Colombia, il Paese che non ti immagini

Hai mai pensato di visitare la Colombia? Te ne innamorerai... io l'ho fatto!
 
Partenza il: 01/01/2017
Viaggiatori: 1
Spesa: 2000 €

Se penso che tra meno di dieci giorni, saranno quasi tre mesi che mi trovo in Colombia non mi sembra vero di quanto il tempo voli… Il mio viaggio in realtà è iniziato molto prima, nell’agosto del 2016, quando una amica trasferitasi in Colombia per amore mi invitò a passare le mie ferie estive con lei. Quando partii ero molto scettica su questo paese descritto da tutti come pericoloso, caotico e pieno di violenza e narcotraffico. Immaginate sbarcando dall’aereo io e mio fratello Edoardo con il terrore continuo che qualcuno potesse rubarci la valigia o minacciandoci con un arma. Ridicolo davvero, però l’immagine di questi paesi latino americani è questa in tutta Europa, e dobbiamo ringraziare le serie o i film come Narcos, El patron del mal, Mr. & Mrs. Smith e molti altri che descrivono un paese completamente differente dove la gente ti spara mentre mangi con amici al ristorante…. Mi bastarono pochi giorni per capire quanto quell’immaginario fosse lontano in realtà dalla Colombia. Le persone ti sorridono, quando sali in un taxi la prima cosa che ti dicono è “Hola! Que tal?” ovvero “Ciao come va?”, cammini per strada e ti salutano, che tu li conosca o meno, quando vedono che sei “Gringo” (così chiamano tutti gli stranieri) sono entusiasti di raccontarti la storia del loro paese, vogliono sapere da dove vieni, perché Colombia, se ti piace, ti trovi bene etc…

A Bogotà, nella capitale dove vive Giulia, non abbiamo passato molti giorni in quanto il nostro programma prevedeva di vedere più cose possibili. Abbiamo passeggiato nelle piantagioni di caffè, cavalcato cavalli, ci siamo immersi nell’acque fredde delle cascate, visto farfalle coloratissime, abbiamo camminato tra le palme più alte del mondo, abbiamo visto la città dalle case colorate, nuotato nel mare dai 7 colori… abbiamo viaggiato per la Colombia selvaggia, per quella turistica, per la naturale e per quella culturale.

La mia prima esperienza con la povertà non è avvenuta nel paese che tanto amo ma a Panamà precisamente nell’Isla de San Blas. San Blas è un arcipelago che si trova nel Mar dei Caraibi. Avete presente le isolette senza nulla solo con poche capanne per dormire e qualche palma di cocco che si vedono nei film? Ecco San Blas! Un paradiso in terra per capirci. “L’hotel”, se si può definire tale in quanto era composto da palafitte con solo letti e bagni, nel quale alloggiavamo, era gestito dalla comunità Kuna che vive nell’isoletta affianco. Immaginatevi che Kuna è il secondo popolo più basso del mondo dopo i Pigmei, e mio fratello è alto 1.95 cm. Appena sbarcati lo guardavano come se fosse la cosa più strana che si potesse incontrare. Il penultimo giorno, del nostro soggiorno, il ragazzo che gestiva le escursioni, che soprannominammo Jhonny2, ci propose di visitare il villaggio dei nativi, scusandosi però per il fatto che avremmo dovuto pagare una tassa di 2 dollari essendo turisti! 2 dollari vi rendete conto? Si scusava per 2 dollari… neppure un caffè ci si compra a momenti al giorno d’oggi con quella cifra! Ovviamente accettammo entusiasti di poter vedere una nuova cultura da vicino e salimmo sulla barca che ci avrebbe condotto all’isola… Non facemmo neppure a tempo ad appoggiare un piede nella terra ferma che fummo circondati da un gruppo di bambini urlanti, sorridenti con voglia di giocare e fare vedere quanto fossero bravi a fare la ruota o la verticale. Frastornata da quella accoglienza festosa non mi resi conto di dove mi trovassi. Quando alzai lo sguardo e resi conto del degrado che avevo davanti a me rimanendo quasi paralizzata. Le case non erano case, erano lastre di ferro o altro materiale, i tetti assi di legno, le porte inesistenti, galline che giravano per ogni dove. Cose che solo nei documentari avevo viso!

Iniziò il nostro tour per la città con Jhonny2,che raccontandoci la storia del suo popolo, ci condusse fino a la casa dove viveva. Quando entrammo immaginatevi il mio stupore nel vedere che era solo uno stanzone con 4 amache e niente più (niente cucina, niente bagno, niente di niente, ci spiegarono in seguito che cucina e bagni sono zone comuni del villaggio). Prima di uscire dalla casa la giovane guida mi fece segno di aspettare e mi mostrò un palo di legno con alcuni ciuffi di paglia al suo fine, capii che è una scopa (avete presente quella dei film sulle streghe? Ecco quella!). Sorridendo mi disse che con quella pulivano la casa…. Istintivamente guardai ai miei piedi e vedi solo terra battuta, nessuna piastrella, nessun pavimento da pulire al che lo guardi un po’ turbata e pensai “ma parli seriamente?”, lui tutto orgoglioso iniziò a spazzare per terra per dimostrarmi come si facesse. Ero davvero esterrefatta e sconvolta, o per lo meno fu la sensazione che mi avvolse per il primo quarto d’ora di visita a quella isoletta spersa nel Mar Caraibe, poi come quando inizi a svegliarti da un sonno profondo, iniziai a sentire prima lontane e poi sempre più vivine le risate della gente, le urla dei bambini che giocavano, le voci delle anziane sedute lungo la strada che parlavano. Iniziai a girarmi attorno e vedere solo volti felici, sorridenti di persone che con un segno della mano ti salutano dandoti il benvenuto nella loro casa. Se qualcuno mi domanda che ricordo ho di questa esperienza la risposta è: di volti felici, gente allegra e tanti bambini. Il fatto di avere soldi, potere, macchine e case viene annullato quando vedi come alcune persone con veramente poco sono felici il doppio, anche se non hanno il lusso di avere un bano o un letto comodo su cui dormire, perché semplicemente non gli importa o non sanno che cosa sia e stanno bene comunque. Persone grate alla vita perché hanno la salute, hanno bambini che giocano e che corrono mettendo allergia, hanno un mare fantastico che gli regala il cibo…. cosa si vuole di più dalla vita?!

Il mio viaggio finì circa in 3 settimane. Quando l’aereo atterò a Venezia mi ricordo gli occhi pieni di lacrime e la sensazione di vuoto che mi pervase… Non mi era mai capitata una cosa simile, il fatto di non voler tornare a casa dopo un viaggio, così lungo tra l’altro, per me era una cosa nuova e quasi incomprensibile! Non feci in tempo ad abbracciare mia madre Laura che già aveva capito che ci sarebbe stato un cambio repentino nella vita di tutta la famiglia, d’altronde le madri hanno questo potere di capirti con un solo sguardo. Alla porta del ristorante, dove avevamo deciso di fermarci a cena per festeggiare il nostro ritorno in patria, mi guardò negli occhi e mi domandò “Avresti voluto rimanere lì vero?”. Dopo il mio silenzio affermativo, mi abbracciò e continuò con la voce un po’ tremante “Vuoi trasferirti a vivere là l’ho capito! Se è quello che desideri fallo, è la tua vita! Io, Tiziano ed Edo ti sosterremmo sempre!” A questo punto scoppiai in un pianto disperato dicendo che sentivo che era la cosa migliore che potessi fare, partire e fare un’esperienza totalmente differente, dove fossi sola e l’unica persona su cui potessi contare fosse me stessa! Il giorno successivo chiamai la signora dell’appartamento in cui vivevo per disdire l’affitto, iniziai la ricerca di sostituti validi per i miei ruoli lavorativi. Feci il trasloco, iniziai a raccontare la mia decisione agli amici e iniziai il cambio della mia vita che mi portò 6 mesi dopo a vivere dall’altro capo del mondo!



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