono assolutamente da non perdere e in questo periodo non sono eccessivamente frequentati, quindi perfettamente visitabili e godibili.

Patagonia cilena

Il 24 dicembre ci spostiamo da El Calafate per arrivare a Puerto Natales in Cile, la frontiera è piuttosto snervante, ci abbiamo passato due ore abbondanti. Il paesaggio fuori cambia leggermente, la pianura viene sostituita dalle colline, il terreno è più disomogeneo, si scorgono anche alcuni arbusti e si costeggiano fiordi, la Patagonia cilena è frastagliata. Puerto Natales si affaccia sul fiordo di Ultima Esperanza, è una cittadina grande come El Calafate ma molto diversa. Non offre nulla di eccezionale, se non un buon pesce alla griglia nei ristoranti davanti al mare. Per noi è stata la base per andare a visitare il Parco Torres del Paine. Torres del Paine è un parco che offre scenari meravigliosi, colori e giochi d’acqua unici, non avevamo mai visto un blu più blu del lago Sarmiento, frequentato da gruppi di guanacos rosso-marrone al pascolo verde dei prati. La visita è tutta con un autobus che prevede soste in luoghi precisi del parco da dove poter ammirare le bellezze della natura, la flora e la fauna del territorio. L’escursione dura l’intera giornata, e durante il viaggio l’itinerario prevedeva la visita alla Grotta del Milodonte, animale preistorico raccontato anche da Chatwin, corpo da orso e testa di rinoceronte. Questo è stato il nostro Natale, concluso con una cena e una passeggiata sulla costa fino al tramonto, che qui arriva alle dieci e mezzo di sera. C’è da dire che le festività natalizie non si notano granchè, sono feste che si svolgono molto in famiglia, i ristoranti e i negozi sono chiusi, non c’è molta gente in giro. Il giorno dopo, il 26 dicembre ci spostiamo a Punta Arenas, la città più grande di quella parte di mondo, città portuale sullo Stretto di Magellano, città da cui partiremo il giorno seguente per andare in Terra del fuoco.

Terra del Fuoco

Il viaggio per Ushuaia, la città alla fine del mondo, dura più o meno una decina di ore, stavolta la frontiera è stata molto più veloce, anche perché il personale del bus ha pensato a tutta la fase del controllo passaporti, permettendoci a noi di bivaccare per un’ora nella pampa mangiando riparandoci dal forte vento. Il viaggio che da Punta Arenas porta a Ushuaia, ricompensa per tutte le ore di pullman, il “nulla patagonico” è portato a dosi altissime, ho avuto la sensazione di essere in un racconto di Sepulveda, ho avuto l’impressione di scorgerne i personaggi lungo il percorso. Arrivati a Punta Delgada, ci imbarchiamo su un traghetto per attraversare lo Stretto di Magellano ed approdare nell’isola grande della Terra del Fuoco, sempre territorio cileno, dove durante il breve tratto di mare dei delfini ci hanno accompagnato e alcuni pinguini ci hanno salutato mentre catturavano pesce. A quel punto abbiamo percorso strade sterrate praticabili solo in estate per arrivare alla frontiera ed è cominciato l’immersione nel romanzo. Rientrati in Argentina si riprende il percorso della Ruta 3 e si riprende la visione del paesaggio tipico, fino a che avvicinandosi alla fine del mondo il territorio diventa meno pianeggiante e meno desertico, iniziano ad esservi radi boschi e colline, poi foreste di faggi e montagne, interrotte da numerosi laghi su strade a strapiombo. Per arrivare a Ushuaia si oltrepassa il Passo Garibaldi e si costeggia il Lago Fagnano, entrambe mete di escursioni proposte dalle agenzie nella città più a sud del mondo. Arriviamo ad Ushuaia verso le sette di sera, il tempo di andarcene in hotel e ritornare in centro per un breve giro ed una cena dove abbiamo gustato un granchio reale al naturale, molto buono. Non perdetevi neanche il merluza negra. La città non è male, fino alle 11 di sera possiamo godere del tramonto tra il canale di Beagle e il ghiacciaio Martial alle spalle. Un cartello sul lungomare ricorda al mondo di essere alla fine, davanti solo l’isola di Navarrino (Cile) e oltre le montagne l’Antartide, separato da noi da due giorni di navigazione su una rompighiaccio e 4000 dollari. Nel porto albergano tra container, navi del National Geographic, navi rompighiaccio, navi da crociera che ti portano fino a Punta Arenas e ritorno. Ad Ushuaia ci sono molte escursioni da poter fare, noi ne abbiamo fatte due, ed è possibile farle in un solo giorno. La mattina visita al Parco Lapataia, alla fine della Ruta 3, il Parco alla fine del mondo, bello perchè nella foresta, inusuale per il viaggio che abbiamo fatto e perchè per arrivarci si prende il trenino della fine del mondo, treno che ad inizio novecento prendevano i prigionieri del carcere. Rispetto ai parchi visti, niente di particolare, anche il trenino è tutto troppo turistico, ma vendono l’idea della fine del mondo. Altra escursione nel pomeriggio, l’uscita in catamarano sul Canale di Beagle, leoni marini, cormorani e faro in mezzo al mare. Un’estensione prevede anche la visita ad una colonia di pinguini, ma se siete stati a Punta Tombo non sprecate tempo. Noi abbiamo fatto, nel giorno successivo, le visite al Museo ricavato nel carcere, molto interessante ed al Museo Yamana, che presenta la storia dei nativi, luoghi che si possono visitare in tre ore. Altra escursione al ghiacciaio Martial, si prende il taxi e si arriva ad una seggiovia, che non abbiamo preso perché ferma, troppo vento, siamo così saliti a piedi per poco più di un chilometro, da dove si gode una bellissima vista sul canale e sulla città. Appena riscesi, un thè caldo ed una fetta di torta nella casa del thè, locale molto ben curato. Le nostre escursioni sono finite qui, il resto credo sia piuttosto superfluo, nel senso che dal punto di vista naturalistico quello che abbiamo visto nel resto del viaggio è di gran lunga superiore. Il fascino di Ushuaia è rappresentato dal fatto di essere alla fine del mondo, una sensazione che non si ripete facilmente, oltre ad essere chiaramente anche una bella città incastonata tra un ghiacciao ed il mare. Piccola informazione e consiglio, sui taxi che costano poco e sono il mezzo migliore e sul prendere comunque un hotel in centro, noi eravamo fuori e non è stato comodissimo. Il 30 dicembre verso le otto di sera abbandoniamo la fine del mondo, ancora giorno, prendiamo l’aereo che in poco più di tre ore ci riporta a Buenos Aires.



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