Cinque Terre in 4 giorni

Trekking da Portovenere a Monterosso alla ricerca della vera essenza di questi luoghi sospesi tra cielo e mare
Scritto da: Peluche 76
cinque terre in 4 giorni

Ritengo che al mondo ci siano troppe cose da vedere per tornare due volte nello stesso posto, ma ci sono luoghi speciali che non si svelano mai totalmente, lasciando in chi li visita la voglia di rivederli e le Cinque Terre, per me, sono tra questi. Stavolta il mio compagno di viaggio è anche il mio compagno di vita, che le ha viste solo in fotografia, mentre io ho avuto l’occasione di due fugaci visite, una in battello, l’altra in treno, negli anni scorsi. Visto che siamo entrambi amanti del trekking che pratichiamo spesso e volentieri sulle Dolomiti, non può che essere questo il modo in cui le visiteremo. Ci ritagliamo quattro giorni all’inizio di giugno e partiamo.

Giorno 1: La Spezia e Portovenere

La Spezia, dove lasciamo l’auto al parcheggio gratuito di Piazza d’Armi, ci accoglie con un caldo soffocante. Dopo una doverosa visita al Museo Tecnico Navale (Via G. Amendola, orario 8:30/19:30, intero 5 euro, ridotto 3, pagamento solo con carte), prendiamo il bus che ci porta a

Portovenere, il più piccolo comune spezzino che dal 1997 è inserito tra i Patrimoni Mondiali dell’UNESCO. Deve il suo nome al tempio della dea Venere che sorgeva proprio dove ora si erge la Chiesa di San Pietro. Come tutte le città di mare, è stata nei secoli assalita e saccheggiata e proprio dal bisogno di difesa dalle incursioni deriva l’aspetto delle case, dette appunto case fortezza, alte e strette, con poche e strette scalinate a dividerle facilmente controllabili per raggiungere il mare. Apprezzata tra la fine dell”800 e l’inizio del ‘900 da poeti e letterati, è tuttora meta turistica molto gettonata.

Il nostro alloggio è una spaziosa e finemente arredata camera con terrazzo frontemare. Dopo esserci fatti consigliare per la cena dal simpatico e gentile padrone di casa, ci immergiamo subito nelle strette viuzze del paese dove affacciano piccoli negozi e ristorantini. Sbuchiamo di fronte all’ iconica chiesa di San Pietro, praticamente il simbolo di Portovenere, nella quale si sta celebrando un matrimonio. Nei pressi una scalinata porta alla Grotta di Byron che ci riserviamo di visitare al tramonto. Ci inerpichiamo fino al cimitero, dove due appassionati di montagna come noi non possono esimersi dal rendere omaggio al grande Valter Bonatti che qui riposa. Saliamo ancora fino ad arrivare al Castello Doria, (apertura 10:00/18:00, intero 5 euro, ridotto 3 euro) che però sta chiudendo e quindi torniamo verso il paese, dove ci concediamo in uno dei numerosi locali sul lungomare della Calata Doria. Nel frattempo si è levato un vento davvero fastidioso, tanto che alcuni ristoranti che avevano già apparecchiato all’esterno sono costretti in fretta e furia a ritirare i piatti e chiudere gli ombrelloni. Verso l’entroterra nuvoloni neri minacciano temporale, ma in realtà dopo un’ottima cena, rigorosamente a base di pesce, tutto è già passato e la sera ci regala un tramonto davvero spettacolare che ci godiamo un po’ dalla grotta, dove le onde si infrangono ruggendo, un po’ da una terrazza panoramica che guarda verso di essa.

Giorno 2: da Portovenere a Manarola

Il mattino seguente lasciamo la stanza di buon’ora, meta il bar dove fare una colazione che ci dia la carica per la giornata che ci attende. Giornata che si preannuncia subito tosta, visto che la partenza del sentiero è una ripida scalinata che costeggia le mura della fortezza. Per quanto l’equipaggiamento sia ridotto al minimo il peso degli zaini si fa sentire, ma è sufficiente arrivare un po’ in alto, dove l’orizzonte, si apre per dimenticarsene completamente! La vista spazia sull’Isola Palmaria, sulla costa di Lerici e fino a Capraia e all’Elba. Camminiamo in mezzo a fiori, superiamo il Rifugio Muzzerone e dopo qualche breve tratto su asfalto torniamo sul lato rivolto al mare. Si cammina sospesi tra terra e acqua, tra l’azzurro e il verde e non incontriamo anima viva fino a Campiglia, dove scambiamo due chiacchiere con una signora che stava portando a spasso il cane. Da questo piccolo borgo teniamo le indicazioni per Monesteroli e in breve ci inoltriamo in un provvidenziale bosco che ci ripara dal sole dove imbocchiamo una deviazione sulla sinistra che indica, in piccolo, Schiara. Ora, noi che proveniamo da un luogo dove la Schiara è la montagna di casa, ci possiamo forse esimere da un gemellaggio effimero con questa località? Comincia così una discesa che sembra non finire mai, tra muri a secco in precario equilibrio e scalini di pietra che mettono a dura prova le ginocchia. Sbuchiamo tra le case aggrappate su una rupe, circondate da vigneti, con i fiori alle finestre e i giardini ben curati benché, in realtà, non ci siano residenti stabili. Come dargli torto, vista l’assenza di strade e di qualsiasi servizio? Eppure qui in passato le persone vivevano e lavoravano e, soprattutto, hanno costruito mulattiere e viottoli senza l’ausilio di elicotteri o di altri mezzi moderni per il trasporto del materiale!

Passiamo in mezzo alle abitazioni e risaliamo fino alla strada sterrata che è l’accesso più vicino alla borgata e da qui, in breve, arriviamo alla Fontana di Nozzano, purtroppo in secca, risalente all’epoca napoleonica. Un cartello ci avvisa che l’accesso al mare è chiuso. Si tratta di quello di Monesteroli, di cui eravamo già informati, ma non essendo intenzionati a fare il bagno, ci assicuriamo che non vi siano impedimenti legislativi ad arrivare fino all’abitato e proseguiamo.

Pur essendo preparati a ciò che ci attendeva, arrivare di persona in cima a questa lunghissima scalinata che sembra letteralmente gettarsi in mare è una sensazione di indescrivibile. Oltre 1100 gradini che permettono di discendere lungo un crinale a un piccolo gruppo di abitazioni arrostite dal sole, appollaiate su un fazzoletto di terra. Qui ancor più che a Schiara la domanda sul motivo per cui a qualcuno sia balenata l’idea di stabilirsi lì è ancora più lecita! Non resta che prendere per buona la storia dei frati che avevano scelto quel luogo come eremo, ma ugualmente la costruzione di quella scala (su un gradino è scolpito l’anno 1910) ha dell’incredibile!

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vernazza

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si_cammina_tra_i_fiori_e_gli_onnipresenti_muretti_a_secco

si_cammina_sui_muri_a_secco

scorcio_di_riomaggiore

scorcio_di_monterosso

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poco_dopo_la_partenza_la_vista_comprende_anche_l_isola_palmaria

corniglia_con_cornice_naturale

manarola_vista_dal_sentiero_per_corniglia

manarola

le_case_strette_e_colorate_di_portovenere

la_spiaggia_di_monterosso

la_scala_di_monesteroli_in_salita_col_sole_a_picco.

l_alba_a_portovenere

l_abitato_di_schiara_con_lo_scoglio_ferale

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