Ci vogliono 8 giorni per percorrerla “in senso orario”: è il modo migliore di scoprirla se non sei mai stato in Norvegia

I trekking più famosi
Scritto da: Elle67
Norvegia

Siamo arrivati a Bergen da Bologna via Monaco con Lufthansa, biglietti comprati in marzo a circa 300 euro l’uno. Totale 9 notti. Le prime 2 a Bergen, le ultime 2 a Stavanger e le altre in giro facendo una specie di rettangolo da Bergen a Stavanger in senso orario. Partenza 23 luglio. Per andare in centro il modo più economico è un tram diretto che è incluso nella Bergen Card (fatta prima di arrivare per 48 ore), ma per qualche giorno la linea era interrotta causa lavori, quindi abbiamo dovuto cambiare a metà strada e prendere un autobus. I tempi si allungano un po’, ma è comunque comodo. Hotel in pieno centro (Scandic Torget), ottima scelta: ci faremo varie puntate durante il giorno. Scarichiamo le valigie e usciamo per cercare un ristorante per cena. Impatto con i prezzi brutale, anche peggio dell’Islanda, e non pensavo fosse possibile. Comunque mangiamo due hamburger in un posto decente, facciamo un altro giretto digestivo vicino a Strangebakken, un piccolo vicolo delizioso, molto ben tenuto e pieno di fiori stupendi. La zona è carina, lì vicino c’è anche una vecchia cabina telefonica trasformata in un punto di scambio libri, un’idea fantastica.

Diario di viaggio in Norvegia

Giorno 1: alla scoperta di Bergen tra pioggia e mercati

Il giorno dopo Free Walking Tour prenotato con Nordic Freedom Tours in partenza dal Sailor’s Monument dalle 10:00 per oltre due ore. Ottimo, facciamo sempre questi tour quando ci sono perché ti danno una prima idea della città e anche del paese in cui ti trovi. Peccato che diluvi, ma a Bergen questo succede due giorni su tre, anche d’estate. La temperatura sarà quasi sempre dagli 11 ai 13 gradi, a fine luglio.

Dopo il tour visitiamo la fortezza e poi facciamo i biglietti per i musei: con un unico biglietto ne visiti diversi. Ci sono anche bei parchi, pieni di fiori coloratissimi e curatissimi; molto carine le casine colorate del porto, bella anche Bryggen, la città vecchia, patrimonio UNESCO. Prendiamo la teleferica per Fløyen Panorama (scontata con la Bergen Card), ma purtroppo le nuvole sono basse e solo di tanto in tanto si intravede la città lì sotto. Però ci sono altre cose da vedere, delle capre famose. Il verde, gli alberi, i fiori in generale sono curatissimi, soprattutto quelli del Music Pavilion: vengono cambiati di frequente perché siano sempre perfetti. Visitiamo la Mariakirken, famosa soprattutto per il suo pulpito, una vera opera d’arte. La città in generale mi ha un po’ deluso: l’ho trovata un po’ sporca, trascurata e troppo piena di turisti (soprattutto se ci sono navi da crociera in porto). Le cose più belle sono i fiori e il verde in generale.

Giorno 2: in auto verso l’Aurlandsfjorden e la piattaforma Stegastein

Il giorno dopo torniamo in aeroporto per ritirare l’auto: abbiamo prenotato con Hertz una VW ID.3, elettrica. Se non vuoi noleggiare un’auto elettrica devi pagare di più. Eravamo molto timorosi non avendone mai usata una, e invece l’esperienza è stata ottima. Innanzitutto ha più di 400 km di autonomia, poi le colonnine sono davvero ovunque e ce ne sono sempre di libere; la ricarica veloce è rapidissima: un caffè, una sosta in bagno e puoi ripartire. La macchina era molto tecnologica e nuova, davvero ottima. Le strade norvegesi sono un sogno, non trovi una buca. La gente è molto educata alla guida, nessuno è nervoso, si rispettano i limiti, i pedoni, i ciclisti. In una settimana avremo visto tre sorpassi.

Per prima cosa facciamo la spesa perché a volte non avremo la colazione o arriveremo tardi per la cena, e saremo in zone troppo remote per metterci a cercare al momento. Poi partiamo, passiamo dalla cascata Tvindefossen e poi andiamo verso il Monte Prest. Siamo in ritardo sulla tabella di marcia e non abbiamo tempo per fare tutto il trekking fino in cima, ma in 20 minuti si arriva comunque a un primo viewpoint sull’Aurlandsfjorden: persone totali noi e altri due, ottimo.

Poi ci fermiamo alla piattaforma Stegastein, ma qui purtroppo c’è molta gente; facciamo una tappa veloce, ma ha comunque un bel design. Dobbiamo arrivare al Trolltunga Aparthotel e il viaggio è ancora lungo. Ci vorremmo fermare a una festa di paese che troviamo lungo la strada (Morellfestivalen), sembra sia la festa della ciliegia: ci sono diversi banchetti sulla strada che le vendono, ma fa abbastanza freddo e abbiamo ancora diversi chilometri. L’hotel, pagato uno sproposito (280 euro), non ci piace molto: abbiamo due piccoli lettini e, anche se si tratta di un intero appartamento, non ci serve a molto restando meno di 12 ore.

Giorno 3: la grande sfida del trekking a Trolltunga

Il giorno dopo ci attende il trekking al Trolltunga. Avevo letto che era lungo, molto lungo, anche se non difficile. Ho prenotato il P3, che è il parcheggio più vicino, per la modica cifra di 53 euro, ma altrimenti dagli altri parcheggi devi prendere delle navette perché, dato che il trekking da solo è lungo 20 km, non è il caso di aggiungere altra strada. Sono in totale 20 km, dislivello totale sommando tutte le salite 800 metri: ci mettiamo 9 ore e al ritorno non riusciamo neanche più a camminare. È davvero molto, molto faticoso.

D’altra parte è classificato come percorso nero, extra demanding. Non ha difficoltà tecniche o tratti molto esposti, ma è un bel test muscolare. Segnato molto bene, questo sì. Arrivi in cima molto stanco ma il panorama ripaga lo sforzo. Peccato che ci fosse un vento fortissimo e un gran freddo (direi 3-4 gradi, a fine luglio). Niente foto sulla lingua: troppo vento e le gambe non ci reggono. Mangiamo il minimo per riprendere le forze, facciamo varie foto allo stupendo panorama e ripartiamo. I primi 20 minuti congeliamo, poi il vento cala e noi ci scaldiamo; la pioggia sarà sempre a intermittenza, ma il tempo peggiora. Ci sembrava di non arrivare mai al parcheggio, le 9 ore (tutte in piedi e in movimento) alla fine saranno davvero lunghe. L’andata è accettabile, ma il ritorno diventa davvero eterno.

Abbiamo prenotato all’Energihotellet. Lungo la strada passiamo da due bellissime cascate che passano sotto la strada (Låtefossen ed Espelandsfossen), poi la strada continua lungo un torrente con le rapide: bellissimo panorama, anche se noi siamo così stanchi che non lo apprezziamo totalmente. L’hotel subito ci spaventa perché è di fianco a una centrale idroelettrica a pochi metri dai tralicci dell’alta tensione, ma in realtà ci troviamo molto bene: i tralicci non sono così vicini, lo staff è molto gentile, la camera ha una vista stupenda. Come previsto è troppo tardi per cenare e poi siamo troppo stanchi: doccia e meritatissima cena in camera. La mattina dopo, prima di partire, facciamo una camminata in zona; ci piacerebbe visitare anche l’interno della centrale idroelettrica, disegnata da architetti famosi, molto interessante. Zona tranquilla e molto carina.

Giorno 4: pausa defaticante tra Ryfylke e Bolder Skylodge

Segue giornata defaticante: volevamo arrivare alla diga Førrevassdammen e poi a Storvassdammen, mi era sembrato un bel paesaggio, ma la strada è interrotta per lavori e i nostri piani vanno a monte. Facciamo diverse strade panoramiche, una pausa alla Ryfylke Bakeri & Konditori e poi passiamo dal Bolder Skylodge parcheggiando nel parcheggio vicino alla strada.

Saliamo a piedi, ci piacerebbe vederlo da vicino ma tengono alla privacy dei loro ospiti e non entriamo; dalle foto sembra bellissimo. Però di fianco al loro ingresso vediamo un sentiero che sale e in pochi passi arriviamo a una panchina panoramica sul fiordo, tutta per noi. Riscendiamo e facciamo un pezzo del percorso Skjerajuvet, l’unico segnato come blu (facile): arriviamo a un’altra panchina con vista, ma è occupata e il percorso a quel punto si perde un po’. Poi questa deve essere la giornata defaticante, quindi meglio non esagerare.

Torniamo alla macchina e arriviamo al Sirdal Høyfjellshotell dove restiamo due notti. Dopo cena usciamo per una passeggiata (alle 23:00 è ancora giorno): ci sono ville meravigliose e impianti di risalita, evidentemente è una zona sciistica. Fiori selvaggi fucsia (epilobio) ovunque. Dalla camera si vede solo del verde, molta pace.

Giorno 5: l’adrenalina del Kjeragbolten e la discesa con le catene

Il giorno dopo secondo trekking impegnativo, il Kjeragbolten. Non abbiamo prenotato il parcheggio perché non è possibile e dicono che si trova sempre posto; si paga all’uscita 27-30 euro. Ecco, qui ho pensato che era molto oltre le mie possibilità, ma all’andata mi spingeva la voglia di arrivare e al ritorno la forza della disperazione. Non è lunghissimo (sono “solo” 11 km) ma è veramente molto ripido (salita totale 750 metri). Ci sono molti gradoni, altissimi, e molte parti su sasso, ripidissime, e ti devi aiutare con delle catene che hanno piantato. Io pensavo fosse solo qualche pezzo e invece è una buona parte del percorso che è così. Ammetto di aver spesso usato le mani per salire i gradoni e al ritorno spessissimo mi sono seduta e sono scesa “di culo”. Scelta non elegante ma sicura.

Arrivati in cima, non sapevamo che gli ultimi 200 metri sono in un torrente, ma devo dire che i sassi sono tutti ben posizionati e si riesce a non bagnarsi. Non ho pensato neanche per un minuto a salire sul sasso, ma la vista era comunque incredibile: roccia perpendicolare a strapiombo sul fiordo, impressionante. Ne è valsa la pena, ma non ho intenzione di rifarlo. Ci godiamo un meritato spuntino, una volta tanto al sole; c’è abbastanza gente che si fa foto al limite dello strapiombo, paesaggio meraviglioso.

Purtroppo bisogna pensare a tornare, e la discesa con le catene mi spaventa non poco. Per peggiorare la situazione inizia a piovere. Se c’è una cosa che tutti dicono è di non fare questo percorso quando piove. Ottimo. Alla fine imparo a scendere usando le catene, puntando i piedi e spesso scendendo di spalle. Nei momenti più brutti sedendomi direttamente come su uno scivolo. Si crea una bella fila, tutti stanno scendendo, ma fortunatamente ho davanti a me una persona ancora più in difficoltà e quindi ho una scusa per non scendere di fretta. Comunque non ho l’opzione di non farcela: in qualche modo arriviamo in fondo, altra fatica immane. Ci mettiamo più di 8 ore, è veramente duro, con anche difficoltà tecniche, ma devo dire che la vista dall’alto è spettacolare.

Per tornare in albergo si fa una strada con un paesaggio stupendo (FV 4224), quasi lunare; ci sono un sacco di pecore curiose, diversi laghetti, ci fermiamo un paio di volte. Dopo cena usciamo in macchina per cercare un po’ di vita ma nulla da fare, proprio non c’è niente in zona. Vediamo però delle ville spettacolari: questa è una zona frequentata soprattutto nella stagione sciistica.

Giorno 6: navigazione sul Lysefjord e prima tappa a Stavanger

Segue giornata defaticante: rifacciamo la FV 4224 per vederla con calma e facciamo anche qualche camminata in zona. Poi scendiamo dalla Lysebotn Route fermandoci quando possibile, ma la trovo meno spettacolare di quanto previsto. Arriviamo all’imbarco del traghetto con moltissimo anticipo, facciamo qualche giro, ammiriamo fiori meravigliosi e street art, tutto molto colorato, e ci imbarchiamo per fare tutto il fiordo in un paio d’ore, sbarcando a Forsand. Vediamo dal basso il Kjeragbolten (minuscolo, appena visibile) e Preikestolen, oltre a una bella cascata che si getta direttamente nel fiordo (Hengjanefossen), ma le due ore sono più che sufficienti. Tra l’altro, dopo aver provato la meraviglia dei traghetti elettrici, tornare su uno classico con la sua puzza e il suo rumore non ci è piaciuto. Si fa in fretta ad abituarsi alle comodità.

Nel pomeriggio non riusciamo a trovare altro da fare in zona (ci sarebbe stata la scalinata di Flørlitrappene, ma 4444 scalini per una giornata defaticante ci sono sembrati un po’ troppi) e allora facciamo un primo giro a Stavanger. Con il senno di poi avremmo potuto dormirci già quella sera. Facciamo un primo giro esplorativo soprattutto nella parte vecchia, deliziosa (Gamle Stavanger). Le temperature sono finalmente diverse, siamo sui 17-20 gradi, ma sempre con pioggia e vento intermittente.

Usciamo dalla città e andiamo a dormire a Forsand al Gøysa Gard – Lysefjord, anche questo pagato carissimo. Lati positivi: sei in mezzo al nulla, due lati della camera sono completamente di vetro e praticamente hai le pecore che pascolano al posto dello scendiletto. Ma il letto era piccolo e completamente chiuso su tre lati (anche se due erano grandi vetrate), abbastanza claustrofobica. Sarà stata 10 mq e c’era anche il bagno, e una mini cucina; il frigo scaldava tremendamente e sembrava di avere il riscaldamento acceso: quando siamo arrivati in camera c’erano 28 gradi, troppo caldo. Non si potevano tenere le finestre aperte perché fuori era pieno di api, mosche, ragni. Insomma, da un lato vista incantevole, ma dall’altro molto poco confortevole e non tenuto benissimo, angusto direi. Molto bella però la terrazza fuori: abbiamo potuto cenare all’aperto visto che la temperatura era accettabile e poi abbiamo fatto una lunga camminata dopo cena nel paesino, sempre ammirando le meravigliose case norvegesi di quel minuscolo villaggio.

Giorno 7: l’escursione al Preikestolen e il fascino di Stavanger

Il giorno dopo Preikestolen. Questo trekking è veramente alla portata di chiunque non abbia gravi problemi fisici e sia minimamente allenato: 8 km tra andata e ritorno e 500 metri di dislivello. Tutto a gradoni, molto alti ma senza difficoltà tecniche. La vista dalla roccia è bella, indubbiamente, ma dopo aver fatto gli altri due trekking è mancato l’effetto wow. Al ritorno frotte di turisti, tantissimi, rumorosi. Forse avremmo dovuto andare ancora più in alto della Pulpit Rock per vedere un altro panorama, ma eravamo già abbastanza provati dalle giornate precedenti. Ci abbiamo messo 4 ore, inclusa una pausa di mezz’ora per foto d’obbligo e ammirazione del panorama.

Quindi ci rimaneva solo Stavanger: ci è piaciuta più di Bergen, forse anche per il clima molto più accettabile, pioggia a intermittenza ma ogni tanto si vedeva anche il sole, e temperature più alte. Purtroppo ogni mattina attracca un’enorme nave da crociera e la città si riempie. Hotel Radisson Blu Atlantic, assolutamente raccomandato: pieno centro, bella e comoda camera, ottima colazione.

La viuzza sopra al porto è stupenda, tenuta benissimo e piena di magnifici fiori. Noi ci siamo spinti a piedi fino al campus della facoltà di economia, passando per gli scacchi giganti (pare i più grandi del mondo), sempre guardando con stupore le stupende case norvegesi e l’ordine e il silenzio sulle strade. In macchina siamo andati anche al monumento delle tre spade (Sverd i fjell) e poi verso l’aeroporto dove ci sono delle spiagge bellissime: Solastranden, con delle ville stupende proprio sulla spiaggia, e Vigdelstranden, con mucche al pascolo appena prima delle dune.

Carina la cattedrale, l’unica cosa veramente antica. Molto interessante il Norsk Oljemuseum (il museo del petrolio, fondamentale per capire un po’ della storia della città e della Norvegia) e molto carino anche il Norsk Grafisk Museum unito a una vecchia fabbrica di inscatolamento di sardine. La Klubbgata l’ho trovata un po’ degradata. Altre viuzze, come quelle piene di case colorate (Fargegaten e Øvre Holmegate), sono carine e ci sono negozietti vari, molti di abiti usati. Ci siamo mangiati un enorme gelato soft da MooGoo Ice Cream House che non era male: la porzione era molto generosa e i prezzi pazzeschi. Carino il lago con i cigni. A fine luglio c’erano concerti gratis tutte le sere nella zona del porto (di fronte ad Hansen Hjørnet) e c’era una gran voglia di fare festa, molto bello.

Giorno 8: il rientro verso Bergen e le ultime scoperte

Ultimo giorno, viaggio di ritorno verso Bergen. Ci sono due tratte in traghetto, una abbastanza lunga (Halhjem-Sandvikvåg), ma non abbiamo mai aspettato più di 10 minuti: è tutto molto agevole.

Ci fermiamo per ricaricare l’auto a Førde Stranden: scopriamo così che c’est un sentiero pieno di rododendri. Ne facciamo una buona parte, ci sono anche delle sculture di legno. Poi lasciamo il sentiero per camminare vicino al mare e facciamo una strada in salita su cui ci sono le solite meravigliose case norvegesi.

Quindi aeroporto, e purtroppo è ora di partire.

Consigli pratici per un viaggio in Norvegia

I costi e i prezzi

I prezzi sono altissimi, costa tutto molto: un hamburger sui 30 euro, un secondo sui 45-50 euro. Vino improponibile, una birra 10-12 euro. Anche al supermercato il cibo è più caro, diciamo un 30% in più. Gli hotel sono cari ma non necessariamente i più cari sono i migliori, anzi: quelli che abbiamo pagato di più sono quelli in cui siamo stati peggio.

Noleggio auto e trasporti

L’auto costa circa 120 euro al giorno mettendo anche le assicurazioni extra e il secondo guidatore. Per i vari pedaggi di tunnel, traghetti, autostrade e alcuni parcheggi, l’auto era dotata di una specie di Telepass e qualche giorno dopo è arrivata la fattura con l’addebito sulla carta per circa 110 euro. Abbiamo fatto in totale 1.287 km in macchina, 130 km a piedi e 503 piani saliti.

Considerazioni sul paesaggio e la natura

I tre trekking fatti ci hanno regalato belle emozioni ma anche una fatica spropositata per i due più belli (Kjerag e Trolltunga), mentre Preikestolen alla fine non ci ha colpito più di tanto. I fiordi sono belli, sia dall’alto che dal basso, ma dopo un po’ dal basso il paesaggio è sempre lo stesso. Ci sono alcune cascate molto belle, anzi ci sono tantissime cascate ovunque, ma dopo aver visto quelle islandesi non ci si stupisce più. Salvo un paio di zone con un paesaggio effettivamente diverso, per il resto si tratta di boschi, boschi, boschi. Non so se farò il resto della Norvegia, da Bergen in su.

Strade, servizi e pagamenti

Le strade sono perfette nonostante il clima, la guida è facile, i bagni pubblici sono ovunque e sempre perfetti (a volte paghi circa un euro ma sempre con carta). In 9 giorni non abbiamo mai avuto bisogno di contanti e infatti non abbiamo cambiato: la carta funziona ovunque. Colonnine di ricarica più frequenti dei benzinai e sempre disponibili: serve l’app Elton per vedere dove sono e caricare. Purtroppo non abbiamo avuto modo di parlare con qualche locale, avendo frequentato posti molto turistici.

Verde, architettura e pulizia

Il verde e i fiori sono meravigliosi, sulle strade non ci sono rifiuti, tutto è perfetto e non ci sono neanche cartelloni pubblicitari: solo splendida natura. Le case che si vedono un po’ ovunque ti lasciano a bocca aperta: alcune in stile bucolico, altre sono semplici cubi con intere pareti vetrate, cose da film. Cosa darei per visitarne una.


Elle67
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