Cine-viaggio padano: Padernello, Pizzighettone, Cremona

Transitare nella bassa bresciana, verso i sapori del cremonese: il fiume Oglio, l'Adda, il Po. L'atmosfera fiabesca di Padernello, le delizie storico-culinarie di Pizzighettone, la strada verso Cremona
Scritto da: anniaffollati
cine-viaggio padano: padernello, pizzighettone, cremona
Partenza il: 13/11/2015
Ritorno il: 13/11/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Transitare nella bassa bresciana, verso i sapori del cremonese: il fiume Oglio, l’Adda, il Po. L’atmosfera fiabesca di Padernello, le delizie storico-culinarie di Pizzighettone, la strada verso Cremona, città non più “delle tre T”, ma delle cinque. Due province, quella di Brescia e di Cremona, troppo a lungo sfruttate dall’industria e ora coraggiosamente riconvertite a una dinamica ben più lungimirante: quella cultural-enogastronomica.

La bassa bresciana, nel periodo autunno-invernale, merita un on-the-road lungo strette strade costeggiate da fossi che conducono a stalle, a capannoni abbandonati, a paesini addormentati ma fucine di piccole perle. La nebbia è pressoché perenne e per questo è consigliabile muoversi seguendo le rotte impostate da moderni navigatori elettronici. Persino gli antichi, potendo, si sarebbero orientati in questo modo su queste pianure orfane della stella Polare per nove mesi l’anno.

Giungere a Padernello optando per la ben più veloce autostrada, uscita Manerbio, è comunque accettabile, ma ci si perde gran parte degli scorci paesaggistici. Il trecentesco maniero del paesino, frazione di Borgo San Giacomo dalla fine degli anni ’20, è di rara bellezza. Castello Martinengo è infatti uno dei migliori esempi di ristrutturazione conservativa. Contornato da fossato con tanto di ponte levatoio, è passato nelle mani di diverse famiglie nobili fino al 2005 e successivamente è stato rilevato dal comune e ora è gestito da una fondazione che ne garantisce la buona gestione. Innumerevoli e lodevoli iniziative sono atte a mantenere in vita il piccolo borgo: da quelle culinarie ai locali mercati della terra, a rappresentazioni teatrali, tutte visualizzabili sul sito: http://www.castellodipadernello.it. Anche una semplice visita guidata all’interno della residenza, può far capire l’importanza strategica di questa struttura fortificata costruita nel bel mezzo di una pianura in cui scorribande di ogni tipo portavano spesso scompiglio. Sulla strada che porta dalla chiesa al castello, ancora si affacciano le antiche case-botteghe, con le loro caratteristiche aperture ad “L”, rimaste inalterate nei decenni. Spostandosi verso il piazzale della chiesa, e prendendo per un sentiero che sembra condurre in mezzo ai campi, si può giungere dopo circa 500 metri a Ponte San Vigilio. Si tratta di una vera e propria opera d’arte del lodigiano Giuliano Mauri: diverse parti di arbusti intrecciate, creano un tunnel e un ponte che permettono di attraversare una parte di bosco e poi una roggia. Semplicemente stupendo esempio di come la maestosità degli elementi naturali in questo caso siano impiegati non solo come ricerca estetica, ma anche all’utile fine di creare un tramite tra due terre senza l’ausilio di disboscamento né del più dannoso cemento.

Da Padernello, la città murata di Pizzighettone si trova ad una quarantina di chilometri e segna una certa continuità di paesaggio tra le provincie di Brescia e Cremona. Anche se dal fiume Oglio si passa all’Adda, ciò che accomuna i paesi è la buona volontà dell’associazionismo locale che si è rimboccato le maniche ed ha creato dei preziosi esempi di riscoperta attiva di cultura locale. Il fine ultimo è limitare al minimo la scomparsa delle tradizioni, ciò che ridurrebbe del tutto questi centri alla stregua di tristi dormitori, e allo stesso tempo evitare l’eccessiva museizzazione delle aree. Il cuore di Pizzighettone è proprio il fiume Adda, un ponte conduce alla frazione di Gera. Al di qua il perfetto stato delle case matte, il monito delle prigioni, la Torre del Guado, la chiesa di San Bassiano; al di là del corso d’acqua: la borgata, le mura, la chiesa di San Pietro. Procedendo con ordine, le 93 case matte presenti lungo le fortificazioni – circa 2 km – , erano sale a botte che ospitavano non solo i militari d’istanza in città, ma erano anche adibite a magazzino. Le prigioni sono rimaste attive per decenni, l’abbandono è avvenuto a metà degli anni ’50 a causa dall’umidità eccessiva con cui i carcerati erano costretti a fare i conti. La torre del Guado, nelle vicinanze del ponte, si dice sia stata la prigione del Re di Francia Francesco I di Valois. Nella chiesa di San Bassiano vi sono importanti testimonianze storiche, su tutte gli affreschi di Bernardino Campi. In Gera, le centinaia di metri di mura devono essere ancora recuperate del tutto. Mentre la chiesa di San Pietro rappresenta un curioso recupero dell’originaria chiesa settecentesca, attraverso l’applicazione di mosaici e marmi. Tutte le strutture sopra descritte, possono essere ammirate nei fine settimana, quando la proloco locale (http://www.prolocopizzighettone.it) organizza diverse manifestazioni storico-gastronomiche: dalle semplici visite guidate ed ottimamente argomentate, a mercati del gusto a livello sia nazionale che locale, a banchetti tipici a base di Fasulin de l’öc cun le cudeghe, “fagiolini con l’occhietto e cotiche”. Lina Wertmüller nel ’96 ha persino girato un film, proprio qui: “Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica”; la sua visione potrà aiutare a meglio addentrarsi nelle provinciali atmosfere cremonesi.

Provinciali, appunto. Non a caso il quotidiano locale si chiama proprio “La provincia” e ad una ventina di chilometri di strada si trova Cremona, a due passi dal Po. Altra patria della cinematografia nazionale, non tanto per aver avuto alcune tra le sue più celebri vie immortalate in lungometraggi, ma soprattutto per aver dato i natali ad uno dei più grandi attori di casa nostra: Ugo Tognazzi, classe 1922. Certo, lui si sarebbe trasferito di lì a poco in altre città, seguendo il padre che spesso per ragioni di lavoro veniva trasferito, ma poco è bastato a trasformare ben presto la città delle tre T (turòon, Turàs e tetàs: torrone, Torrazzo, e… seno abbondante), in città delle quattro T: in aggiunta, proprio quella di Tognazzi, a cui è stato anche dedicato il teatro cittadino. Cremona, città delle nebbie che conservano e insaporiscono le carni di maiale, dei lessi gustati con l’aggiunta dell’immancabile mostarda cremonese, che differisce da quella mantovana per l’utilizzo dei molteplici tipi di frutta e verdura, non solo delle mele cotogne. La visita della città, non può che iniziare nel cuore di un centro storico ricco di fascino e largamente trasformato negli ultimi 20 anni. Attraverso un grande lavoro da parte degli amministratori locali, l’idea di città industriale – concetto secondo il quale ogni città di pianura doveva un po’ somigliare ad una piccola Milano, in cui l’ottusa operosità andava spesso a discapito di una ridotta vivibilità – non solo è entrata in crisi, ma per certi versi sembra ormai morta e sepolta. Negli ultimi anni ha di fatto ceduto il passo all’arcaico-innovativa idea di città a misura di artigiano. Le botteghe in cui ancora oggi si producono violini con metodi non troppo differenti da quelli utilizzati centinaia di anni fa dal cremonese Antonio Stradivari, qualche anno fa erano nascoste nelle centrali vie cittadine. Oggi vivono un momento di rinascita in cui c’è grande spolvero del “sapere-come si produce” (mettendo al bando l’inglesismo know-how), e appaiono come piccole gioiellerie disseminate nel centro città. Per chi volesse approfondire l’argomento Stradivari, da qualche anno può visitare un museo tutto nuovo dedicato al liutaio più famoso del mondo: http://www.museodelviolino.org.



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