Cinque giorni a Húsavík, la capitale europea del whale watching e il cuore pulsante dell’Eurovision Song Contest
Cinque anni fa, nell’estate del 2021, ho ospitato a casa mia per alcuni giorni Gerd, un mio amico che avevo conosciuto attraverso l’Eurovision che, a 20 anni, ha deciso di partire dall’Estonia e fare un giro dell’Europa da solo con la sua auto. Siamo rimasti in contatto nel corso degli anni, e per “sdebitarsi”, quest’anno mi ha proposto di andare a trovarlo a Húsavík, nell’Islanda nord-orientale, dove da tre anni gestisce un hotel. Come dire di no?
L’Islanda l’avevo già visitata nel 2024 facendo un road trip di undici giorni intorno all’isola. Potete trovare il diario di viaggio nel mio profilo qui su Turisti per Caso. Anche Húsavík era stata toccata: non solo per salutare Gerd, ma anche perché è considerata la capitale europea del whale watching, anche se quel giorno mi era andata male e non ero riuscito ad avvistare nessuna balena. Mi era stato dato dall’agenzia che organizza i tour un voucher senza scadenza per rifare l’esperienza gratuitamente nel caso in cui fossi ricapitato a Húsavík.
Húsavík si trova a 6 ore di auto da Reykjavík, la capitale islandese. L’aeroporto più vicino, a poco più di un’ora di distanza, è quello di Akureyri, seconda città dell’Islanda (se non si contano le città satellite di Reykjavík, da essa divise solo a livello amministrativo ma che di fatto sono dei sobborghi) con 20.000 abitanti. Nei tre mesi estivi ci sono voli diretti per Akureyri dal Regno Unito, dai Paesi Bassi e dalla Svizzera, ma nel resto dell’anno è raggiungibile solo dall’aeroporto della città di Reykjavík. Ho quindi volato con easyJet da Milano-Malpensa a Keflavík, l’aeroporto internazionale dell’Islanda, preso l’autobus per Reykjavík (che si trova a 50 chilometri di distanza), e quindi preso il volo interno Icelandair dall’aeroporto situato nei confini cittadini, raggiungibile facilmente a piedi dal centro. È stato l’unico modo per fare tutto in un giorno, visto che i voli Icelandair in partenza da Malpensa decollano nel pomeriggio e atterrano troppo tardi per prendere l’ultimo volo per Akureyri. Vista l’imprevedibilità del meteo islandese, ho preferito comprare biglietti flessibili in modo tale da poter cambiare le date gratuitamente nel caso di emergenze.
La scelta delle date del viaggio non è stata casuale: Húsavík è infatti dove è ambientato il film di Netflix Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga, che l’ha consacrata a una sorta di Mecca per i fan dell’Eurofestival. Adiacente all’hotel gestito da Gerd si trova anche il museo dell’Eurovision. Sono arrivato nel giorno della seconda semifinale, e la finale si è tenuta due giorni dopo, il 16 maggio. Quest’anno l’Islanda ha deciso, insieme a Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna, di non prendere parte alla manifestazione in protesta alla partecipazione di Israele, ma la loro televisione pubblica ha comunque trasmesso l’evento.
Diario di viaggio a Húsavík
1º giorno – Volo per Reykjavík, giro in città e volo per Akureyri
Mi sono svegliato prima dell’alba per raggiungere l’aeroporto di Malpensa, che da Crema dista più di un’ora e un quarto. Il volo easyJet è partito alle 7 ed è atterrato all’aeroporto di Keflavík prima delle 9:25 previste, considerando che l’Islanda è due ore indietro rispetto a noi. Con GetYourGuide avevo prenotato il trasferimento in autobus per Reykjavík con il Flybus (€33 a tratta), facilmente individuabile fuori dal terminal degli arrivi e con corse frequenti. In 50 minuti sono arrivato al capolinea, da cui in dieci minuti a piedi si raggiunge l’Hallgrímskirkja, il più iconico edificio della capitale islandese, una slanciata chiesa con un campanile di 74,5 metri.
Davanti alla chiesa c’è il Café Loki, un locale di cui avevo letto su un blog anni fa ma a cui avevo rinunciato la volta precedente per assecondare il mio compagno di viaggio vegetariano. Loki consente ai turisti di degustare ciò che l’Islanda ha da offrire a livello culinario, e ogni specialità include carne o pesce. Essendo ora di pranzo in Italia, ci sono entrato subito e ho ordinato il piatto con quattro pietanze tipiche: prosciutto di agnello, salmone affumicato su pane di segale, plokkfiskur (pasticcio di merluzzo e patate), harðfiskur (stoccafisso) e l’hákarl, il leggendario “squalo putrefatto”. Trattasi di carne di squalo fatta fermentare fino a sei mesi in una fossa scavata in spiaggia e coperta di pietre. Una volta assunto un odore pungente, la carne viene fatta seccare all’aria per poi essere servita tagliata a cubetti. Si mangia masticando i cubetti per una decina di secondi e poi mandando giù il tutto con uno shottino di Brennivín, un’acquavite islandese. L’esperienza è stata quasi deludente: mi aspettavo un sapore disgustoso, nauseante, mai provato prima… e invece ricorda quello di un formaggio erborinato neanche troppo stagionato. Nulla a che vedere con un formaggio che avevo provato in val Camonica stagionato per 60 mesi, praticamente morto. Il pranzo è stato allietato da una turista del Washington, che a marzo è andata in pensione e che ha passato da sola due mesi sull’Appennino tosco-emiliano prima di tornare a casa facendo scalo per qualche giorno in Islanda. Qui gli statunitensi, anche per via dei frequenti collegamenti Icelandair con il Nord America, sono più presenti che in ogni altra nazione europea, e sono sempre dei grandi chiacchieroni.
Dopo il pranzo, avevo ancora circa tre ore libere. Le ho trascorse rivisitando Lucky Records, il negozio di dischi dove avevo trovato varie perle rare due anni fa (e anche anche questa volta non ha deluso), entrando in vari negozi di abbigliamento di seconda mano, e facendo una passeggiata sul lungomare fino all’Harpa, la moderna sala da concerto sul porto. In circa mezz’ora di cammino sono arrivato dal centro all’aeroporto di Reykjavík, dove il check-in apre 45 minuti prima dei voli e chiude 15 minuti prima. Un solo gate, nessun controllo se non ai documenti, nessun metal detector: la società islandese si basa sulla fiducia, anche per il fatto che essendo un’isola con una popolazione di 400.000, le voci si spargono come un incendio e una cattiva reputazione può portare alla rovina di una persona, che non avrà più l’appoggio di nessuno. Il mio volo delle 15:30 era in ritardo di mezz’ora. L’aereo è piccolino: 20 file con 4 posti ciascuna. I 35 minuti di volo sono stati spezzati dall’omaggio di un pezzo di cioccolato islandese e una bevanda. Ero probabilmente l’unico non islandese a bordo!
Recuperata dal rullo la mia valigia, ho incontrato Gerd fuori dall’aeroporto di Akureyri. Sotto un cielo nuvoloso, in un’ora e un quarto siamo arrivati a Húsavík. Avremmo risparmiato 15 minuti prendendo il tunnel Vadlaheiðar che taglia la montagna di Akureyri dal costo di circa €14, ma abbiamo preferito goderci il paesaggio. Ci siamo fermati al supermercato Nettó all’ingresso del paese, dove ho preso un chilo e mezzo di skyr (lo yogurt islandese super proteico), un’insalata di salmone, il formaggio islandese tipo brie che prendevo sempre nel viaggio precedente, e gli enormi funghi champignon freschi coltivati in Islanda, che non vedevo l’ora di cucinare un’altra volta!
Gerd mi ha dato le chiavi per la mia stanza dell’Húsavík Cape Hotel, e mi ha mostrato la casetta esterna dove vive lui e dove avrei potuto utilizzare la cucina in qualsiasi momento. Qui le porte non si chiudono a chiave, sempre per il principio della fiducia islandese. Presto è arrivato il momento della seconda semifinale dell’Eurovision, per l’occasione proiettata in una sala del museo adibita a cinema, che si è conclusa senza particolari sorprese per chi come noi segue anche le varie selezioni nazionali. Abbiamo fatto amicizia con una coppia di fan dell’Eurovision venuta direttamente dall’Australia, e abbiamo partecipato a un livestream con il nostro amico maltese grazie al quale ci siamo conosciuti che ha un canale dedicato all’Eurovision. Qui abbiamo condiviso le nostre opinioni sulla serata. Finito tutto, si erano fatte le 22:30, e il sole non era ancora tramontato. Húsavík si è tinta di arancione, rosa e rosso mentre il sole scompariva all’orizzonte per poi rispuntare alle 3:30 del mattino successivo.
2º giorno – Le balene della baia di Skjálfandi
Mi sono svegliato con calma e ho fatto colazione con il mio skyr. Avevo bisogno delle energie per far valere i miei diritti: due anni fa avevo fatto una gita con la compagnia Gentle Giants per cercare di avvistare le balene nella baia di Skjálfandi, su cui si affaccia Húsavík. Dati i venti freddi da nord e il tempo tutt’altro che idilliaco, nessuna balena si è palesata, e al ritorno sulla terraferma abbiamo ricevuto un voucher senza scadenza per rifare l’esperienza qualora ci fossimo ritrovati a Húsavík. La prenotazione l’aveva fatta il mio ex, il voucher ricordo di averlo dato a lui pensando che non saremmo mai tornati qui. Non avevo nessuna mail né nulla di concreto, ma ho comunque provato a chiedere alla ragazza alla reception di controllare tra le prenotazioni del 3 settembre 2024 e… voucher riscattato!
Ero appena in tempo per la gita in partenza alle 13:30, quindi sono andato a indossare la tuta termica e impermeabile e mi sono imbarcato sulla Sylvía, la stessa imbarcazione di due anni prima. Questa volta, sono stato assistito da una magnifica giornata di sole e da un mare piatto. Se nella precedente gita ci eravamo tutti bagnati, un po’ per la pioggia e un po’ per il mare mosso, qui andrà tutto liscio come l’olio.
Abbiamo iniziato la navigazione verso occidente, dove la catena montuosa del Kinnarfjöll, ancora quasi completamente innevata, si getta ripidamente nel mare dai suoi quasi 1.000 metri di elevazione. La nostra guida, Beatriz, è stata bravissima a spiegare tutte le curiosità sulla fauna islandese. Dopo mezz’ora, ecco fare capolino la prima balena! In questa parte dell’Islanda si possono principalmente avvistare le balene humpback, conosciute anche come megattere, che possono pesare fino a 30 tonnellate e raggiungere i 17 metri di lunghezza in età adulta. Ogni circa 15 minuti, le balene salgono in superficie, sfiatano (ossia respirano: essendo mammiferi hanno bisogno di ossigeno), danno un colpo di coda, e tornano sott’acqua. Le fredde acque della baia di Skjálfandi sono particolarmente ricche di nutrienti, motivo per cui qui si concentrano molti esemplari. Siamo rimasti ad ammirare questa balena per un po’, dopodiché ci siamo spostati ancora verso ovest, dove altri due esemplari adulti stavano nuotando insieme, quasi sincronizzati, regalandoci uno spettacolo unico e avvicinandosi a pochissimi metri dalla barca! Oltre alle megattere, ci hanno fatto compagnia anche varie pulcinella di mare, l’uccello simbolo dell’Islanda, intente a pescare. Se ne possono avvistare a migliaia a Lundey, un isolotto al largo di Húsavík dove la Gentle Giants organizza gite in motoscafo.
Dopo tre ore di navigazione, siamo tornati al porto soddisfatti e senza il bisogno di ricevere ulteriori voucher. Su consiglio di Beatriz sono andato a visitare il vicino Museo delle Balene, organizzato su due livelli: al piano terra il passato, presente e futuro dei grandi cetacei, e nella parte soppalcata gli scheletri di 13 esemplari di specie diverse, tutte morte naturalmente spiaggiandosi sulle coste islandesi. Ho potuto apprendere anche dell’importanza economica delle balene in Islanda, ancora oggi oggetto di dibattito con limitazioni alla caccia, e dell’impatto che il cambiamento climatico può avere sul loro futuro.
Uscito dal museo, ho fatto una passeggiata per Húsavík, passando per la pittoresca chiesetta e poi godendomi la vista sul porto con le casette di legno. Mi sono regalato un’eccellente cena al ristorante Salka a base di pesce del giorno con verdure e con birra locale… e ho scoperto che, grazie al biglietto di Gentle Giants, avrò diritto a sconti dal 10% al 20% in molti esercizi di Húsavík! Mangiare fuori in Islanda non è esattamente economico, ma nemmeno proibitivo: la spesa media per un pasto al ristorante è di circa €50.
Per la serata era programmato un altro livestream per il canale YouTube del nostro amico di Malta. Mi sono messo all’esterno del bar dell’hotel, chiamato Jaja Ding Dong in onore della canzone della colonna sonora del film di Netflix, con una bellissima vista sulla baia dietro di me e con una corroborante birra locale. Abbiamo condiviso le nostre previsioni e prospettive per la finale dell’Eurovision della sera successiva.
3º giorno – Bagni termali e finale dell’Eurovision
Oggi il cielo è parzialmente coperto, e le temperature si aggirano, come gli altri giorni, sui 10°C. Nonostante ciò, non indosserò mai il piumino della North Face che mi sono portato da casa: si sta benissimo anche indossando solo un maglione di pura lana.
Ho deciso di dedicare la giornata della finale dell’Eurovision, che sarebbe iniziata alle 19 ora locale, al relax. A 10 minuti a piedi dall’Húsavík Cape Hotel si trovano le terme GeoSea, uniche nel loro genere in Islanda: di recente realizzazione, sono state costruite su un alto promontorio affacciato sulla baia di Skjálfandi con una fantastica vista sui monti Kinnarfjöll. Anche qui, per l’ingresso ho avuto uno sconto del 10%, portando il valore del biglietto a circa €44. Mi è stato assegnato un braccialetto, sono passato da dei tornelli, e ho scelto il mio armadietto nello spogliatoio maschile il cui numero verrà automaticamente associato al braccialetto. GeoSea dispone di tre piscine esterne con una temperatura costante che va, a dipendenza della piscina, dai 35°C ai 38°C, rendendole perfette per tutto l’anno e per tutte le condizioni atmosferiche.
Sono rimasto a poltrire in queste acque ricche di minerali che fanno bene alla pelle per quattro ore, facendo anche un pisolino, prima di tornare alla casetta di Gerd per prepararmi una cena veloce. Ho finalmente potuto cucinare in padella i gustosissimi champignon islandesi, di enormi dimensioni rispetto a quelli trovati in Italia grazie alla quantità di acqua che possono assorbire con questo clima atlantico.
Prima della finale dell’Eurovision, Gerd ha organizzato al Jaja Ding Dong un quiz sul contest. Ho fatto squadra con la barista Anastasia e insieme siamo arrivati secondi, dietro alla coppia australiana. L’evento, che abbiamo sempre seguito dalla sala cinema del museo, è iniziato alle 19 ed è durato per quattro ore. Si è concluso con la vittoria, tanto schiacciante quanto inaspettata, della canzone Bangaranga di Dara per la Bulgaria… che era stata la mia preferita dell’intera stagione sin dalla sua pubblicazione a febbraio. La prima volta che la mia preferita è riuscita a vincere dall’edizione del 2014. L’anno prossimo mi sa proprio che andrò in Bulgaria a vedere l’Eurovision dal vivo! In un’altra stanza del museo, io, Gerd e i due australiani siamo stati intervistati per il notiziario locale, con tanto di microfoni e cinepresa. Ci siamo poi fermati tutti al Jaja Ding Dong a chiacchierare per più di un’ora. C’era gente da tutto il mondo: persino una coppia del Vermont che, senza sapere cosa fosse l’Eurovision, ha guardato il film di Netflix e se ne è innamorata, arrivando da allora a seguire religiosamente il contest.
4º giorno – Gita al lago Botnsvatn e tramonto alle terme
Oggi il cielo è completamente terso. Anche se la zona di Húsavík è conosciuta per essere la più soleggiata e la meno ventosa d’Islanda (contrariamente al sud, l’area più popolosa e più visitata dai turisti, che oltre a ricevere piogge più frequenti e venti battenti ospita anche quasi tutti i vulcani attivi dell’isola), è inusuale trovare così tanti giorni consecutivi di bel tempo. Sono stato davvero fortunato: secondo Gerd, anche in estate capita che per settimane non si riescano a vedere nemmeno le montagne all’altra parte della baia per via della nebbia.
Ho approfittato della bellissima giornata per una camminata fino al Botnsvatn, un bel lago sui monti dietro a Húsavík. Il dislivello è poco (circa 150 metri), e in 35 minuti ho raggiunto le sponde del Botnsvatn. Qui un cartello avvisa di non nuotare nelle sue acque: le larve dei moscerini che infestano i bacini idrici di questa parte dell’Islanda (e di cui avevo avuto esperienza nel precedente viaggio al vicino Mývatn) depongono le uova in acqua e possono causare irritazione alla pelle. Un sentiero di poco più di 5 chilometri permette di camminare intorno al lago. Non essendosi ancora sciolti del tutto i ghiacci, una parte era ancora innevata, creando un’atmosfera da alta montagna! Ho incontrato solo due persone con i loro cani durante l’intera escursione. Sulla via del ritorno sono passato per l’ameno parco cittadino Skrúðgarður.
Circa 5 chilometri fuori da Húsavík si trova la fattoria Saltvík, che organizza gite a cavallo nella natura islandese adatta a tutte le età. L’unico posto disponibile che ho trovato era per le 14 di questo giorno, ora alla quale il nostro amico di Malta aveva organizzato un livestream per parlare della finale a evento finito… tuttavia, mezz’ora prima dell’inizio pianificato, ci ha scritto dicendo che aveva annullato il tutto visto che non era contento dei risultati. Non avendo abbastanza tempo per raggiungere Saltvík, ho rinunciato a qualsiasi attività e ho fatto un pisolino in camera.
Per ringraziare Gerd della sua ospitalità, gli ho offerto la cena al Naustið, un eccellente ristorante di pesce con dei bellissimi interni in legno che creano un’atmosfera accogliente e casalinga. Abbiamo preso antipasto misto islandese (molto particolare la carne d’oca selvatica essiccata, prodotta da un cacciatore locale) seguito da pesce del giorno per entrambi. Sazi e soddisfatti, siamo tornati alle terme GeoSea per vedere il quasi-tramonto immersi nel relax… quasi, perché a metà maggio il sole tramonta ufficialmente dopo le 22:30, ma lo stabilimento chiude alle 22 (resta aperto fino a mezzanotte nel periodo estivo). Degli scenari da sogno hanno accompagnato la mia ultima sera a Húsavík.
5º giorno – Rientro in Italia
Anche stamattina splende il sole nel cielo, e le previsioni non annunciano maltempo nei prossimi giorni. Purtroppo, per me è arrivato il momento di tornare a casa! Dopo avere finito il mio barattolo di skyr, Gerd mi ha accompagnato all’aeroporto di Akureyri, da dove il mio volo Icelandair è partito puntuale alle 13. A Reykjavík mi sono recato a piedi al terminal degli autobus BSI per aspettare il mio Flybus delle 15:30, anch’esso prenotato attraverso GetYourGuide (anche se nel terminal c’è la biglietteria). Per le 16:30 sono arrivato a Keflavík, con abbondante tempo per passare i controlli e attendere il volo easyJet per Milano-Malpensa delle 18:40. Dal finestrino la giornata tersa anche nell’Islanda sud-occidentale mi ha permesso di ammirare dall’alto il paesaggio lunare che caratterizza queste zone. Sono atterrato a Malpensa verso la 1 di notte, con ancora più di un’ora di strada per arrivare a casa.
Sono stato davvero contento di avere avuto l’occasione di ritornare in Islanda. Per molti è una di quelle mete da sogno che si visitano una volta nella vita e dove poi non c’è più ragione di tornare, e per me sarebbe stato così se non fosse stato per l’invito di Gerd. L’Islanda rimane, del resto, una meta estremamente dispendiosa: per i voli ho pagato quasi €600, il Flybus da e per l’aeroporto è costato €33 a tratta, i tre pasti al ristorante mi sono venuti circa €50 ciascuno, ho speso quasi €90 per due ingressi spa, tra acquisti al Nettó e birre al Jaja Ding Dong sono partiti altri €80… pur con alloggio e whale watching omaggiati, cinque giorni sono comunque costati un millino. Un millino molto ben speso considerando le straordinarie condizioni atmosferiche e l’ottima compagnia!





