Compleanno a Dubai

Festa di compleanno nel deserto e visita ad una delle metropoli del futuro
 
Partenza il: 12/04/2018
Ritorno il: 18/04/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Vicino all’enorme vetrata (visibile da tutti e tre piani) c’è una serie di ristoranti etnici e ci fermiamo da Al Hallab Restaurant & Sweets per una sosta a base di té, succo d’arancia fresco e dolcetti mediorientali.

Dopo il piacevole break, continuiamo la visita e troviamo una bellissima piazza in stile parigino, sormontata da una cupola di ferro che dà l’apparenza di essere in una galerie francese; poi ce n’è un’altra adorna di una fontana di marmo tipica rinascimentale che ricorda quelle italiane e, infine, una galleria piena di orchidee (qui ci sono negozi lussuosissimi). Ci perdiamo tra le numerose esposizioni d’arredo (ho casa da arredare nei prossimi tempi) e prendiamo spunti ideativi, anche se alcuni prezzi sono inaccessibili.

Restiamo qui fin quasi ora di cena poi, stanchi, prendiamo la metro e scendiamo a Burjuman dopo quasi trenta minuti di tragitto: altri dieci di cammino e siamo in albergo.

La serata trascorre nel più completo riposo dopo questa bella passeggiata.

14 aprile – sabato

E’ il mio compleanno: il cellulare inizia a vibrare e gli auguri arrivano numerosi. Intanto, ci organizziamo per la giornata: questa mattina ce ne andiamo per mercati classici ossia i tipici souk. Dopo colazione, usciamo e ci rechiamo di nuovo alla fermata Burjuman per prendere la metro della linea rossa e scendere ad Al Ghubaiba (un consiglio: appena usciti bisogna girate subito a sinistra e seguire il colonnato che porta al terminal dei traghetti) da cui, dopo un attimo di disorientamento e un po’ a tentoni, raggiungiamo il Creek e la zona di Al Shindaga Historical Village, una delle parti più vecchie di Dubai.

Su queste rive e in questa striscia di terra tra il Creek e il mare si testimonia la storia della città, nata da un gruppo di tende raccolte attorno ad un fortino e a una moschea. La giornata calda e chiara invita a esplorare le viuzze e le case di fango e terra ora restaurate, su cui svettano le torri del vento e le finestre forate, e ci rechiamo alla casa di Sheik Saeed Al Maktoum, che però troviamo chiusa.

Proseguiamo la passeggiata tra case arabe, palme, piccoli portici e porte decorate fino ad arrivare quasi alla fine, per poi tornare indietro lentamente vista la totale solitudine del posto e col sole che inizia a picchiare.

Ripassiamo davanti al terminal dei traghetti e, seguendo il lungocreek, entriamo nella zona del souk tessile che è al completo appannaggio degli indiani: e, infatti, siamo pian piano circondati dai venditori che vogliono portarci nei loro negozi per vendere le mercanzie esposte. Noi sorridendo tiriamo diritto e diciamo “No, thanks” mentre, nel frattempo, vediamo partire dal piccolo terminal gli abra diretti all’altra sponda carichi di turisti e locali che raggiungono Deira. Attraversiamo tutto il Bur Dubai souk pieno di negozi tessili, di oggettini turistici, pashmine, spezie, dolci, copricapi, vestiti indiani o arabi fino a raggiungere la Bur Dubai Grand Mosque e il dirimpettaio Shree Krishna Haveli, il tempio indù pieno di fedeli. A poche centinaia di metri c’è il piccolo fortino che ospita il Dubai Museum (6 AED, poco più di 1€), una piccola raccolta di mirabilia nei cui sotterranei sono narrate le origini e la storia della città. E’ ora di pranzo quasi, ci avventuriamo un po’ in giro per la Al Fahidi street ma fa troppo caldo e poiché nel pomeriggio abbiamo un appuntamento, prendiamo un taxi e ritorniamo in albergo, dove pranziamo e ci riposiamo. Alle 15, puntuale, l’autista della Dubai Tour Advisor con un 4×4 si presenta nella hall e ci avvisa che, dopo aver preso alle quattro persone, possiamo dirigerci verso il deserto. Tutto ciò è dovuto al fatto che, prima di partire, ho preso contatto con il sig. Mohamed, titolare dell’agenzia, il quale mi ha offerto un safari nel deserto con cena e spettacolo al prezzo di 75€ a persona, pagabili direttamente all’autista. Il giovane driver guida fino a Downtown, carica una famiglia indiana musona e maleducata, e poi si reimmette nel traffico per dirigersi fuori Dubai. La prima sosta la facciamo ai margini del deserto presso un posto dove compriamo una kefiah, il tipico copricapo arabo.

Dopo mezz’ora, partiamo per il safari e qui l’autista mostra tutta la sua capacità di guida: lasciato l’asfalto, s’inoltra nel deserto rosso e inizia un balletto con saliscendi stile montagne russe, seguendo piste già battute e facendo balzi e arrampicate tra dune. L’auto sembra ribaltarsi ma poi, in extremis, trova un suo equilibrio mentre la sabbia salta sul parabrezza e rende vana la visione davanti. Il safari cardiopatico tra le dune dura quasi una quindicina di minuti e si ferma solo perché il 4×4, nel tentativo di superare un’alta duna, s’insabbia sulla cima. L’autista ci fa scendere, tenta di liberarsi da solo ma non ci riesce e chiama quindi un’altra auto, che arriva solo dopo una decina di minuti. Noi, nel frattempo, ci dedichiamo ad ammirare la vastità del deserto, il sole rosso che scende verso ovest, l’azzurro del cielo e facciamo tantissime foto. Ritornati in carreggiata, ripartiamo e riprendiamo di nuovo il safari ma la corsa termina dopo una decina di minuti ritornando sulla strada asfaltata e dirigendosi verso un campo tendato posto ai margini: qui siamo lasciati in piena libertà per fare un piccolo giro su un cammello o su un cavallo, di guidare un quad, di scattar foto o semplicemente di ammirare il tramonto. Dopo un’altra mezz’ora, uno speaker invita tutti i partecipanti a trovar posto nei tavoli prenotati e ci sediamo presso il nostro a pochi metri dal palco, dove inizia lo spettacolo: prima una danzatrice del ventre esegue una sensuale danza; poi un mangiatore di fuoco fa giochi con lazi infuocati e torce fiammeggianti; infine un bravissimo e coreografico danzatore di tannoura ci affascina con i suoi giri e i suoi abiti sgargianti. Tra uno spettacolo e l’altro, sempre lo stesso speaker ci invita a recarci al buffet per la cena (e qui è la parte che meno mi è piaciuta perché credevo a un buffet pronto per poche persone invece era una sorta di mensa con una marea di gente) che, tutto sommato, non era male. Alla fine, intorno alle 21, lo speaker ci ringrazia e ci invita a lasciare il campo: riunitici di nuovo, partiamo per rientrare a Dubai. Arrivati in albergo, ho l’ultima piacevole sorpresa: trovo una piccola torta di compleanno nella camera, offerta gentilmente dall’albergo, che si rivela pure molto buona. Termina così la giornata e andiamo a letto stanchi morti ma io sono contentissimo perché mi sono davvero divertito e ho trascorso il mio 50° compleanno nel deserto, come desideravo fare.



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