Cinquanta sfumature di deserto

Viaggio alla scoperta della Namibia in self drive
 
Partenza il: 05/11/2017
Ritorno il: 22/11/2017
Viaggiatori: 4
Spesa: 2000 €

CINQUANTA SFUMATURE DI DESERTO

Quest’anno il mal d’Africa ha preso il sopravvento. Sono anni che eludiamo questo splendido paese dalle nostre rotte di viaggio, un po’perché è sempre un po’instabile politicamente, un po’perché, malgrado sia la terra più povera del pianeta, è una delle destinazioni più dispendiose. La nostra prima scelta è stata la Tanzania con i suoi immensi parchi, paradiso di ogni tipo di animale esotico ma, dopo aver chiesto vari preventivi alle agenzie locali trovate su internet abbiamo dovuto cambiare destinazione, un safari nei maggiori parchi del paese della durata di 16/17 giorni superava i 3500 € pro capite, senza il volo internazionale, decisamente troppo caro per le nostre attuali finanze! Abbiamo ripiegato quindi sulla Namibia, destinazione ugualmente cara, ma qui, a differenza della Tanzania, è possibile viaggiare con un fly and drive, cioè guidando noi stessi un’auto per le strade del paese , abbattendo notevolmente i costi. Subito eravamo un po’ timorosi nello scegliere questa tipologia di viaggio, essendo la prima volta da soli alla guida di un’auto in un paese straniero poi siamo stati rassicurati da alcuni conoscenti che hanno viaggiato così e che ci hanno detto essere un modo facile e sicuro, così abbiamo accettato la sfida ed abbiamo cominciato a consultare varie agenzie di viaggio. Esistono molte agenzie gestite da italiani che vivono in Namibia almeno buona parte dell’anno e, vista la nostra sommaria conoscenza dell’inglese, è sicuramente stato più facile consultarle. Abbiamo scelto HB Safaris, di Emiliano e Stefania che ci ha fatto il preventivo più economico, il tragitto più completo ed è sempre stata veloce e precisa nel rispondere ad ogni nostra richiesta o dubbio, una scelta davvero azzeccata e consigliatissima. Giusto per dare un’indicazione a chi legge della spesa complessiva del nostro viaggio, abbiamo pagato attorno a 1650 € pro capite il pacchetto all’agenzia, comprendente il noleggio dell’auto, 17 notti con prima colazione e 12 cene; abbiamo optato per alcune attività facoltative (mini safari con aperitivo nel deserto del Kalahari, mini crociera a Walvis Bay, escursione sulle dune a Sandwich Harbur , escursione alla ricerca degli elefanti di montagna nel Damaraland, visita al villaggio Himba) il tutto per 480 € , l’entrata ai vari parchi non supera i 50 € ,380 euro circa di carburante e 600 € di volo aereo internazionale con Ethiopin Airlines. Si cena normalmente con 15 / 18 euro bevendo vino del Sud Africa, ottimo e a prezzi modici; la volta che abbiamo decisamente esagerato, in un locale elegantissimo di Swakopmund, mangiando ostriche e bevendo ben 2 bottiglie di vino abbiamo speso 25 € a testa.

Viaggiare in autonomia è veramente facile in Namibia, le strade sono così poche che è veramente impossibile perdersi, inoltre Stefania ci ha preparato una cartina con il nostro tragitto segnato e un libretto con tutte le indicazioni sulle strade da prendere… l’unico neo che viene penalizzato un po’l’aspetto umano del viaggio, in quanto eravamo sempre noi 4 e negli hotel ci trovavamo attorniati solo da turisti.

La Namibia ci è entrata nel cuore come uno dei viaggi più belli fatti fin’ora… i colori di questi infiniti deserti che variano dal rosa, al rosso ,al giallo, al bianco, al grigio, al color cioccolato, al verde argento; questi spazi infiniti in cui guidi per ore senza incontrare nessun’altro mezzo tanto da farti credere di essere gli unici padroni dell’universo , un universo solo popolato da animali a noi non famigliari , orici dalle lunghe corna, zebre, sciacalli, giraffe, sprinbox che ti attraversano all’improvviso le lunghissime, polverose, strade bianche o che osservano il nostro passaggio indisturbati sul ciglio. L’immensità dell’oceano Atlantico con le foche che si tuffano riaffiorando tra i flotti che sembrano salutare con le pinne… Le città con architetture bavaresi, che conservano l’ordine e il rigore acquisiti durante il colonialismo tedesco , un’anacronismo in confronto a tutte le altre caoticissime, poco pulite città africane. La fauna nel parco Etosha, animali così vicini da poterli guardare negli occhi e che se avessimo allungato una mano fuori dal finestrino dell’auto avremmo potuto accarezzare ; così numerosi da nascondere le pozze d’acqua a cui si appropinquano per abbeverarsi. Una leonessa che caccia, si riposa , va a bere , richiama il branco e li conduce verso il “fiero pasto“, così vicina da guardarla nei suoi occhi gialli. I graffiti lasciati sulle rocce rugginose da antichi uomini vissuti qui migliaia e migliaia di anni fa. Gli Himba popolazione del nord del paese le cui donne si dipingono il corpo con una miscela di burro ed ocra e incuranti delle modernità , continuano ad indossare gli abiti tradizionali anche quando vanno in città; un popolo che ci ha accolto benevolmente nel loro villaggio fatto di capanne, dove si dorme a terra e , non c ‘è acqua corrente, né servizi igienici, né elettricità, ma i bambini , per una caramella ti regalano un sorriso che illumina il cielo… Il colore del cielo che si infuoca al tramonto assumendo sfumature infinite di rosso, rosa ed arancio, una magia che si ripete ogni sera, sempre nuova, sempre diversa. Il cielo più nero mai visto ma con le stelle più luminose che sembra basti allungare una mano per afferrarle. Le ostriche più dolci e succose mai assaggiate… già questo varrebbe il viaggio. Ripensando alle emozioni provate, il mal d’Africa ti assale.

5/11/2017: LA PARTENZA

Dopo 5 mesi di assoluta siccità il nostro viaggio verso Malpensa è stato accompagnato dalla pioggia. Abbiamo lasciato l’auto a Novara nel garage degli amici di Simo e Roby, quindi ci hanno accompagnato all’aeroporto. Federica ci ha fatto il check in on line, abbiamo imbarcato velocemente i bagagli, oltrepassati i controlli c’è rimasto giusto il tempo per un tè prima dell’imbarco. Viaggiamo con Ethiopia Airline, il servizio a bordo non è dei migliori, il cibo è pessimo, i film solo in inglese ed in etiope e l’aereo era strapieno così non abbiamo potuto allungarci né riposare.

6/11/2017: WINDOHEK

Alle 6,30, dopo aver assistito ad un’alba meravigliosa, siamo atterrati puntuali ad Adis Abeba… finalmente posiamo i piedi sul suolo africano! Raggiungiamo il terminal di partenza con un autobus, l’aria è abbastanza frizzante, forse non abbiamo sbagliato a portare anche un po’di abbigliamento pesante. Il terminal è vecchio, maltenuto, con i bagni situati all’interno di un container posto di lato alla sala d’aspetto affollatissima di africani, europei in transito e molti asiatici. Ci siamo imbarcati in orario e stavolta l’aereo era mezzo vuoto così abbiamo potuto occupare i posti liberi e distenderci per riposare un po’. Verso le 13 , probabilmente con qualche minuto d’anticipo siamo atterrati in terra namibiana, subito siamo stati investiti da una folata d’aria calda, che sa di estate… una meraviglia! In aeroporto abbiamo fatto una fila di oltre un’ora al controllo passaporti, solo 2 sportelli aperti per il carico di 2 aerei e, gli impiegati precedevano alla velocità di una lumaca; alla fine, stufi dell’attesa, siamo passati per lo sportello riservato ai diplomatici. Superato il primo ostacolo, come sempre, ci assalgono 2 incognite: saranno arrivati i nostri bagagli? E ci sarà qualcuno ad attenderci? Risposta positiva per entrambe le incognite! Come consigliato da Stefania abbiamo cambiato gli euro in NAD (dollari namibiani ) all’ufficio di cambio dell’aeroporto, che, eventualmente non li avessimo spesi tutti, alla fine del viaggio, conservando la ricevuta ,avremmo potuto riconvertirli in euro. Windohek dista dall’aeroporto circa una trentina di chilometri, abbiamo percorso una lunga dritta strada asfaltata che attraversa un territorio quasi desertico, raramente si scorge una casa, una villetta in mezzo al nulla, la Namibia è lo stato con la densità minore di tutta l’Africa. Ci hanno subito portato all‘autonoleggio “Africar“, di proprietà tedesca, dove ci attendeva la nostra auto una Toyota 4×4, un pick up con il cassone coperto , spaziosa ma già un po’datata e con diverse ammaccature. Qui siamo stati istruiti su tutte le funzioni dell’auto e su come si cambia una delle 2 gomme di scorta in dotazione. Qui ci ha raggiunto Stefania e, sotto ad un patio, all’ombra dal sole cocente, ci ha spiegato tutto ciò che dovevamo sapere prima di intraprendere questo viaggio, ci ha consegnato le cartine con il tracciato dell’intero tragitto, le cartine delle 3 città attraversate, i vouchers delle prenotazioni degli hotel e delle attività alternative che ha già prenotato. Ci ha dato inoltre una scheda telefonica della compagnia telefonica di bandiera da usare in caso di bisogno in quanto loro saranno reperibili 24 ore al giorno per assisterci durante le difficoltà, ma, ahimè, non siamo mai riusciti ad utilizzare perché il telefono portato da Simona non la leggeva.



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