Cosmo cicladico

Alla scoperta delle isole di Ios, Anafi, Folégandros e Sikinos
 
Partenza il: 07/07/2017
Ritorno il: 23/07/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

L’entroterra, oltre a piccole chiesette, si caratterizza per la presenza delle katoikies, isolate case coloniche affiancate da grandi forni circolari, situate in prossimità di gole o vallate che consentono di porre al riparo dai venti le modeste coltivazioni agricole.

Klisidi è la spiaggia più facilmente raggiungibile e vicina al porto, mentre Roukounas è quella maggiormente frequentata dai saccopelisti che con le loro tende occupano circa la metà del litorale. Il campeggio ed il nudismo sarebbero vietati nelle spiagge di Anafi, ma nessuno sembra davvero curarsene. Nei pressi sorge una taverna dall’aria fricchettona e conviviale. Inoltrandosi verso la parte orientale dell’isola, le spiagge divengono sempre più tranquille ed isolate, tutte con la vista laterale del monte Kalamos. Si raggiungono agevolmente tramite sentieri che scendono dalla strada asfaltata principale. La più affascinante è senz’altro Agioi Arghiroi, riparata dal costone di roccia con una candida chiesetta a ridosso della baia. Oggi meno di 300 persone risiedono sull’isola, che conserva una straordinaria atmosfera tradizionale; i resti degli insediamenti d’epoca classica evidenziano come questo remoto avamposto fosse stato abitato continuativamente fin dalle epoche passate: a Kastelli, un percorso in salita di circa 20 minuti conduce a ciò che rimane dell’insediamento fondato dai Dori. Tracce di mura e delle cisterne affiancano la chiesetta di Panagia Dokari, al lato della quale si trova un bellissimo sarcofago romano in marmo bianco, decorato con putti, grifoni e sfingi. Resti di statue acefale rinvenuti in questo luogo sono oggi custoditi nel minuscolo museo archeologico della Chora. Kastelli era collegata con una strada pavimentata al grande tempio di Apollo Aeglitis, situato sull’istmo che unisce l’isola con il promontorio del monte Kalamos. Si conservano alte sezioni delle mura e del naos, realizzati con grossi blocchi di pietra. All’interno dell’antico perimetro fu costruito il monastero Zoodochos Pigi (fonte della vita), meta di pellegrinaggi nell’Egeo fin dall’epoca dell’occupazione turca, dove si svolge nel mese di settembre la più importante festività religiosa. La chiesa principale è circondata dalle celle delle monache, con la tipica struttura dalla volta a botte.

Parte da qui il sentiero per la sommità del monte Kalamos, che in un’ora e 20 minuti circa conduce al monastero superiore disabitato della Panagia Kalamiotissa. Si tratta di un trekking abbastanza faticoso ma che vale la pena intraprendere nelle prime ore del mattino. La Panagia Kalamiotissa si scorge da lontano come un minuscolo punto bianco sulla sommità della rupe… sembra quasi inimmaginabile poterlo raggiungere. Il sentiero in salita si arrampica tra straordinari panorami, in lontananza si scorge persino la Chora situata sul lato opposto dell’isola. Si attraversano burroni, non particolarmente impressionanti anche per chi soffre di vertigini e comunque protetti da basse ringhiere. Soltanto all’ultima svolta del percorso, ecco apparire la cupola della chiesa, in un’atmosfera surreale dove il blu del mare e del cielo sembra confondersi.

Soffia leggero il meltemi mentre volteggiano i falchi sopra le nostre teste e si odono da lontano i belati delle capre selvatiche che vivono sul promontorio.

Panagia Kalamiotissa sembra quasi sospesa sul vuoto, in bilico sul profondo precipizio: un luogo d’immensa suggestione, come solo quest’area dell’Egeo riesce a custodire. Una cisterna e piccole celle dei monaci, oggi abbandonate, circondano l’edificio principale. Senza rendercene conto, ci ritroviamo sul molo alle 04:00 di notte e siamo di nuovo in partnza. La grande nave si materializza nel buio, lasciamo a malincuore Anafi ed il viaggio prosegue per Folégandros, altra preziosa perla cicladica.

Sbarchiamo al porto di Karavostasis e dopo 3 chilometri, siamo già nel nostro alloggio che si affaccia sulla meravigliosa Chora. A Folégandros si trova il kastro veneziano meglio conservato: posto al centro del villaggio, le case compongono un quadrilatero in modo da apparire verso l’esterno come una sorta di fortezza. All’interno del kastro, una stradina di case tradizionali ai lati, con scale e balconcini, sembra aver resistito al trascorrere dei secoli e rimanda all’epoca di Marco Sanudo, Duca di Naxos e padrone delle Cicladi durante il dominio della Serenissima. La Chora, un insieme di vicoli acciottolati che collegano diverse piazzette pittoresche, si affaccia su una ripida falesia sul versante est. Da piazza Pounta, una salita imbiancata a calce conduce fino alla Panagia, la chiesa che domina l’abitato e dalla quale la vista spazia su tutto il versante meridionale dell’isola. Le serate sono animate da una clientela ricercata che affolla ristoranti dall’ottima cucina ed anche i piccoli music bar aperti fino alle ore piccole.

La spiaggia di Angali è raggiunta da un autobus dalla Chora perciò è anche piuttosto affollata dalla tarda mattinata. Essendo riparata all’interno di una baia, regala un mare dai colori fantastici grazie ai piccoli ciottoli bianchi e grigi che lambiscono anche una caletta laterale. Da qui è possibile prendere il taxi boat che ogni ora fa la spola con le altre spiagge del versante meridionale, raggiungibili via mare anche quando soffia forte il meltemi da nord.

I litorali di Galifos e Agios Nikolaos sono però raggiungibili anche tramite un bel sentiero che segue la linea di costa. Galifos è una piccola insenatura votata ai naturisti, Agios Nikolaos è invece dominata dall’omonima immancabile chiesetta sopra la quale una taverna panoramica accoglie i bagnanti. Anche a Livadaki si può arrivare tramite un sentiero percorribile in circa 40 minuti dalla zona di Ano Merià. È senz’altro la spiaggia più scenografica per le interessanti formazioni rocciose che incorniciano la baia da un lato, raggiungibili a nuoto e con colori e venature che ricordano il marmo. Nei pressi, sul vicino promontorio di Aspropunta, sorge l’antico faro novecentesco… è possibile entrare da una finestra e salire fin sopra alla lanterna. Le silenziose ed impolverate stanze dei guardiani sembra quasi che siano state abbandonate all’improvviso con le loro suppellettili rimaste in attesa di un loro mai avvenuto ritorno…

Anche la parte settentrionale dell’isola rivendica la propria peculiarità rispetto all’allegra e sobria mondanità della Chora. Ano Merià è il secondo insediamento per dimensioni e consiste in un agglomerato di case sparse ed immerse in un’atmosfera rurale. Nella sua periferia meridionale è visitabile il museo del folklore, dove è possibile visitare una casa tradizionale risalente al VII secolo ed un’abitazione dei primi del ‘900. Essendo più esposta, ad Ano Merià soffia impetuoso il meltemi ma, in ogni caso, si tratta di un luogo suggestivo, con i suoi tramonti infuocati ed i suoi ristoranti dalla cucina tradizionale: in particolare vanno per la maggiore i formaggi di capra e la “matzata”, un piatto di pasta fresca accompagnata con carni cucinate in umido e che costituisce la principale specialità isolana.

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Chora Sikinos



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