Cile, terra di emozioni

Quest'anno la scelta del viaggio e' stata combattuta: esauriti i paesi anglofoni, facili e tranquilli, il sudamerica da tempo ci strizzava l'occhio, ma solo il Cile dava le maggiori garanzie di tranquillità e possibilità di essere visitato senza l'ausilio di viaggi organizzati. Così, dopo essere stati ampiamente tranquillizzati su questo...
 
Partenza il: 06/11/2003
Ritorno il: 07/12/2003
Viaggiatori: in coppia

La gente e’ semplice, nel vestire, quasi modesta, quasi che abbia visto (anzi, di certo) giorni migliori, ma l’attuale presidente, Riccardo Lagos, nativo di Taltal ha previsto finanziamenti per recuperare questo tratto di costa, ancora molto selvaggio e poco conosciuto. Con un colpo di fortuna troviamo un nuovo B&B, gestito da croati, molto bello e pulito. Incredibile, quasi, perché e’ in un quartiere dove sono praticamente solo baracche. Il prezzo e’ basso, e la camera deliziosa. Peccato non accetti carte di credito. Conviene, più che cambiare euro o dollari, fare un prelievo al bancomat, il costo aggiuntivo e’ di appena 2,5 euro. Anche il tasso di cambio e’ onesto. Per mangiare non c’e’ scelta: ?Las Brisas? sul porto. Nonostante il locale sia definibile come ?evitabile? da qualsiasi persona normale, dapprima il loco lessato e poi il congrio fritto con verdure freschissime e’ eccellente. 10 novembre, San Pedro de Atacama. Eccoci di nuovo sulla strada per Antofagasta, e scopriamo l’arcano del distributore. Anziché al chilometro 1122 come indicato dalla guida Copec e’ esattamente 20 chilometri dopo. Superata la deviazione per Antofagasta, lasciamo la 5 Norte per al 25, direzione Calma-San Pedro de Atacama. E’ una strada che collega Calama ed altre piccoli insediamenti alle miniere, noiosissime ma curatissime, costruite per camion e pulmini (i primi per i materiali, i secondi per i minatori) e sorvegliate dai Carabineiros che con i laser controllano la velocità e sono implacabili.

Passata Calama, sede di un grande cementificio (e l’aria e’ irrespirabile) e della più grossa miniera di rame del Cile (e del mondo), Chuquicamata, proseguiamo verso San Pedro. Ammiriamo altri altarini, espressione di un’arte tutt’altro che trascurabile, e la strada che inizia a salire dolcemente, ma ce ne accorgiamo solo dal GPS, che ad un certo punto segna 3428 metri. Poi ridiscende (un po’), in pieno deserto salato (la salar de Atacama), ed il panorama si fa veramente spettrale. Ed ecco San Pedro (ma lo sarà davvero?), una cittadina ?apparentemente? lasciata ai tempi coloniali, quindi strette strade sterrate, muri di fango e poco altro… Nessuna guida aveva preannunciato questo, e noi pensiamo di non essere a San Pedro, o che ci sia una zona nuova…

Macché siamo proprio a San Pedro, e baldanzosi ci dirigiamo verso un dei migliori hotel, dove appena entrati un atrio pulito, lindo e nuovissimo ci accoglie. Alla reception ci informano che l’hotel e’ pieno, e che probabilmente la maggior parte degli hotel sono pieni. Panico, ovviamente. Come sono pieni? Non ci sono feste vicine, e’ il 10 di novembre, un lunedì… Quindi un periodo ?morto?…. Per farla breve con un po’ di pazienza (io stavo gia’ sclerando, in verità) ci trovano un hotel (ma una notte sola) al Tampillo, che non e’ malaccio.

E’ importante sapere che qui non si può posteggiare per strada, e bisogna trovare l’albergo con il parcheggio interno, sennò sono guai. Quindi corriamo a fermarlo, perché (ancora oggi mi sembra un delirio) alla risposta affermativa la ragazza della reception ha buttato giù il telefono (vi posso assicurare che non ha detto ?impegna la camera un attimo? o ?stanno arrivando dei clienti?). Dicevo che non e’ malaccio, come albergo, semplice ma pulito. Scaricati i bagagli, poiché e’ presto facciamo una passeggiata in centro, per capire meglio questo posto e per prenotare i tours. E’ molto caldo, ma secco, inoltre siamo a 2500 metri di altezza, e bisogna ambientarsi. Così dopo aver prenotato 2 tours (uno per il deserto e dintorni, l’altro per i geyser del Taito), e trovato un altro albergo (dove andiamo a confermare la prenotazione) non riusciamo ad andare al museo a vedere le mummie perché mi sono beccata un bel colpo di sole. E tutta tremante mi rifugio sotto le coperte. Poi stando meglio, azzardo un ristorante dove mangiamo male (sebbene la LP ne parli benissimo) ma sono chiaramente sofferente. 11 novembre San Pedro de Atacama. Sono le sette e la macchina e’ bloccata nel cortiletto, e nonostante le rimostranze non posso spostarla. Dovevamo portarla al Katarpe, il nuovo albergo, ma pazienza, farò tutto stasera. Dopo il tour. Io sono ancora un po’ malconcia, e dopo la laguna salada de Atacama (colazione super inclusa!) con migliaia di fenicotteri, raggiungiamo dapprima i 4000m dove scopriamo due splendidi laghetti (sulle cui rive fanno capolino volpi del deserto), poi uno splendido villaggio (Toconao) immerso nel verde in un canalone arido, dove abbiamo incontrato i primi italiani, una comitiva milanese in moto che da San Antonio (porto cileno) stava attraversando la Panamericana per arrivare fino in Perù. Ed infine Socaire, un villaggio indio, uno dei pochi rimasti abitati, dove la chiesa e’ costruita con legno di cactus, il cui taglio e’ ora vietato. La gita in altura mi ha molto affaticata. Anche altri compagni di viaggio (specie i fumatori) sono alle corde, e si devono fermare spesso. Non solo, ma l’aria rarefatta e secca (ma anche l’altura) spacca i capillari del naso, e anche io mi ritrovo con il naso sempre pieno di sangue.

Il ritorno al tardo pomeriggio ci riserva la più amara delle sorprese. Quando, infatti, stavamo pregustando la più dolce delle docce, alla reception del Katarpe l’aria contrita del proprietario ci annuncia che ?poiche’ stamani non ci siamo presentati lui ha dato via la camera?. E quindi non aveva più camere. Cerco inutilmente di spiegargli avevo la macchina bloccata, ma lui fa lo gnorri… Non contando la sera prima che c’eravamo andati, che avevamo preso accordi etc. Che aveva segnato il nome sul computer. Sono fuori di me, e mi trattengo a stento, ma purtroppo non c’e’ nulla da fare, se non tornare al Cosmos Andino (con cui avevamo prenotato i tours) a disdire i tour del giorno dopo se non avessimo trovato un’altra sistemazione. Mi raccomando, se prendete accordi di questo tipo fatevi rilasciare ricevuta scritta, non fidatevi della semplice parola. Sappiate anche che alle 4 nessuno ci avrebbe aperto. Perché il portiere del Katarpe dorme lontano dal portone e non sentirebbe neanche le cannonate. Con molta pazienza, ma evidentemente senza capirci troppo (Martin e’ un bravo ragazzo, ma non aveva capito che eravamo disposti a dormire anche spendendo un bel po’, a quel punto) trova un’altra sistemazione, al Rincòn San Pedrino (per evitarlo: e’ in Licancabur), un posto fetido, che in condizioni normali con penseremmo un attimo a sconsigliarvi, ma dove abbiamo dovuto soggiornare perché sembrava che tutto il mondo fosse a San Pedro de Atacama. Il bagno in camera ce l’abbiamo, ma siamo senza acqua. Dopo lunga trattativa ci abbuona 5.000 pesos (un terzo) e tuttavia ci terranno l’auto in cortile tutto domani. Noi domani dobbiamo partire alle 4 del mattino per i geyser, e cerchiamo di riposare. Ma la rabbia e’ tanta, ed io non riesco proprio. Inoltre il posto e’ un via vai continuo, così chiacchiere, risate, urla e tv non mi fanno riposare. Per di più non ho assolutamente fame, e quindi saltiamo anche la cena. 12 novembre, Tocopilla. Alla mattina l’ennesima (brutta) sorpresa: il nostro letto era abitato da una colonia di pulci, ed io sono stato il loro pasto. Comunque, puntualissimo, Cristian alle 4 ci raccoglie e ci dirigiamo verso i geyser del Taito nell’oscurità totale. Il viaggio e’ lungo, sono ca. 3 ore, ma bisogna essere su presto perché i geyser al pomeriggio sono fumarole e non si apprezzano. Arriviamo in questa vallata, e il freddo e’ ?allucinante?, siamo certamente parecchi gradi sotto zero, e finché il sole non si alza battiamo tutti i denti. Tuttavia ci raccomandano di muoverci con molta calma, qui siamo a 4300 metri e non ci deve essere fretta. Anche di non avvicinarci troppo ai geyser, che possono ingrandirsi all’improvviso. I getti di vapore sono molto caldi, e parecchi turisti si sono ustionati, in passato. Il tour prevede anche un bagno in una piscina naturale, ma noi non abbiamo l’asciugamano e quindi guardiamo solamente. Sulla via del ritorno dai geyser, apprezzando il paesaggio, avvistiamo delle vigogne (vicuña) specie in estinzione. Terminiamo il tour passando per Machuca, altro villaggio indio, a 4015 m di altezza dove incontriamo i lama. Tornati a San Pedro, non ci facciamo pregare e ?scappiamo? (letteralmente!) verso la costa (e ancora tanti altarini). Arriviamo a Tocopilla, dove troviamo un albergo (anche se la vista dalla camera e’ inquietante) ed un buon ristorante. San Pedro può essere un vero paradiso ma anche il peggiore degli inferni: il nostro consiglio e’ di venirci dopo aver prenotato e ricevuto conferma scritta. Per almeno 3 notti, se si vuole vedere tutto (noi non abbiamo visto la valle della Luna). 13 novembre, Iquique. Ci svegliamo con calma e ripartiamo dopo una buona colazione. La strada (recentemente asfaltata, costeggia il mare, e in parallelo la cordillera a volte molto vicina, a volte più distante crea paesaggi suggestivi. In questi 250 km si può apprezzare solo la natura selvaggia, con spiagge sabbiose e montagne spoglie, pochi villaggi di pescatori e qualche miniera. Così poco prima delle 14, valicato una collinona siamo ad Iquique, che e’ una grande città (almeno per i canoni cileni) con una bella baia e lunghe spiagge. Anche qui le case sono state costruite senza alcuna logica, e grattacieli e palazzoni si alternano a belle case coloniali. Dopo aver girovagato alla ricerca dell’albergo ?consigliatissimo? dalla LP (la nostra e’ comunque l’edizione vecchia), per la cronaca e’ il Chucumata, decidiamo per l’Hosteria Cavancha, dato che l’edificio del Chucumata e’ abbandonato. Sarebbe di lusso, l’Hosteria Cavancha, ma come abbiamo imparato, la parola ?lusso? e’ relativa, qui in Cile. Siamo sulla spiaggia, la camera e’ discreta (cara, però), e il bagno (al solito) ben al di sotto delle aspettative. Decidiamo di andare a vedere il ?famoso? El Gigante de Atacama, una scultura rupestre sul fianco di una collina a ca. 100 km da qui. Risaliamo la collina su cui Iquique degrada e passata Humberstone, una città mineraria fantasma, e Huara prendiamo la deviazione per il gigante. Alla nostra sinistra, dopo ca. 20 km dovremmo trovare la collina. Peccato però (senza che nessuno abbia pensato ad un cartello) che stiano rifacendo la strada, e la deviazione (di almeno 20 km) che consente di lavorare al manto senza salti di corsia sia a destra, impedendo di fatto la passibilità di andare a vedere El Gigante. Così dopo un bel po’ di km chiedendo informazioni ad un pulmino impariamo che e’ impossibile andare a vedere El Gigante. Con un certo disappunto torniamo indietro e preferiamo affidarci a ben più materiali visite: la spiaggia, il mare ed una bella scorpacciata di sole. Per una decina di volte cercherò di fare il bagno, cosa che molti locali fanno tranquillamente, ma proprio non ci riesco, l’acqua e’ ca. 17° gradi, ed e’ veramente fredda. 14 novembre, Iquique. Ecco perché noi viaggiamo in questo modo. Non avevamo pensato di restare qui, ne’ tantomeno di arrivare ad Arica. Improvvisando, infatti, e sapendo che fra una settimana dovremo imbarcarci da Puerto Montt (2869 km da qui!!!) la mattina conformiamo la camera per un’altra notte, e in giornata andare a fare un giro ad Arica, ritornando con calma, stasera.



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