Chiusdino di SI

Tra senese e grossetano, tra le Colline Metallifere e il mare, tra posti conosciuti e altri meno.
 
Partenza il: 18/06/2011
Ritorno il: 25/06/2011
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

Intro

Diciamo la verità: sulla Toscana, e in special modo sulla provincia di Siena, avevamo quasi messo una pietra sopra. Tutta colpa di prezzi alle stelle che, pur facendo riferimento a sistemazioni a volte molto belle, paiono decisamente esagerati. Se a questo si aggiunge che bisogna pur mangiare e che le varie ed eventuali finiscono per pesare non poco, ecco spiegato come una meta pur tanto amata e frequentata in passato sia potuta scivolare nella categoria ‘mi piacerebbe ma…’.

Il ‘quasi’ di cui sopra era figlio del mai dire mai e quando ho cominciato, all’inizio dell’anno, a dare un’occhiata alle sistemazioni nel senese è stato più che altro per curiosità, vista la possibilità di partire in una settimana ancora in una stagione relativamente bassa come quella dal 18 al 25 giugno. Invece, con un po’ di fortuna, mi sono imbattuto dopo un breve navigare in Chiusdino e nella Casa Vacanza Montecapino e, pur continuando la ricerca perché non si sa mai, ho pensato subito che fosse l’occasione giusta. Fino a quel momento, l’esistenza del piccolo centro della Val di Merse (dell’intera valle, a essere sinceri) ci era del tutto sconosciuta, ma considerata la posizione e la non eccessiva distanza dalle mete più interessanti oltre che dal mare la scelta è stata presto fatta.

E così eccoci qui, impegnati nella ricerca della nostra destinazione – mancato l’accesso più ovvio, riusciamo ad arrivarci dalla parte opposta grazie ai suggerimenti di un paio di passanti e dopo aver affrontato una rampa da prima fissa. La via smarrita non viene però per nuocere: ci imbattiamo così nella panetteria, posta in posizione periferica in direzione di Ciciano, di cui saremo assidui clienti per tutta la settimana. Non solo per pane e focacce, ma anche per i dolci fra i quali spiccano due squisiti tipi di panforte e degli ottimi ricciarelli (commercializzati con il nome di ‘Profumi di Toscana’ anche su internet). L’unico problema è che Diva entra e pare non uscire più, con l’aggravante che qualche cliente arrivato dopo se ne va prima: riscopriamo così che i ritmi, da queste parti, sono ben diversi dai nostri, con la gente che ha il tempo (e la voglia) di fermarsi a chiacchierare nei negozi, tenendo nel frattempo vivo un senso della comunità che, nel frettoloso Nord, si è andato perdendo.

Paese (mio) che stai sulla collina

Chiusdino è situato in cima a una collina e sta a una quarantina di chilometri da Siena lungo la strada che conduce al mare – direzione Follonica. Posto a quasi seicento metri sul livello del mare, è ben visibile in lontananza e ce ne accorgiamo già all’arrivo, quando, provenendo da Colle Val d’Elsa, lo scorgiamo quando mancano ancora parecchi chilometri per giungere alla meta. Specularmente, il paese è una sorta di balcone da cui si gode un’ottima vista su un’amplissima porzione di circondario – caratterizzato da ondulazioni più modeste e qualche breve tratto pianeggiante – e con il cielo limpido lo sguardo può arrivare fino al capoluogo. Il panorama non è rifinito come quello a volte magico che si stende tra San Gimignano e Volterra, ma questo suo non essere così da cartolina lo rende più reale, libero dal sospetto di un abbellimento turistico troppo pesante.

Questo su tre lati. Il quarto, a occidente, è occupato dalle Colline Metallifere ricoperte di boschi – querce e castagni soprattutto – fra cui spiccano piccoli borghi come la frazione Ciciano o, svettante più lontano e a un’altitudine maggiore, Gerfalco: quando scende l’oscurità, l’illuminazione delle loro vie spicca fra la buia massa della vegetazione.

Nell’osservare tutto questo, siamo favoriti da giornate molto limpide con il cielo e l’aria spazzati da un vento costante proveniente da ovest, cioè dal mare. Gli abitanti ci confermano che Chiusdino è in una posizione ventilata, ma il giorno del nostro arrivo si esagera: le raffiche soffiano impetuose, tanto che negli angoli più esposti risulta difficoltoso camminare o anche – almeno Chiara – stare in piedi, neanche fossimo dalle parti di Trieste in un giorno di bora. Una condizione eccezionale, almeno in estate, ma che ci consiglia di accantonare l’idea di cenare alla festa organizzata nelle vie più antiche del borgo – dette ‘le buche’ – perché la temperatura scende in modo sensibile al crepuscolo. L’uscita culinaria in paese è rinviata così al giorno dopo, in un ristorante però. Considerato che in centro ce ne sono due e uno lo troviamo chiuso, ci fermiamo alla ‘Grotta di Tiburzi’ dopo aver chiesto di poter consultare la lista con i prezzi visto che fuori non c’è. Il locale è molto piccolo ed è ricavato in due vani appena sotto il livello della strada: le antiche mura trasudano storia e umidità, ma ben presto i profumi della cucina, aperta alla vista dei commensali, lo fanno dimenticare e la cena, servita su tavoli di legno disseminati di libri da sfogliare, si rivela ben fatta e gustosa (anche troppo nei pici alle briciole infuocati da un’abbondante dose di peperoncino).

Nella settimana seguente, la circolazione d’aria, pur rimanendo consistente, risulta benefica e non certo fastidiosa, tanto che, malgrado l’altitudine, possiamo godere della piscina annessa all’appartamento che abbiamo affittato – il sole che brilla nel cielo blu riscalda il necessario. Solo l’ultimo giorno, una diversa corrente porta qualche nube e un po’ di appannamento, ma già in serata l’atmosfera si è ripulita.

La parte originaria del paese si stringe idealmente in quella che era l’antica cinta muraria – conservata solo parzialmente mentre in altri tratti è stata integrata con le abitazioni come si può constatare con facilità percorrendo la strada che ne fa il giro. Si è salvata una sola porta, nella parte prospicente la vallata, in pratica sopra all’abbazia di San Galgano (oltre a un’altra, più interna risalente a una cerchia ancora precedente) ma passeggiando per le strette viuzze non si può non pensare che il tempo si sia fermato. E’ vero, qualche ammodernamento c’è – come nell’ottocentesca facciata del Municipio – e qua e là motorini e alcune automobili si infilano a sorpresa, ma l’ambiente è ben conservato con le case che, tutte con facciate in pietre a vista, si fronteggiano a poca distanza le une dalle altre. Come al solito in questi centri di origine medievale, le strade lastricate sono concentriche e collegate fra di loro da scalinate più o meno ripide mentre, nella posizione più elevata, si trovano la chiesa con il piccolo sagrato e il cassero, l’edificio in cui risiedevano il signore locale in visita o il suo luogotenente. Ci sono alcuni punti d’interesse, come ad esempio la casa natale di San Galgano, ma preferiamo girovagare senza una meta precisa abbandonandoci all’atmosfera del luogo. E’ così che finiamo accanto alle ’buche’ e alle signore che stanno preparando i tavoli per la cena, invogliandoci con un menù toscano fatto in casa: in un primo momento pensiamo che, in fondo, lì in mezzo non si sente poi tutta quest’aria…

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Chiusdino (SI)



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